RIALFrI

La Geste Francor, Karleto (ed. Zarker Morgan)

La Geste Francor, Édition of the Chansons de Geste of. MS. Marc. Fr. XIII (=256), with glossary, introduction and notes by Leslie Zarker Morgan, Tempe (Arizona), Arizona Center for Medieval and Renaissance Studies, 2009 («Medieval and Renaissance Texts and Studies», 348).



Edizione digitalizzata a cura di Leslie Zarker Morgan
Marcatura digitale a cura di Luigi Tessarolo

 

  TESTO CRITERI DI EDIZIONE  

 

i>Divisione delle parole

Preposizione e congiunzione sono scritti di seguito secondo l’uso italiano (per es., Porqe). Preposizione e articolo determinativo sono scritti di seguito con il punto in alto (per es., de·l canp) prima di consonante, ma separatamente e con l’apostrofo prima di vocale (per es., a l’ami).
Au, la forma velarizzata di a e l, nel verso 9424, unica occorrenza di questa forma, è scritta a sua volta con il punto in alto, a·u.
Qele e dele, congiunzione o preposizione seguita da pronome femminile, sono scritti Qe le e De le, di nuovo secondo la forma italiana (invece del francese Q’ele o D’ele, che sarebbero pure possibili).
Vocale palatale dopo consonante e prima di s impura (per es., sestoit) è scritta se stoit (invece di s’estoit; cf. a esperon vs. Le speron) dove c’è solo una vocale.
Per aler, andar(e), venir(e) e le loro forme, quando vi è la presenza di una a dopo la forma verbale, la si interpreta come a preposizionale prima dell’infinito dipendente (per es., aloit a prender).
Per i nomi di luogo che iniziano in A, o per i verbi con a- iniziale, si interpreta l’eventuale mancanza dopo la preposizione a come un’elisione, e si rappresenta il fenomeno con l’apostrofo (per es., a ’Ntone = “a Antone”; a ’Leris = “a Aleris”; a ’coler = a acoler).
di: dove la i potrebbe essere l’articolo determinativo, si inserisce il punto in alto (d·i enfant (v. 633) = “dei bambini”); altrimenti, le due lettere non si separano.

Abbreviazioni
(per chiarezza, le forme sciolte delle abbreviazioni in mezzo alle parole o in mezzo ad una frase qui sono scritte tra parentesi quadre, ma nel testo sono in corsivo)

7: È scritta et, con tre eccezioni (verso 17, e due volte in 15041) dove e permette una sillaba di meno nel verso, per mantenere il conto di dieci sillabe: il verso 17 si legge Morto l’abate, sença nosa [e] tencon; e il verso 15041, Cun li çivaler vait [e] arer [e] avant.
titulus: Il titulus segnala la mancanza della nasale. Si segue la forma più comune trovata dove non c’è abbreviazione, cioè, n.
[r]: Si segue la forma più comune altrove nel testo. Esempi: m[er], m[er]velos, P[er]sant, p[re]sant, p[ri]mer, p[ri]memant, p[ri]nçer, p[ri]s, p[ri]sé, s[er]pant, v[er]gognie.
ē: Per e[st] 8 volte nei versi 640, 14102, 14126, 16344, 16671, 16713, 16732, e 16818.
Jesu χ͡ρσ appare una volta (v. 9390), per Jesu [Christ]o.
s͡te appare una volta (v. 6187), per s[an]te.
I nomi propri si abbreviano in generale solo per i protagonisti più frequenti.
.K. si usa per Carlo Magno. Ci sono otto varianti tra le 88 forme scritte senza abbreviazioni: Karle, Karloete, e Karo (nelle rubriche); Karles e Karloto nel testo; Karleto 64 volte, nella sezione di Karleto; Karlon, sempre in rima; Karlo, all’inizio e nel verso. Nel Karleto (vv. 5491-9026), dunque, la forma abbreviata è sciolta K[arleto] con l’eccezione delle forme in rima dov’è necessario K[arlon]. Altrove, si è optato per K[arlo], a meno che la rima non richieda K[arlon].
.N. per Naimes è frequente. Seguendo le forme scritte per esteso, in rima si dà N[aymon]; altrove appare N[aimes].
.R. (.Ro., Rubriche 530, 580, 581, 585, 617) per Orlando. Nel testo appaiono Rolan (in rima); Rolandin; Rolando; e Rolant. Nel testo di Orlandino, Rolandin è la forma preferita, e dunque è questo lo scioglimento usato, a meno che la rima non richieda un’altra forma. Prima e dopo, secondo il numero di sillabe richieste e l’età del personaggio si risolve: prima di Orlandino (vv. 9393, 9480 e 9498) per il bambino e tre sillabe, R[olandin]. Dopo l’Orlandino, però, si usa R[olando] per tre sillabe, R[olant] per due sillabe e nelle rubriche, dove non sono in rima.
.B. per B[erte] (Rubrica 40).
.B. per B[ra]er (Rubrica 363, dopo v. 12649).
.G. per G[uier] (Rubrica 112, dopo v. 4272).
.M. per Macario (Rubriche 411 e 413).
.O. per O[liver] (Rubrica 631).

Emendazioni

Le aggiunte editoriali, emendazioni e cancellature sono tra parentesi tonde ( ); le spiegazioni si trovano nelle note alla fine nel testo stampato. Le parentesi ad angolo < > indicano le letture di altri editori che non sono chiare ma che sono ragionevoli (spiegazioni nelle note stampate).

Gli accenti scritti

a. la c con cediglia Ç si lascia tale e quale nell’originale. L’uso non è coerente prima di palatale e dunque l’emendazione sembra illogica. Per distinguere tra certe forme, però, è stata aggiunta o tolta la cediglia 12 volte: le forme di çuçer (< JUDICARE) e lessemi imparentati, nei versi 2824 ((çu(ç)ement), Rubrica 121 ((ç)uçé), 11652 ((ç)uçé), 14730 ((ç)u(ç)ement), 15345 (çu(ç)ement); inoltre, nel verso 4824 (ç)onto (Ital. “giunto”) (< lat. JUNGERE); (ç)u(b)ler (830, per correggere la metatesi dove nel manoscritto si legge bulçer); (ç)ura, v. 4560 (<JURARE per distinzione da curer < CURARE); (ço)strer (v. 897) e (ç)ostraren (v. 13117) per seguire altre forme di çostrer; (ç)ant, Rubrica 451, dopo v. 16011 (per seguire le altre forme < GENTE(M)). Una cediglia in più si toglie da (c)oment (Rubrica 388, dopo v. 3677).
Accenti editoriali aggiunti:
b. l’accento acuto si aggiunge solo su -e.
i. Per i participi passati (riflessi di, o analoghi a, i riflessi di participi passati della prima coniugazione latina in -ARE), per distinguerli dalla terza persona singolare o plurale del tempo presente dov’è possibile; dove non è possibile la distinzione, non c’è accento scritto.
ii. L’acuto si usa anche alla seconda persona plurale indicativo o imperativo per la prima coniugazione come alé e alés, ma non in -ez/-eç.
iii. Similmente, le parole con la sillaba tonica che hanno la stessa struttura: malvés; jamés; aprés; palés. Però, dove la tonica non è chiara, come demanes, non c’è accento scritto (italiano dománi o antico francese demanois?).
iv. Alcune parole di una sillaba si scrivono con l’accento acuto per distinguerli da altre parole di significato diverso (<DEUM, come Damnedé [<DOMINUS DEUS]); (< NATUM); (ital mod lieto); (fran mod mais). Non è possibile evitare ogni doppiatura; per esempio, ne può essere la particella negativa e la congiunzione equivalente al moderno “né”; le può significare “largo” e “lei” come pronome.
c. l’accento grave si aggiunge alle vocali finali a, e, i, o.
i. Per la terza persona singolare/plurale del passato remoto dei verbi regolari in -o, riflessi o analoghi alla prima coniugazione latina, in -ARE (per es., trovò) per distinguerlo dalla prima persona singolare presente. Dove non è chiaro se il verbo è presente o di una radice regolare o irregolare, come pote, non si usa l’accento. Ci sono due lasse con la rima in a finale che sono problematiche; il tempo verbale di alcuni verbi così non è evidente.
ii. L’accento grave si usa al futuro: , , (per es., farà), secondo l’uso dell’italiano moderno.
iii. Si usa sui nomi ossitoni come verità (290).
iv. Si usa sull’ -i finale dove vale come desinenza verbale della seconda persona plurale (= és); per es., condurì, avì. Questo include l’imperativo.
v. Inoltre, l’accento distingue tra omonimi e in alcuni casi, tempi verbali: ò (=ho) vs. o (=dove); à (=ha) vs. a (preposizione); è, (=è) vs. e (=e); (diede; deve) vs. de (preposizione); (dal verbo dare, dà e l’imperativo, da’) vs. da (preposizione e participio passato); (verbo, l’imperativo di dire) vs. di (preposizione); (imperativo) vs. fa (indicativo); (sei, siete) vs. si (se; e; sì); (dal verbo sapere) vs. se (pronome e congiunzione); , (avverbi) vs. li, la (pronomi).
vi. Il grave si usa anche su -e ed -i dove sono forme del passato remoto (per es., avì, trovè).
c. la dieresi: non si usa; siccome il conto delle sillabe è tanto variabile, si evita l’uso.
d. l’apostrofo: rappresenta l’elisione di una vocale. È spesso poco chiaro quale parte di un’espressione abbia subita l’elisione (per es., elo: sarà e < EGO + l < ILLU + o < HABEO? O sarà el < ILLU + o < HABEO?), allora si limita l’uso dell’apostrofo a:
i. congiunzione pronome soggetto: q’il; s’i
ii. articolo più aggettivo o nome che inizia con vocale: L’uno
iii. avverbi negativi seguiti da verbo o pronome oggetto che inizia con vocale: n’en; n’amo
iv. pronome oggetto seguito da verbo che inizia con vocale, o seguito da un altro pronome che inizia con vocale: l’à, s’en
v. a prima di lessema che inizia con a; per es., a ’Ntone, per a [A]ntone; questo è un esempio particolare, dove alla seconda parola manca la vocale iniziale. C’è un esempio di a più un’altra vocale (o e o i, che è simile, v. 10627: Lasa’n, dove l’apostrofo sta per la vocale iniziale di en o in (tutte e due le forme si trovano nel testo).
e. punto in alto: si usa per la combinazione di due lessemi dove il secondo inizia in consonante.
i. preposizione + articolo: a·l, de·l; l’eccezione qui è a·u, che appare una volta sola (v. 9424);
ii. verbo + pronome atono che segue: Fa·la, à·l, ecc. A causa della legge Tobler-Mussafia nella lingua antica (i pronomi oggetto non precedono un verbo all’inizio di verso o di frase) (Rohlfs, Grammatica storica, 170-72 [& 469]), è piuttosto frequente. Il punto in alto si usa anche con gli imperativi, infinitivi, e il futuro ossitono. I pronomi tonici non sono inclusi (moi, nos, vos);
iii. pronome soggetto + pronome oggetto: per es., ela·l, ele·l, ge·l per il moderno “lei lo” or “lei la,” “glielo” or “gliela”;
iv. congiunzione + pronome oggetto: qi·l, si·l per il moderno “che lo,” “se lo”;
v. in pochi casi, il verbo e il soggetto che segue che inizia in consonante: è·lo, è·la, fo·lo, ecc.;
vi. in casi di assimilazione: una nasale finale con una parola seguente che inizia in nasale; per esempio, i·me per in + me, “in mezzo a” (v. 10447); co·la, per con + la (v. 10877); una congiunzione a un pronome soggetto che segue, e·l, “et il” (per es., v. 10690), e·s, “et les” (v. 16344), ecc.; e similmente, l’avverbio negativo più pronome oggetto che segue, dove la nasale finale si assimila a l: no·l, moderno “non lo.”

