RIALFrI

La Geste Francor, Chevalerie Bovo (ed. Zarker Morgan)

La Geste Francor, Édition of the Chansons de Geste of. MS. Marc. Fr. XIII (=256), with glossary, introduction and notes by Leslie Zarker Morgan, Tempe (Arizona), Arizona Center for Medieval and Renaissance Studies, 2009 («Medieval and Renaissance Texts and Studies», 348).



Edizione digitalizzata a cura di Leslie Zarker Morgan
Marcatura digitale a cura di Luigi Tessarolo

 

  TESTO CRITERI DI EDIZIONE  

 

i>Divisione delle parole

Preposizione e congiunzione sono scritti di seguito secondo l’uso italiano (per es., Porqe). Preposizione e articolo determinativo sono scritti di seguito con il punto in alto (per es., de·l canp) prima di consonante, ma separatamente e con l’apostrofo prima di vocale (per es., a l’ami).
Au, la forma velarizzata di a e l, nel verso 9424, unica occorrenza di questa forma, è scritta a sua volta con il punto in alto, a·u.
Qele e dele, congiunzione o preposizione seguita da pronome femminile, sono scritti Qe le e De le, di nuovo secondo la forma italiana (invece del francese Q’ele o D’ele, che sarebbero pure possibili).
Vocale palatale dopo consonante e prima di s impura (per es., sestoit) è scritta se stoit (invece di s’estoit; cf. a esperon vs. Le speron) dove c’è solo una vocale.
Per aler, andar(e), venir(e) e le loro forme, quando vi è la presenza di una a dopo la forma verbale, la si interpreta come a preposizionale prima dell’infinito dipendente (per es., aloit a prender).
Per i nomi di luogo che iniziano in A, o per i verbi con a- iniziale, si interpreta l’eventuale mancanza dopo la preposizione a come un’elisione, e si rappresenta il fenomeno con l’apostrofo (per es., a ’Ntone = “a Antone”; a ’Leris = “a Aleris”; a ’coler = a acoler).
di: dove la i potrebbe essere l’articolo determinativo, si inserisce il punto in alto (d·i enfant (v. 633) = “dei bambini”); altrimenti, le due lettere non si separano.

Abbreviazioni
(per chiarezza, le forme sciolte delle abbreviazioni in mezzo alle parole o in mezzo ad una frase qui sono scritte tra parentesi quadre, ma nel testo sono in corsivo)

7: È scritta et, con tre eccezioni (verso 17, e due volte in 15041) dove e permette una sillaba di meno nel verso, per mantenere il conto di dieci sillabe: il verso 17 si legge Morto l’abate, sença nosa [e] tencon; e il verso 15041, Cun li çivaler vait [e] arer [e] avant.
titulus: Il titulus segnala la mancanza della nasale. Si segue la forma più comune trovata dove non c’è abbreviazione, cioè, n.
[r]: Si segue la forma più comune altrove nel testo. Esempi: m[er], m[er]velos, P[er]sant, p[re]sant, p[ri]mer, p[ri]memant, p[ri]nçer, p[ri]s, p[ri]sé, s[er]pant, v[er]gognie.
ē: Per e[st] 8 volte nei versi 640, 14102, 14126, 16344, 16671, 16713, 16732, e 16818.
Jesu χ͡ρσ appare una volta (v. 9390), per Jesu [Christ]o.
s͡te appare una volta (v. 6187), per s[an]te.
I nomi propri si abbreviano in generale solo per i protagonisti più frequenti.
.K. si usa per Carlo Magno. Ci sono otto varianti tra le 88 forme scritte senza abbreviazioni: Karle, Karloete, e Karo (nelle rubriche); Karles e Karloto nel testo; Karleto 64 volte, nella sezione di Karleto; Karlon, sempre in rima; Karlo, all’inizio e nel verso. Nel Karleto (vv. 5491-9026), dunque, la forma abbreviata è sciolta K[arleto] con l’eccezione delle forme in rima dov’è necessario K[arlon]. Altrove, si è optato per K[arlo], a meno che la rima non richieda K[arlon].
.N. per Naimes è frequente. Seguendo le forme scritte per esteso, in rima si dà N[aymon]; altrove appare N[aimes].
.R. (.Ro., Rubriche 530, 580, 581, 585, 617) per Orlando. Nel testo appaiono Rolan (in rima); Rolandin; Rolando; e Rolant. Nel testo di Orlandino, Rolandin è la forma preferita, e dunque è questo lo scioglimento usato, a meno che la rima non richieda un’altra forma. Prima e dopo, secondo il numero di sillabe richieste e l’età del personaggio si risolve: prima di Orlandino (vv. 9393, 9480 e 9498) per il bambino e tre sillabe, R[olandin]. Dopo l’Orlandino, però, si usa R[olando] per tre sillabe, R[olant] per due sillabe e nelle rubriche, dove non sono in rima.
.B. per B[erte] (Rubrica 40).
.B. per B[ra]er (Rubrica 363, dopo v. 12649).
.G. per G[uier] (Rubrica 112, dopo v. 4272).
.M. per Macario (Rubriche 411 e 413).
.O. per O[liver] (Rubrica 631).

Emendazioni

Le aggiunte editoriali, emendazioni e cancellature sono tra parentesi tonde ( ); le spiegazioni si trovano nelle note alla fine nel testo stampato. Le parentesi ad angolo < > indicano le letture di altri editori che non sono chiare ma che sono ragionevoli (spiegazioni nelle note stampate).

Gli accenti scritti

a. la c con cediglia Ç si lascia tale e quale nell’originale. L’uso non è coerente prima di palatale e dunque l’emendazione sembra illogica. Per distinguere tra certe forme, però, è stata aggiunta o tolta la cediglia 12 volte: le forme di çuçer (< JUDICARE) e lessemi imparentati, nei versi 2824 ((çu(ç)ement), Rubrica 121 ((ç)uçé), 11652 ((ç)uçé), 14730 ((ç)u(ç)ement), 15345 (çu(ç)ement); inoltre, nel verso 4824 (ç)onto (Ital. “giunto”) (< lat. JUNGERE); (ç)u(b)ler (830, per correggere la metatesi dove nel manoscritto si legge bulçer); (ç)ura, v. 4560 (<JURARE per distinzione da curer < CURARE); (ço)strer (v. 897) e (ç)ostraren (v. 13117) per seguire altre forme di çostrer; (ç)ant, Rubrica 451, dopo v. 16011 (per seguire le altre forme < GENTE(M)). Una cediglia in più si toglie da (c)oment (Rubrica 388, dopo v. 3677).
Accenti editoriali aggiunti:
b. l’accento acuto si aggiunge solo su -e.
i. Per i participi passati (riflessi di, o analoghi a, i riflessi di participi passati della prima coniugazione latina in -ARE), per distinguerli dalla terza persona singolare o plurale del tempo presente dov’è possibile; dove non è possibile la distinzione, non c’è accento scritto.
ii. L’acuto si usa anche alla seconda persona plurale indicativo o imperativo per la prima coniugazione come alé e alés, ma non in -ez/-eç.
iii. Similmente, le parole con la sillaba tonica che hanno la stessa struttura: malvés; jamés; aprés; palés. Però, dove la tonica non è chiara, come demanes, non c’è accento scritto (italiano dománi o antico francese demanois?).
iv. Alcune parole di una sillaba si scrivono con l’accento acuto per distinguerli da altre parole di significato diverso (<DEUM, come Damnedé [<DOMINUS DEUS]); (< NATUM); (ital mod lieto); (fran mod mais). Non è possibile evitare ogni doppiatura; per esempio, ne può essere la particella negativa e la congiunzione equivalente al moderno “né”; le può significare “largo” e “lei” come pronome.
c. l’accento grave si aggiunge alle vocali finali a, e, i, o.
i. Per la terza persona singolare/plurale del passato remoto dei verbi regolari in -o, riflessi o analoghi alla prima coniugazione latina, in -ARE (per es., trovò) per distinguerlo dalla prima persona singolare presente. Dove non è chiaro se il verbo è presente o di una radice regolare o irregolare, come pote, non si usa l’accento. Ci sono due lasse con la rima in a finale che sono problematiche; il tempo verbale di alcuni verbi così non è evidente.
ii. L’accento grave si usa al futuro: , , (per es., farà), secondo l’uso dell’italiano moderno.
iii. Si usa sui nomi ossitoni come verità (290).
iv. Si usa sull’ -i finale dove vale come desinenza verbale della seconda persona plurale (= és); per es., condurì, avì. Questo include l’imperativo.
v. Inoltre, l’accento distingue tra omonimi e in alcuni casi, tempi verbali: ò (=ho) vs. o (=dove); à (=ha) vs. a (preposizione); è, (=è) vs. e (=e); (diede; deve) vs. de (preposizione); (dal verbo dare, dà e l’imperativo, da’) vs. da (preposizione e participio passato); (verbo, l’imperativo di dire) vs. di (preposizione); (imperativo) vs. fa (indicativo); (sei, siete) vs. si (se; e; sì); (dal verbo sapere) vs. se (pronome e congiunzione); , (avverbi) vs. li, la (pronomi).
vi. Il grave si usa anche su -e ed -i dove sono forme del passato remoto (per es., avì, trovè).
c. la dieresi: non si usa; siccome il conto delle sillabe è tanto variabile, si evita l’uso.
d. l’apostrofo: rappresenta l’elisione di una vocale. È spesso poco chiaro quale parte di un’espressione abbia subita l’elisione (per es., elo: sarà e < EGO + l < ILLU + o < HABEO? O sarà el < ILLU + o < HABEO?), allora si limita l’uso dell’apostrofo a:
i. congiunzione pronome soggetto: q’il; s’i
ii. articolo più aggettivo o nome che inizia con vocale: L’uno
iii. avverbi negativi seguiti da verbo o pronome oggetto che inizia con vocale: n’en; n’amo
iv. pronome oggetto seguito da verbo che inizia con vocale, o seguito da un altro pronome che inizia con vocale: l’à, s’en
v. a prima di lessema che inizia con a; per es., a ’Ntone, per a [A]ntone; questo è un esempio particolare, dove alla seconda parola manca la vocale iniziale. C’è un esempio di a più un’altra vocale (o e o i, che è simile, v. 10627: Lasa’n, dove l’apostrofo sta per la vocale iniziale di en o in (tutte e due le forme si trovano nel testo).
e. punto in alto: si usa per la combinazione di due lessemi dove il secondo inizia in consonante.
i. preposizione + articolo: a·l, de·l; l’eccezione qui è a·u, che appare una volta sola (v. 9424);
ii. verbo + pronome atono che segue: Fa·la, à·l, ecc. A causa della legge Tobler-Mussafia nella lingua antica (i pronomi oggetto non precedono un verbo all’inizio di verso o di frase) (Rohlfs, Grammatica storica, 170-72 [& 469]), è piuttosto frequente. Il punto in alto si usa anche con gli imperativi, infinitivi, e il futuro ossitono. I pronomi tonici non sono inclusi (moi, nos, vos);
iii. pronome soggetto + pronome oggetto: per es., ela·l, ele·l, ge·l per il moderno “lei lo” or “lei la,” “glielo” or “gliela”;
iv. congiunzione + pronome oggetto: qi·l, si·l per il moderno “che lo,” “se lo”;
v. in pochi casi, il verbo e il soggetto che segue che inizia in consonante: è·lo, è·la, fo·lo, ecc.;
vi. in casi di assimilazione: una nasale finale con una parola seguente che inizia in nasale; per esempio, i·me per in + me, “in mezzo a” (v. 10447); co·la, per con + la (v. 10877); una congiunzione a un pronome soggetto che segue, e·l, “et il” (per es., v. 10690), e·s, “et les” (v. 16344), ecc.; e similmente, l’avverbio negativo più pronome oggetto che segue, dove la nasale finale si assimila a l: no·l, moderno “non lo.”

Semivocali

Il manoscritto usa u per u e per v, i per i e j/y. Convenzionalmente, si usa j come la seconda dei due “i” i al plurale (per es., palij) e nei numeri (per es., xij). “j” si associa con tanti fonemi nelle tradizioni delle due zone. Contrariamente ad alcuni editori, in questa edizione si trasforma la “i” in “j” in ogni posizione della parola, non solo all’inizio.
J è scritta:
i. dove rappresenta il /ʤ/ nell’italiano moderno, /ʒ/ nel francese moderno: per es., jent, jant, jorno, je (= “gente / gens, giorno / jour, -/je”)
ii. dove rappresenta /j/: per es., çoja, nojer (= “gioia, noia”)
iii. dove rappresenta /λ/ nell’italiano moderno: per es., mujer (= riflesso di “moglie”)
-ij (sij, malvasij) come convenzione è scritta -ii secondo le pratiche moderne.
v appare:
i. nei numeri cardinali (romani) nel manoscritto.
ii. savrà e avrà perché le forme con la semivocale predominano.
iii. altrove, si segue l’uso moderno: per es., salver/saluer, che significano “salvare” e “salutare.”

I maiuscoli

Si usa il maiuscolo secondo le norme delle lingue romanze moderne. Nel manoscritto, si trova di solito un trattino rosso attraverso i nomi di persona, raramente un maiuscolo se non all’inizio di verso. Si scrivono qui anche con il maiuscolo i luoghi d’origine e gli epiteti usati come nomi (per es., Çudé, Apostoile, Ascler).

Per più dettagli, si rimanda al volume 1 dell’edizione, pp. 289-304, da cui è tratta questa presentazione abbreviata.

 

 
 
 Rubric 68
 [Coment li rois Pepin por g(r)ant avoir qe / li dona Do de Magançe (f)i bandir sa oste et/ Civalçoit ad Antone desor Bovo.]*
 Laisse 69
 
 Pla vos oldir une nove çanson? (1170)
 Nen fu milor oldie pois li tenp Sanson,
2920De stormeno e de bataile e de gran capleson.
 Oldi avés cum fu morto Gujon
 A tradimento de le dux Duon,
 Cil de Magance, qe oit malecion, (1175)
 E de dama Blondoja qe è en la preson;
2925E cun Bovo tanto à peneson,
 Q’el oit Druxiana da la belle façon.
 Asa durò par le pene et aflicion,*
 Ma mo q’elo cuitoit stare en sa rason, (1180)
 E seçornar cum ses dui garçon,
2930Sovra li vene grande aflicion,
 Qe le malvés de le dux Duon
 Alò a Pepin por mala entencion.
 Tant li donò et or coito e macon (1185)
 Q’el fe bandir oste en Françe et a Lion;*
2935E questo fe·lo por soa malecion, *
 Contra li voloir de le dux Aquilon,
 (Morando) de Rivere e (Bernardo) de Clermon.*
 Li rois n’avoit ço qe li convenon, (1190)
 E si fo morto quelo dux Duon,
2940So frer don Albrigo, cun plus de mil baron.
 Da qui avanti se comença la cançon,
 Si la oldirés tota quanta por rason.
 
 Rubric 69
 [Qui se comença li roman coment li rois Pepin / Contra li volir de li ses baron por grant avoire . . .]*
 Laisse 70
 
 Do de Magançe, quando el fu sané (1195)
 De ses plaie qe Bovo li oit doné,
2945E Antona perdue, la cité
 Qe il avoit prise a grande falsité,*
 E sa muler estoit enpresoné,
 Entro dos muri e clusa e seré (1200)
 El oit ben, e soit por verité,
2950Qe son daumaje nen serà mais stauré,
 Se por Pepin el non ert vençé.
 Conseil demande a li ses plus privé:
 Coment il poroit avoir cella ovra ovré. (1205)
 E cel li dient, “Nu l’avon ben pensé;
2955Andemo a li rois; tanto li soit doné
 O(r e)t avoir e diner moené,*
 Qe nu l’açamo de son seno cançé.
 Se poon faire qe il soja airé (1210)
 Encontre Bovo, nu averon ben ovré;
2960Qe a Antone el meterà l’asé.*
 Nu averon Blondoie cun tota la cité;
 Por mal Bovo unchamais fu né.”*
 E dist Doo, “Eo l’avea ben pensé;* (1215)
 Et eo le farò, dache me l’otrié.*
2965Za por avoir non serà stratorné.”
 Savés qe fi celle traitor proé?*
 El voit a la cort cun li ses parenté;
 Avec lui, e dux e casé. (1220)
 Saçés par voir, e quest’è verité,
2970Qe la cha de Magançe fu la plu honoré,
 E la plu riçe e mejo enparenté*
 De nulla qe fust en la Crestenté.
 Ma una colsa avoit donde furent blasmé: (1225)
 Q’i no portent ni fe ni lialté,
2975Ne non ament qi l’avoit usé.
 Doo fu a la cort con li ses parenté;
 Conti lì furent plu de quaranta sé.*
 Avantqe a li rois ausent de ren parlé, (1230)
 De cope d’oro e d’altri vasé
2980N’oit a li rois asa doné,
 Qe por mile marches non seroit conpré.
 Quant a li rois furent ben aconté,
 E qui li ont asa doné e livré,* (1235)
 Davanti li rois en fu Doo alé,
2985E si le quer merçé e piaté:
 “Merçé, bon rois, por la vestre bonté;
 Vos me devés faire rason e lialté
 De un traites qe m’oit desoré. (1240)
 Ma muler prisa, e tolta ma çité;
2990E mo ferì e durament navré.
 Non ò fiançe d’omo de mere né,
 Q’el de lu me posa avoir vençé,
 Se vu non estes, çentil rois coroné.” (1245)
 E dist li rois, “No l’ò pais oblié;
2995Tosto en serì de quella onta vençé.”
 Et Aquilon estoit ilec aseté,
 Et oit oldu cun Doo oit parlé,
 E com li rois se n’est aconversé* (1250)
 De far a Doo la soa volunté.
3000El dist a li rois, “Guarda qe vu façé;
 Bovo è prodon, e de bon parenté.
 Son per li fo morto, e presa sa çité;
 S’e l’oit recovra, non dè esere blasmé.* (1255)
 Par mon conseil vu no lì aliré,
3005N’e(n) cel ovra ne vos trometeré.”*
 
 Rubric 70
 [Coment Aquilon e li altri baron donarent / a li rois li conseil de non çivalçer a Antone; E (de çes) li rois non volse quel conseil.]*
 Laisse 71
 
 Aquilon parloe a li rois en ojant:
 “Çentil rois de Françe, non creés por niant,
 Ne far asenbler ves homes ni vestre jant (1260)
 Par lo voloir d·i segnor de Maganç.
3010S’el g’è forfaito, i ne prenda vençamant;
 A lor parten, a vu no dè niant.”*
 E dist li rois, “Farò li mon talant.
 S’el no me rende Antone primemant, (1265)
 Ma non averà cun moi pax ni acordamant.”
3015E dist le dux, “Non farés a siant;
 E se le faites e nesun mal ve prant,
 Dirà la jent qe seno avì d’infant,
 Quant prendés guere la qual no vos aprant.”* (1270)
 Quant li rois l’olde e le intant,*
3020El dist ad Aquilon, “Vu parlé de niant.
 Doncha no sont e rois, ni corona portant,*
 Se non fi obei da una cotal çant?
 Eo lì alirò malgra qi li contant; (1275)
 E se prendo Bovo, farò·ne tel çuçemant
3025Como traites, culverto seduant.”*
 Dist Aquilon, “Non farì a siant.
 Ora nen faites a li vestre talant,
 Qe de questa colsa ne vo dir plus avant.” (1280)
 
 Rubric 71
 [Coment li rois Pepin fi bandir soa oste / Par tota Fra(n)çe por aler ad Antone.]
 Laisse 72
 
 Li rois Pepin nen volse demorer,
3030Ni d’Aquilon li son consel otrier;
 Ni de Bernardo, ni de Morando de River.
 Non fe qe sajes, cun oldirés conter;*
 El fe ses brevi e letre sajeler; (1285)
 Mandò por Françe la novela nonçer,
3035E par tot e bandir e crier,
 Q’el s’apareil peon e çivaler
 De venir a Paris con tot son coruer.
 Avant un mois, fi sa jent asenbler: (1290)
 Vinti milia furent a corant destrer;
3040E qui de Magançe n’avoit .XX. miler.
 E quando Bovo oldì quella novella nonçer,*
 Demantenant fa breve sajeler,
 Et a Syndonia envojò mesaçer (1295)
 A·l rois Teris, e dire e conter,*
3045Qe li rois de França e de Baiver
 Oit fato sa oste e bandir e crier.
 “Tanto li oit Doo dona de ses diner,
 A ’Ntona vol venir par moi desariter. (1300)
 El se dè ben celle jor remenbrer,
3050Qe de Sydonia le fi coroner.
 S’elo m’ama, ni Synibaldo son per,
 Si nos vegna secorer et aider.”
 Adoncha se parte, va s’en li mesaçer; (1305)
 Trosqu’a Syndonia ne volent seçorner.
3055Teris trovò avec soa muler;
 Quando vi li mesaçi, si le vait a ’coler,
 Si le oit dito, “Benvenés, mesaçer.
 Qe est de Bovo, mon segnor droiturer?” (1310)
 E cil li dient, “Vu le porés saçer,
3060Qe queste letre vos dirà le çerter.”
 Teris le prende, si va la çira oster; *
 Vide l’afaire, prist Deo a ’orer,
 E posa dist enverso sa muler, (1315)
 “Li mon segnor oit de secorso mester,
3065Car li rois de Françe con li ses guer *
 Ont çuré de lu desariter.”
 Dist Braidamont, “Quant da·l staçon e·l fi desevrer,
 E de la tore l’insegna de scanper, (1320)
 Neanche mo ne le vojo abandoner.*
3070Par mon conseil e vos vojo en projer,*
 Qe vu li diça secorer et aider.
 De nostra jent mena .XX. miler,
 E vos meesmes le diça çivalçer, (1325)
 E se cun quisti ne poi si ben ovrer,
3075Et eo de vos veese mesaçer
 E vos averò secorer con plus de .XXX. miler.”
 Quando Teris l’à oldu si parler,
 A soa dame vait le viso baser, (1330)
 Et in apreso dolçement merçier.
3080Dont oit fato soa jent asenbler;
 Vinte milia furent a coranti destrer,
 Tot li milor q’il pote trover.
 Quant à ço fato, si dist a li mesaçer, (1335)
 Qe demanes diça tornar arer,
3085E dir a Bovo, no se diça doter;
 Secorso averà de .XX. mil çivaler,
 A bone arme et a corant destrer.
 E qui s’en torne, tant vont por la river (1340)
 Venent a Antone, o Bovo po trover.
3090Quando çi le prendent la novella nonçer,*
 S’el oit çoja, non è da demander.
 Li rois non dota plus valisant un diner,
 Ne qui de Magançe una poma porer. (1345)
 Ora devon a li rois reparier,
3095Qe oit fato sa oste e bandir e crier.
 
 Rubrics 72-73
 [Coment li rois çivalçò cum sa oste ad Antone / e coment Bovo mandò a Sydonie e T(e)ris li dona . . .]*
 [Coment Dursiana parole a Bovo por far savoir / a li rois d’Armune qe Bovo si è revonu et oit pris . . .]*
 Laisse 73
 
 Li rois de Françe, qe Pepin oit non,
 Por grant avoir qe li donò Duon
 Fi asenbler de França li baron (1350)
 Por aler ad Antone desovra li cont Bovon,
3100E questo fe contra li voloir de le dux Aq(ui)lon.
 Li rois çivalçe a cuita de speron,
 Con sa grant oste, çivaler e peon.
 Tant çivalçent a soe guarison, (1355)
 Et avec lui la soe legion,
3105Venent ad Antone avanti l’Asension.
 Apreso Antone, a·l trato d’un bolçon*
 L’etendirent tende e pavilon;
 L’oriaflama levarent contramon. (1360)
 Bovo le vi, qe estoit a li balcon;
3110O el vi Druxiane, si la mist por rason:
 “Dama,” fait il, “el nos crese tençon.
 Dodo è venu a prender nos dojon;
 Pepin oit (m)ené por avoir guarison, (1365)
 Qe rois est de Françe e de Lion.
3115Veeç l’oriaflame desplojea contremon,
 E tant ensegne e indoré penon?
 Li rois oit eu consejo de guarçon,
 Se Teris ven, cun per letere avon, (1370)
 Partir nu li faron a paso e a·l tron!”*
3120Dist Druxiana, “Deo gracia nos le don!
 Or le saust mon per Arminion,*
 Qe vu scanpé sì de morte e de preson,*
 Qe donea fose a cosi nobel hon. (1375)
 E fose quella qe in la soa mason,
3125Avea li dos petiti garçon,
 Qe li çantava li versi e le cançon.
 S’elo·l saust, par nul ren de·l mon,
 Ne s’en aliroit li rois sença destrucion.”* (1380)
 
 Rubric 74
 [Coment Teris vene en secorso de Bovo a ’Ntone / Cun .XX. mil çivaler, e si le salue da part la dame.]
 Laisse 74
 
 Segnur baron, Deo vos soit en aie,
3130Le glorios, le filç sante Marie!
 Grant fu l’oste e grande (la) baronie*
 Qe li rois Pepin avoit establie;*
 Atorno Antone fu la çivalerie. (1385)
 Bovo s’estoit con Druxiana, sa mie;
3135Atant ven Teris con soa conpagnie,
 Vinte mil homes avoit a bataile remie.*
 Non poit remandre qe bataila non sie
 Quant en Antone entrent celle baronie. (1390)
 Bovo le vi, à sa çoja conplie,*
3140El acolla Teris, por amor le disie:
 “Teris,” fait il, “de la vestra sperançe non m’à vos falì mie.*
 Çeste filz d’Ançelo, qe le cor Deo maldie,
 Por grant avor m’à tolu en aie;* (1395)
 Con qui de Magançe à fato conpanie.
3145Non lasaroie par nul ren qe sie
 Qe eo non vada defor a la meslie.”
 
 Laisse 75*
 
 “Bovo,” dist Teris, “e no vos quer çeler;
 Da part de Braidamont e vos don saluer. (1400)
 Ela vos manda .XX. mil çivaler,
3150Si n’oit fato .XXX. mil pariler,
 Qe vos manderà, se vos farà mester.”
 E dist Bovo, “Molto la poso gracier.
 Ben poso par voir e dir e conter, (1405)
 Quando me poso de le aremenbrer;
3155Quant a·l stacon ela me vi en primer,
 De la schala me fe çoso desmonter,
 Pois me menò davanti da son per.
 Se fose ste cativo e lainer, (1410)
 Za Druxiana non aust soa sper,
3160Qe la dama averia tolta a muler;*
 En mia vita l’averò regracier.*
 Sire Teris, e no ve·l quer nojer;
 E so par voir qe por oro e por diner (1415)
 Li rois Pepin m’è venu a guerojer.
3165Jamais li rois Angelo, li qual si fu son ser,*
 Si como e poso oldir e desrasner,
 Ne li plaqe mais traimento user,
 Ne guera prendre con li ses çivaler. (1420)
 Ançi, le deveroit, se le fose mester
3170Par tot tenpo secorer et aider.
 Avantqe a li canp voja aler a çostrer*
 Avec li rois e voria parler;
 Se por amor el s’en volese aler, (1425)
 Lasar la guera a qi qe l’oit mester,
3175E qi qe cuitent soa muler vençer;
 E se le rois no le vol otrier, *
 Da lor avanti se mal le po encontrer,
 Jamais non do eser plu da (blasmer).” (1430)
 Dist Teris, “Vu parlés como ber.
3180Or le mandés a lui un mesaçer,
 E se li plais e li vol otrier,
 Avec lui (v)orisi parler,*
 En celle pre avec cil verçer. (1435)
 E no serà con vos se no dos çivaler,
3185Et aça avec lui Aquilon de Baiver,
 Et ensement Morando de River.
 De qui de Maganç, non demando ni quer.”*
 Adoncha Bovo no se volse entarder; (1440)
 El l’invoì Bernardo da Mondiser,
3190Qe a mervile savoit ben parler,
 E de rason dir e conter.
 Un palafroi el se fe coroer;
 Elo li monte si s’en vait sens tarder. (1445)
 Quant Bovo li oit dito ço q’elo doit crer,*
3195Via s’en vait Bernardo da Mondiser;
 En men el porta un ramo d’oliver:
 Quel senefie q’el est mesaçer.
 
 Rubric 75
 [Coment s’en vait Bernardo, qe porta / a li rois Pepin la novelle].
 Laisse 76
 
 Bernardo çivalçe, qe cor oit de lion; (1450)
 Saçes homo ert, si soit ben rason.
3200Quant de Pepin el fu a·l pavilon,
 Dodo de Magançe e le dux Aquilon,
 Et avec lor Bernardo de Clermon,
 Morando de River e le dux Sanson. (1455)
 Le mesaçer desis de·l muleto aragon,
3205E ven davant li rois, si le dist sa rason:
 “Salu vos mande Bovo, le filz Gujon;
 Parler ve voroie, a vos et a ’Quilon,*
 E a Morando e a Bernardo de Clermon. (1460)
 Ne vol qe avec vos aça plus conpagnon;
3210Et el averà avec lui Teris, rois de Sindon
 E de Baldras - de tot la legion,*
 E Synibaldo, qe bailo fu Bovon.”
 Li rois l’intende, s’infronçì li gregnon; (1465)
 E çura Deo, qe sofrì pasion,
3215“S’el no me rende d’Antona li dojon,*
 E sa muler el non rende a Doon,
 Et el non ven a ma subecion,
 Apendu ert cun pesimo lairon! (1470)
 Tota sa jent meterò a confosion,
3220Nen scanperà ni veilardo ni garçon.”
 Dist Bernardo, “Perqe vos çelaron?
 Ne son qui venu por far vosco tençon.
 Dites le moi, se le verés o non.” (1475)
 
 Rubric 76
 [Coment Aquilon parlò a Pepin/Por li (mesacer).]*
 Laisse 77
 
 “Bon rois,” dist Aquilon, “ben aveç ascolté;
3225Li mesaçer v’à dito sa anbasé.
 A lu non dè eser nula ranpogna doné,
 Ne nul mesaço non dè eser destorbé.
 Honor e bel senblant li doit eser mostré (1480)
 Davanti çelu q’il oit qui envojé;
3230Le devés dire la vestre volunté.”
 Dist le rois, “El est un malfé.
 Aleç, mesaço, e plus non entardé,
 E si le dites qe son aparilé. (1485)
 Vegna a moi defors en cele pre,
3235Ne non aporte arme, fors li brant amolé.”*
 Quel responde, “Ben serà otrié.”
 El se depart, si s’en fu alé,
 Ven a Antone, nen fu pais demoré. (1490)
 Bovo le vi, si li est encontra alé;
3240E cil li oit li mesaço nonçé.
 Quan Bovo li soit, si·n fu çojant e lé
 Por dir a li roi la soa volunté.
 E li rois Pepin non oit l’ovre oblié; (1495)
 Dux Aquilon oit a soi apelé,
3245Et avec lu fu Morando de Rivé,
 E Bernardo de Clermon nen fu plus demandé.
 A palafroi i furent monté;
 Deveir Antone i furent açaminé.* (1500)
 E Bovo estoit a·l balcon apoçé;
3250El vi li rois, Teris oit apelé;*
 A Sinibaldo oit li rois mostré:
 Non oit pais li rois mie oblié;
 “Or tosto enscamo de la cité, (1505)
 Qe tel dos homes oit avec lui mené,
3255Qe sont amisi de le nos parenté.”
 Dist Sinibaldo, “Eo le conosco asé.”
 
 Rubric 77
 [Coment s’en vait Bovo a p(a)rl(e)r a li rois / et avoit avec lui Synibaldo e Teris.]*
 Laisse 78
 
 Bovo desis de palés eramant;
 Sinibaldo e Teris font lo somiant; (1510)
 En palafro entrent isnelemant,
3260D’Antone ensirent por la porte davant.
 Bovo, quant vi li rois, tosto a tere desant,
 E Sinibaldo ne le parse mie lant.
 Teris, avec loro, mais Bovo va davant; (1515)
 Bovo si s’ençenoge davant li rois de Frant.
3265Et Aquilon por me la man li prant,
 E Bovo le salute, da Deo onipotant.
 Dist li rois, “Qe quer e qe demant?”
 E Bovo li responde, “Pax et acordamant. (1520)
 A, çentil rois, qe tant sì manant,
3270De una ren molto me vo mervelant,
 Quant por conseil de li segnor de Magant,
 Con l’oriaflame sì venu tant avant,
 E non fais pais se no de niant; (1525)
 E non savés coment l’ovra apant,
3275E qe avenir poit da ste jor en avant.
 En Antona ert tel .XX. mil conbatant,
 Qe non vos renderà la tere si por niant.
 Çentil rois, sire, faites·le saçamant; (1530)
 Torneç en França con tota vestre jant,
3280Da mo a Dodo partirò li convant.”
 Li rois l’intent, si·l tene por niant.
 
 Rubric 78
 [Coment Aquilon parole a le duse Bovo / dapoiske li rois Pepin li avoit parlé.]*
 Laisse 79
 
 Aquilon parloe a le dux Bovon:
 “Bovo,” fait il, “entendé sta rason; (1535)
 Fa un convento, e nu li otrion.
3285A Dodo rendi Blondoja a li çevo blon;
 El è ta mere, si la ten en preson;
 Por amor li rois, ora si le perdon,
 Ten toa tere, cun fi ton per Gujon.* (1540)
 Ben doit le filz avoir la reençon,
3290Burgi e çasté, e çité e dojon;
 Tu si fa ço, nu si s’en aliron
 Cun nostra jent, se Dodo vol o non.”
 Dist li rois, “E nu li otrion, (1545)
 Tot ensement cum dist Aquilon.”
3295E dist Bovo, “Vu parleç a perdon;
 Quant me (remenbra) de la gran traison,*
 Qe ma mer fe a mon per Gujon
 Por lui trair a li conte Doon, (1550)
 Se le tramis fora por venason,
3300Creeç, rois, qe soja si garçon,
 Qe no me remenbri de la mortel preson,
 E quando m’envojè la tosegé paon,
 E de quella ovra non porti pasion? (1555)
 Qi me donast tot l’or de·l mon,
3305Un sol çorno no la daria a Duon.”
 
 Rubric 79
 [Coment Bovo parole a li rois de Françe / e coment li rois li respundì].*
 Laisse 80
 
 Quando li rois olde Bovo parler,
 El vede ben q’el no li val projer.
 El dist a Bovo, “Cun te cri defenser? (1560)
 Encontra moi virà tu por çostrer?
3310De la corona te farò sbanojer,
 De tota França e davant e darer.”
 E dist Bovo, “Deo est mia sper.
 Quant me voleç le droit calonçer, (1565)
 Nen vojo plus avec vos tençer.
3315Quando vos plais, v’en poeç aler,
 Daqe me devés de França sbanojer;
 Da Clarença ma spea vos convent guarder,
 Qe me çinse Druxiana quant me fe çivaler; (1570)
 Jamais nula spea non fu meltre d’açer.”
3320“Bon filz,” dist Aquilon, “or no te coruçer.
 Molto fu pro li dux Gujon ton per;
 Jamais cun li rois el non volse tençer.
 Ço qe te di, eo te vojo projer, (1575)
 Qe por amor de li rois, tu lasi ta mer,
3325E cun Dodo te deçi apaser.
 E cest pla è ben droit a demander;
 Ton per Gui oncis de Do son per.
 Se la vença non è (pais) da blasmer;* (1580)
 E de ta mer, oit filo q’è ton frer,
3330Qe de rason, tu le di ben amer;
 E in ta tera tu le di governer,
 Qe a le besogne te poit avoir mester.”
 E dist Bovo, “De tel frer non quer. (1585)
 Or vos alés, et eo vojo retorner;
3335Prender mes armes, e montar en destrer,
 E defender ma tere, qi la vol calonçer,
 Açoqe nul m’en poust blasmer.
 A vos, bon rois, e vos vojo nonçer, (1590)
 Et avec vos Aquilon de Baiver,
3340A Bernardo de Clermonte e Morando de River,
 Por cortesia, vos en deça aler,
 E laseç Dodo avec moi tençer,
 Se vos le faites, fareç como ber. (1595)
 E se no le faite, mal (v)os po encontrer;*
3345E non serò da nul homo da blasmer.”
 Adoncha Bovo se pris a li strever;
 Monta en palafroi, si s’en retorna arer.
 