Semivocali

Il manoscritto usa u per u e per v, i per i e j/y. Convenzionalmente, si usa j come la seconda dei due “i” i al plurale (per es., palij) e nei numeri (per es., xij). “j” si associa con tanti fonemi nelle tradizioni delle due zone. Contrariamente ad alcuni editori, in questa edizione si trasforma la “i” in “j” in ogni posizione della parola, non solo all’inizio.
J è scritta:
i. dove rappresenta il /ʤ/ nell’italiano moderno, /ʒ/ nel francese moderno: per es., jent, jant, jorno, je (= “gente / gens, giorno / jour, -/je”)
ii. dove rappresenta /j/: per es., çoja, nojer (= “gioia, noia”)
iii. dove rappresenta /λ/ nell’italiano moderno: per es., mujer (= riflesso di “moglie”)
-ij (sij, malvasij) come convenzione è scritta -ii secondo le pratiche moderne.
v appare:
i. nei numeri cardinali (romani) nel manoscritto.
ii. savrà e avrà perché le forme con la semivocale predominano.
iii. altrove, si segue l’uso moderno: per es., salver/saluer, che significano “salvare” e “salutare.”

I maiuscoli

Si usa il maiuscolo secondo le norme delle lingue romanze moderne. Nel manoscritto, si trova di solito un trattino rosso attraverso i nomi di persona, raramente un maiuscolo se non all’inizio di verso. Si scrivono qui anche con il maiuscolo i luoghi d’origine e gli epiteti usati come nomi (per es., Çudé, Apostoile, Ascler).

Per più dettagli, si rimanda al volume 1 dell’edizione, pp. 289-304, da cui è tratta questa presentazione abbreviata.

 

 
 
 Rubric 153
 Oldu avés de Bovo d’Antone, coment pasò la mare / E servì a·lli sepolcro quatro an(n)i, e si è arer venu. / Or se comence de li rois Pepin e dama Berte.*
 Laisse 154
 
 Segnur, pla vos oir une noble cançon,*
 De stormeno e de bataile e de gran caplexon,
 E in apreso de grande traixon?*
 De tel mervile uncha no oldì hon.*
5495Oi aveç de le dux Bovon, (5)
 E de Druxiane a la clere façon;
 Como l’uno e l’autre durò gran passion,
 Cerchò li mondo entorno et inviron.
 Or lairon de lui a soe guarison;
5500Meltre çivaler de lui atrover nen poron; (10)
 E ses dos filz furent de gran renon.
 De li rois Pepin or nu vos çantaron,
 E de dos ses filz qe li cor Deo mal don,
 Qe de son pere farent gran traison,
5505E de dama Berte a la clere façon; (15)
 L’un oit nome (Lanfroi) par non,*
 L’altro Landris, ensi cun nu trovon.
 
 Rubric 154
 Coment dama Berte, la reine de Françe, / Norì Bertelle et Lanfroi e Landris.
 Laisse 155
 
 Or entendés, segnors, qe Jesu beneie,*
 Le glorios, le filz sante Marie;
5510Questa cançon non è de triçarie. (20)
 Oi avés quando Berta vene d’Ongarie,
 Con quela dame qe la pres en conpagnie.*
 De le en fi si grande felonie
 Qe jamés non fu una major oie;
5515De le remis dos filz e una fille. (25)
 Mais cella dama Berte, par soa cortexie,
 Cosi la onora con Karleto son fie.*
 Quela Bertela non obliò pais mie,*
 Con eso Karleto la tenoit en conpagnie.
5520De quella Bertella s’el serà qi vos die, (30)
 Vos oldirés como fi gran stoltie,
 Quant a Milon se dè par soa amie.
 Via la menò in estranie partie;
 De le naque Rolando li ardie,
5525Qe in çeste mondo avè gran segnorie. (35)
 Mais qui de sa mer ne fi pois felonie,*
 Qe le traì a li rois Marsie,
 Por grant avoir e por gran manentie.*
 
 Rubric 155
 Coment cresent Lanfroi e Landris / E Bertelle, soa sor, qe filz estoit de celle dame ch’estoit da Magançe.*
 Laisse 156
 
 Segnur baron, plaroit vos ascolter?
5530De li rois Pepin comença li çanter, (40)
 E d’Aquilon, li segnor de Baiver,
 E de Bernardo, e Morando de River;
 Quisti furent de Pepin conseler.
 Mais li rois oit dos filz, qe molto fait asalter;
5535E da li baron li fait servir et onorer, (45)
 E por sa mer molto se font doter,
 Qe qui de Magançe non estoit si lainer,*
 Qe de sa jent nen fust quarant çivaler.
 Ben veoit Aquilon ço qe poroit encontrer;
5540Mais por Lanfroi qe se fasoit plus alter,* (50)
 E por li rois qe tanto li tenoit çer,
 El no onsoit un sol moto parler.*
 Mais qui enfant prendent si a monter
 Qe en la corte non avoient son per.
5545E cil Lanfroi fato era si fronter,* (55)
 Et a mervile era bon çivaler;
 Non era meltre quant se fasoit torner,*
 Por tanto son per li tenoit plus çer;
 Nen fasoit ren ne le fust agraer.*
5550Mais çel enfant ne se volse contenter, (60)
 Qe tradimento pensarent de son per:
 De lui e de dama Berte voloir atoseger.
 M’i non soit mie ço qi li doit encontrer;*
 Ancor por altro tenpo i·l conpra çer.*
 
 Rubric 156
 Coment Lanfroi e Landris tenoit / Parlamento con qui de Magançe.
 Laisse 157
 
5555Grant fu la cort, meravilosa e grant, (65)
 Qe Pepin tent de conti e d’amirant;
 Si le fo Aquilon e Çofré e Morant.
 Mais desor tot se farent plus avant
 Landris e Lanfroi con eso ses parant.
5560A Karleto petito no atendoit homo vivant, (70)
 S’el non estoit de River Morant;
 E quel le tenoit si con per son enfant.
 Mais li dos traites, qe n’avoit mal entant,
 Cun ses paranti farent un parlamant.
5565En una çanbre se metent çeleemant; (75)
 Landris parloe, qe li cor Deo crevant:
 “Segnur,” fait il, “senpre serò dolant,
 Quando ma mer fo morta si vilmant.
 Se a mon conseil volez eser creant,
5570Nu seren rois de France e de Normant. (80)
 Tant cuito faire par me ençantamant,
 Mon per e Berte anbes comunelmant
 Seront morti a dol et a tormant.”
 Quant cil oent parler cosi l’infant,
5575Dist l’un a l’atro, “Questo è bon convenant.”* (85)
 Nen fu de lor ni petito ni grant,
 Qe no le die, “Fà·lo seguremant;
 Çascun de nos te serà en guarant,
 E si·n seremo e legri e çojant.”
 
 Rubric 157
 Coment Landris cuitoit la novelle / A celes autres de Magançe.*
 Laisse 158
 
5580Quando Landris avoit dito soa rason, (90)
 A qui traites savoit molto bon.*
 Mais (Lanfroi), q’era menor garçon,*
 A lui non plasoit de cele traison.
 Elo le dist, “Entendés moi, baron:
5585Nu semo tot d’una legion. (95)
 Se nostra mer fe quella mespreson
 Contra quella dame, qe tanto li fe don,
 Se pene ne portò, questo blasemo non son.
 E cela dame, qe Berte avoit non,
5590Estoit ben de si bona rason,* (100)
 Jamais a nos no mostrò mal gujerdon.
 Cosi ne ten con fumes ses feon;
 Bertela, nostra sor, de ses filz è conpagnon,
 Com ela fust de soa norison;
5595Ne nostro per no ne ten por bricon. (105)
 De tota la cort aven li major non;
 Ben poon çivalçer palafroi e ronçon,
 Robe avon e destrer aragon.
 Ancir nos per nu no g’aven rason;
5600En cesta cort est molti alti baron, (110)
 Qe de Bavier lì est Aquilon,*
 E si lì est Bernardo de Clermon,
 Morando de River e le dux Sanson.
 Quisti ament Pepin par bona entencion;
5605Se vos pensés qe avenir poron (115)
 Por altro tenpo, o por altra sason,
 Non pensarés a queste traison.”
 Quant cil entendent, s’inf(ron)çì li grenon,*
 Si li dient q’el estoit un bricon;
5610Ço q’elo dist non monta un boton,* (120)
 I lo farà, o el voja o non.
 