 Rubric 80
 [Coment se partì li parlamento e Bovo / s’en retorna arere in Antone.]
 Laisse 81
 
 Bovo s’en vait, e Teris ensemant, (1600)
 E Synibaldo, li saço e li valent;
3350E li rois Pepin nen demorò nient.
 Aquilon de Baivere e li altri erament
 A·l pavilon tornent ireement;
 Da Bovo non poit avoir nesun bon convent. (1605)
 Ilec trovent dux Dodo qe li atent,
3355Si le demande tot primerement
 S’el averà sa muler e li son casament.
 Dist li rois, “El non à quel talent;*
 Nen vol laser sa tere por nient. (1610)
 De soa mere vos dirò brevement:
3360No la laseria par tot l’or d’Orient;
 Morir la farà a dol e a torment.”
 Dodo, quando l’oldò, li cor toto li soprent;
 Ben aleria l’on li trato d’un arpent* (1615)
 Avantiqe un moto parlese de nient.
3365Dist Aquilon, “Saçì ad esient:
 Se vo avoir nesun restorement,
 Avoir tel conven a li torniement.
 Saçì por voir Bovo ni soa çent (1620)
 No t’ama ren un diner valisent.
3370Bovo s’aparecle, alò demantenent
 Por defender sa tere e casament;
 Le porà veoir a li pre verdojent.
 Saçés, serà qi, averà bon guarniment.” (1625)
 Çil Aquilon parlò si altament
3375Q’el mise Doo in si gran spavent;
 Par un petit q’elo no l’atent,
 En gran paure furent tota la jent.*
 
 Rubric 81
 [Coment Bovo retorna in Antone; / Coment Drusiana le mie por rason.]
 Laisse 82
 
 Ora fu Bovo in Antona tornée; (1630)
 Dama Druxiana li fu encontra alée
3380E si le oit por rason demandée,
 “Qe dist li rois? Qe oit il en pensée?”*
 “Dama,” fait il, “el oit li sen cançée.
 El me demanda Antona, ma çitée, (1635)
 E mia mer, qe soja delivrée,
3385E a·l dux Duo ela soja presentée.
 Qe dites vos? Serà·lo otriée?
 De questa onte, qe conseil me donée?”
 Dist Druxiana, “Se ben vos porpensée (1640)
 Zo qe avés soferto et endurée,
3390Et avant et arer por le stran contrée,
 Avantqe por lor recreant vos clamée,*
 En devés estre pené e travailée.*
 E se por arme defendre no la volée, (1645)
 Rendés a moi, qe ben serà guardée,
3395E çorno e noit serò sor le fosée.”
 Bovo, quant l’olde, oit un riso çitée;
 Trois fois basa la dama por amistée.*
 “Dama,” fait il, “ben serà defensée.” (1650)
 El non oit mie pais l’ovra obliée;
3400El oit sa jent e partie e sevrée,
 A Teris n’oit doné una mitée.
 E li altri se retent cun çivaler menbrée;
 A Sinibaldo n’oit mile donée, (1655)
 Por ben guarder Antona sa çitée.
3405Bovo s’adobe, oit l’auberg endosée;*
 E Druxiana li oit la ventaja fermée.*
 Alaça l’elmo, si oit la spea cinté;
 Le ganbere calça, e li speron dorée. (1660)
 Rondel li fu davant amenée;
3410E cil li monta, qe non bailì strevée;
 D’altra parte Teris fu montée.
 “Teris,” dist Bovo, “le honor vu averée,
 Porqe vu estes rois, vos soja otriée,* (1665)
 X. mil homes avec vos menée.
3415Et avec vos eo vegnirò darée.”
 Dist Teris, “Mille marçé n’açée.”
 A çival monte, est a Deo comandée;
 La porta fu averta, e li pont abasée. (1670)
 Fora ensent, le fren abandonée;
3420Nen poit remandre ne le sia mes(l)ée.*
 
 Rubric 82
 [Coment Bovo donò a Terise li primer / Colpo de la bataille a .x. mil (cival)er.]*
 Laisse 83
 
 Teris çivalçe li nobel guerer;
 En sa conpagna, .X. mil çivaler.
 L’oste asalta a costé una river;* (1675)
 Tende e pavilon fait a tera verser,
3425Homes e çivals cair e trabuçer.
 Li rois de Françe, quant oì li noser,
 Demantenant fa sa çent monter.
 Guarner l’infant se pris son corer; (1680)
 Fil estoit de Dodo e de Blondoja a·l vis cler;
3430En sa conpagna oit .XX. mil çivaler.
 Grant fu la bataile a celle començer;
 Li pro Teris molto se fait apriser;
 A·l primeran vait tel colpo doner, (1685)
 Ne le valse arme valisant un diner;
3435Morto l’abate de·l corant destrer.
 Atanto ecote vos pungant Guarner,
 Frer de Bovo e fio de sa mer.
 Mais no l’ama mie la monta d’un diner; (1690)
 Vait a ferir Teris sor li scu a quarter.
3440Li scu li speçe, mais non pote endaner
 Li blanc auberg, nian maja falser.
 L’asta fu fraita, fa li torson voler;
 E Teris trait li brant forbi d’açer* (1695)
 Qe li donò Braidamont sa muler.
3445Guarner ferì desor l’eumo verçer,
 E quel fu bon e d’un bon açer;
 Trençer nen poit valisant un diner.
 La spea torne, sor le scu ad or cler, (1700)
 La guinca fait a·l preo voler.*
3450Trença de l’auberg le guiron tot enter;*
 Le çevo trença a·l corant destrer,
 E cil caì in l’erba verdojer.
 Quant fu a tera, n’ait qe coruçer; (1705)
 Tosto se driçe, si trait li brant d’açer;
3455Se il porà, el se vorà vençer.
 La spea trait, c’oit li pomo dorer;
 A Teris vait un gran colpo doner
 Desor son heume o reluse l’açer. (1710)
 De quelo trençe quant ne poit bailer;
3460Deo le guardi, quant fi li brant torner
 La spea avala sor li col de·l destrer.
 Li çevo li trençe, si fait Teris trabuçer;
 Avantqe Teris se poust redriçer, (1715)
 Çelu se fait avant par lui contrarier.
3465Ben li aust eu por presoner
 Quant li secorse plus de mil çivaler;
 Par liura força le font su lever;*
 I·le amenent un corant destrer (1720)
 E cil le salta, qe non bailì striver.*
3470Avantiqe Guarner poust reparier,
 Teris le fert ancora con li brando d’açer;
 Por si gran force li vait un colpo doner
 Trença li eume cun tot li çapeler.* (1725)
 La blança cofie ne li valt un diner;
3475Trosqua in le dente fait la spea coler;
 Morto li fait a tera trabuçer.
 E pois escria, “Monçoja, çivaler!
 Fereç ben, qe Deo ne vol aider.” (1730)
 E cil le font de greç e volunter;
3480Li .XX. mil qe furent de Guarner
 Le virent ancir e mal bailer,
 E qui gran colpi doner et enplojer;
 Lasent li canpo a li .X. miler. (1735)
 Li rois le vi, cuita li sen cançer;
3485Dist ad Aquilon, “Nostra jent par scanper.”
 Dist Aquilon, “Ben vos disi l’autrer,
 Qe mal fames altru guera pier.*
 S’el est morto le filz, or ne demandec li per,* (1740)
 Qe a lu perten de son filz vençer,
3490E par lu vent tot ste guerojer.”
 “Dodo,” dist li rois, “or vos aleç armer;
 Qe lo otria Aquilon de Baiver.”
 E dist Dodo, “De greç e volunter.” *(1745)
 
 Rubric 83
 [Coment li rois por li conseli d’Aquilon / Comanda a Dodo de Maga(n)çe qe se deust . . .]
 Laisse 84
 
 Dodo s’adobe a lois de conbatant;
3495Veste l’aubers a la maje lusant,
 Alaça l’eume e cintò li brant.
 Monta a cival isnelo e corant;*
 A col la tarçe tenis d’un olifant; (1750)
 Fa soner ses grailes e darer e davant,
3500XX. mil furent a verdi helmi lusant.
 Lora vont a ferir tot comunelmant;
 De ben çostrer i font le senblant.
 Do de Magançe tent una lança trençant; (1755)
 Vait a ferir un çivaler davant.
3505Le scu li speçe, e l’auberg ensemant;
 Morto l’abate enverso le canp,
 E pois escrie, “Ferés ben mie çant!”
 Teris l’oldì, molto li vait reguardant; (1760)
 Ben le conoit a li son guarnimant;
3510Ver lu s’en vait cun sa spea trençant.
 Feri l’averoit, mes altri li sorvant;
 A lui non poit aler ni mostrer son talant,
 Por la gran presie quant vene çele jant. (1765)
 E qui le fer e menu e sovant,
3515Siqe qui d’Antone nen pote durer a·l canp.
 Ça fusent metue en fue tuti quant,
 Quando Bovo le secore con l’altra soa çant,
 Ça oldirés bataile meravilosa e grant.* (1770)
 
 Rubric 84
 [Coment fu grant la bataille quando Bovo / entra en l’estor, e da l’autre parte (venin)ete Do.]*
 Laisse 85
 
 La gent d’Antone nen potent plus sofrir;
3520Veent lor gent detrençer e morir,
 E qui de Françe in la canpagne courir.
 Teris vide qe no li poit resortir;
 O voja o no, coven li canp gerpir. (1775)
 Ben vos poso dir senca nesun mentir,
3525Nen fust Bovo qe le fait retenir,
 E dolçement li comença a dir,
 “Segnur,” fait il, “no me devés falir;
 Se a Deo plais, vos donarò ben air; (1780)
 Torneç cun moi e non diça foir.”
3530E cil le font; quando le vi venir
 Do de Magançe, le vait a envoir.*
 Qi donc veist tanti colpi ferir,
 L’un morto sor l’autro trabuçer e cair. (1785)
 Tot li plus meltre n’ait talento de joir,
3535Qi de quel canpo pote li jor ensir;
 En soa vite ben li doit sovenir,
 E Bovo fer un çivaler por grant ir;
 Morto l’abate, si·l fait a·l canpo cair; (1790)
 Donc por cil colpo fait una presia sclarir,*
3540Do(n)de nen foit sete morir.
 
 Rubric 85
 [Coment Dodo de Magançe conoit Bovo a l’armaire / et a li grant colpi de lançe, e forment se dota.]
 Laisse 86
 
 Quant qui de Françe ont Bovo veuç,
 Li plus ardi est coardo devenuç;
 E li plus sajes est par fol tenuç. (1795)
 Do de Magançe nen fu pais esperduç;
3545Una (spea) tent dont li fer fu aguç.
 Le destrer ponçe qe randona menuç;
 Apreso Bovo oit un d·i so feruç,
 Li qual estoit son amigo e son druç. (1800)
 Ne li valse auberg ni escuç;
3550En me li canpo li çetò morto e sperduç.
 Bovo le vi, tot en fu irascuç;
 Ben li conoit a l’arme de le scuç;
 Punçe Rondel, sovra li fo coruç. (1805)
 
 Rubric 86
 [Coment Bovo a(v)oit gran dol de son çivale(r)s / Qe Dodo avoit morto e comente le voit ferit.]*
 Laisse 87
 
 A gran mervele fu Bovo orgolos,
3555Fort et ardi e de mal sofraitos.
 En bataile fu a mervele ençegnos;
 Vide son çivaler morir tot a estors,
 De dol q’el oit, deventa tot ros. (1810)
 Quant vide Dodo, tuto fu doloros.
3560Quant Teris le dist, “Qe faites vos?
 Secorés nostra jent qe sont en gran pavos,
 Ça plus de cento ne sonto de le çevo blos.”
 E Bovo adoncha punç le milsoldors (1815)
 Entro lor fer como fust un dra(g)oç.*
 
 Rubric 87
 [Coment fu grande quella bataille; e coment / Teris oncise don Albrigo, qe frer estoit Doon.]*
 Laisse 88
 
3565A grant mervelle si fu Bovo valant;
 Ni ait nul si argolos ni valant
 Q’elo li fer cun Clarençe li brant,
 Qe en soa vite el vada vantant (1820)
 Q’el no le çeti morto o recreant.
3570Nean Teris ne fu pais enfant;
 Le rege cercha e darer e davant.
 Grande fu la bataile, mervelosa e pesant;
 Teris reguarde una arçea davant,* (1825)
 E voit don Albrigo venir speronant.
3575Quando le vi, no l’apella de nojant;
 A ferir le voit con la spea trençant
 Desor li eume, qe tot li p(e)rfant.*
 No li valse la cofie un diner valisant; (1830)
 Morto l’abate in me logo de·l canp,
3580Q’el non parlò, ni non dise niant.
 Quando Dodo le vi, nen fo mais si dolant;
 El vide ben sa morte li vait aproçant,
 Quant vi son frer cair de l’auferant. (1835)
 Voluntera guinchese, mais li cor no li consant;
3585E quando el vait Bovo reconoscant,
 E vi Clarençe tuta tinta de sang,
 S’elo se smaie, ne vos çi mervelant.
 Por gran paure, se vait guiscant, (1840)
 E ven a·l pavilon, vi le rois enseant.*
3590Elo li parloe, si le dist altemant:
 “Ai, rois de Françe, el vos va malamant;
 De nostra jent son morti mille sesant,
 E a gran perigolo stoit li remanant. (1845)
 Morto est mon frere, qe je amava tant.”
3595Li rois l’intende, por pois d’ire non fant;
 En pe se drice por ire e maltalant,
 E fa soner ses graile en ojant.
 L’oriaflame fa desplojer a·l vant; (1850)
 Li rois meesme prise son guarnimant,
3600E Aquilon e li conte Morant,
 A çival montent, li petit e li grant.
 
 Rubric 88
 [Coment li rois con tota sa baronie montarent; / e coment fu grande quella bataille in le canp.]
 Laisse 89
 
 Va s’en li rois, non ait qe coruçer;
 Quant en l’estor elo vait a intrer, (1855)
 Ses graile fa soner e davant e darer.
3605Qi donc veist grant stormen començer,
 Tant pe, tant pugni, e tant teste couper;
 Grand è el dalmaço, ne se poroit staurer.
 Li rois de Françe fu orgolos e fer;* (1860)
 Brandist un aste, dove li fer fu d’açer,*
3610Por maltalent ne vait un a çoster;
 Morto l’abate, q’elo vede un (miler);*
 Bovo le vi, molto li parse nojer.*
 Ben li conoit, e le çerchò d(a)rer.* (1865)
 Encontra lui stratorna son destrer;
3615En me la voja encontra Morando de River.*
 No li conoit, mais gran colpo li fer,*
 Qe a la tere li fait trabuçer.
 O voja o no, li oit por presoner; (1870)
 A soa çent li doit a guarder,
3620Dedens Antone li fait amener.
 Li rois le vi, cuita li seno cançer;
 Volunter ferist Bovo, quando se trait arer.
 
 Rubric 89
 [Coment Bovo d’Antone abatì Aquilon de·l çival, / e si l’oit por proesoner, si l’invoja en Antone avec . . .]*
 Laisse 90
 
 Por me li canpo si se vait Bovon; (1875)
 Ben fu armés desor son aragon.
3625El prist un aste qe furent d’un peon,
 E vait a ferir sor le scu Aquilon.
 Le scu li spece mais l’auberg fu bon;
 L’asta fu roide ne s’en fi pais tronchon.* (1880)
 El çivaler est de gran renon;*
3630O voja o no, l’abatì a·l sablon;*
 O voja o no, si l’oit por preson;
 En Antona l’invoja, o il volist o non.
 Quant en Antona fu mena Aquilon, (1885)
 Quant Synibaldo le vi, ne le dist se ben non;
3635El e Bernardo, le segnor de Clermon,
 A Druxiana (l)i dà en sa prison.*
 E ela fu saça e de bona rason,
 Dist a Synibaldo, “Qi son quisti baron?” (1890)
 Et elo l(e) dist, “L’uno è·l dux Aquilon,*
3640E li altro est Bernardo de Clermon.*
 En tota Françe et in la legion,*
 Dos major baron atrover non poron;
 E de li rois i sont conpagnon.* (1895)
 Li rois non prende conseil se çestor no li don.”
3645Dist Druxiana, “E nu li guardaron;
 Tel preson li daron cun a lor converon.”
 La çentil dame, qe fu de gran renon,*
 Por man ela prist anbesdos li baron (1900)
 E si le parle si le mis por rason:
3650“Segnur,” fait ella, “e vos do la preson,
 Tota sta sala, li palés e·l dojon;
 Por amor de Bovo, e vos faço ste don.”
 
 Rubric 90
 [Coment li presunés fu doné a Druxiane, / e cella li mis por rason de son afaire.]
 Laisse 91
 
 “Segnur,” dist Druxiane, “de la vestra venue (1905)
 A gran mervelle me delete et a<r>gue.*
3655De Bovo son sa muler e sa drue,
 E son cella dama q’el avoja perdue.
 De mala preson vu sì ben asolue,
 Quant li traitor seroit confondue (1910)
 E nostra jent seroit revenue,
3660De vos ert molto bona proveue.”
 Quant li baron oit la dama entendue,
 Nen le fu cil q’en fust irascue;
 I la mercia, dolçement la salue. (1915)
 
 Rubric 91
 [Coment Drusiana fait grant / onor a li baron de Françe.]
 Laisse 92
 
 Quant li baron oit la dama oie,
3665Q’ela li fa cotanta cortesie,
 Çascun de lor dolçement la mercie
 De le parole l’oit molto agraie.
 “Segnur,” fait ela, “tuto ço qe vos delie, (1920)
 Diés·le moi, qe tot serà conplie.”
3670“Dama,” dist Aquilon, “ça por nostra stoltie,
 Ne qe por nos fust otrié ni graie.*
 Non venimes ça en cesta oste banie,*
 Ançi fo par nos tota fois contralie. (1925)
 Mais li rois de Françe, par soa leçerie,*
3675Consentì a Dodo de venir en sta vie.
 Volunter aumes refusé sa conpagnie,
 E de ço ben soit Deo, le filz sante Marie,
 Qe asa contradise de questa gran folie.* (1930)
 Mais li rois de França, por la gran manentie,
3680Qe li donò li traito, qe Damenedé maldie,
 Qe li rois n’avoit si le cor enbrasie,
 Qe nul conseil no le valse a una alie
 Qe lu poust retrar de soa vie.” (1935)
 Dist Druxiana, “Ço fu gran briconie.”*
 
 Rubric 92
 [Coment Druxiana faxoit grant honor a qui çivaler / qe Bovo ma(n)doit por pris e si diron de la bataille.]*
 Laisse 93
 
3685Lasen de Druxiana, e d·i dos çivaler;
 Tel preson oit, cun i demanda e quer,*
 Asa stoit mejo qe eser a·l torner;*
 I no sa ren querir ni demander* (1940)
 Qe Druxiana ne li faça aporter;
3690Si çoga sego a schachi e a tabler.
 E Bovo fu en le stormeno plener,
 E ten Clarençe, qe li dè sa muler.
 Tanti non fer cun li brant forbi d’açer, (1945)
 Qe in soa vie jamais non quer mançer.
3695E Teris non fu mie lainer;
 I cercha Dodo, e davant e darer;
 Quando no·l trova, cuita li seno cançer.
 De çella jent de França e de Baiver, (1950)
 Plus de cento n’oit por personer,*
3700Qe tuti font en Antona mander,
 A Druxiana toti apresenter.
 Grande fu la bataila, e li stormeno capler;
 Tanti pe, tant pugni e teste da coper, (1955)
 E tant çival, voide sele, scanper.*
3705Li rois le vi, non po star de plurer;*
 El maldist Dodo e sa muler.*
 Mais no li valt la monta d’un diner,*
 Qe Bovo non spar(m)ia ni amigo ni frer.* (1960)
 Mejo fust a·l rois, an saça primer*
3710Coment l’ovra deust afiner,*
 Qe metere a mort tant bon çivaler.
 
 Rubric 93
 [Coment fu grande quella bataille, e coment / Bovo va cerchando Do de Magançe par tot li canp, / Q’el i <trova> e si le oncis e fu vençé son per.]*
 Laisse 94
 
 Bovo çivalçe qe oit gran dolor,*
 Quant il no poit atrover li traitor (1965)
 Qe oncis son per vignando da estor.*
3715El oit guardé a l’onbra d’un arbor;
 El vide Dodo ilec a seçor.
 Quando Bovo oit veçu quel contor,
 S’el oit çoie, ne l’oit unqe gregnor; (1970)
 El ne regracie Jesu le Criator.
3720E Dodo reguarde, si n’oit gran paor;
 Qe por paure, nen pote star non plor;
 Voluntera en faist retor.
 Quando Bovo punçe le milsoldor, (1975)
 Si le iscrie, “Non alirés, traitor!
3725Mal veisés Blondoja, ta usor!”
 El ten Clarençe, li brando de color,
 E si le vait a ferir por tel valor
 Desor li eume qe estoit pinto a flor. (1980)
 Cusi li trençe, cum una ramo d’arbor;
3730Trosqua in le spale li trença tot a estor.
 Morto l’abate de·l destrer milsoldor;
 “Via,” (f)ait il, “malvasio traitor!”
 Doné vos ai l’onguento de l’altro jor.” (1985)
 Li rois le vi, el n’oit si gran paor,
3735En soa vite no l’oit unqa major.
 