 Rubric 158
 Coment Lanfroi parloe contre / son frer e con<trar>ia son dito.*
 Laisse 159
 
 Quando Lanfroi olde son frer parler,*
 Elo li parle cun homes forsoner:*
 “Ai, Landris, no te ven porpenser,*
5615A quela mort qe morì toa mer? (125)
 E tu di no voler·la vençer,*
 Contra color qe la farent finer?
 Por celle Deo qi se lasò pener,
 Se unchamais e ve n’oldo parler,
5620A le mes man tu non porà scanper, (130)
 Qe no t’oncie a mon brando d’açer.
 Doncha, volés senpre eser scuer,*
 Quant poés estre e rois, çivaler?*
 Lanfroi li fait si forte spaventer,
5625Da ora avanti no olsò plus parler. (135)
 Mais saça par voir, no le fe volunter;
 Mes quando vi li voloir de son frer,
 E de li altri parenti de sa mer,
 Ço qe li plas li vait a otrier.
5630Nen soit pais Lanfroi ço qe le doit encontrer, (140)
 Poisqe il oit morta Berte e Pepin son per,
 Remis Karleto, le petit baçaler,
 Qe in Spagne se aloit ad alever;
 E li rois Galafrio li avoit si çer
5635Qe li dè Belisant, sa file, par muler. (145)
 Et elo vene un si bon çivaler,
 Braibant oncis a li brant forbi d’açer;
 E pois cil Karleto f(u) leva enperer;*
 Meesmo l’angle li vene encoroner.
5640Mervelle oldirés in ceste roman conter, (150)
 Se vos starés en pais ad scolter.*
 
 Rubric 159
 Coment La(n)froi e(t) Landris e li altri ses pa(r)enti
 Oncirent li rois Pepin e Berte a venen.*
 Laisse 160
 
 Li rois Pepin, qe sire est de Françe,
 Qe tenoit la tere jusquament in Valançe,
 A gran mervile avoit gran posançe.
5645En ses dos filz avoit gran fiançe; (155)
 Prodomo estoit et a brando et a lançe,
 Ver pover jent avoit gran pietançe;
 D·i pover çivaler avoit gran pesançe.
 Par tot part de lui aloit la nomenançe,
5650Soa segnoria tot le autre avançe. (160)*
 Mais çil (Lan)froi, qe in Deo non oit fiançe,
 Ne le portoit ne amor ne liançe;
 Par lui oncir sempre stoit en balançe;
 Si pris conseil a le segnur de Magançe.
5655De lui oncir non fi longa tardançe; (165)
 De cil penser n’avoit pois tristançe,
 Qe in bataile ne portò pesançe.
 
 Rubric 160
 Coment (Lanfroi) e Landris tratarent la mort / De son per e de dama Berte, filla li rois de / Ongarie, et anbidos oçirent a venen.*
 Laisse 161
 
 Grant fu la cort a Paris la cité,
 Par tot França e davant e daré;
5660La baronia lì furent asenblé, (170)
 Cento civale(r)s fo la jor cor(o)é.
 Li rois Pepin a tot oit doné
 Robe e destrer, palafro sejorné.
 Quant a·l mançer i furent aseté,
5665Davant Pepin tottora serve en pe (175)
 Son filz (Lanfroi), qe mal oit porpensé.
 E davant la raine, cun avoit ordené,
 Servoit Landris cun les autres donçé.
 Çascun avoit tosego e venen destenpré,
5670Tot li pejor qe il ont trové; (180)
 En le vivande, quant furent aporté
 De(n)s demetent planament e soé.
 Li rois si ne manue, qe ne se n’oit guardé,
 E la raine le fist da l’autre le.
5675E quant ont mançé li dolor li est monté; (185)
 Li rois Pepin oit son filz reguardé,
 “Bel filz,” fait il, ”(in) malora fus tu ne,*
 Maleta l’ora qe tu fusti ençendré.
 E sento ben qe m’à envenené.*
5680Segnur, car li bailés ste traito renojé.” (190)
 Ben fust Lanfroi malamente bailé;
 Quant ses parenti furent aparilé,
 Qui de Magançe, cun avoit ordené,
 Çascun de lor oit trata la spe;
5685Sor li palés començent la meslé. (195)
 Aquilon de Baivere e Morando de Rivé,
 Bernardo de Clermont tosto se fu levé.
 Quando virent la corte sbaraté,
 De le palés furent devalé;
5690Çascun s’en vait ver la soa contré. (200)
 
 Rubric 161
 Coment Landris e Lanfroi onçirent / li rois e dama Berte a venen.
 Laisse 162
 
 Grant fu la nosa sor la sala pavée,
 E por Paris fu la novela alée,
 Coment li rois estoit envenenée,
 Et avec lui Berte, la ensenée.
5695Çascun de ceus qe le avont amée (205)
 Si s’en fuçirent por rivé e por stree.
 E Landris e Lanfroi, quant i ont guardée,*
 Qe li rois e la raine sunt morti versée,
 Demantenant desendent a·l degrée.
5700Monta a çival e furent ben armée, (210)
 Con tot celor qe l’ont con lor pensée.
 Corerent la tere e tota la contrée;
 Ne le fu homo de tanta renomée,
 Qe contra lor olsast prender spee.
5705Quando de la tere furent asegurée, (215)
 A le palés furent retornée.
 Una colsa farent, par non eser blasmée:
 Li rois e la raine ont aseterée
 Si altament cun pote eser devisée,
5710Por li conseil de li son parentée. (220)
 Açoqe entro lor non cresese meslée,
 Çascun de lor si fu rois coronée.
 Mais Lanfroi si fu li plus dotée;
 E Landris estoit plus ensenée.
5715Por mal aient cella ovra porpensée, (225)
 Qe Damenedé n’i oit plus obliée.
 A çascun donò coment ont ovrée,
 Nen porent avoir fato major peçée.
 Con dist Salamon, qe fo li plus dotée,
5720Apreso Adam qe in ste mondo fu née, (230)
 E Jesu (qe) de Verçene fu née:*
 “Qi ofent a li per, mal avoit esploitée;*
 Nen poit falir ne l’aça çer conprée.”
 
 Rubric 162
 Coment parole Salamon, “qi ofent / A li per avoit mal g(uj)erdon.”
 Laisse 163
 
 Segnur baron, de ço siés çertan:
5725Qi ofent a li per a torto et a ingan, (235)
 Non po paser lungo tenpo nian
 Qe por son per non duri grant achan.
 Landris e Lanfroi furent dos tyran;
 Quant oncient son per a torto et a ingan,
5730De cesta colsa aloit si grant enfan* (240)
 Partot se dient en tere de Cristian,
 E in Paganie, en tere d·i pagan;
 Tot li blasment, li petit e li gran,
 E çivaler, burgois e vilan.
5735De ces dient tros en Jerusalan; (245)
 Pur de l’oldir n’oit la jent spavan.
 Li rois Galafrio, qi no l’amoit un pan,
 Li desplasoit quel ovre e quel engan.
 Dist l’un a l’altro, “De ço siés certan;
5740Qe por ces ovre non virà longo tan. (250)
 Si ont malovré, i non serà çojan;*
 Morir convirà a dol et a torman:
 Qe de le rois Pepin remist un enfan,*
 Karleto, le petit çovençel de pois an;
5745Filz fu de Pepin e de Berte enseman.” (255)
 Mais celle frer no l’ament nian;
 Ne·l vose oncir; tent el con ses fan,*
 Lasa·l aler et arer et avan.
 
 Rubric 163
 Coment Karleto dure gram sofraite / In la cort de son frer et de Galafrie li rois.*
 Laisse 164
 
 Oeç, segnor, e siez entendant,
5750Li du malvés qe li cor Deo crevant, (260)
 Qe son per oit morto a mortel traimant, *
 E la raine avec lui ensemant,*
 Karleto le petit baçaler de jojant*
 En la cusina . . . cum fait li sarçant.*
5755E qui so(i) frer li tenia por niant (265)
 Si se fasoit doter qe nesun homo vivant
 Ne le pooit contradir de niant.*
 Qui de Magançe, qi estoit ses parant,
 Fasoit de la cort tot le so comant.
5760Aquilon de Bavier e des autres ben çant (270)
 Ne l’olsent aparer da celle jor avant,
 Qe morto fo Pepin e Berte ensemant.
 Ma Morando de River tant amoit l’infant,
 Qe por paure ni autre destorbamant,
5765Karleto no anbandonò finq’el fo vivant. (275)
 Mais por paure de celle male jant,
 Ne se olsoit descovrir de niant.
 Volez oir, segnor, un grant inçantamant,
 De li rois Galafrio, de la paine jant?
5770Novella oit oldu de França e de Normant, (280)
 Si fait çiter ses sorte e ses encantamant.
 Li saçi qe le butent trovent noiremant*
 Qe un Karleto q’estoit petit enfant
 Deveroit eser enperer droitmant,
5775Et avoir la corona trosqua in Jerusalant. (285)
 Mes avantqe cil soie, durerà pene tant
 Ne le saveroit dir nesun homo vivant;
 Deschaçé seroit de le son casamant,
 Por altru tere aliroit mendigant.
5780Unde Galafrio par tot son tenimant (290)
 Si fe bandir et arer et avant,*
 Qe paser non posa ne petit ni grant*
 Se primement ne li è mené davant.
 E questo fe li rois a esiant,
5785Par savoir se par nula ren vivant, (295)
 Elo poust avoir celle infant.
 
 Rubric 164
 Coment Ka(r)leto ferì son frer / Cum un spe de la cosine.*
 Laisse 165
 
 Segnur baron plaroit vos ascolter,
 Ço qe fe Karleto le petit baçaler,
 Qe de rois estoit fato cusiner?
5790En la cusine estoit a·l spi mener; (300)
 Non olsoit a·l palés ne a la sala monter,
 Si gran paura avoit de ses frer,
 Qe de lui non faissent ço ch’arent de·l per.*
 Tant stoit l’infant ne pote plus endurer;
5795Una gran feste, el guardoit sor li soler; (305)
 Landris el voit illec traverser.
 L’infant le vi, cuita de·l dol raçer,
 Quant se pense de·l per e de la mer,
 Cum qui le farent a mala mort finer.
5800Davant soi el prist a guarder; (310)
 Un spe el prist de arse de aroster.*
 Por ira e maltalant, el va contra son frer;*
 Por me le viso elo li vait doner.
 Ma le enfant estoit petit baçaler;
5805Ne le pote ben de·l tot enperer,* (315)
 Mais si le fait de·l vis le sangue rajer.
 Morto aust l’infant, mais Morando de River
 Si se sasi, s’il vait a co<v>oter,*
 Siche no li poent ni prender ni bailer.*
5810Via l’en mene, qi ne doja nojer. (320)
 E d’Aviçon, lì fu Rainero li çivaler;
 For de Paris l<e> mena en un verçer,
 Et illec le tenent tres jor tot enter.
 Porço le fi Morando de River,
5815Por li malvés qi le fasoit spier, (325)
 Par tot parte lu çercher par trover;
 Voluntera l’aust <fato> finer.*
 Or se comença de Karleto li çanter,
 Cum li menò Morando de River.
5820Nen pote pais en França demorer; (330)
 En Sarasinia le conven amener.*
 
 Rubric 165
 Coment Morando de Rivere en menò / Karleto li enfant en Saraçoçe, et coment fu apresenté davanti li rois Galafrio.
 Laisse 166
 
 Morando de Rivere si oit grant atent;
 Plus aime Karleto de nesu hon vivent.*
 Por amor de son per, li amoit lojalment,
5825E de lu estoit plus dolent, (335)
 De homo qe fust a li mondo vivent.
 Por son amor el se mis en torment;
 En tel tera lo menò dont avè gran spavent.
 Trosqua a Saragoça nen foit arestament;
5830Cuitoit cel infant mener çeleement, (340)
 Mais no li valse un diner valisent,
 Qe li oster oit por comandament
 De lor apresenter sença demorament.
 Or entendés, segnur e bona jent,
5835Quant Morant de Rivere l’infant menarent (345)
 Quanti el çerchò e ’mis e parent,*
 Tot primement por lo men esient,*
 Ad Aquilon l’infant condudent.
 E cil de lui molto en fo dolent,
5840E ben li fe ço qe a lui apent; (350)
 De lui servire nen fu pais mie lent,
 Si le donò ço qe li fu a talent.
 “Bel filz,” fait il, “nu semo a nient;*
 Landris e (Lanfroi) cum altri ses parent
5845Si ont si pris le tere e i teniment,* (355)
 Qe n’i poremes contrastar de nient.
 A nos convent aspeter altro tenp;*
 Qe pois faron, se Deo plas altrament.”
 E cil le dient, “A ves comandament.”*
 
 Rubric 166
 Coment Aquilon de Baivere / Parole a Morant de Rivere.
 Laisse 167
 
5850“Segnur,” dist Aquilon, “ne vos doja nojer;* (360)
 Questi dos frer, qe Deo posa creventer,*
 Ont si pris le tere e le river,
 Si fait a la jent a soi decliner,*
 Qe no li porumes de nojant <con>traster.
5855E ò un filz qe tanto è saço e <ber>; (365)
 En tot le mondo el non oi<t son p>er,
 Qu’el vos saverà de·l tot co<nseiler>,*
 Cum vos devés e fare e o<vrer>.”
 Doncha farent Naimeto apeler;
5860L’infant vi Karleto, si le corse enbraçer, (370)
 E si le dist, “Benvenez, meser;*
 Li mon conseil e vos vojo doner:
 Qe non deça qui de lo seçorner.*
 En autre part vos conven<t> erer,
5865Por li amisi querir e demander. (375)
 Mo no è tenpo de guera comen<çer>,*
 Qe li traites qe <oncirent son per>,*
 De tota França sont fato coroner;
 A lor atent peon e çivaler.
5870Ma d’una ren e no vos quer nojer; (380)
 Vu, mon segnor, estes un baçaler;
 Ne mo ne vos nen porumes bailer
 Nulle arme por ferir e çostrer.
 Quan tel seron, qe nos poron aider,
5875Mal aça quel qe s’en trarà arer, (385)
 De qui traites confondre e mater.”*
 Quando Karleto li oldì si parler,
 Elo li vait a li col abracer,
 E anbedos acoler e baser.
5880I demorent ilec un mois tot enter; (390)
 Pois prendent conçé, pensent de·l çivalçer.
 A Bernardo de Clermont i vont a parler,
 E prendent son conseil d’en altro regno aler;*
 E i le font sença nesun tarder.
5885Ora s’en vait Morando de River, (395)
 E mena Karleto, le petit baçaler.
 E Rainer d’Aviçon ne le volse abandoner;
 Tant alirent cun Deo li volse mener,
 Qe i çonçent a un malvais oster,
5890Qe estoit preso una selva meravilosa e fer, (400)
 O starent li larons; nul homo po paser
 Qe i non faça oncire e rober,
 E quant avoir i poent guaagner,
 Tot le darent a celle son oster;
5895El fu de França, e lu e son per. (405)
 Quant morto fu Pepin, el se convene aler,
 Qe avec lor non pote converser.
 Quando çelor se farent ostaler,
 L’oster conoit Morando de River,
5900Karleto l’infant el prist ad aviser. (410)
 Doncha le prist por rason demander,
 “Segnur,” fait il, “ne vos estoit doter,
 Ne contra moi de vos devés celer.
 Ben vos conosco, vu, Morando de River,
5905E vos, Bernardo, qe estes pro e ber, (415)
 Questo è Karleto, mon segnor droiturer.”
 
 Rubric 167
 Coment arrivarent a la mason / de li hoster qe li dona li avoir.*
 Laisse 168
 
 Quando Morant oit cella parola oie,*
 Ver li oster ne se çelò pais mie.
 Quando el vi qe si le conovie,
5910E li oster si fu tot plen de cortexie, (420)
 Molto riçament li oit hostalie;
 Da boir e da mançer li dona a gran plantie;
 Ilec demorent, terço jorno conplie.
 Quant s’en volent aler, a li osto disie*
5915Qe conçé li donast par soa cortexie. (425)
 Dist li oster, “Daq’el vos delie,*
 E vos comant a·l filz sante Marie.
 Ma non alirés si poverament mie;
 De mon avoir portarés a gran manentie.”
5920XX. somer d’avoir ben carcie (430)
 Li ont doné; pois l’ont convoie*
 Por celle bois e por celle male vie,
 O estoit li larons, qe Jesu mal en die.
 Quant li larons voit celle somarie,
5925S’i ont çoja, no m’en demandés mie; (435)
 M’i ont guardé for por la praerie,
 Voit li oster sego en conpagnie.
 Quant le verent, se tenent scernie;
 Lasa·li aler droitament en sa vie.
5930E li oster, qe Jesu benedie, (440)
 Dist a Karleto, “Ne vos dotés mie.
 Asa avon avoir e manentie;
 Toto li conservo a vestra segnorie,*
 Quant vos serés in etae conplie.”
5935Unde Karleto e Morando le mercie; (445)
 Da lor se part quant fu asegurie.
 A li oster çunçent donde e vos lasie,*
 Qe in Saragoça furent alberçie.*
 E quel fu saço, por bando de la crie,
5940Davant Galafrio, tot tros li convie. (450)
 
 Rubric 168
 Coment furent representé davant / Li rois Galafrio, et il li parole.
 Laisse 169
 
 Davant Galafrio si fu l’osto alé,
 Li qual s’estoit molto cojant e lé.
 E la raine estoit a son costé;
 Una fila avoit, petit en eté,
5945Una plu bella non fu unqua trové; (455)
 Li rois la tent apreso son costé.
 Quant voit li rois, si le ont demandé,
 Qe çent sont et dont furent né.
 Li rois le guarda, si s’en fu mervilé,
5950E dist, “Segnur, dites mo verité.” (460)
 Morando parole, qe ben fu adoné,*
 “Merçeant sumes, alon por li me(r)çé.”
 Dist Galafrio, “Ces croir non pos e;*
 À li merçé qe vendés e conpré?”
5955“Çival, bel sire, palafroi e destré.” (465)
 E dist li rois, “Vos dites falsité.”
 Saçés, segnors, como estont coroé?*
 Çascun avoit capuç, çapiron daré.
 En meço de lor dos estoit Karleto acovoté,*
5960E li rois Galafrio li oit aregardé. (470)
 A la fature qe a lu fu conté,
 Entro son cor avoit devisé,
 “Questo è Karleto, q’i frer ont deschaçé.”*
 Alor dist a Morando, “Pas ne vos doté,
5965Vos e q(ui) altre qe vos sont daré; (475)
 Aço longo tenpo querì e demandé.
 Vu sì de França nasu et ençendré,
 E quel petit, qe vos tenés daré,
 Estoit Karleto, e questo çelar non poé.”
5970Morando l’oldò, molto fo spaventé; (480)
 Ben croit qe Galafrio li aust atué,
 Por la vegnançe de son frer l’amiré*
 Qe Pepin oncist en bataja de pre,
 Quando li rois li ont aseguré.
5975“Mon sir,” dist il, “ben dites verité.” (485)
 Adoncha li rois oit Karleto apelé,
 “Bel filz,” fait il, “la capa vos osté.”*
 E cil le foit, poisqe l’oit comandé;
 En un blial de soja fu remé.*
5980Qi doncha veist de Karleto la belté: (490)
 Plus est il blanco qe neve glaçelé,
 Li ocli var como falcon mué,
 Li çavi oit blondi reçerçené,
 E plu lusenti de l’or smiré;
5985Plus fer oit li guardo qe lion encaené. (495)
 Sa fia Belisant molto l’oit reguardé,
 E li rois le dist, belament e soé,
 “Bel filz Karleto, e vo ca marié*
 En mia fila, se prender la volé.”
 
 Rubric 169
 Coment li rois apelle Karleto / Li enfant se le fait grant ho(n)or.*
 Laisse 170
 
5990Li rois apela Karleto en ojant; (500)
 “Bel filz,” fait il, “or vos faites avant.
 S’elo vos plas, e vos do Belisant,
 Ma bela file, qe je poramo tant.” ((155))
 E dist Karleto, “Et eo no la contant.”
5995Anche petit fust, el parlò saçemant: (505)
 “Bon rois,” fait il, “je sui a·l ves comant.*
 Se ço qe dites, la raina li consant,
 E questa polçeleta, qe vos est davant, ((160))
 Eo la prenderò per un tel convenant,
6000Q’ela prenda la loe o je sui creant; (510)
 Ço est Crestentés, e li batecamant.”
 Dist la raine, “Et eo si le consant.”
 Doncha verisés baldor e çoja grant; ((165))
 Ilec fu Falsiron e Marsilio e Balugant.
6005Gran çoja menent le petit e li grant; (515)
 Li rois l’ama cosi como un de ses enfant.
 Un gran palés li dona a son comant;
 Savés coment s’en aovrò Morant? ((170))
 Por oldir mese e li Deo sagramant,
6010Gran cort mantenent Karleto l’infant.* (520)
 Tant l’amoit Galafrio cum Balugant,
 Marsilio avec lui ensemant.
 Nian Karleto no era pais si lant ((175))
 Q’el non donast robe e palafroi anblant,
6015Falcon e sparaveri tenoit plus de çant; (525)
 De lu se parloit tros in Jerusalant.*
 Braibant l’olde dire, un rois oltreposant,
 Qe li rois Galafrio, e lui e sa jant,
 Tant honoroit la Cristiane jant, ((180))
6020En son palés fasoit orer li sant, (530)
 E çanter mese e li Deo sagramant.
 Tal oit li dol par poi d’ire non fant;
 Dist a sa jent, “Ben do eser dolant, ((185))
 Quando Galafrio è fato recreant;
6025Renojé oit Macon e Trevigant.” (535)
 Dist Danabrin, “Vu no valì niant.
 Envojez a lui tosto, demantenant;
 Sença demore, ve mandi cele enfant, ((190))
 E cele autres qe son en Deo creant.
6030S’elo·l vol faire, reçevés cun parant;* (540)
 E soa fille qe oit nome Belisant,*
 La donarés a ves fil Bruant.
 S’el no·l vol faire, morto sia eramant;* ((195))
 Desovra lui menarì tant çant,
6035Non se porà nonbrer li miler ne li çant; (545)
 No li lasaron tera ni casamant.”
 Dist Braibant, “Par mon deo Trevigant.
 Milor conseil no quero ni no demant.” ((200))
 Quatro pain d·i meltri de sa çant
6040Fi pariler alo demantenant. (550)
 