 Rubric 94
 [Oi avés con Bovo oit morto Dodo de Ma/gançe, e vençé la morte de son per.
 Or oldirés . . .]*
 Laisse 95
 
 Or oit Bovo son pere ben vençé;
 Damenedé si l’oit molto amé,
 En tote colse servi et honoré. (1990)
 El vi li rois toto quanto spaventé;
3740Voluntera s’en fust via alé.
 Mais Bovo oit infra de soi rasné,
 “A, rois de Françe, pa(r) toi son travalé;
 Nen vos vantarés a Paris la cité (1995)
 Qe vos m’aça qilois asedié;
3745Mais no ve ofendì in moja viveté.”
 Una aste demande, tosto li fu aporté.
 Non volse ocir li rois, qe li parse peçé,*
 E q’el ne seroit durament blasmé.* (2000)
 Li fer davanti; el se mise daré,*
3750Com li restojo, tel colpo li oit doné,*
 Qe a la tere li oit trabuçé.
 Avantqe il fust en estant levé,*
 Bovo li fu sovre cun Clarença sa spe; (2005)
 E li rois li quer merçé e piaté:
3755“No m’oncir, Bovo, qe t’en prego por Dé!”
 E Bovo fu cortois, si li tole la spe;
 En braçe li prent, belament e soé.
 A çival le mis, Teris oit apelé, (2010)
 “Mena li rois in la nostra çité;
3760A Druxiana el soja apresenté,
 E si le dites qe ben en soja guardé,
 Tantqe eo averai li canpo delivré.
 De mon per ai ben vengança pié; (2015)
 Morto ai Dodo a·l trençar de ma spe;
3765Ormais averon paxe e t<ranq>uilité,*
 Si seçornaron d’inverno e d’esté.”
 E cil responde, “Ben serà otrié.”
 
 Rubric 95
 [Coment T(e)ris mena li rois Pepin / e(n) Antone e si·lle presenta a Drusiane;
 e como Aquilon ne menoit gran çoie.]
 Laisse 96
 
 Via va Teris qe li rois convoja; (2020)
 Cento çivaler avec lui mena.
3770Ven a ’Ntone, la porta trapasa;
 E Druxiana encontra li ala,
 E si le dist, e si demanda,
 “Qi est de Bovo? Dites, coment il sta?” (2025)
 “Por ma fois, dama, gentilment nos va.
3775Vinto è li canpo, mais nen no serà;*
 Dodo è morto, qe tant pené nos (à);
 L’osto de França jamais no restorerà.*
 Veés li rois, qe ça lì amena?* (2030)
 Bovo vos manda, se de ren vu l’ama,
3780Qe lo guardés tantq’elo revirà.”
 E Druxiana por la man le pia,
 Avec li altri ela si l’amena.
 Aquilon, quant le vi, gran çoja en mena; (2035)
 De lui s’en rise e si se ne gaba.
3785E Druxiana paxe no l’oblia;
 Grant honor le fi, cun a rois enclina;
 E·l pro Teris a li canpo torna.
 
 Rubric 96
 [Coment fu fenia la bataille dapois/qe Doo fu morto e li rois Pepin pris.]
 Laisse 97
 
 Quant Bovo oit ben aconpli son talant, (2040)
 Et oit morto Dodo de Maganç,
3790E preso li rois e d·i altri ben tant,
 Com a lui vene en voja e in talant,
 Vinto e sconfito el avoit li canp.
 Recolse la proie e l’ar coit e l’arçant, (2045)
 Tende e pavilon se fait porter avant.*
3795Vent a Antone gran çoie demenant;
 Ne le f<o> nul ni petito ni grant,*
 N·en menì destrer o palafro anblant,
 Quant in Antone i intra primemant. (2050)
 Contra li vent Druxiana en riant,*
3800E Synibaldo avec lei ensemant.
 Druxiana l’apele, dolçement en ojant,
 “Bovo,” (f)ait elle, “con vos ert convenant?”*
 “Molto ben, madame, mercé Deo e sant. (2055)
 Vençé ai mun pere ver li traiti de Maganc,
3805Morto e ò Doon a·l trençer de mun brant,
 E Teris son frer, e son filz ensemant.
 A vos envojè un tesor ben si grant,
 Qe plus valt qe l’onor de Brusbant, (2060)
 Qe vos avés Pepin, li rois de Frant,
3810E de sa cort li çivaler plus grant.”
 Dist la dama, “Mile marcé vos rant.”
 E Druxiana nen demorò niant;
 Por la man prist Bovo li conbatant; (2065)
 Desor la sale le menò en riant.
3815Ilec trovò li presoner seant -
 Çogent a schachi et a tables lì alquant.
 Quant virent Bovo, se levent en estant;
 E Bovo dolçement li demant: (2070)
 “Çugés, segnur, fa vos legri e çojant,
3820Qe en petit d’or(e) vos (mua)rò convant.*
 Metere vos farò en le perfondamant
 D’una gran tor o è oscure tant.
 Mais non verés li sol ni la luna lusant; (2075)
 Ilec murirés a dol e a tormant.”
3825Li rois quando l’oldì, oit paura si grant,
 Ne l’oit tel unques a son vivant.
 E Druxiana s’en rise bellemant;
 E dist a Bovo, “Vu nen farì niant; (2080)
 Delivré m·i avés, fa<rò> li me talant.”*
 
 Rubric 97
 [Coment li rois de Françe avoit gram paure / Quando Bovo li menaçoit de metere i(n) la tor, / e ço qe Drusiane li fist, qe molto fu saçe.]*
 Laisse 98
 
3830Quant li rois de Françe oit la parole oie,
 Saçés por voir, non à talent qe rie;
 De gran paor elo se omelie.
 E Druxiana ver de Bovo desie,* (2085)
 “Le mon segnor, questo non farés mie;
3835Doné me li avés in la moja bailie,
 Non averà da nos altro qe cortesie.”
 Dist Aquilon, “Vu farì gran stoltie;
 Ben devemo morir et en carçer perie. (2090)
 Avantiqe de França nu fosemo partie,
3840Ben disi a·l rois qe questo era folie,
 De prender guera s’ela no li soplie.
 E ben li remenbre tota l’ançesorie,
 Qi fo Gujon e sa sclata antie; (2095)
 Jamais da li rois non farent partie,
3845E senpre tenent la soa conpagnie.
 Li rois de ço ne me volse croir mie;
 Qi de Magançe el volse por amie,*
 Qe ont França morta e perie. (2100)
 Ça ste dalmaço non serà restaurie;
3850Se vu n’apendés vu farì cortesie.
 De mia vite non darie una alie,
 Poisqe li rois avés in la vestra bailie.”
 
 Rubric 98
 [Comente Aquilon de Bavire parlò a Bovo; / Coment Bovo li respose, e Durisiane.]
 Laisse 99
 
 In estant fu leveç Aquilon; (2105)
 El dist a Bovo, “Ja ne vos çelaron;
3855Ne eo ni Morando, ni Bernardo de Clermon,
 Non receumes da D(o)o reençon.*
 Pepin le fi entro lui e Duon;
 Ben le contradise, planament a laron;* (2110)
 Mais no me valse valisant un boton.
3860Li rois ovra, ne no fe cun saç hon,
 Quant fi asenbler de França e de Lion
 La çivalerie e tot li baron,
 Por venir a Antone, a mover tençon; (2115)
 Mal voluntera e fo so conpagnon,
3865Mais de la colse ne disi ne si ne non;
 Obeir me convene si cun fare devon.”
 Li rois l’oì, si fronçì li gregnon;
 De gran paure ven roso cun un carbon; (2[1]20)
 Ne le voria eser par tot l’or de·l mon.
3870E dist Bovo, “Entendés, Aquilon,
 Ben vos conosco e qi de vos son;
 Dolente sui de vos e de li conpagnon,
 Quant por folie estes en sta preson; (2125)
 E por altru ovre portarés pasion.
3875Ad apender li rois ben seroit rason;
 Ben me cu(i)toit metere a destruction,*
 Quando cun Doo el se fe conpagnon,
 Por venir a ’Ntone a mover tençon, (2130)
 Zuzé serà si cun li converon.”
3880Li rois si trenble de paura qe il on,
 E Druxiana si s’en rise a foson,
 E dist a li rois, “Laseç dire Bovon;
 Ço q’elo dist no monta un speron.” (2135)
 
 Rubric 99
 [Coment Bovo fi grant honor a li rois, / e si aparilent li (tables) et alent a mancare,
 E poi(s)q’(i) ont mançé tratarent de la pax.]*
 Laisse 100
 
 Druxiana, la dama, nen volse demor(er);*
3885O vide Synibaldo, si le prist a ’peler,*
 Si fe le tables guarnir e pariler.
 E Druxiana, qe tant fait a loer,
 Li rois Pepin vait por (m)an cobrer: (2140)
 “Venés,” fait ela, “aliron a mançer.”
3890E cil le fait, de greç e volunter.
 E Bovo prist Aquilon de Baiver,
 E Teris prist Morando de River,
 E dan Sinibaldo nen fu pais darer; (2145)
 Avec Bernardo se vont aseter.
3895E Druxana tant se fe aloer,
 Qe cun li rois ela fu a taler.*
 Mais li rois fu a li çevo primer;
 De gran dolor non pooit mançer. (2150)
 Mais Druxiane le prist a conforter,
3900Q’el no se diça de nula ren doter,
 Qe cum Bovo li farà acorder.
 E Aquilon prist Bovo a ’rasner
 De molte colse dir e diviser, (2155)
 E cum quella colse en poroit aler,
3905Qe cun li rois se poust acorder;
 Qe amisi fosen como erent en primer.
 E dist Bovo qe apreso mançer,
 Con Sinibaldo se vorà conseler. (2160)
 Dist Aquilon, “De ço est agraer.”
3910Quant ont mançé, font le table lever,
 E li baron si se vont a laver;
 Por li palés se vont a deporter.
 
 Rubric 100
 [Coment li rois alirent por li palés deportant / E virent in le mur serée dame Blondoie et ella . . .]
 Laisse 101
 
 Si cum li baron furent por li palais alé, (2165)
 En un canton de la sala pa(vé),
3915Vide Blondoja en le mur aseré.
 Quant la virent son a le aprosmé,
 E si la conoit si l’oit aderasné:*
 “Dama,” font il, “coment vos esté?” (2170)
 “Pur mal, segnur, si con vos veé;
3920Qui fo pene(te)ncie de tot li me peçé.*
 Mon fio Bovo m’oit qilo seré.
 Qi estes vos, segnor? No me·l çelé.”
 “Dame, de França, de·l major parenté;* (2175)
 E cestu ert li nostro rois clamé.
3925Bovo n’avoit qi por presoner mené.”
 Dist la dama, “Dites moi verité;
 Qe est de Doo? Est il arer torné?”
 “Nenil, madame, el oit malovré; (2180)
 Bovo s’est ben de lui delivré.
3930Dodo est morto cun una sa rité.”
 La dama l’olde, par poi n’oit li seno cançé;
 De gran dolor la dama fu pasmé.
 Or ve·la ben, qe est abandoné; (2185)
 Ela li quer merçé e piaté:
3935“Segnur,” fait ela, “e vos prego por Dé,
 Qe a mon fio vu si me recordé,
 Dapoisqe il oit li son per vençé,
 De moi el faça la soa volunté. (2190)
 Mejo me seroit eser en un fois brusé,*
3940Qe en ceste mur stare quilo seré.”
 “Dama,” dist li rois, “vu aveç ben parlé.
 Vu non savés mie como nu avon ovré;*
 Si durament Bovo n’à menaçé, (2195)
 De nu apendre por la vestre bonté.
3945Se avec lui nu seren acordé,
 De vu, madame, li serà ben rasné.”
 Dist la dama, “Mile ma(r)çé n’açé.”
 E Bovo n’oit mie la ovra oblié, (2200)
 Qe Aquilon li oit dito e conté;
3950A Sinibaldo el s’est aconselé.
 
 Rubric 101
 [Coment Bovo se consela a Synibaldo e a Teris, / e a dama (D)rusiane de ço que Aquilon li avoit / a la tabra deras(n)é, e prist son conseil.]*
 Laisse 102
 
 Bovo se parte de la sala pavée;*
 Por me la man oit Sinibaldo piée.
 Rois, Teris, Druxiana la ensenée (2205)
 En una çanbra entrent a la celée;
3955Desor un banc furent asetée.
 “Segnur,” dist Bovo, “ben est nos encontrée,
 Quant en ma vie e sui tanto penée.
 Ora m’à Deo quel dono donée,* (2210)
 Qe senpre li ò queri e demandée,
3960Qe tanto poust viver in atée,
 Qe eo aust li mon pere vençée;*
 Et eo de ço en sui ben delivrée:
 Vençé li ò a·l trençar de mia spee. (2215)
 Preso nu avon de França li regnée,
3965Tota flor qe po eser trovée,
 Si avon li rois e(n) nostra poestée.
 Car or me soja li mon consejo donée,
 De lor tenir o eser delivrée.” (2220)
 Quant qui l’intent, çascun fu porpensée,
3970Mais Druxiana oit primeram parlée,*
 Si como dama saça e ben dotée.
 “Bovo,” fait ela, “se ben vos remenbrée,
 Ço qe vos est venu e incontrée, (2225)
 De tante pene cun aveç endurée
3975Par tot li mondo e davant e darée,
 E in preson è a morte çuçée,
 Or vos oit Deo a tal porto menée
 Qe retorné estes in la vestra citée,* (2230)
 E da vestri enemisi vos estes delivrée;*
3980E vestre per vu avés ben vençée.*
 Or non avés plu de querir meslée*
 Vu avés qui de França li bernée;*
 Li rois meesmo aveç qui amenée.* (2235)
 Çascun en soja tant honorée,
3985Como çascun v’avese ençendrée.
 Se i vol pax, par Deo, no la vée.”
 
 Rubric 102
 [Coment a Drusiane parle Synibaldo / e si·lli dona li lojal conseil e li bon. ]*
 Laisse 103
 
 Sinibaldo parloe, qe oit li cor çojant,
 “Bovo,” fait (il), “tu consejo demant.* (2240)
 Druxiane vos dona si bono e saçant,
3990Ne son celu qe die plu avant,
 Mais una colsa faroie por eser plus manant:*
 A cil baron de·l reame de Franc,
 Si vol avec vos pax e acordamant, (2245)
 Ne li laseç aler si por niant,
3995Se da lor non avés ostajes de ses enfant,
 De non far·ve guere ni bubant,*
 En soa vie da ste jor en avant.”
 Dist Bovo, “Ces consei est avinant; (2250)
 Non est sajes qe questo ne contant.”
4000De la çanbra ensirent, Bovo vene avant;
 O vi li rois, por me la man li prant,
 Et Aquilon el prist ensemant;
 E Sinibaldo si oit pris Morant. (2255)
 A un canton se trait a parlamant;
4005“Bon rois de Françe,” dist Bovo en ojant,
 “E vojo ben qe saçés a siant,
 Quant nos fuimes a li torniemant,
 Ben vos poeria oncire a·l trençer de mon brant,* (2260)
 Da la lança da li fer trençant,
4010Quando cun le restojo vos abatì a·l canp.*
 E vojo avec vos pax e acordamant;
 Ma vojo aver da vos ostajes bon e çant.*
 Çascun de vos me donì ses enfant; (2265)
 Avec moi le tirò a mon talant.
4015Et ensi vos alirés baldi, legri e çojant.”
 Dist Aquilon, “Et altro non demant;
 Lì me farò venir tot primeremant.”
 E dist li rois, “Et eo ensemant. (2270)
 Lì farò venir Karleto, mon enfant.”
4020E dist Bovo, “Milor non demant.”
 “Qi lì alirà?” dist Bovo en ojant;
 “Morando de Rivere, se vos li consant.”
 E dist Bovo, “Va aseguremant. (2275)
 Meni li enfant avec lui ensemant.”
4025E cil responde, “Ben farò li convant.”
 
 Rubric 103
 [Coment li rois parole a Morando de Rivere / Q’elo die a la raine Berte q’ele envoi son fil.]*
 Laisse 104
 
 “Morando,” dist li rois, “e vos vojo projer,
 Se unchamés vu me deveç amer,
 Qe vos diça a nos tosto reparier. (2280)
 Direç a Berte, moja çentil muler,
4030Q’ela me diça ses filo envojer,
 Qe se eo vojo en França reparier,
 El me lo conven por ostajes laser
 A Bovo d’Antone, li cortos e li ber; (2285)
 E de nula ren no se diça doter,
4035El non averà onta ni engonbrer;
 Tosto averà a (n)os reparier.”*
 E dist Morando, “Alirò sens tarder.”
 Bovo li fait son çival delivrer, (2290)
 E in apreso li arme e li corer.
4040Un altra colsa fi Bovo da loer:*
 Qe tot les autres qe erent presoner,
 Toti li fait de preson delivrer,
 Si le fa donar le arme e li destrer, (2295)
 Q’i aportent quando vene a çostrer,
4045Purq’i le posa conoser ni trover.
 
 Rubric 104
 [Coment s’en vait Morando de Rivere e li altri / Qe a l’istor furent pris si arent gran çoie.]*
 Laisse 105
 
 Via çivalçe Morando sença dotançe,
 Avec lui avoit li presoner de Françe.
 Par tota Françe aloit la nomenançe, (2300)
 Qe preso estoit li rois, qe tot li autri avançe.
4050Por Doo fu gran dol en Magançe;
 Va s’en lo meso, qe non fe demorançe;
 A l’intrer de Paris fu gran piatançe;
 Le bele dame avoit gran pesançe, (2305)
 Por ses mari sont en gran dotançe.
4055Avantqe Morando alase a sa abitançe,
 Ne qe il veist sa feme ne ses enfançe,
 El misi çoso el scu e la lançe,
 E si desis de li palafroi blançe. (2310)
 Monta a·l palés sença nulla tardançe;
4060Ilec trovò la raina de Françe.
 Quando ela·l vi, si ne fu en gran balançe,
 Por oldir novelle tot les autri avançe.
 