 Rubric 170
 Coment Braibant en(v)oja li mesancer / A li rois Galafrio por Karleto.*
 Laisse 171
 
 Rois Braibant nen volse demorer;
 Quatro mesajes el foit pariler.
 “Segnur,” dist Braibant, “el vos convent aler ((205))
 Enç en Spagne a Galafrio parler;
6045Da la ma part vu li dovés nonçer, (555)
 Qe de lu me poso durament merviler,
 Quando s’oit lasé si vilment ençegner,
 Qe in Deo croi, qe fu un paltroner. ((210))
 Se demanes no m’invoja li baçaler,*
6050Li qual se fait Karleto apeler (560)
 (Filz fu Pepin, un rois d’oltra mer),
 El me verà sor lu çivalçer,
 Cun tant de jent cun porò asenbler. ((215))
 E se le porò prendre, si le farò çuçer (565)
6055Como laron, qi est repris d’anbler.”*
 Dist li mesaçi, “Non stoit plus doter;
 Ben faron l’anbasée, se le poron trover,
 Mejo qe non savés ne dir ni diviser.” ((220))
 Li quatro mesajes, sença plus demorer
6060Conçé prendent, se vont a ’pariler (570)
 De celle colse qe li ont mester;
 Pois se metent por le çamin herer.
 Tant alirent e por tera e por mer, ((225))
 D’un çorno e d’altro, como dist li çanter,
6065Vent a Saragoçe in l’ora de·l disner. (575)
 Ad un oster se von ad alberçer,
 E si mançent qe li oit gran mester.
 E quant ont ma(n)çé, se vont a coroer ((230))
 De riçe robe, de porpre e de çender,
6070Por honorançe de Braibant, son ser. (580)
 
 Rubric 171
 Coment li mesançer de Braibant / aloit davanti Galafrio.*
 Laisse 172
 
 Li mesaçer nen fu pais esperdu;
 Molto riçament son calçé e vestu.
 Ven a la cort e ben son conou; ((235))
 Plus de mil çivaler i·le ont veu,*
6075Qe tot creent Macometo e Cau. (585)
 Si le fu Karleto e Morando son dru,*
 E Balugant e son frer anbidu.
 E quant Galafrio s’en est aperceu, ((240))
 Contra le vait, si le oit a le man prendu.
6080Pois si le dist, “Vu siés benvenu. (590)
 Unde estes vos; qi vos oit trametu?”*
 Un de lor parole, qi fu li plus menbru:*
 “Mesaçer sumes Braibant li çanu;* ((245))
 A vos el n’oit por mesaz trametu;
6085El no vos manda amisté ni salu. (595)
 Savés porquoi il est irascu?
 Qe por mesaçi el oit entendu
 Qe non creés Machometo ni Cau; ((250))
 Faites orer la loi de Jesu
6090Par un damisel, qe filz Pepin fu. (600)
 Elo ves mande, se volez salu,
 Qe quel Karleto vu l’invojez a lu.
 Colsa como no, vos è mal avenu; ((255))
 Nen vos valerà valisant un festu;
6095Vu serés morto, con laron apendu.” (605)
 Karleto fu apreso qe l’oit ben entendu;
 Za li aust por li çevo feru,
 Quant li rois li oit retenu. ((260))
 
 Rubric 172
 Quando Karleto olde li rois menaçer, / a mervelle fu dollant, si volse ferir li me/sajes, quando li rois le pristi . . . *
 Laisse 173
 
 Gran dol oit Karleto, ne l’oit onqa major,
6100Quant il oldì menaçer l’almansor,* (610)
 Q’il tenoit a per et a segnor.
 Galafrio parole verso li anbasaor:
 “Segnur,” fait il, “non parlez por iror, ((265))
 Qe por Macon, qi est mon defensor,
6105Uncha n’à mais li mon antesor* (615)
 Nen oldì mais un tel desenor,
 De mo apendre a guisa de traitor.
 Nen fose por tanto qe estes anbasaor, ((270))
 Asa vos faroie pena major;
6110Arder vos faroie en fois et en ardor, (620)
 E questo vos faroie por li vestro segnor.
 Demantenant tornarés sens demor,
 Si le dirés qe no·l doto una flor; ((275))
 E ò tros filz, a·l mondo non è milor;
6115A Karleto ò doné ma fila por amor; (625)
 Tanto amo lui como eo faço lor.
 S’el pasa mer, el non farà retor*
 Qe non remagna de li so(n) milor,* ((280))
 Si·n tornerà cun onta e desenor.
6120Si me le dì, e non aver paor, (630)
 Ben po savoir se son gran segnor,
 Qe dos Domenedé eo aço por defensor:
 Tot primament, Macometo li major, ((285))
 E pois cil Deo qe clama li peçaor,
6125Li qual qe soja me farà vinçeor.” (635)
 Quant cil l’intendent, par poi nen mor d’iror;
 Cosi starent coi cun fait l’avoltor.*
 
 Rubric 173
 Coment Karleto parole a li mesaçer / De quo li rois n’oit çoie.
 Laisse 174
 
 Quant li rois oit dito soa volunté ((290))
 Verso color qe l’avoit menaçé,
6130Si gran dol n’oit, par pois n’en son raçé.* (640)
 Mal aça quelo qe aça moto parlé,
 Quando Karleto li oit aderasné:*
 “Segnur,” fait il, “dites moi verité; ((295))
 Perqe oit Braibant par moi envojé?
6135E son celu qe vos en demandé.” (645)
 E li mesaçi ont Karleto guardé,
 E si le virent si bel e informé:
 Li ocli var con falcon mué, ((300))
 Le braço groso, e le pugni enquaré. (650)
6140Dist l’un a l’altro, “Questo è d·i bateçé,
 Si è colu par cui nu semo envojé.
 A gran mervile avoit gran belté;
 De lu oncire seroit gran peçé.” ((305))
 E dist Karleto, “De qe vos conselé?”
6145E celle le dient, “Ne vos serà çellé; (655)
 Nu sì conten de la vestra belté.
 Se mon segnor v’aust en poesté,
 Ne vos donroie por grande riçité, ((310))
 Quando renojesi celu qe aoré;
6150Colsa como no, serise a morte çuçé.” (660)
 Lor dist Karleto, “Da ma part li conté,
 Qe richamente eo sonto marié,
 Qe li rois Galafrio m’à sa fia doné, ((315))
 Ço est Belisant, la saça e la doté.
6155Par moi amor ela s’è bateçé; (665)
 Delinqui oit Macon e si croit en Dé,
 Çelui qe fu sor la cros enclodé.
 Ben la defenderò a·l trençar de ma spe
 Dever Braibant, qe l’oit demandé.” ((320))
6160Galafrio l’olde, un riso n’oit çité; (670)
 Elo l’acolle por grande amisté;
 E Balugant l’oit por la man pié,
 En autre part el l’oit mené.
 
 Rubric 174
 Coment li mesaçer s’en alent / e retornarent a son segnor.*
 Laisse 175
 
 Li mesaçer ne volent demorer; ((325))
6165Prendent conçé, se metent ad aler. (675)
 Tant alirent, ne volent demorer,
 E pasarent e por tera e por mer,
 A son segnor venent a repairer. ((330))
 La novela li conte qe li foit airer;
6170“Mon sir,” dist li mesajes, “nu vos devon conter; (680)
 Li rois Galafrio non v’ama un diner.
 A quel damisel qe è de·l Batister
 Oit doné sa fila por muler. ((335))
 Plu ama lui, ne vos poria conter;
6175Si cun son fil elo le fa clamer.” (685)
 Quando li rois li olde si parler,
 S’el oit dol, non è da demander.
 Dist li mesajes, “Fol est quel baçaler; ((345))
 Feru n’averoit, sença altro menaçer,
6180Quando Galafrio si le prist darer.”* (690)
 
 Rubric 175
 Coment li mesaçer parole a Braibant.
 Laisse 176
 
 Li mesaçer nen demorent mie;
 Dist a li rois, “Macon vos benedie;
 Li damisel non oit barba ne mie.
 Çovençel est, si oit gran segnorie; ((345))
6185Forment l’ama Galafrio, si le oit doné sa fie: (695)
 Por muler l’oit presa, si l’oit bateçie,
 Si croit en Deo, le filz sante Marie.*
 Cil damisel oit si la çera ardie, ((350))
 Qe de·l veoi(r) la çent è spaventie.*
6190Molto vos menaça a la spea forbie,* (700)
 Et avec lui tota sa conpagnie.”
 Dist Braibant, “Ces non obliarò mie;
 Si e lo trovo in canpo ni en vie, ((355))
 Per Macometo, o je sui avoie,*
6195Se trovo Galafrio non portarà la vie; (705)
 Morte serà, lui e sa baronie.”*
 
 Rubric 176
 Coment Braibant demanda conseli a ses barons.
 Laisse 177
 
 Li rois Braibant nen fu pais demoré;
 Adonc apelle ses rois e ses amiré, ((360))
 A un conseil n’oit quarante sé,
6200Tot d·i milor e d·i plus honoré, (710)
 Qe il avoit dentro da son regné.
 En una çanbre li mena a la çelé;
 “Segnur,” fait il, “mal avon esploité,* ((365))
 Quando Galafrio estoit arenojé.*
6205Renojé oit Macon, e si croit en Dé, (715)
 Cil Crucifixo qi prendent li Çué,
 Par un damisel, de França la loé,
 Qe filz fo Pepin, qe son filz oit atosegé; ((370))
 Et oit nome Karleto, cosi est apelé.
6210E so par voir, e i n’à sorte çité, (720)
 Se cil enfant po vivere in eté,
 Segnor serà de tota Crestenté,
 E sovra tot enperaor clamé. ((375))
 E porço Galafrio qe à questo trové*
6215(Qe a Roma doit esere coroné), (725)
 Li oit sa filla por mojer doné.
 Sor son palés en la sala pavé,
 Oit una glese et un altar sagré, ((380))
 E fa çanter mese, e l’oficio de Dé;
6220E Macometo si li è oblié. (730)
 De questa onte par poi non son raçé;
 Conselés moi a foi et a lialté,
 A ves conseil, si con vos me diré;* ((385))
 Eo me serò a ves conseil ovré.”
 