 Rubric 105
 [Coment Morand(o) entrò en Paris, e desis / a·l palés et aloit parler a la raine.]
 Laisse 106
 
 Davant la raine fu Morando en estant, (2315)
 O il parole altament en ojant:
4065“Çentil raine, entendés mun talant;
 Li rois Pepin a chi França apant
 Par moi vos mande, qe le sieç guarant.
 En preson l’oit Bovo li conbatant, (2325)
 E Aquilon e Bernardo ensemant.
4070Par moi vos mande, se l’amés de nojant,
 Qe l’invojés Karleto vos enfant.
 Por ostajes serà en Antona là dant;
 Tant cun a Bovo vegnirà por talant. (2325)
 Ne vos dotés q’el aça enojamant,
4075Qe Druxiane si est tant avenant,
 Ela·l tirà avec ses enfant.”
 Dist la raine, “Vu parlé de nojant;
 E li envojaria s’en aust ben çant. (2330)
 Or li prendés, faites li ves talant.”
4080E cil le fait, alo demantenant;
 Nen demorò e·l palés longemant,
 Si cun da li rois avoit li comant.
 El prise Karleto et un altro enfant, (2335)
 Filz Aquilon, ben fu reconosant:
4085Naimes avoit nome, si l’apela la jant;
 Cosi petit avoit seno tant,
 No le savoit conter nul hon qe soja vivant. *
 Via le mene cun gra(n)z çoie façant. (2340) *
 
 Rubric 106
 [Coment Morando de Rivere enmena li / (e)n/fant Ka(r)leto e Naimon e retorna a ’Ntone.]*
 Laisse 107
 
 Via s’en vait Morando de River,
4090Avec lui anbes li baçaler.
 El non finò de broçer e d’aler,
 Tantqe Antone se prist a ’prosmer.
 Contra li vait peon e çivaler; (2345)
 Karleto vi son pere, si le corse a ’braçer;
4095E Naimes, Aquilon son per.
 Gran fu la çoie de qui du baçaler;
 Dos plu be enfanti ne se poroit trover.
 Gujon e Synibaldo le corse a’mbraçer, (2350)
 E qi son filz de Bovo e de sa muler.
4100Druxiana le vi, si·n prist a larmojer;
 Ela se pense de li tenpo primer,
 Quant li convene por li bosco porter.
 Lor dist a li rois, “Non aça re penser; (2355) *
 Avec moi averà demorer,
4105E si cun filz e tenir e guarder.”
 Li rois l’oldì, pris la mercier;
 “Segnur,” dist Bovo, “or no vos dè nojer;
 A vos plasir soja li star e de aler.” (2360)
 
 Rubric 107
 [Coment Drusiane parole a li rois et a li atris* / Baron e coment li on<o>ra e si le fi vestir e li rois . . .]
 Laisse 108
 
 Druxiana fu saça e de grande renon;
4110Meltre dama trover non poroit hon:
 Molto fu saça, e de bona rason
 Avantqe se partise de ilec i baron,
 Vestir le fait d’un vermi siglaton. (2365)
 Dist a li rois, “Non ajés dotason,
4115De ves enfanti ne de vestri garçon;
 En breve tenpo nu vos envojaron.
 E die e noit avec moi seron;
 Cosi li tirò cun Sinibaldo e Gujon; (2370)
 Jamais da Bovo nen averà si ben non.”
4120Dist li rois, “A Deo benecion;
 E li comando en vest(r)a sobecion.”
 Dist Druxiana, “E cosi li tolon;
 A Deo, e a vos, nu si li comandon.” (2375)
 Li rois de Françe non fi demorason;
4125O el vi Bovo, si le dist son sermon:
 “Bovo,” fait il, “si cun vestre preson,
 Me delivrés, moe et Aquilon, *
 Morando de River, e Bernardo de Clermon, (2380)
 Delivrés nos, qe aler s’en poson.”
4130E Bovo dist, “A Deo benecion.”
 Bo<v>o li done palafroi e rençon,*
 E por çascun bon destrer aragon.
 Quant li rois e le dux Aquilon (2385)
 S’en volent aler, veent ses garçon;
4135I le segnent de le benecion:
 A Deo li comanden, e a son santo non.
 Bovo s’en rise, cojament a laron; *
 E dist a li rois, “Non aça dotason, (2390)
 Qe vestre filz non reman en prison.
4140En breve tenpo nu vos l’invojaron;
 (V)e filz serà cun Sinibaldo e Gujon.”
 Li rois e le dux Aquilon
 Si le mercie quant il poit e·l mon. (2395)
 
 Rubric 108
 [Coment (Pepin) avantqe s’en volust aler / Recomanda Karleto, son fiu, a Drusiana.]
 Laisse 109
 
 Li rois Pepin nen volse demorer;
4145El dist a Bovo, “Ne vos (vojo) nojer; *
 Senpre vos do servir et honorer.
 De una ren vos voria projer,
 Se ma pregere en poust çoer; (2400)
 Qe vos remenbré de cele vestre mer,
4150Qe tanta pena li faites endurer.
 No la lasés en cele mur ester!
 Dach’è morto Dodo, vestre guerer,
 En cui la dama avea soa sper, (2405)
 Or la farés guarder un monester,
4155O ela posa Damenedé projer,
 De ses peçé se posa amender;
 Ancor se poit la soa arma saluer.
 Vestra mer est, ces non poés çeler.” (2410)
 E dist Bovo, “Tuto ço laseç ester,
4160Qe por so ovra fo morto mun per.
 Quant me porpenso q’ela, me fasoit raçer.
 E de mançer no me volea doner;
 Plus de tros çorni me fasea ester. (2415)
 E quant por pietà eo le querì da mançer,
4165Cun un paon me volse envenener;
 Dont me convene ad inçegne sçanper,
 E çorno e noit me fa star en penser.
 E de le me prega Druxiana ma muler. (2420)
 De le farò ço q’e ò in penser;*
4170Mais qe a le deust ben guarder-*
 Ad albespine la deveroit far bruser.”
 E Druxiana prist li rois a guarder;
 Segno le fait, nen diça plu parler. (2425)
 Le rois de France nen se volse entarder;
4175Por man el prist Aquilon de Baiver;
 Desis de le palés, ven a çival monter.
 A Druxiane pris conçé demander,
 Li dos enfanti li lasò a bailer, (2430)
 Et ella le prist de greç e volunter.
4180Li rois se monte por volor soi aler,*
 Et avec lui Aquilon de Baiver,
 E Bernardo, e Morando de River;
 Mais Bovo ne volse l’ovra oblier; (2435)
 A çival monte, cun Teris e Rainer,
4185Et avec lui plus de mil çivaler.
 Li rois convoja plus de dos leges enter;
 Quant à ço fato, q’i volent retorner,
 A Deo li comande, si le lasa aler. (2440)
 
 Rubric 109
 [Comente li rois de Françe s’en tornarent / E(n) Françe, et avec lui Aquilon de Baviere.]
 Laisse 110
 
 Va s’en li rois, qe conçé oit pié;
4190S’el oit çoja, or non demandé,
 Qe de la morte molto fu spaventé.
 Sor tote ren oit Bovo laudé,
 E Druxiane, la saça e l’ensené. (2445)
 Tant est a(l)é por vie e por stre, *
4195Ven a Paris, soa nobel çité.
 Quando la vi, n’oit Deo aoré;
 Ven a·l palés, monta sor li degré,
 E la raine li est encontra alé. (2450)
 La prime colse donde l’oit demandé
4200Fu de Karleto, soa nobel rité.
 “Dama,” fait il, “de lu ne vos doté;
 A bon hoster nu l’avemo ostalé,
 E per e mer el oit trové. (2455)
 Dama Druxiana li ten por soa rité;
4205Davanti le senpre i stont en pe,
 Cum du ses filz li oit aconpagné.”
 Dist la raine, “Ela fa gran bonté;
 Ela ne sia da Deo merité.” (2460)
 “Çentil raine, ora ne vos doté;
4210Quando d’Antona eo me fu sevré,
 I m’en promise por la soa lialté
 Qe in breve termen, ne seroit envojé.”
 La dama l’olde, si n’oit larmojé. (2465)
 
 Rubric 110
 [Coment ancor parloit li rois a la raine, / Si li conta tuto l’afar de Bovo.]*
 Laisse 111
 
 “Çentil raine,” dist li rois en ojant,
4215“De cele Bovo e vos dirò alquant;
 Qi cerchase li mondo, tuto d’in cant en cant,
 Non trovaria un milor conbatant.
 A li ses colpi non dura hon vivant. (2470)
 Veor·le çostrer est un ençantamant,
4220Q’el i atent un colpo de li brant,*
 Mais en sa vie el non serà çojant.
 De soa mer vos dirò li senblant;
 Sor li palés en la sala plus grant, (2475)
 L’oit serea en un muro davant,
4225Porçoqe de son pere ela fi tradimant.
 Una dama oit, qe est si saçant,
 Qe çerchese ben li mondo tot quant,
 Non trovaroit una soa parisant. (2480)
 Tanto n’oit fato e darer e davant,
4230Qe senpre serò ses benvojant.
 Davanti nos el lasò nostra çant;
 A tuti donò arme e guarnimant,
 E nu si fe vestir cun est aparisant, (2485)
 Si ne donò destrer e palafroi anblant;
4235Pois si ne convojò dos legues en avant.”
 Dist la dama, “Laudés Deo e sant,
 Qe sì scanpé da morte e da tormant.
 Ma noportant conseil avisi d’infant, (2490)
 Quant por le dito de Dodo de Maganç,
4240Volivi prendre li altru casamant.
 Se ben vos è venu, e si vos faites çojant,
 De tel folie ma non ajeç talant.”
 
 Rubric 111
 [Coment Terise se departe da Bovo / e prist conçé e aloit en son r(iam)e.]
 Laisse 112
 
 Quant li rois fu sor la sala pavé, (2495)
 S’el oit çoja or ne m’en demandé.
4245Or lasen de li rois, qe est çojant e lé;
 Quant i se partì d’Antone, avoit ben ovré.
 Conter vos vojo de Bovo l’aduré,
 E de Druxiana, la saça e l’insené, (2500)
 E de Teris, li bon rois coroné,
4250Qe de Baldras el fo signor clamé;
 E de Sindonie, e de longo e de lé.
 Tant estoit en Antone como li vene a gre,
 E quando a lu plait, el domandò conçé; (2505)
 E Bovo si le done, qe molto l’oit agreé.
4255Adoncha entrent e(n) nef et en galée,*
 E si s’en voit por me la mer salé,
 Tantqe il fu a Baldras arivé.
 E Braidamont li fu encontra alé; (2510)
 De sa venue i se font molt lé.
4260E Braidamont si le oit demandé,
 De Bovo e de Druxiana, coment sont esté.
 “Dama,” dist il, “nu avon ben ovré.
 Morto avon li traitor renojé, (2515)
 Qe tanto n’oit pené e travalé.
4265E Bovo e Druxiana si son cojant e lé;
 Nen furent si en soa viveté.
 Li rois prendimes, e d·i altri asé;
 Donde Bovo è si aseguré, (2520)
 Nen averà plu guera in son aé.”
4270Dist Braidamont, “Deo ne soit aoré.”
 E Teris, poisq’el fu retorné,
 Se seçornent en soa viveté.
 
 Rubric 112
 [Coment Bovo por li conseil de Druxane e de Synibaldo / envoja a li rois Pepin et a Aquilon de Baviere ses / enfant; e pois (contaron) de Bovo ço qe li avenì in / Engeltere, o il aloit por veor ses oncle li rois Gui.]*
 Laisse 113
 
 Segnor baron, plaça vos d’ascolter, (2525)
 Questo roman non est da oblier;
4275Oir porés colse molto strainer,
 Dont v’en porés de l’oir merveler.
 Ancor non est li plais adefiner,
 Nian de Bovo fenio li çanter; (2530)
 Mais tot por ordene vos li averò conter.
4280Dapoisqe li rois Pepin s’en retornò arer,
 E Aquilon son mastro conseler,
 Avantqe da Bovo se poust sevrer,
 Elo le fe e ple(v)ir e çurer (2535)
 Qe en soa vie ne le faria engonbrer,
4285Si le lasent ses filz por mejo asegurer.
 Ma Druxiane tant li pote projer,
 Pasa li mois, elo li mandò arer.
 Ne l’invojò mie a mo de paltroner; (2540)
 Molto ben le fi vestir e adorner.
4290E Sinibaldo fi a çival monter,
 Avec lui ben cento çivaler;
 Trosqua a Paris nen vorent seçorner.
 Quando li rois vide li baçaler, (2545)
 De quella colse molto le pris merveler,
4295E Bovo desor tuti lolder,
 E Sinibaldo altament gracier.
 Grant fu la çoie qe font li civaler,
 Mais desor tot Aquilon de Bavier. (2550)
 El dist a·l rois, “Entendés moi, meser,
4300Çamais cil Bovo no devon oblier.
 Se par nul tenpo li aust mester,
 Nu le devon secorer et aider,
 E l’oriaflame en li canpo porter.” (2555)
 Dist li rois, “E l’ò ben en penser.”
4305A Sinibaldo, qe fu li mesaçer,
 Elo le dist, “Entendés, amigo çer,
 A Bovo d’Antone vu me deverés conter,
 Qe li rois de Françe est ses presoner. (2560)
 En soa vite no li stoit doter;
4310Se par nul ren li aust mester,
 Eo le secoreria a cento mil çivaler.*
 Et eo meesmo, sor mon corant destrer.”
 E Sinibaldo, quant l’oldì si parler, (2565)
 Altament le pris a gracier.
4315Sinibaldo nen vos plu lì ester;
 Conçé demanda, q’el s’en volea aler;
 E li rois li dona palafroi e destrer,
 Et a Bovo mandò doni molto strainer, (2570)
 Por l’amistà tenir e conserver;
4320E fi far letre, e brevi sajeler,*
 Q’el l’invojò por celle mesaçer
 A mostrar ben q’el no·l vol oblier.
 
 Rubric 113
 [Coment Sinibaldo s’en torne a ’Ntone et aporte / a Bovo l’a(n)basée, e li don qe li rois l’i(n)vo(j)a.]
 Laisse 114
 
 Sinibaldo s’en torne por le çamin feré; (2575)
 A Bovo oit retorné soa anbasé,
4325Ço qe li rois li avoit envojé,
 E como fu servi et honoré.
 Da tota jent molto fu agraé,
 E queli brevi (qe) li ont bailé;* (2580)
 Cil françe la çira, si oit dentro guardé.*
4330Savés, qe li rois li avoit mandé*
 Qe l’oriaflame estoit aparé,
 E cil meesme si le vent a gre?
 Se Bovo à çoie, or no m’en demandé; (2585)
 El dist a Druxiane, “Bona fu la mandé,*
4335Quando li rois de Françe tant s’è decliné
 Q’el m’oit letre e brevi envojé,
 Qe l’oriaflame si m’est abandoné,*
 E il meesme s’el m’est a gre.”* (2590)
 Dist la dama, “Questo è voloir de Dé;
4340Daqe vos estes ensi asegur(é),*
 Or secornon a nostra volunté.”
 E dist Bovo, “E l’ò ben en pensé;
 Ormais non dote plus d’omo qe soja né,* (2595)
 Daqe mon per e ò molt ben vençé,*
4345E li traitur morti et afolé,*
 E moja mer e ò enpresoné,*
 Qe por le fu tant pené e travalé.”
 Dist Druxiana, “Ben aveç parlé; (2600)
 Dapoisqe Deo v’à celle don doné,
4350Non devés mie vilan eser clamé;
 Vu avés vestre mer, qe in ses ventre ve portè.*
 S’ela de ves pere (ela) fi li peçé,*
 E de vos, ora, li perdoné, (2605)
 Q’ela non soja en celle mur muré.
4355Se me la donés, e me la delivré,
 En un monster e la meterò seré.
 Ilec farà penetencie, e serà confesé
 De ses peçé quant n’avoit ovré,* (2610)
 Qe vos dè eser li pla plus alonçé.”
4360Tanto l’oit Druxiana e die e noit projé,*
 Q’elo la oit enfine delivré.
 E Druxiana non à l’ovra oblié;
 Par son amor defor da la cité, (2615)
 Ela avoit un monester fondé;
4365E si ge l’oit metua e conversé.
 Par son amor li fu cento entré,
 Qe cella dame à con tot conpagné.
 E Druxiana spese fois la visitè,* (2620)
 E si li fa donar ço qe li vent a gre.*
 
 Laisse 115
 
4370Bovo seçorne e legro e çojant;
 Plu no se dote de nul homo vivant.
 Gran çoja oit d’anbidos ses enfant,
 E de Druxiane dont durò penetant (2625)
 Plus de sete ani tot enter pasant.
4375Atant ecote vos un mesaçer erant*
 Ven a Antone, monta a li pavimant.
 O el vi Bovo, si le dist en ojant:
 “Li rois d’E(n)geltere, qe est vestre parant, (2630)
 A vos envoie, se l’amés de niant,
4380Veneç a lu alo demantenant,
 Por honorer sa cort e sa çant;
 Qe muler, fila d’un amirant,
 El oit doné a son enfant.” (2635)
 E dist Bovo, “De ço sonto çojant.
4385Direç a mon u(n)cle qe farò son comant;
 A lui virò ben e cortesemant.”
 S’el saust Bovo la pene e li tormant
 Qe li avene por li so auferant,* (2640)
 No le seria alé por mil marche d’arçant.
4390Bovo si fo pro, saço e avenant;
 Quela anbasea no misi por niant.
 El s’aparele e ben e çentilmant,*
 De bele arme e de be guarnimant, (2645)
 E de celle colse qe a cort apant.
4395Mostrer vorà li ses grant ardimant,
 En totes autres eser reconosant.
 
 Laisse 116
 
 Bovo çivalçe a la çera ardie;
 A gram mervele oit gran segnorie;* (2650)
 De tote colse el fu ben guarnie.
4400Tre sento çivaler oit en sa conpagnie;*
 Zascun avoit richa roba fusie.*
 Se il porà el non serà scrinie*
 Qe nesun die qe non vaga un alie. (2655)
 Quando çunse a la cort, molto fo honorie;
4405Sor tot les autres el fu ben hostalie,
 Da tota gente honoré e servie.
 Li rois Guielme no l’obliò ne mie;
 Senpre li tenoit en sa conpagnie, (2660)
 E de la cort li onor otrie,
4410Q’elo ne faça la soa comandie.
 Bovo menò Rondel, qe li altri castie
 A·l bagorder li altri no val un alie,
 Por corer ni salir una poma porie; (2665)
 Le filz li rois molto l’aco(v)otie.
 
 Rubric 116
 Coment Bovo fi far mervelle a·lli camp / de Ru(n)del son destrer; e coment le filz li / Rois li con(v)ota, si le demanda a Bovo.*
 Laisse 117
 
4415A gran mervele fu Bovo da loer;
 Qi le veist sor Rondel son destrer,
 Et avant e arer aler e tornojer,
 Sor tot les autres el se fait apriser. (2670)
 Le filz li rois qi doit avoir muler
4420Quelo çival prist a covoter.
 El dist a Bovo, “Bel cosin, dolçe frer,
 Un don, cosin, e vos vojo demander,
 Qe a moi deça donar quel destrer.” (2675)
 “Cosin,” dist Bovo, “el vos fala li penser,
4425Qe mon çival eo aça ben si çer
 Qe no lo donaria por or ni por diner.*
 E d’autra part ne vos vojo enganer:
 El no se lasa a nesun homo toçer, (2680)
 Nian strejar ne sor lui monter;
4430El à ça morto plu de .XX. scuer.”
 Dist l’infant, “Tuto ço laseç ester;
 Ben averò le çival acostumer.”
 “Cosin,” dist Bovo, “asa se poroit parler, (2685)
 Qe le çival nen vos poria doner,
4435Se Druxiana no·l savese in primer;
 Qe le norì tros ani tot anter,
 Quando a Syndonia eo era presoner.
 S’ela l’otria, no ve l’averò veer.” (2690)
 Quant voit l’infant no li valoit projer*
4440Qe le çival el li voja doner,
 Entro son cor el pensò mal penser:
 Qe quando Bovo seroit a·l mançer,
 El alirà li çival a furer, (2695)
 En altre parte e condur e mener.
4445Mal fi le penseir, si le conprarà çer,
 Qe quela cort farà tota destorber.
 