 Rubric 177
 Coment Cornuç parole a li rois.
 Laisse 178
 
6225Quant li baron oldent et intendent,* (735)
 Rois ni baron no lì forent solament.
 Un rois parole d’oltre Jerusalent;
 Cil oit nome Cornuç, se la istolie no ment. ((390))
 Davant Braibant parla ireament,
6230“Ai, sire rois, vu no valì nient, (740)
 Quando vos faites tant demorament;
 Ad asenbler ves omes e vestra gent,
 XL. rois avés a ves comandament; ((395))
 A le menor riche reame apent.
6235Se far le volés, de ces non doto nient,* (745)
 Qe li rois Galafrio, vu lo farì dolent,
 Si le torì tere e casament,
 E quello Karleto condurì vilanement. ((400))
 Morto serà, delivré a torment,
6240Qe tot son arte ne le varà nient. (750)
 Jamais contra vos, ni la vestra jent,
 El non prenderà arme ni guarniment.”
 Li rois l’intent, si s’en rise belament; ((405))
 Por la parole mile marçé li rent.
6245E si le dist, e ben e lojalment, (755)
 “Cornuz,” fait il, “e vos tegno a parent.
 Quant averò asenblé mes homes e ma çent,
 Mon astendardo serà a ves comandament.” ((410))
 
 Rubric 178
 Coment Braibant parole a li rois.*
 Laisse 179
 
 Un autre rois, c’oit nome Balatron,
6250Quel ten la tere qe fu rois Salamon, (760)
 A gran mervile oit li cor felon;
 Non è si fol pain tros li Carfaraon.
 Davant li rois departì la tençon: ((415))
 “Bon rois,” fait il, “porquoi vos çeleron?
6255Ne vos dirò mençogna de bricon; (765)
 Tanti avés Sarasin e Sclavon,
 Se far le volés cun vestra legion,
 A vos non durerà ne çité ne dojon. ((420))
 Con vestra jent prenderì tot li mon;
6260Li rois Galafrio, ne le petit garçon, (770)
 Encontra vos non averà guarison.
 Se pason mer en nef et en dormon,
 Nu li ape(n)deron davanti un stacon, ((425))
 Ça ver de nos non averà guarison.*
6265Pois aliron en França et a Lion, (775)
 Si conquiron tota la legion;
 Trosqua a Rome nu vos coronaron;
 Li son san Pero fora nu li traron, ((430))
 Si le meteron Trivigant e Macon.”
6270Dist Braibant, “E nu questo otrion; (780)
 A gran mervile quest’è bona rason.
 Milor consejo non quero en ceste mon;
 E mo e vos, nu seren conpagnon.” ((435))
 
 Rubric 179
 Coment li rois Damabruz . . . *
 Laisse 180
 
 Rois Danabruns si fu en pe levé;
6275Saçes omo ert, e molto ben doté, (785)
 E in sa loi estoit molto amé.
 “Bon rois,” fait il, “e vo qe vu saçé,
 En tot li mondo, e de longo e de le, ((440))
 Meltre de vos nen soroit trové.*
6280Se mon conseil prender volé, (790)
 Vu mandarés par tot le contré,
 A bors a ville a cité et a çasté.
 Asenblarés vestra jent, e rois et amiré,* ((445))
 Tanti n’averés quando forent asenblé
6285Qe ça li nonbre n’en seroit conté. (795)
 Pasaron mer en nef et en galé,
 Spagna prenderon; Galafrio l’amiré,
 Morto serà tote tros so rité, ((450))
 Falsiron e Marsilio, q’el celi en tel herté,*
6290E Balugant, li menor in eté. (800)
 E dapoisqe de çestor nu seron delivré;
 Quel Karleto non doto una poma poré.”
 Dist li rois, “Vu avì ben parlé; ((455))
 Eo farò ben la vestra volunté.”
6295Li rois Braibant nen oit demoré; (805)
 Letere oit fato, e brevi sajelé,
 Et oit mandé par tot le contré,
 Por le reami e davant e daré. ((460))
 E celle rois qe le ont en poesté
6300Ont sa çent requesta e demandé. (810)
 Quando tota çent furent asenblé,
 Tanti furent a verdi helmi çemé,
 A nove tarçe, a lançe et a spe, ((465))
 Quatro cento mille furent adesmé.
6305Si le furent trenta rois coroné; (815)
 De çivaler lì fu a gran planté.
 
 Rubric 180
 Coment li rois Braibant (f)i asenbler / Sa jent por aler a Saragoçe.
 Laisse 181
 
 Li rois Braibant nen volse demorer;
 El fi ses rois e sa jent asenbler. ((470))
 Quatro cento mille se poent esmer,
6310A bone arme a corant destrer. (820)
 Li rois Braibant tanto se fait priser,
 En soa loi n’à milor çivaler.
 Le arme qe il porte no se po rojer,* ((475))
 Por grant avoir qi le deust conprer.
6315Durendarda porte qe tant fait loer; (825)
 De l’elmo qe il porte tanto fu dur l’açer,
 E si avoit si bon li tenper,
 Jamais de lui ne se pote trençer. ((480))
 De le aubergo no vos vojo conter,
6320Ne teme qe par lui se poust endaner.* (830)
 Qe vos doie li plais plus alonçer?*
 Se il creist a li voir justisier,
 Milor de lui ne se poroit trover. ((485))
 E quando cun Karleto el vene a çostrer,
6325Ben li mostrò s’elo era lainer. (835)
 Donc fait il soa jent asenbler,
 E pasarent oltra l’aigua de·l mer.
 Enç en Espagne venent ad ariver;* ((490))
 Apreso Saragoça s’alirent a loçer;
6330Tendent tendes en pre et in verçer. (840)
 Galafrio le vi, n’ait en lu qe irer;
 El vide ben qe li estoit mester
 De soi defendre, o far·se vergonçer. ((495))
 O vi Karleto le prist a demander:
6335“Bel filz,” fait il, “par vos ai ste nojer. (845)
 Veeç pain e davant e darer?
 Ça son venu par moi desariter,
 E vos prendre s’i ve poront bailer.” ((500))
 Dist Karleto, “Avì altro penser.
6340S’i son venu par vos desariter, (850)
 Por mal lì venent, se poso arme bailer;
 Tosto li averò li afar calonçer.
 Jamais mon Deo non averò renojer, ((505))
 En lo qual e ò tota quanta ma sper.
6345Bon m’averà il da lor defenser.” (855)
 Li rois l’intent, si le vait acoler.
 
 Rubric 181
 Coment s’aloçent a Saragoçe.
 Laisse 182
 
 Davanti Saragoçe in le pre verdojant,
 S’aloçarent Sarasin e Persant. ((510))
 E furent tanti a verdi helmi lusant,
6350Conter ne se poroit le milor ne li çant. (860)
 Li rois Braibant si se fait en avant,
 E si apelle ses rois, ses amirant;*
 Davant lu n’avoit plus de çant. ((515))
 “Segnur,” dist il, “ben est aparisant,
6355Qe Galafrio si me ten a niant, (865)
 Quando demanes, sença termen prendant,*
 Elo no m’oit envojé celle enfant.
 Cornuz, bel frer, monteç en auferant,* ((520))
 Aleç a Saragoça, si le dites en ojant,
6360Se demanes ne m’envoja l’infant (870)
 A cui oit doné sa file Belisant,
 Cosi farò de lui ensemant
 Com de çelu q’è apendu a·l vant.” ((525))
 Dist Cornuç, “Por mon Deo Trevigant,
6365Eo le dirò plu dur et aspremant.” (875)
 Li rois Cornuç nen fait arestamant;
 Ven a sa tende, pris son guarnimant.
 Veste l’aubers, alaça l’elmo lusant; ((530))
 Çinse la spea, monta en auferant.
6370Brandist un asta a li fer trençant, (880)
 Davant da soi, tarça de olifant.*
 Ven a Saragoça, da la porta davant,
 Ad alta vos el criò altamant: ((535))
 “A, rois Galafrio, el vos va malamant;
6375Savés parcoi vu ne demorés tant? (885)
 Qe a mon segnor, li forte rois Braibant,
 No le envojés Karleto li enfant,
 Qe vu tenés en ves sale plus grant, ((540))
 O fa çanter mese e li Deo sagramant.
6380Doné li avì vestra filla Belisant. (890)
 Tosto me·l bailés a moi en cest canp,
 Qe je le moine a mon sir l’amirant.
 Se vu no·l faites, saçés a esiant, ((545))
 En vostre vite nen daroie un guant.
6385Apendu serés con lairon puant, (895)
 <O> arse en fois, çité la polvere a·l vant.”*
 Li rois l’intent, si·l ten por niant;
 Karleto estoit ilec de presant, ((550))
 De le parole estoit ben atant.
6390Za dirà il un pois de son talant:* (900)
 “Bon rois,” fait il, “se vos m’amés niant,
 Doneç a moi le arme e·l guarnimant.
 A quel pain dites·le segurmant, ((555))
 Qe un petit atende en avant,
6395Qe demanes l’invojarì l’infant.” (905)
 Dist Galafrio, “Ces non farò niant;
 Vu sì un damisel, baçaler de jojant,
 E cil est un rois a mervile posant. ((560))
 Encontra lui non varisi niant;
6400No le durarise a spea ni a lanç.” (910)
 Dist Karleto, “Se vu non faites nojant,
 Nen serò jamais ves benvojant,
 Ne mais non prenderò vestra fila Belisant.” ((565))
 Quando li rois olde pur son talant,
6405O voja o no, elo li consant. (915)*
 A li balcon de celle pavimant,
 Dist a·l pain qe defora l’atant:
 “Or vos sofrerés en pais bellemant, ((570))
 A li rois Braibant vojo envojer l’infant.”
6410Dist Cornuç, “Vu farì saçemant.” (920)
 
 Rubric 182
 Coment Ka(r)leto s’adobe, e Morant / li fait çivaler; et il aloit defors et oncis li pain, de quo fu grant çoie.
 Laisse 183
 
 Li rois Galafrio, qe tant fait a loer,
 A Karleto fait riçe arme porter,
 E si le vol far çivaler. ((575))
 Dist Karleto, “Non aça quel penser;
6415Ç(i)valer non serò da le man de Escler.” (925)
 Civaler se fi faire a Morando de River;*
 El veste l’aubers e calça le ganber;
 Morando le çinse le brando forbi d’açer, ((580))
 Le speron li calçoit li altro civaler.
6420Li rois Galafrio li donò un bon destrer, (930)
 E cil meesme li vait l’eume a laçer.
 E la raine li vait a baser:
 “Bel filz,” fait ela, “se ve lasés mener, ((585))
 En mia vite mais viver non quer.”
6425E Belisant nen stoit de plurer; (935)
 Quando Karleto la voit a baser,
 Si la conforte: no se doja nojer,
 Qe en petit d’ore el tornerà arer.* ((590))
 Adoncha Karleto tosto monta a destrer;
6430Una grosa aste q’estoit d’un pomer, (940)
 Si le bailì Morando de River;
 E una tarçe depinta molto cler.
 E quel pain no fait se no uçer: ((595))
 “Galafrio, sire, tropo po entarder,
6435Quando me fa quilois tan demorer.” (945)
 Dist li rois, “E·l faço apariler;
 En petit d’ore ne le porés mener.”
 E quando Karleto fo monté a destrer, ((600))
 Nen volse pais longament entarder.
6440El fi la porta e li pont abaser; (950)
 A l’ensir fors, manti ne fe plurer.
 Molto le plure Morando de River,
 Desor tot Belisant, sa muler. ((605))
 E la raine vait Macon orer,
6445Qe guardi son enfant da mortel engonbrer. (955)
 A le fenestre de le palas plener,*
 Li rois Galafrio e Morando de River
 S’apoçarent por l’infant guarder.* ((610))
 No remis en la tere peon ni çivaler
6450Qe a le murs ne se voit a ’pojer, (960)
 Por veoir cel voslato çostrer.*
 
 Rubric 183
 Coment Karleto ensì (d)e Saragoçe / e vait enverso le pain.*
 Laisse 184
 
 Quando Karleto fu de Saragoça ensu,
 Par lui veoir corent li grant e li menu. ((615))
 Li Sarasin li voit, est a lu venu,
6455Si le escrie, “Vu siés malvenu. (965)
 Sì vu celu qe aora Jesu?
 Par vu avoir tel oste è removu,*
 Nen fu major esguardé ni veu. ((620))
 Alez avanti, for por ces pre herbu,
6460A li rois Braibant qe vos oit atendu; (970)
 Vu ne serés por la gorça apendu.”
 Dist Karleto, “No son parço venu;
 Tant ai parlé, tu ne serà mu. ((625))
 Se me volés amener a ves dru,*
6465Ne le virò se no son abatu (975)
 De mon çival, e a tera cau.”
 Dist le pain, “Vu siés malvenu;
 Doncha cuités avoir contra de mo vertu? ((630))
 Plu de trenta anni ai porté mon escu,
6470E tu è un damisel qe non è conou. (980)
 Tosto me donés li brant d’açer molu,
 Si metés jos la lançe e li escu.”*
 Dist Karleto, “No te doto un festu; ((635))
 Por mal ancoi da li altri movu;*
6475Serà pro bon ora fusi nasu.” (985)
 
 Rubric 184
 Coment se parlarent ensenbre.
 Laisse 185
 
 Li pro Karleto si·l mist por rason:*
 “Sarasin, sire, qe aorì Macon,
 Et eo creço en Deo et in ses non, ((640))
 Ça è venu por mal entencion,
6480Por mener moi en durisima preson?” (990)
 Dist le pain, “Tu parle cun bricon;
 No te voroie oncir, par l’onor de Sanson.
 Se davant Braibant <v>i<v>o no ve menon,* ((645))
 Ço q’e ò fato non varoit un speron.”
6485Dist Karleto, “Porqe tanto tençon? (995)
 De ta venue, te darò gujerdon.”*
 Lor se fait arer li trato d’un bolçon;*
 Ça oldirés bataile d’anbesdos li baron. ((650))
 Li destrer broçe de li doré speron;
6490Brandist le aste o li fer trençant son.* (1000)
 Por tel esforço (in)porta li aragon,
 La tera trenble entorno et inviron.
 
 Rubric 185
 Coment se (v)ont a ferir anbidos / li baron mes Ka(r)leto l’abatì.*
 Laisse 186
 
 Li du baron se sont desfié; ((655))
 Li Sarasin molto fu redoté,
6495Qe no l’oncie a li fero quaré; (1005)
 E li fer davanti, elo se mis daré.
 Quando Karleto le oit reguardé,
 De cella colsa el se est amervelé. ((660))
 Dist enfra soi, “E seroie blasmé,
6500Se insement eo non fais de·l me.” (1010)
 De le restoi anbedos s’adonè;
 L’asta de·l pain fo in troncon volé,
 E quella de Karleto nen fo pais frosé. ((665))
 Si grande colpo elo li oit enplojé,
6505Qe cun tot le çival le çitò a·l pre. (1015)
 Galafrio le vi, n’oit un riso çité;
 Qui qe a le mur estoien apojé,
 N’oit gran çoja por çel colpo mené. ((670))
 Le Sarasin fo en pe levé;
6510S’el oit dol de ço, non demandé. (1020)
 Or voit il ben qe il estoit vergogné,
 Quant por un enfant estoit deroçé.
 La spea trait, como homo ben menbré; ((675))
 O vi son çival, quella part est alé;*
6515Monté le fust, quant le fu calonçé. (1025)
 Karleto li pros non oit l’ovra oblié;
 Tent la spee a li pomo doré,
 Ver lui s’en vait, li fren abandoné. ((680))
 E le çival s’en fuit, si le oit lasé
6520Deverso l’oste Braibant l’amiré. (1030)
 
 Rubric 186
 Coment se ferirent de li brandi / e li çival s’en fuit ver l’oste.
 Laisse 187
 
 Grande fu la bataile d’anbes li çivaler;
 Le Sarasin fu orgoloso e fer.
 Quant el veoit qe s’en vait son destrer, ((685))
 Tel dol en oit, ben cuita raçer.
6525La spea trait, c’oit li pomo d’or cler; (1035)
 A Karleto vait un gran colpo doner
 Desor li eume, qe tot li fait fraper.
 Nen fust Deo, li voir justisier, ((690))
 Qe le guarì e fe la spea torner,
6530Fendu l’averoit trosqu’a li dent cler. (1040)
 La spea torna, qe fe le scu fraper,
 Con tot la guincha a li canpo voler.
 Se il aust conseu li destrer, ((695))
 Karleto en fust avec lui peoner.
6535M’el se manten con valant e ber; (1045)
 Le pain fer de la spea d’açer;
 Un si gran colpo elo li vait doner,
 L’elmo li trençe con tot li çapeler.* ((700))
 Ne le valt la cofie valisant un diner;
6540Trosqua in le dente elo la fa caller; (1050)
 Roversa li colpò, morto li fait verser.*
 Quant à ço fato, nen volse tornar arer;
 Anci speronò verso l’oste d·i Escler; ((705))
 Davant Braibant elo fait un torner,
6545Qe le virent plus de cento miler. (1055)
 A alta vos començoit uçer,
 “Ai, Braibant, eo sui li baçaler,*
 Porqe vu sì pasé oltra la mer, ((710))
 Par moi meesme querir e demander.”
6550Quant à ço dito, si s’en torna arer; (1060)
 Avantqe pain poust arme bailer,
 Entra in Saragoça sença nul engonbrer.
 
 Rubric 187
 Coment Karleto aloit a l’oste de (Braibant) / E si li menaçoit e pois retornoit a Saragoçe; / E Sarasin si s’armarent por conbatre.*
 Laisse 188
 
 Quant Braibant oit veçu li vasal, ((715))
 Qe né fu en França la lojal,
6555Qe croit en Deo, li per e li spirtal, (1065)
 A gran mervile e·lo tent por mal.*
 Quant oit morto Cornuç l’amiral,
 Dist a so jent, “Quel è homo natural; ((720))
 S’el non creist en cele loi mortal,
6560Meltre çivaler non vide hon carnal.” (1070)
 Un ses nevo apelle, c’oit non Florial,*
 “Florial,” dist il, “tosto monteç a çival,
 Avec vos e Baldino e Moral, ((725))
 E Danabrin li pros e lo lojal;
6565Trosqua a Saragoça non fareç estal. (1075)
 Cinquanta mille de mon ancional,*
 Qi non ament ni desduto ni bal
 Seront avec vos a·l canpo comunal. ((730))
 Alez a Saragoça, si le donaz l’asal;
6570Se la poez prendre, nen vojo plu ostal.* (1080)
 Galafrio serà apendu cun traito deslojal;
 A quel Karleto eo farò tanto mal,
 Ne saveroit conter nesun homo mortal.” ((735))
 
 Rubric 188
 Coment Florial, Baldoin, e Morial, et avec
 Lor Damabrum cun .l. mill homes s’armarent.*
 Laisse 189
 
 Florial çivalçe, e lui e sa conpagnie;
6575Cinquanta mille oit en sa conestablie. (1085)
 Baldin e Danabrin li cançele e le guie,*
 E Moradal a la barba florie.
 Meltre çivaler non è en conpagnie, ((740))
 Ne qe mejo fera de la spea forbie.
6580Quando da Braibant i se sont partie, (1090)
 Trosque a Saragoçe nen demorent mie;
 Davant la porte font une remie.*
 Galafrio le voit, non à talent qe rie; ((745))
 Par un pitet qe non ese de vie.
6585Quant cil Karleto li conforta e prie, (1095)
 Qe de nul ren no se dot il mie;
 Qe mo parerà qi averà coardie.
 Adonc apella Falsiron e Marsie, ((750))
 E Balugant a la cera ardie;
6590Morando de River, e Guarner li ardie. (1100)
 “Segnur,” fait il, “qi averà coardie,*
 Da soa amia ben serà escernie;
 Mais en sa vie non serà anomie.” ((755))
 Quant cil l’intent, çascun li disie,
6595“Frer Karleto, ne vos dotés ne mie; (1105)
 Ben seron nos tot, e bona aie.”*
 
 Rubric 189
 Coment Karleto parloite a li infant / E si li amunisent de conbatere.
 Laisse 190
 
 Quando Karleto oit parlé a li guarçon,
 Qe unchamés non prist guarnison, ((760))
 Ne mais non ensirent fora de sa mason;
6600Quando il oldirent cosi parler Karlon, (1110)
 Çascun venoit fero cun un lion.
 Dist Karleto, “Porqe vos çeleron?
 Ne le oit mester arco ni bolçon; ((765))
 Auberg et eumes e spee da galon,
6605Quelle seroit nostra defension. (1115)
 Veez pain qe venent de randon,
 Coverto n’est li poi e li mon?
 Ben ne cuitent prender cum bricon. ((770))
 Mais, s’a Deo plas, e son santisime non,
6610Ancois li averon tot quant en preson; (1120)
 Tot seront mis a destrucion.”
 Quant cil entendent si parler li guarçon,
 Tot li plus lent devent prodon; ((775))
 Dont s’armarent, sença nosa e tençon.
6615A Karleto s’acostent, cum bona entencion; (1125)
 E Sarasin civalçe a cuita de speron;
 Trosque Saragoçe vent Floramon.
 