 Rubric 117
 Coment le filz li rois, poisqe il voit qe / Bovo no li voit (doner) son destré, se porpensa / De lui furé; e quant lì aloit por prendre le / Çival, li oncis; fu de lu fato gram dol.*
 Laisse 118
 
 Li damisel, qi oit nome Folcon,
 Quant il oit ben saçu da Bovon (2700)
 No le donerà son destrer aragon,
4450Ne no lo daria par or ni por macon,
 Gran felonie vene en cor a·l garçon;
 Qe quel çival, qe tant li paroit bon,
 De lui furer por mal entencion.* (2705)
 Dont apelò a si dos conpagnon
4455A celle ore qe le tables ponon.
 A mançer sest civaler e baron,
 E avec lor si estoit Bovon.
 Savés qe fi le damisel Folcon? (2710)
 Entro le stalle el entrò a laron,
4460E avec lui celle dui conpagnon;
 L’infant non fu sajes, andò a l’aragon,
 Si·l volse prendere por la caveça enson.
 Rondel le guarda, qe non era Bovon; (2715)
 Elo porprende atraverso li gropon.
4465Strençe·l par forçe, si l’abate enson
 Tant li dona di pe e por testa e por fron,
 Qe ocli e çervele fi cair lì enson;
 Morto le çete, sença redencion. (2720)
 Quando le vi li ses dos conpagnon,
4470Via s’en fuit, criando ad alto ton,
 “A, çentil rois,” ço dient li garçon,*
 “Un çival, qe est de Bovon,
 Si oit morto vestre fio Folcon.” (2725)
 Li rois l’intent, ven tinto cun un carbon;
4475Da tables se levent li cont e li baron,
 En le stale corent çivaler e peon,
 Altri cum stange et altri cun baston;
 Bovo le vi ne le sait pais bon. (2730)
 
 Rubric 118
 Coment tota la cor tornent en dolor l’infant, / Si corerent en le stalle par lui aider; ma nul / Non fu qi li olsast apro(s)mer, se no Bovo.*
 Laisse 119
 
 Ora fu Bovo tuto enpris de dotançe;
4480De son çival oit gran dubitançe,
 Q’i no l’oncia et a spea et a lançe.
 De cil enfant avoit gran pesançe;*
 Tota la cort fo metu en tristançe, (2735)
 Qe venua estoit a la cort so amançe;
4485Morto est il in quo avoit fiançe.
 L’infant prendent sença nul demorançe;
 A un monster li portent sens tardançe.
 Ilec fu seveli a dol e a tristançe. (2740)
 Por Rondel fu Bovo en gran balançe;
4490Volunter fust e·l riame de Françe,
 O a ’Vignon o a la tera de Valançe.*
 
 Rubric 119
 Coment fu gram dol de le filz li rois, e comente / Le sevelirent a un monster a gran dol; et come(n)t / Le plure li rois e li baro(n), e sor tot Bovo.*
 Laisse 120
 
 Grant fu li dol mené por cele enfant;
 De lui plurent le petit e li grant. (2745)
 Mais desor tot Bovo li fait avant;*
4495De son çival se dota duremant,
 Qe par lu ert morto cel enfant.
 Quant l’infant fu seveli, la cort fu en ojant;
 Dist l’un a l’altro, “Droit est li çuçemant; (2750)
 Si est droit e rason li comant,
4500Qi fa li peçé, porte la penetanç;
 Morir doit le çival droitmant,”
 A li rois (le dient) le petit e li grant;*
 Dist li rois, “Et eo si li comant, (2755)
 Quando (s)i le çuçés li petit e li grant.”*
4505Quando Bovo l’olde dire, non à talant
 Qe plu ama le çival qe ren qe fust vivant,
 Enfra de soi el dist planamant,
 “Ai, (bon) Rondel, cum tu me fa dolant,* (2760)
 Par toi e vojo morir da une mior parant,*
4510Quando non varà merçé ni pietanç.”*
 
 Rubric 120
 Coment li çival fu çuçé a morir, e Bovo le / Plure e pur lui demande gran piaté a li rois.*
 Laisse 121
 
 Se Bovo oit dol non è da merveler,
 Quant son çival vi a morte çuçer,
 Qe tot li volent ferir et inavrer. (2765)
 Mais li bon çival non fu si da toçer;
4515Qe li veist ver de lor adriçer,
 E cun pe e cun boçe traire e amener,
 Qe tot li fa e foir e scanper.
 Bovo le vi, n’ait en lu qe irer; (2770)
 Ven a·l çival, si le va disliger;
4520Quand cil li verent qe sovra li poit aler,
 No le fo nul tanto ardi ni fer
 Qe no s’en fuça por paura de·l destrer.
 Segnur, saçés, grande fu li noser (2775)
 Por li palés e davant e darer.*
4525Si gran fu li dol de·l baçaler,
 Ne vos poroie par nul ren conter.
 Quand a la dama q’il devoit nocier . . .*
 Qui qe l’amenent là, volse arer torner; (2780)
 Qe ben verent en lui no è nula sper.
4530Adoncha veisés li dol a inforçer,
 Tant palme batre e de çavi tirer.
 Bo(v)o si stoit como un hon strainer;
 Tal oit li dol, ben ne cuitò raçer. (2785)
 A sevelir l’infant sor lu veisés son per,
4535Plançer e plurer e sovent pasmer.
 “Fillo,” fait il, “qi me doit eriter,
 Aprés ma mort ma corona porter,
 E ceste pople avoir a (ju)stier,* (2790)
 Si altament v’avea dona muler
4540Con se poroit ne dir ni penser;
 Dont estes mort par un destrer;
 No so cun de vos me diça vençer.”
 Quant li baron l’oldent si plurer, (2795)
 Çascun prende(n)t Bovo a regarder,
4545E a di et a palmes l’un l’altro mostrer.*
 Bovo le vi, n’ait en lui qe irer.
 
 Rubric 121
 Coment li rois pluroit son fil, et coment / Por li barom (ç)uçé fu le çival a morir.
 Laisse 122
 
 Por celle enfant fu grande li dolor;
 Desovra lui en pasment plusor. (2800)
 Qui çivaler, li dux e li contor,
4550Guardent Bovo por ira e por foror.
 Si s’el mostrent por li palés entor,
 Bovo le vi si n’oit ben paor,
 Porqe la mort Rondel son milsoldor (2805)
 Sovente fois el mua son color;
4555E·l maleist cel di e(t) çel jor*
 Qe unqesmais el vene (a la) cor.
 Cuitoit fair a li rois grant honor;
 Ora g’oit fato onta e desenor (2810)
 Major qe austes unqes ses antesor.
4560Bovo (ç)ura a Deo, li maine Criator,*
 Avantqe mora Rondel son milsoldor
 Ne qe lu aça onta ni desenor,
 “El ne conven morir de lor plusor,* (2815)
 Qe se tira plus grandi e major.”
 
 Rubric 122
 Coment li rois demanda conseil / a li barons por far la justi(si)e, et ille
 Donente d’oncir li çival; e Bovo li contra . . .*
 Laisse 123
 
4565Quant l’infant furent seteré,
 Li rois e li baron furent arer torné;
 Gran fu li dol quant sont reparié.
 Adonqa li rois, quant se fu repolsé, (2820)
 Ses saçes apela, si le oit demandé:
4570“Segnur,” fait il, “qe conseil me doné?”
 E cil le dient, “Porqe le demandé?
 Rason si volt e si est ordené,
 Qe cil porti la pena qe oit fato li peçé. (2825)
 Par droit çuçen, sença nul falsité,
4575Qe cil çival soja preso e ligé,
 Cum malfator soja justisié;
 Li çevo li sia da li bust colpé
 Desor la plaçe en le major merçé, (2830)
 Qe veoir le pose tot qui de la cité.”
4580E dist li rois, “Daqe li otrié,
 Si soja fato coment vos li çuçé.”
 Bovo l’oldì, qe estoit lì asenblé,
 Par un petit nen trase soa spe (2835)
 Sovra colu c’oit li conseil doné.
4585Mais gran mesure li oit atenperé;
 Davant li rois el fu ençenolé,
 E dolçement li oit dito e parlé:
 “Merçé, bon roi, por la vestra bonté, (2840)
 Quest qi v’ont li consejo doné,
4590E qe a morir ont mon çival çuçé,
 No v’ont pais dita la verité.
 E vos dirò cun la colsa est alé;
 Se vestre filz est morto, ben l’oit merité, (2845)
 Quant por furer fist tel folité.
4595Prender le volse contra sa volunté;
 Ben ge lo disi, non è tros çorni pasé,
 Quant me l’avoit en don ademandé,
 No le doneroie a hon de mer né, (2850)
 Ne por avor, ne por nul riçeté,
4600Qe mun çival si estoit costumé
 Ne se lasa toçer a hon qe soit né.
 Se il est mort, qi n’à doncha li peçé?
 Quant nu foimes a·l mançer aseté, (2855)
 Prender el volse le çival aduré
4605Contra mon voloir, l’averoit via mené.
 Le çival fe quel q’el oit acostumé:
 Morti n’oit ça plu de quaranta sé,
 Questo no savivi vu qe fi li çuçé.” (2860)
 Quant qi l’intent qi l’ont çuçé,
4610A gran mervele furent spaventé.
 Bovo virent de mala volunté;
 Ben conosent son cors e sa ferté.
 Tutor ten la man sor le tenir de la spe; (2865)
 Li plus ardi voroit eser enteré.
4615Ni ben ni mal i no ont parlé.*
 
 Rubric 123
 Coment Bovo mostrò por rason qe son / Çival non devoit morir; pois apreso si le querì en don por humilité.*
 Laisse 124
 
 Gran dol oit Bovo, mervelos e pesant;
 Por son çival el fu en gran tormant.
 Si dolente non fu unqa a son vivant; (2870)
 El maldist cel jor e cil tanp,
4620Qe a la cort menò quel auferant.
 Davant li rois en çenoclon s’estant;
 “Mercé, bon rois, par Deo onipotant,*
 Se mon çival v’à forfato de niant,* (2875)
 Morto ves filz dont sui tant dolant,
4625Come poroie l’eser par nul convenant?*
 S’el oit fato li peçé, farò la penetant;
 Quando vos plait, e vos ven por talant,
 Parilé sui aler en Jerusalant, (2880)
 A le sepolcro servire lojalmant,*
4630Por arma de l’infant dè servir ge quatro ant;*
 A mon avoir, cun quatrocento conbatant
 A bone arme e a destrer corant;
 Questo si çoarà a l’arma de l’infant. (2885)
 Por ancir le çival seroit gran viltanç,*
4635Qe bestia non soit rason de nojant.”
 Quant cil l’intendent qe fi le çuçemant,
 Dient a li rois, “Quest’è bon convant!
 Mal à quel qi melor li demant.” (2890)
 Tuti li baron dient comunelmant,
4640“Otrié·li, rois,” ces loen tuti quant.*
 E dist li rois, “Ne eo no li contant;
 A (m)un Bovo, l’otrio son comant.”*
 Me no sa Bovo la pena e li tormant, (2895)
 Qe il durò por cele auferant
4645Oltra la mer cun la pa(i)ne jant*
 Quant il oncis le mervelos serpant,
 Et in apreso lo me(r)veloso çigant
 Qe a lu non dura nesun hon vivant. (2900)
 
 Rubric 124
 Coment Bovo por scanper son cival da mort / Promis a li rois de aler oltra (mer) a li sepolcre.*
 Laisse 125
 
 Quant Bovo oit son çival delivrés
4650Qe a morir el estoit çuçés,
 De tel colse oit çoja menés;
 Donde pois nen fu e gramo e irés.
 A gran mervele fu Bovo ben dotés; (2905)
 Li rois oit altament merciés,
4655E in apreso toto quanto li bernaés.
 A demorer ilec molto fose ranpognés
 Por son çival, qe oit fato la folités.
 Doncha oit il li conçé demandés, (2910)
 E li rois li oit mantenant donés:
4660“Ne vo vos . . . , si v’en alés;*
 Por arma de mon filz farì la carités.
 Vu savi ben qe promeso m’avés.”*
 E dist Bovo, “De ço ne vos dotés. (2915)
 E farò ben la vestra voluntés
4665A vos e vini e çojant e lés;
 Arer m’en torno e gramo e irés.
 E d’una colsa e vojo qe vu saçés:
 Se nesun hon aust fato tel folités (2920)*
 Cum fi mon çival, qe non est ensenés,
4670Eo n’averò·ge la vengança pres;
 Par soa mort zamais non serò lés.”
 Li rois li oit de ço amerciés;
 Li conçé li donè, e cil s’en est alés. (2925)
 Ses civaler sont a çival montés,*
4675Qe tot li av<o>ient por amor convojés.*
 A l’aler qi il n’oit, mil li ont reguardés,*
 Por le çival q’el oit via menés.
 Dist l’un a l’altro, “Cil oit ben ovrés; (2930)
 Mal ait li rois, nen valt un pel pelés,
4680Quant sor cestu non è son filz vençés.”
 E Bovo çivalçe cun sa bela masnés,
 Do sento çivaler molto ben coroés.
 
 Rubric 125
 Coment Bovo prist conçé da li rois / e da li barons e se s’en torne ad Antone
 Sa cité; e contoit a Druxiane ço qe li ert / avenu e ço que far devoit, donde ne fi gra(n)z dol.*
 Laisse 126
 
 Bovo s’en vait, li cortois çivaler, (2935)
 Con sa masnea qe sont e pros e ber;*
4685Qui qi le convoient, qe furent un miler,
 Qe tot li ament por amor de son per;
 A Deo li rende, pois retornent arer.
 Tanto çivalça Bovo, ne se volse arester; (2940)
 Ven a Antone (son) mastro terer.*
4690E Druxiana quant le voit reparier,
 S’el oit çoja non è da demander.
 Contre le vait por la man asaçer,
 Ela le guarde si·l vi de mal penser;* (2945)
 Ne no le vi ni rir ne treper,
4695Ne cun le ne rir ne çuger,
 Cum autre fois era usa de fer.*
 Ela le prist por rason demander:*
 “Ai, sire Bovo, coment vos veço ester? (2950)
 V’ait nu hon fato nul enojer?”*
4700“Nenil, madame, me son en gran penser
 Por Rondel, nos corant destrer.
 Le ver diable si me·l fe amener;
 El no è bestia, anç è·l li vor malfer. (2955)
 A la cort alè por mon oncha onorer;*
4705Saveç vos qe me fi li destrer?
 Quando estoie asis a·l mançer
 Le filz li rois, qe oit mena muler,
 Me le querì qe li dovese doner. (2960)
 Et eo le disi no se deust pener,
4710No le donaria par or ni por diner.
 Quando el vi non valoit projer,
 El alò a·l çival, si le voloit furer.
 E quando volse le civalo asaçer (2965)
 Le çivalo le pris por li flanco darer.
4715No li lasò si l’avè a strangoler;*
 Dont çuçarent p(e)on e çivaler
 Por far justisie si cun rason requer,
 La testa far trençer a li destrer. (2970)
 S’eo avea doja, non è da demander;
4720Non era in la cort nul hon si lainer
 Non me guardast como fose un çubler.*
 Plesor fois i me fe remenbrer
 De trar Clarençe, li bon brando d’açer;* (2975)
 Mais astinencie si me fe repolser,
4725Porqe me voie contre tant averser.*
 Se fose esté defors a li verçer
 Tel me tenoit vil qe m’averoit tenu çer.
 A molto gran pene potì le çival scaper;* (2980)
 Avantqe le poust de tot delivrer,
4730Me le convene e plevir e çurer
 Qe eo pasaroie oltra l’aigua de·l mer
 Ander en Jerusalen cun quatrocento çivaler,
 Servir a li sepolcro quatro ani tot enter.” (2985)
 Druxiana l’olde, n’oit qe coruçer;
4735A gran mervele el li parse nojer.
 Mais son segnor ne volt contraster,
 Qe son voloir conoit tot enter.
 
 Rubric 126
 Coment Bovo ancor parloit a la dame; / e coment Drusiana li respondì.*
 Laisse 127
 
 Bovo parole a la dame in ojant, (2990)
 “Dama,” fait il, “come eo son dolant,
4740Quant me vos convent laser si por niant,*
 E li me filz, qe je amo cotant;
 Mal acontè Rondel l’auferant.”*
 Dist Druxiana, “El no vos val niant.* (2995)
 Dapoisqe vos faistes li sagramant,
4745Ça non pois tradir li convenant.
 Se vos aleç oltra Jerusalant,
 De ves peçé farì la penetant;
 A·l revenir vu serì tuto sant. (3000)
 Ben guardarò anbidos vestri enfant,
4750E la çité e darer e davant.”
 Molto li vait Druxiana confortant,
 Açoqe de l’ovre no s’en vada nojant.
 “Bovo,” dist Druxiane, “un don e vos demant; (3005)
 Quant vos serés en çele tere sant,
4755De moi e de ves filz vos sovegna sovant,
 Si me aportarés de le requilie sant*
 Qe trovarés là en Jerusalant.”
 “Dama,” fait il, “farò li ves talant. (3010)
 Tosto a vos farò retornamant.”
4760Un mois seçorne por far son guarnimant;
 E si fe pariler ses homes e sa çant.
 De li milor e de li plus valant
 Avec lui n’oit pris quatro çant, (3015)
 Qe çascun li vait volunter por talant,
4765A bone arme e a destrer corant.
 E çascun de lor porta de l’avoi(r) tant
 Cun spender poit por cele tot tanp.
 
 Rubric 127
 Coment Bovo s’apareille et lui e soa çant / Por paser mer et aler en Jerusalant.*
 Laisse 128
 
 Bovo d’Antone li ardi e li pros, (3020)
 Nen fu uncha hon si perigolos,
4770Ne tante pene durese pauros.
 Mais Damenedé, li per glorios,
 Senpre en sa vite si le donò secors;
 Mais non teme ni amiré ni ros.* (3025)
 D’estar en pais senpre fo desidros,
4775E de mal faire senpre fo vergognos.
 Mais non amò coardo ni traitors;
 Senpre el fu dolçe e piatos,
 Contra li malvés felon et orgolos. (3030)
 En soa tere molto fu poderos;
4780Dever li povre nen fu voluntaros
 De questa vie molto fo ocios,
 E çorno e noit el n’estoit ir(o)s.*
 Druxiana li conforte, q’el sia sofraitos, (3035)
 E si se reputì a hon pecaors.*
4785De ses peçé se clamì doloros,
 “Ma senpre mais sireç desiros*
 De retorner, bel nos amigo dos.”
 
 Rubric 128
 Coment Bovo fu parilés, e lui e soa jent; / E si parloit a Synibaldo si le reconmande
 Sa feme e ses enfant e soa çité aprés . . .*
 Laisse 129
 
 Quant Bovo fu de tot aparilé, (3040)
 Sinibaldo apele, si l’oit aderasné:
4790“Sinibaldo,” fait il, “molto vos ò amé,
 E vos estes par moi pené e travailé;
 Ne vos ai mie de nojant oblié.
 Aler me convent oltra la mer salé; (3045)
 Prendés ma tere e mes anbes rité,
4795E ma muler qe tant avì amé,
 Par cui eo sonto tanto tenpo pené,*
 Si le guardés a vestre volunté.”
 Dist Sinibaldo, “Si con vos comandé; (3050)
 Mais d’una ren e vos prego por Dé,
4800Qe tosto a nos vu sia retorné.”
 Responde Bovo, “De ço ne vos doté.”
 Adonqa Bovo nen oit plus parlé;
 Muli e somer, cento n’oit encarçé, (3055)
 De vitualie, d’arnois, e de coré.
4805Tanta enportent defor de la cité,
 Qe por gran tenpo, ela no le fu manché.
 Quant oit ço fato, q’elo fu parilé,
 A Druxiana el demanda li conçé. (3060)
 Qi donc veist coment sont acolé,
4810E l’un l’autro e strençu e basé,
 E cum larmoient cun li ocli de·l çe;
 Nen est homo nen prendist piaté.
 Druxiana l’oit a Deo comandé, (3065)
 E Sinibaldo fo a çival monté.
4815Avec lui tuti qui de la cité,
 Tant li convoient cun li vene a gre.
 Bovo s’en vait e qui retorna aré,
 Por le çamin e por la strea feré. (3070)
 Cil le condue qi de la Vergene fu né,
4820Qe a gran travaile elo fu envojé.
 
 Rubric 129
 Coment Bovo s’en vait por le çamin, / e lui e soa çant; e pasarent la mer,
 Si s’en voit a li seporcre en Jerusalant.*
 Laisse 130
 
 Or s’en vait Bovo por aler oltra mer;
 A Sinibaldo el lasò sa muler,
 E ses enfanti e sa tera guarder. (3075)
 Tanto s’en vait, q’el fu (ç)onto a la mer;*
4825Ilec se fi en nef et en dormon lever;
 E Damendé si dè bon orer.
 Tant naçarent q’i venent a river,
 Verso Alexandre de cella part de mer. (3080)
 Droit en Jerusalen venent ad alberçer;
4830Pois alent a·l sepolcro por dever visiter.
 Ilec trovent un mortel engonbrer,*
 Qe da Baldras estoit venu un Sarasin, Corcher,
 Com trea mile de cela jent averser, (3085)
 Por le sepolcro veoir e guarder,
4835E qe Cristian no le venist a rober,
 E le reliquie tore et anbler.
 Quant virent qe venu sont qui çivaler
 Si le volent de·l tot contraster, (3090)
 Qe non devent in le sepolcro entrer.
4840Adoncha Bovo fe soa çent armer
 Quatro cento sont, qui son trea miler.*
 Mal fi Bovo li sacramento çurer;
 Devoit paser oltra l’aigua de·l mer, (3095)
 Cum si petita conpagna de çivaler.
4845Se Deo non pense, li vor jus(t)isier,
 Ça averà Bovo un si fer engonbrer
 Qe çero averà Rondelo son destrer.
 
 Rubric 130
 Coment Corché cum li paim venent / a li sepolcro e atrovarent Bovo.
 Laisse 131
 
 Bovo d’Antone non senblò pais enfant; (3100)*
 Quando el voit venir qui mescreant,
4850Davanti lor Corcher, qe estoit un çigant,
 Con trea mile Serasin e Persant.
 Saçés de quel Corcher, il estoit si grant,
 Qe tot les spales e lo çevo en avant (3105)
 Major estoit de nul altro conbatant.
4855Quando Bovo le vi venir cosi avant,
 S’elo se smaie, no ve ci mervelant.*
 Dist a ses homes, “Nos sumes a·l presant,
 Por Damenedé sostenir gran tormant. (3110)
 Mais d’une colse nos sumes ben certant;
4860Qi morirà en porà eser çojant,
 En Paradiso averò corona d’or lusant.”*
 Quant cil l’entendent, sença demoramant
 Çascun se segne, fait soi la cros davant. (3115)
 E dist Bovo, “Vos faites saçemant;
4865Ne vos movés, se je ne vos comant.
 Avantqe feré de lança ni brant,
 Ve vo parler a quel qi ven davant;*
 A moi resenble qe soja un çigant.” (3120)
 Qui li dient, “Soja a li Dé comant.”
4870Arester le foit en un pre verdojant;
 Da lor se parte tuto quant en ojant,
 E si s’en vait ver celle amirant.
 E quel Corcher si fu reconosant, (3125)
 Quant solo le vi sença hon vivant.
4875Dist a sa jent, “Non venés plus avant;
 Quel me resenble de Cristiane jant.
 A moi vol parlé, como mostra senblant.”*
 E cil le font, daqe i·le comant. (3130)
 
 Rubric 131
 Coment Bovo aloit verso li Sa(rasin), / E si pa(r)lò a Corcher, qe çigant estoit.*
 Laisse 132
 
 Le Sarasin non fu pais garçon;
4880Punçe son çival, si vent ves Bovon.
 E si le dist, “Qi est cil baron?
 Cristian me resenbli, qe as la cros e·l fron;
 Ben es armé, si à bon aragon. (3135)
 Porqe pasè a ta confosion,*
4885De toa vite non daria un boton,
 Se no è venu por adorer Macon,
 E Apolin, e nos deo Balatron.”
 “Par fois,” dist Bovo, “ja no vos çelaron; (3140)
 E son ben Cristian, ne non croi altro non,
4890S(e) no en quel Deo qe sofrì pasion,*
 En su la cros si cun por vor saçon.
 Pasé ò la mer en neve et en dormon,
 Por servir le sepolcro qe ilec veon. (3145)
 Çentil hon, sire, qe me parés si (b)on,*
4895Por cortesie e vos demando un don,
 Qe non faça nula engonbrason.
 Lasa a nos recever li perdon
 Qe avon por penetencie e por confesion, (3150)
 Et avec moi quisti me conpagnon;
4900Colsa como no, ça ne vos çelaron,
 Deo par nos sostene pasion
 E nu par lui sostenir la volon.”
 Dist li pain, “Tu parli a bandon; (3155)
 Parole di qe resenbla a garçon.
4905Nu si savon et è droit e rason,*
 Qe vestra loi non val un speron.
 Saçì por voir, se non aorì Macon
 Nu vos donaron una tel benecion, (3160)
 Qe mais non tornaresi en la vestre mason.”
4910Bovo l’oldì, ven tinto cun un carbon;
 Le pain g(u)a(r)de da li pe jusqua enson;*
 A gram mervele elo li parse felon,
 E si le parse homo de gran renon; (3165)
 S’(e)lo li dote, no se mervil nul hon.
 
 Rubric 132
 Coment Bovo parle a li Sarasin, / li Sarasin parole a lui.*
 Laisse 133
 
4915“Sarasin, frere,” (dist) Bovo enn ojan,*
 E vos prego, nen siés pais vilan;
 Pasé avon mer en neve et en çalan,
 Por fare qui la nostre penetan. (3170)
 Non seria cortexie torber nos de nian;
4920Nu avon soferto gran poine e torman.
 E quando el non poroit aler altreman,
 Morir volun por Deo onipotan,
 Defenderen nos a (n)ostre spee trençan; (3175)
 Encontra vos se fustes doa tan,
4925Deo averon por nostre capetan.
 Et avec lui serà tot li san.”
 Dist li pain, “Or m’entendì, Cristian;
 De cele gent, è tu li plu manan?” (3180)
 E dist Bovo, “I son a me coman;
4930E de lor e sonto li plus gran.”
 Dist le pein, “Tu è a grant achan;*
 Avec moi tu resenbli un enfan.
 Or a me dì, no me·l çeler nojan:* (3185)
 En toa tere è tu conte ni amiran?*
4935Se tu fusi çentil, con tu à li senblan,
 Avec moi sença hon vivan
 A un a un conbateria a li can.
 Se conquerer me poisi a la spea trençan, (3190)
 Segnur po star pois en Jerusalan,
4940E guarder li sepolcro a tuto li to coman.”
 Bovo l’oldì, si s’en mostrò çojan.
 
 Rubric 133
 Coment Bovo oldì parler quel Sarasin, (28ra) / Que a mervelle estoit grant, que li demande / de far sego la bataille; e coment Bovo li respondì.*
 Laisse 134
 
 “Sarasin, sire,” dist Bovo en ojant,
 “Tu me domandi bataile et eo si la consant. (3195)
 Ben me senblés de moi asa plus grant;
4945Ora me dites, meterì vu li convant:*
 Se vos conquer a·l trençer de mon brant,
 A li sepolcro starò e pois seguremant?”
 “Oil voir, sir,” ço dist li mescreant; (3200)
 “E s’eo conquer toi, farò cortesia tant
4950Qe toa çent qe son a·l to comant
 Eo li lasarò aler a salvamant.”
 E dist Bovo, “Et altro (non) demant.”
 “Ora tornés,” ço dist li mescreant, (3205)
 “A vestra jent; fa vos legro e çojant,
4955Trosqu’a deman, a l’aube aparisant,*
 Et eo farò tot li somiant.*
 Deman seremo anbidos a li canp;
 Qi vinçerà serà richo e manant; (3210)
 Qi perderà serà tristo e dolant.”
4960“Par foi,” dist Bovo, “e questo non contant.”
 Corcher s’en vait, qe non dota hon vivant;
 E Bovo d’Antone retorne a sa jant.
 La novela li conte dont forte se spavant, (3215)
 Qe i verent le pain cosi grant.
 
 Rubric 134
 Coment Bovo parole a sa jent / de la bataille qe far devoit.*
 Laisse 135
 
4965“Segnur,” (dist) Bovo, “e no vos quer çeler;
 Con quel pain el me conven çostrer.
 Cum tal cove(n)to cun vos averò deviser,
 Se le porò vincer ni afoler, (3220)
 Nu poren pois le sepolcro guarder,
4970A nos voloir stare e seçorner,
 Qe de pain non estoit plus doter;
 Q’elo est sire de tota sta river.
 E s’el conquer moi, vos porés retorner (3225)
 A salvamento, sença nul engonbrer;
4975E vojo ançi morir qe vos desariter.
 Ma arma serà salva, de ço non ò penser.
 E vos comando Druxiana ma muler,
 E mes enfanti vos diça conserver, (3230)
 Et anbidos como moi reguarder.”
4980Quando cil le oldent si parler,
 Tuti ensenble començent a plurer,
 “O, çentil dux, ne ves (volon) si laser!*
 Se vos morés, mais non volun torner; (3235)
 Avec nos mais non queron sper.”*
4985En cella noit, trosqua a l’alba cler
 Elo se fi una mesa çanter,
 Et apreso se fi comuner*
 De·l corp Jesu, por soa arma salver. (3240)
 Quant à ço fato, non fu longo entarder,
4990Elo demande le arme e li corer;
 E cil le aporte qe le ont a guarder.
 Bovo s’adobe a lois de çivaler;
 Veste l’aubers e calça le ganber, (3245)
 Alaça l’eume, çinse li brant d’açer.
4995Fa s’amener Rondel, son destrer;
 E cil li monte, qe non bailì striver.
 Pois pris conçé da li ses çivaler,
 Ver la bataile prist a çaminer. (3250)
 Quando l’oit veçu venir Corcher,
5000Qi le veist de ses arme adober,
 E monter a çivale corser,
 Dever de Bovo vait como corser;
 Ça serà la bataile meravilosa e fer. (3255)
 Quando Bovo se vait a ’prosmer a·l corser,
5005Elo l’apele, “Benvenés, çivaler!
 A Deo plasese li vor justisier
 Sença bataile s’aumes acorder.”
 Dist le pain, “E le vojo otrier, (3260)
 Se vos volés Damenedeo renojer,
5010Croir en Macon e lasar li Batister.”
 E dist Bovo, “De ço n’estoit parler;
 Ançi me lasaria tot li menbre coper,
 Qe colu renojase qi me doit justisier. (3265)
 Vegna de moi, qe ne po encontrer;
5015Daqe altrament la no poit aler.
 E vos desfi, ben vos stoit guarder.”
 Dist le pain, “Et eo vos sens tarder.”
 
 Rubric 135
 Coment començente la bataille e fer(i)rent / L’um l’autre des lançes gram colpi.
 Laisse 136
 
 A gran mervele fu li baron orgolos, (3270)
 Fort et ardi como lion e ors.
5020L’un contre l’autre punçe le milseldors;
 Brandist le lançe a li fer perigolos.*
 Gram colpi se fer sor li scu de colors;
 Le scu se speçe, tros a li aube(r)s blos; (3275)
 Le aste se frosent, via volent li tors.*
5025Ne l’un ni l’autre nen fu si vigoros,
 Qe de la sella se plegase en jos.
 
 Rubric 136
 Coment dapoisqe le a(s)te(s) furent fraites / Se ferirent de le spee l’um l’a(u)tre mervelos / colpi, e tren(ç)ent tot ses armes.*
 Laisse 137
 
 Tot primeran a la prima envaée,
 Bovo d’Antone si oit trato sa spee, (3280)
 Ço fu Clarençe, c’oit li pomo endorée.
5030Fer le pain desor l’eume gemée;
 Tanto le trova e duro e serée,
 Nen po trençer valant una derée.
 La spea torna, qe le scu oit frapée; (3285)
 Cum tota la guincha li çeta a le pree,
5035E de l’aubers tota (la) ghironée;
 Mais en la carne ne l’oit pais toçée.*
 Dist le pain, “De nient m’amée!
 A gran mervelle trença ben quella spee; (3290)
 Ancora non avés de la moja cerchée.”
5040Li Sarasin fu forte et adurée
 E a mervelle fu grande e desmesurée;
 La spea trait, a Bovo l’oit presentée
 Desor li elme gran colpo li oit donée.* (3295)
 Bon fu li elme, tel li oit donée,
5045Nen fu un milor in la Cresteneté;*
 Ver Luchafer l’avoit conquistée,
 Quando l’oncis soto Arminia a·l pree.
 Por celle heume Bovo fu guarentée; (3300)
 Nen po trençer valant una derée.
5050Si grande fu li colpo qe li dè quel malfé,
 Qe sor l’arçon li oit enbronçée;
 Par un petit ne le çeta a li pree.
 
 Rubric 137
 Coment fu grant la bataille de celle dos / Baron, e coment se ferirent de le spede.
 Laisse 138
 
 Quant le pain oit Bovo veu, (3305)
 Ne l’oit mie de·l çival abatu;
5055Nen oit son heume peçoré un festu.
 El dist a Bovo, “Ben vos est avenu;
 Nen cuitoie mie qe austes tel vertu,
 Mais a la fin, se non lasi Jesu, (3310)
 E non croi in Macometo e Cau,
5060Tu serà morto e confondu.”
 E dist Bovo, “Deo me seroit en aju;
 Cil me secoré, qe de Verçene né fu.”
 Bovo ten Clarençe, sovra li è coru. (3315)
 Gran colpo li fer desor l’eume agu;
5065De quel non trençe valisant un festu.
 A li desendere, c’oit li brando desendu,
 De l’auberg trençe quant n’oit conseu.
 E in le flanco si durament feru (3320)
 Qe a li canpo el l’oit abatu,
5070Et a·l çival oit li çevo tolu.
 Quando Bovo vi qe ço ert avenu,
 Demantenant fo de·l çival desendu.
 A·l Sarasin averoit li çevo tolu, (3325)
 Mais cel li quer e marçé e salu:*
5075“Ai, çivaler, por amor de Jesu,
 No me onciré, qe me son proveu
 Qe Macometo no à força ni vertu.”
 
 Rubric 138
 Coment Bovo ferì le pain et durament / li navra se le çitò da çival.
 Laisse 139
 
 Quando Bovo oit cella parola oie, (3330)
 A gram mervelle li delecte et agrie.
5080El dist a le pain, “Nen vos dotés ne mie;
 Se orer voleç le filz sante Marie,
 E laser Macon, qe non val una alie,
 Avec li santi averés conpagnie.” (3335)
 Dist le pain, “Questo non contralie;
5085De servir Deo ò li cor abrasie,
 E ceste lois, o el fu sevelie.”
 Bovo li prent, en estant li metie;
 A ses pavilon elo lo condusie. (3340)
 
 Rubric 139
 Coment Corchers re(n)egò Machon / E si prist bateseme.
 Laisse 140
 
 Quant Bovo fu a·l pavilon torné,
5090Le Sarasin oit vinto et amaté.
 De totes oit li pain desarmé;*
 Ses mires oit queri e demandé,
 Qe avec soi el avoit amené, (3345)
 Si fa çercher le plaie e davant e daré,
5095E si la oit e streta e ligé;
 De bon unguant li oit metesiné.
 E quant à ço fato, si cun oit demandé
 Elo fu lavé e bateçé. (3350)
 E dis Corcher, “Bovo, or m’entendé;
5100E vos demando qe conçé me doné,
 Tantoqe aça a ma çente parlé,
 E qe soja torna en ma çité.
 Si non farà la moja volunté, (3355)
 Par vos envojarò qe secorso me doné;
5105Quanti non serà de fonte ençendré,
 En serà tot a mala mort çuçé.”
 E dist Bovo, “El vos soja otrié.”
 Bovo li oit un palafroi doné, (3360)
 E cil li monte, c’oit preso conçé,
5110Ven a sa jent, o erent asenblé.
 “Segnur,” fait il, “nu avon ben esploité.
 Tot tenpo sumes pené e travalé,
 Tanto aumes Macometo projé, (3365)
 Qe ver de nos el est coruçé.
5115El non val plus una poma poré;
 Men esiant, e vojo qe vu saçé,
 Qe li rois d·i Franchi no è endormençé,
 E qi li serve si fait gran bonté, (3370)
 Qe a le besogne li serve ben a gre.
5120Par son amor eo sui bateçé,
 E lui servirò en moja viveté.”
 Quant cil l’intendent, toti son spaventé;
 Mal ait quel de lor, ni bon ni re, (3375)
 Qe po paure aça li çevo levé;*
5125Ne un sol moto ver lui aça parlé.
 
 Rubric 140
 Coment la gent Corcher se farent / bateçer et homes et femes.
 Laisse 141
 
 Corcher parole irés come lion,
 “Segnur,” fait il, “saçés qe nu faron?
 Çascun de nos aça bona entencion, (3380)
 De delinquir Trivigant e Macon,
5130E servir Deo qe sofrì pasion
 En su la cros par nostra redencion.
 Qi prenderà batesmo, serà me conpagnon;
 E qi far no li vorà non averà de·l perdon. (3385)
 Morti serà como engresun felon.”*
5135Quant cil l’intendent, crient a alto ton:
 “Zo qe vos plais, nu si li otrion.”
 Adoncha Corcher si mandò per Bovon,
 E cil li vent qe non fi arestason; (3390)
 Avec lui quatro cento conpagnon.
5140A Baldras alirent, qi ne pi si o non;*
 Bovo apelle ses presti e clerençon,
 De un flume el oit fato un fon;
 E si le dè la soa benecion. (3395)
 Olio e cresme li çetò a foson,
5145Salmi le dist, e mante leçion.
 Doncha veisés veilard e g(arç)on,*
 Homes e femes, e petit valaston,
 Por amor Deo çetar·se in le fon. (3400)
 Pois alirent e trovarent Macon;
5150Tot li ont brisé la teste e li gropon.
 Bovo le voit, si s’en rise a foson;
 Corches apela Bovo, si le mis por rason,
 “Çivaler, sire, ça no vos çelaron; (3405)
 Preso ò li batesmo, la Deo salvacion;
5155Par tot teres alirà questo non.
 Jusqua in Persie si l’aportarà l’on,
 E in Alexandre entorno et inviron.
 Quant li soldan li saverà per non (3410)
 A nu non falla ni nosa ni tençon.”
 
 Rubric 141
 Coment Corcher se convertì / E si parlò a Bovo de la fe.
 Laisse 142
 
5160“Corchés,” dist Bovo, “e no ve·l quer çeler;
 Quando eo pase da cesta part de mer,
 Ne le veni mie por çanter ni danser.
 Ançi, le vini por mia arma salver, (3415)
 E por Deo conbatre e çostrer,
5165Contra color qe volust li sepolcro violer.
 Vegna qi volé, si fust cento miler,
 Tuti no li doto la monta d’un diner.
 Savés porqoi eo me faço si fer? (3420)
 Qe so par voir, e no creço eser mençoner,
5170Qe çascun qi ven da questa part de mer,
 Por le sepolcro servir et honorer,
 Se il more, lì no est da parler;*
 Avec li santi li fa Deo coroner; (3425)
 Unde nu no doten morte ni engonbrer.”
5175Dist Corcher, “Vu avì bona sper;
 Serà si de nos, qe aumes pris batister?”
 “Oil,” dist Bovo, “ne vos estoit doter.
 Corona d’or vos farà Deo porter.” (3430)
 Quella parole li fait si conforter,
5180Qe plus non dota de la çent averser.
 
 Rubric 142
 Coment Corchés fu batiçé et pois / alioit a convertir soa çant.
 Laisse 143
 
 Quant Corchés oit pris bateçamant,
 E de sa tere li petit e li grant,
 La novelle se porte darer e davant. (3435)
 Quando li soldan li soit, nen fu pais çojant;
5185Qe quel Corchés era le plus manant,
 Qe trover se poust en tot Jerusalant.
 Adonc apelle Baldichin, son enfant,
 “Filo,” fait il, “prendés, e vos comant,* (3440)
 Çinquanta mil d·i meltri de nos çant.
5190Aleç a Corchés, dites qe je li mant,
 Qe demanes vegna a li mon comant.”
 S’el no·l vol fare, morto sia eramant;
 Ne ge lasés tera ni casamant. (3445)
 Si le prendés, si me·l mené davant.”
5195E cil le dist, “Faron li ves talant.”
 Quel Baldichin si fo pro e valant;
 Filz li soldan, si l’amoit dolçemant;*
 Ancora estoit çovençel et enfant. (3450)
 El fa soner ses grailes en ojant,
5200Dont s’armarent çele jent mescreant.
 Çinquanta mille montent en auferant;
 Tant çivalcent e darer e davant,
 Venent a Baldras una deman por tanp. (3455)
 Corcher se leve a l’aube parisant;
5205Quando vi quelle ensegne, si le va reconosant,
 O el vi Bovo, si le dist en ojant,
 “Çivaler Deo, el vos va malamant;
 Venu è li soldan, cun una çente grant; (3460)
 Par voir saçés, averon torniemant.”
5210Bovo responde, “E altro non demant,
 Qe de ma vie nen curo plus niant.
 Qe çest mondo ert cun un trepas de vant;
 Qi en lui s’en fie, si vene a niant; (3465)
 Deo soit ben qi ait bon talant,*
5215E qi lu serve n’oit guerdon tant.
 Nen saust dire hon qe soit vivant,
 Tant cuito ferir de·l trençer de mun brant.
 Sor celle jent qi venent d’Oriant (3470)
 Qe ma venue conprarà si çeramant
5220Qe no l’oit si unques nul merçaant.”
 A le parole qe çesti vont disant, . . .*
 E Baldichin, qe filz est li soldant,
 Si oit pris tuto son guarnimant, (3475)
 E fu monté sor un çival ferant.
5225Ven a la tere da la porta davant;
 Ad alta vos el criò altamant,
 “Corchés,” dist il, “fates vos qi davant;
 Parler vos vojo e dir de mon talant, (3480)
 Ço qe vos manda mon per li s(o)ldant.”*
5230E quel le dist qe se fait en avant,
 “Veeç moi? E son qi a·l presant.”
 
 Rubric 143
 Coment Baldachi, qe filz estoit li soldan, / Alloit a la tere por pa(r)ler a Corcher.*
 Laisse 144
 
 Baldichin parole quant oit Corcher veu:*
 “Dì mo, Corcher, parquoi es recreu? (3485)
 Ça à arenojé Macometo e Cau,
5235E cri en Deo, qe fo preso e (v)endu,
 E da li Çudé en su la cros metu?”
 Dist Corcher, “È tu parço venu?
 Saçì par voire, eo creço ben in Jesu.” (3490)
 Dist Baldichin, “Tu ne serà deçeu;
5240Qe por la gorçe en serì apendu.”
 Dist Corcher, “Ne te doto un festu;
 E e defenderò a lança et a scu,
 La fe de Deo e la soa salu; (3495)
 Qe Machometo e li (s)o Deo Cau
5245Nen valt mie la monte d’un fu.”*
 E si le dist, “Ça sereç asalu,*
 Si parerà com el averà vertu.”
 
 Rubric 144
 Coment Baldechin retorne a sa jent, / Si·lli foit armer et allent a·lla bataille.
 Laisse 145
 
 A soa çent fu Baldichin torner,* (3500)
 De graille fa soner plus de quaranta ser.
5250Pain s’adobe, quella jent renojer;
 Cinquanta mile sunt a çival monter
 Por asalir la tere, se sonto aprosmer.
 Bovo oldì la nose, le cri et la uer, (3505)
 Dist a Corcher, “El nos conven armer;
5255Alen defors cun qui a tornojer,
 Se nu muron nu averon bon loer;*
 Mejo vojo morir, qe star qi presoner.”
 “Por la ma fois,” ço le dist Corcher, (3510)
 “Questa parole ben est d’agraer.”
5260Or doncha veisés qui çivaler
 Le arme prendre, e salir a destrer.
 Bovo si fi soa çent armer,
 E si le fait çascun de lor croxer,* (3515)
 Davant le piç por mejo reguarder.
5265Quant fu armé, no se volse entarder;
 La porta fa avrir e li pont abaser.
 Fora ensirent, sens nosa e tençer
 Bovo davanti, sor Rondel son destrer. (3520)
 A·l primer colpo ne fait un trabuçer;
5270Pois fer un altro, si ne fe a·l tel ter*
 Avantqe l’aste el poust briser,
 Nen fait .vii. si vilment aler,
 Qe de soa vite non ert nula sper. (3525)
 Pois tra Clarençe, qe trença volunter,
5275A qi un colpo el ne poit doner,
 De soa vite non ait nulle penser.
 Aprés de lui si se vait Corcher;
 Da l’altra part, fu Baldichin li Escler. (3530)
 Doncha veisés un gran stor començer,
5280Tant pe, tant pugni por la plaça voler,
 E tante testes veisés colper,
 A voide selle foir tanti destrer,
 Qe de·l veoir s’en poroit l’on merveler. (3535)
 En me la voie atraverso un senter,
5285Bovo e Baldichin se voit a incontrer;
 L’un contra l’altro lasa aler le destrer;
 Ça olderì bataila meravilosa e fer.
 
 Rubric 145
 Coment Bovo e Baldechin s’encontrent / a li canpo e Bovo li oncis a la spee.*
 Laisse 146
 
 Quant en le canpo s’encontrent li baron, (3540)
 Bovo e Baldichin ensenbre se çostron.
5290Baldechin guarde e si vide Bovon,
 Qe davant soi avoit la cros enson;
 Dont conoit ben qe non era Sclavon,*
 Ne non estoit de celle legion (3545)
 De qui qe adorent Trivigant e Macon.
5295Ferir le vait desor l’elmo enson;*
 Nen poit trençer la monta d’un boton.
 E Bovo fer lui, se(n)ça nul question;
 Desor li eume a l’ovre Salamon. (3550)
 Cosi li trençe, con faroit un baston,
5300Ni por la cofie non oit guarison.
 Cosi la trençe, como un pano d’aquiton;*
 Tota la teste por mité li deron
 Si le trençò li peito e li gropon, (3555)
 Tros in la selle, non fi arestason.
5305En do mité li mis tros li arçon.
 Quant Sarasin vi cair quel baron,
 Dist l’un a l’altro, “Porqe le çelaron?
 A gran mervelle celu est prodon; (3560)
 A quelo colpo no resenbla garçon.
5310Qi l’atenderà non averà guarison.”
 En fua torne e par poi e par mon.*
 
 Rubric 146
 Coment (pain) furent morti e scunfiti / Par la mort de Baldechin.*
 Laisse 147
 
 Quant qui pain de la lo mescreant
 Vi son segnor aler si malamant, (3565)
 Tot li plus meltre avoit tel spavant,
5315Ne l’atenderoit par tot l’or d’Oriant.
 En fua torne a miler e a çant;
 E Bovo si le incalçe cun Clarença ses brant.
 Tanto l’oit porté Rondel son auferant, (3570)
 Q’el oit pasé un pois e un pendant;
5320L’oste se lasa darer dos legue grant.
 A·l paser de cel pois, el s’oit guardé davant;
 El vi da una chaverne ensir un mal serpant.
 Plus estoit il noire, non est ag(r)amant;* (3575)
 Par boce bute e fois e vanp.*
5325Bovo le vi, de rir non à talant;
 Volunter retornase l’auferant.
 Quant cil serpent li vait tutor davant,
 E·l bon Rondel li vait guischisant,* (3580)
 Ne se le lasa aprosmer de niant.
5330Bovo mena la spee, e menu e sovant,
 Se il se smaie, ne vos çi mervelant;
 Deo reclame e la majesté sant.
 
 Rubric 147
 Coment Bovo por la paure de quel serpant / dist la oracion, e fi a Deo la pregere.
 Laisse 148
 
 Bovo fu en cel po molto doloros e (las),* (3585)
 E vide li serpant qe senbla Satanas;
5335Reclama Deo e·l baron san Nicholas:*
 “Ai, sire Deo, qe tot li mondo f(o)rmas,*
 Adam li primer hon de tes dos man crias,
 De limon de la tere si cun tu comandas, (3590)
 Et Eva sa muler de sa costa gitas,
5340Paradis perdirent en esilio li mandas;
 E viverent a po(in)e e vestirent dras
 Porçoqe contra fe, ço qe tu comandas
 E lu e lor legnages en Enferno mandas, (3595)
 Ilec starent tantqe le visitas.
5345De çelo venisi en tera, par nu qe ta(n)t amas;*
 San Gabriel angle a la Verçen mandas,
 Q’ela te reçevese, e pois si l’enonbras.
 En Belieme nasisi, quando la stela mostras;* (3600)
 Li trois rois te quirirent, Merchior e Jaspas;
5350Oro et encenso et mira portarent in lor bras.
 Son oferta prendisi, pais ne la refuas;
 Trenta trois anni in çesto mondo duras,
 Pois vos vendè li traitor de Judas.* (3605)
 Trenta diner vos vendè cil malvas;
5355Metu fosi en cros en meço de dos las.
 A·l terço çorno, susitasi Deo veras,
 En l’Asension de sovra celo montas,
 E·l jorno de Pasche le Spirto santo envojas,* (3610)
 A li Apostole qe vu tant amas;
5360Si cun è voir qe Laçaro susitas
 Si me guardé, e moi e mon çivals,
 Da questa bestie qe senbla Satanas;
 Qe tel paure non avì unqa jamas.”* (3615)
 
 Rubric 148
 Coment Bovo por paure de cil (serpant) . . . / soa orason; e quando l’oit dite, si vait vi/gorosemant con li serpant, et si le oncis.
 Laisse 149
 
 Quant Bovo oit fenia soa orason,
5365Dont fo plu fer qe no(n) ert un lion,
 El ten la spee, don a or è li pon;
 Por maltalant vait sovra li dragon,
 E cil a lui qe pais ne le doton, (3620)
 Bovo li fer desovra li gropon.
5370Nen po trençer valisant un boton;
 Tros colpi li fer desovra enson.
 Non po trençer, tanto dur son,
 E quela serpe de malvasa rason, (3625)
 Morto l’aust, nen fust l’aragon*
5375Qe si li fer de li pe environ,
 Q’elo li fait cair a·l sablon.
 Bovo le vi, si·l ferì en ponçon;
 Por me li vent(r)e dont non oit guarison. (3630)
 Elo li trençe le figa e·l polmon;*
5380Morto li verse aprés un çexon.*
 Quant Bovo le vi morto a li peron,
 Nen seria si çojant par tot l’or de·l mon.
 Ormais se tent il a guarison; (3653)
 Da lu se parte, ponçe son aragon,
5385Et oit pasé e li po e li mon.
 Davanti soi el vide li dojon,
 E de Baldras le gran tore enson.
 A(n)cora d·i pain vide a gran foson, (3640)
 Qe s’en fuçent entorno et environ.
5390Tanto l’oit travalé çelle malvas dragon,
 Q’elo non cure qi s’en fuça o non.
 
 Rubric 149
 Coment Bovo quant oit morto li serpante, / si s’en retorna ver li campo tuto lasés, e dist / A Corchés la novelle, dond(e) s’en merveilla.
 Laisse 150
 
 Quant Bovo fu arer retorné,
 A Corchés oit la novella nonçé, (3645)
 Ço qe li ert venu et incontré.
5395Corchés l’oì, toto fu spaventé;
 “Bovo,” fait il, “vu avés ben ovré.
 Daqe Deo v’oit da·l serpant delivré,
 A gran mervele Deo si v’oit amé. (3650)
 Tanto estoit cil serpant doté,
5400Nul homo olsava stare in sta contré;
 Ça n’oit morto plus de quaranta sé.”
 E dist Bovo, “Molto m’à travalé;
 Nen fust Rondel qi m’oi ben aidé,* (3655)
 Qe le ferì con boçe e cum pe.”*
5405Dist Corchés, “Poisqe estes scanpé,
 Deo e santi ne soja adoré.
 Nu si avon cest canp afiné,
 Deo e santi ne soja adoré.” (3660)
 Tota la proja, q’i trovent pro li pre,*
5410Tota la ont e covi e levé.
 A Bovo fu la proja delivré;
 Muli e çival, palafroi enfeltré,
 Non retene Bovo un diner moené. (3665)
 A soa çent et a qui de la çité,
5415Tota n’ont partia e doné;
 E vo, segnurs, par voir qe vu saçé,
 Tanto stete Bovo oltra la mer salé,
 Qe li termen fu venu et apros(m)é,* (3670)
 De li quatro ani e conpli e pasé.
5420Molto i oit ben sa ovra devisé,
 E le sepolcro servi et honoré.
 Quant à ço fato, elo prist conçé
 Por retorné se fu aparilé; (3675)*
 Avec lui, ses çivaler prisé.
5425Ven a Corchés, si le oit arasné:
 “Corchés,” fait il, “eo sui porpensé;
 Conpli ai tota ma volunté.
 Da moi avanti e vojo tornar aré.” (3680)
 
 Rubric 150
 Coment Bovo dapoisqe il oit conpli / li terme q’el avoit in promesis a li rois
 d’Ingeltere prist çonçé a Corcher et a soa / Gent, si s’en torna ad Antone.*
 Laisse 151
 
 Bovo d’Antone nen volse plus demorer;
5430Quant li termen li vent a ’prosmer,
 Qe a·l sepolcre devoit servir et honorer,
 Adoncha prist conçeo da Corcher.
 “Corcher,” fait il, “el me conven aler, (3685)
 En mia tere a veor ma muler,*
5435E mes enfant qe sont baçaler.
 Se le volés avec moi herer,
 Nen vojo avoir valisant un diner,
 Qe con eso moi non sia parçoner.”* (3690)
 Corcher, quan l’olde, si prist a larmojer;
5440Ben alase l’on li trato d’un arçer
 Avantiqe il posa un sol moto parler.
 “Bovo,” fait il, “doncha me volés laser.
 Daqe vos plais de l’aler, (3695)
 A Deo vos vojo et a santi comander.
5445Mais d’una ren e vos vojo en projer:
 Se ma de ça venise mesaçer,
 De vos afaire me manda a conter.
 Si vonter li oldirò como d’un me frer.” (3700)
 Responde Bovo, “Ben est da otrier;
5450Et eo si le farò de greç e volunter.”*
 Quando l’un da l’altro se ven a desevrer,
 Çascun prendent des oil a larmojer.
 Bovo s’en vait a un dormun entrer, (3705)
 Avec lui furent ses çivaler.
5455Cola le vele et vait por l’alto mer;*
 Tant naçarent por vento e por orer,
 E por la tere par mont e par river,
 Trosqu’a Antone nen volse seçorner. (3710)
 Quando Druxiana le vi reparier,
5460S’ela oit çoja, non è da demander;*
 Anbi se vont a ’coler e baser.
 
 Rubric 151
 Coment Bovo fu d’oltra mer reparié et vent / A ’Ntone, et il le trova Drusiana sa mu(i)ler et / A(vec) le Sinibaldo et si li contò novelle.*
 Laisse 152
 
 Quando Druxiana oit Bovo veu,*
 Unqua jamés si çojant nen fu, (3715)
 Qe de sa promese el ert asolu.
5465E Druxiana l’oit por rason metu,
 Qe tere son qu’el oit veu.*
 “Dama,” fait il, “e ò ben veu
 Celle lois o Deo fo metu; (3720)
 La tera santa çercha tot por menu,*
5470E gran bataile e fate e vençu,
 Dont a li batesmo ne son plus de .X. mil venu,*
 Li qual creent Macometo e Cau.”
 Dist Druxiana, “Beneto soja Jesu, (3725)
 Qe sano e salvo vos estes revenu.”
 
 Rubric 152
 Coment Bovo ancora parole a Drusiane / Si li conte de li serpant q’el i oncise.*
 Laisse 153
 
5475“Dama,” dist Bovo, “entendés mun talant,*
 Nen savés mie la pena et li tormant,
 Qe e ò enduré contra un mal serpant.
 Morto m’aust nen (fust) me auferant, (3730)
 Qe li ferì si forte e duremant,
5480Q’elo·l çetò roverso en le canp,
 E pois l’ancisi a ma spea trençant.
 Por cella bestie tant proi e Deo e sant,*
 Qe ver de le i me farent guarant.” (3735)
 Dist Druxiana, “Non siés plus enfant.”
5485Da qui avanti vait li çanter enforçant;
 Nu lasaren de Bovo da ste çorno en avant;
 Asa durò e pene e tormant.
 De li rois Pepin ben est qe je vos çant, (3740)
 E de dama Berte, qe avoit li pe grant,
5490Ço qe li vene en un petit tanp.*