 Rubric 190
 Coment Karleto parlò a li rois.
 Laisse 191
 
 Quando Karleto oit veçu qui Escler, ((780))
 Cinquant mille a verdi eumi d’açer
6620A nove targies, a corant destrer, (1130)
 Davant la porte corer e stratorner,*
 Floriamont e Danabrun li fer,
 Balduin li pros e Morial li Escler, ((785))
 Entro soi se prendent conseler,
6625De conbatre la tere e l’asalto doner. (1135)
 Mais ço q’i croit, si le fale li penser,
 Qe qui dedens no sont si lainer
 Qe i se lasì si vilment mener; ((790))
 Enanci le seroit qe ferir e çostrer.*
6630Karleto l’infant nen pote plu demorer; (1140)
 O el vi Galafrio, si·l prist a derasner:
 “Ai, çentil rois, e vos vojo en projer
 Qe le conçé vos me diça doner. ((795))
 E vojo aler defors a tornojer
6635Encontra ceus qe la veço ester, (1145)
 Qe son venu da la porta primer.
 Çaminerés ensi desbarater,
 Qe non saveront o i se diça aler.” ((800))
 Dist li rois, “Et eo li vojo otrier;
6640Dex mil omes averés de çivaler,* (1150)
 E quando serés defora a li torner,
 E vos secorerò, s’el vos averà mester.”
 Dist Karleto, “et altro non recher.” ((805))
 
 Rubric 191
 Coment Karleto aloit a·lla bataile.
 Laisse 192
 
 Karleto s’arme sença demoramant,
6645E Falsiron avec lui ensemant. (1155)
 X. mil furent a verdi eumi lusant;
 E montent a cival e isné e corant.*
 Ensent de Saragoçe, da la porte davant; ((810))
 Ver li pain se vait por maltalant.
6650Quant le vi Florial, si·n apella Moral: (1160)
 “Moral,” fait il, “eco li conbatant;
 Batailla averon meravilosa e grant.”
 Atant ven Karleto ponçando l’auferant, ((815))
 Davant autres li trato d’un arpant.
6655Fer un pain qe il trova davant; (1165)
 Ne le scu ni l’aubers ne le fu en guarant.*
 Morto l’abate in l’erbe verdojant,
 E pois escrie, “Monçoie, l’amirant!* ((820))
 Ferez ben, me çivaler valant,
6660Si defendon la tere e Belisant, (1170)
 Q’elo no l’aça l’amiré Braibant.”
 E cil le font voluntera por talant;
 Qi donc veist Guarner e Morant, ((825))
 E Falsiron, Marsilio e Balugant;*
6665Çascun abate le soe morto e sanglant. (1175)
 Quant le aste son frate, ont trato li brant,
 Donc veisés, è li esto(r)men si grant:
 Tant pe, tant pugni, voler por me li canp. ((830))
 Li pro Karleto fo da·l cevo davant;
6670A qi un colpo el dona de li brant, (1180)
 Morto lo çeta, o lue o l’auferant.*
 Da l’altra part si ven Floriant,
 E Danabrin, Balduyn e Morant. ((835))
 Quisti pain ne fue mie lant;
6675Çascun è pro e de grant ardimant; (1185)
 De qui de Saragoçe fait dalmaço grant.
 Quando Karleto s’en vait aperceant
 En celle part ponçe l’auferant, ((840))
 E ten la spea a li pomo d’or lusant,*
6680Morial ferì a loi de conbatant. (1190)
 Gran colpo li done sor l’eume flanbojant;
 Trença li eume e la cofia ensemant.
 Trosqu’a le spales, li ait colé li brant; ((845))
 Morto l’abate sença nosa e bubant.
6685Quant Danabrin l’oit veçu morto a·l canp, (1195)
 A gram mervile oit loé l’infant.
 Elo parlò enverso Floriant:
 “Par cestu prender n’oit mandé Braibant, ((850))
 Me·l no sa mie come trençe son brant.
6690Moral è morto de cu e son dolant; (1200)
 De nu farà tot le sumiant.*
 Çama non vi nesun homo vivant,
 Qe si resenble ad ardi conbatant.” ((855))
 Dist Floriant, “Ben est aparisant;
6695El non fer tanti q’el nen çeti sanglant.” (1205)
 
 Rubric 192
 Coment Karleto entrò en le stor.
 Laisse 193
 
 Quando Karleto entrò dedens li stor,
 Lor oldirés soner tanti tanbor.
 Gran fu la nose, ne le oisés gregnor; ((860))
 E li daumajes e de nos e de lor. (1210)
6700Karleto l’infant qe porta l’orieflor;
 Meltre çivaler non veisés ancor;
 Davant li autres fer un amansor,
 Qe estoit de Braibant filz de sa seror. ((865))
 Trosqu’a li dent mis li brant de color;
6705Morto l’abate sença nosa ni plor. (1215)
 Dist Danabrun diverso li contor,
 “Florial, sire, nu averon li pejor;
 Por mal fuimes anco si coreor. ((870))
 Mal fait celu qi croit a traitor;
6710Li rois Braibant se stava a gran sejor. (1220)
 En tot Egipto non era un major,
 Por ces damisel qe est de gran valor;*
 Ne s’en poon aler sença desenor, ((870))
 Tanti n’à morti! Quando faren retor*
6715De lor se farà gran dol e gran plor.” (1225)
 
 Rubric 193
 Coment Florian oncist le çival Karleto.
 Laisse 194
 
 A gran merville fu Karleto valent;
 Fort e ardi e ben reconosent.
 En tota Spagne çivaler non furent ((880))
 Qe ver de lui en fust aparisent.
6720Por li stor fer e menu e sovent; (1230)
 Tanti non fer q’el non çeti sanglent.
 Rois Danabrun si fu saç e valent;*
 Enver Karleto el mis son entent. ((885))
 Ne le vol mie aprosmer de nient;
6725Por me li canpo li voit guischisent. (1235)
 Mais Florian no fe lo sumient;
 An, le çe a ferir de la spea trençent.*
 Desor li elme si gran colpo li rent, ((890))
 Nen fust Deo qe li fu en guarent,
6730Morto l’aust e fato recreent. (1240)
 Mais celle spee atraverso li prent;*
 Qe de le auberg trença de maje çent.
 Et a·l cival por la schina li fent; ((895))
 Le cival caì morto en l’erba verdojent.*
6735E Karleto fu a li pre ensement;* (1245)
 De·l relever nen fi demorament.
 E tra la spea a li pomo lusent,
 Vençer vorà sa ire e maltalent. ((900))
 Ver Florian vene por maltalent;*
6740Quant cel le vi venir ireement,* (1250)
 Ver lu guenchist li trato d’un arpent;
 No l’atenderoit par tot l’or d’Orient.*
 
 Rubric 194
 Coment Karleto fo a li pre e morto son çival.
 Laisse 195
 
 Quando Karleto se oit veçu a·l pre, ((905))
 S’el oit dol or, ne vos mervilé;*
6745De son çival el estoit delivré. (1255)
 Morando le voit ne fu ma si iré;
 Isnelamant li oit secorso doné.
 Fer un pain, druo de l’amiré; ((910))
 Morto li çete, ni braì ne crié.*
6750Prent le çival por la rena doré; (1260)
 Ven a Karleto, si li oit delivré.
 E cil le monte, nen oit streve bailé.*
 De son çival, q’elo vi a li pre, ((915))
 A gran mervile elo l’oit pluré;
6755Galafrio li avoit doné por amisté. (1265)
 Vi Floriant, qe estoit aresté;
 Avec pain e stroit e seré;
 E Danabrun estoit da l’altro le. ((920))
 Quando Karleto li oit ben avisé,*
6760Qi li donast l’onor d’una çité, (1270)
 Nen remaneroit ne le dese meslé
 E son çival non fust par lui vençé.
 Ver Florian son çival oit lasé, ((925))
 E ten la spea a li pomo doré.
6765A Florian el donò tel colé (1275)
 Desor li elme, tel colpo li à doné,
 Qe un quarter el n’oit detrençé;
 Le destro braço e le pugno e la spe, ((930))
 Reondament li oit avalé.
6770Mort aust le çival quant cil l’oit speroné, (1280)
 Verso la tende de Braibant est alé.
 Karleto le vi, un riso n’à çité;
 Dist a Morando, “Quel porta l’anbasé ((935))
 A son segnor, por eser plu doté.”*
6775Dist Morant, “El à mal bragagné;* (1285)
 El n’à lasa lo braço e la spe;
 Por mal ancoi el fu qui asenblé.”
 Danabrun le vi, si ne fu spaventé; ((940))
 Nen fo ma si en soa viveté.
6780Li Sarasin de la lo desfaé, (1290)
 Si començent le cri e la ué;
 Por Floria(n) sont en fua torné.*
 
 Rubric 195
 Coment Floriam s’en fuit ver l’oste, / E (Karleto) li oit trençé li braço cun li spee.
 Laisse 196
 
 Via s’en vait fuçando Floriant; ((945))
 A·l canpo lase li braço e li brant.
6785Quando le vi revenire Braibant, (1295)
 Tuto sanglent lui e l’auferant,
 Ne le ve mie la spea en sa mant.*
 Elo l’apelle, si le dist enn ojant: ((950))
 “Florian, sire, qe est de l’infant?
6790E no ve·l veço ni darer ni davant.” (1300)
 Dist Florian, “El est da luntant;
 Quant anco ferì primerant,
 Elo v’à morto un rois e du soldant.* ((955))
 Et eo apreso, non ve(i o era) de niant;*
6795Por mal venistes prender le Cristiant.* (1305)
 Le meltri de nos el tent por niant,
 Morto oit Moral q’e·l vi cair da luntant.”
 
 Rubric 196
 Coment s’arma B(rai)bant.
 Laisse 197
 
 Quando Braibant olde Florian parler, ((960))
 Como elo li conte son mortel engonbrer,
6800De Florian vi le sangle rajer; (1310)
 Tel dol en oit q’elo cuita raçer.
 El dist a Florian, “Or v’alez a polser;
 Et eo alirò par vostro cor vençer.” ((965))
 A ste parole, li rois prist a guarder
6805Por la carer, por vie e por senter. (1315)
 Vide sa çent e foir e scanper,
 Qe ça le fio non atendoit li per.
 Karleto li encalçe, e Morando de River, ((970))
 E Falsiron con anbidos ses frer.
6810Li .X. mile molto se font apriser; (1320)
 Arer li vent cun fait li sparaver*
 A la quaje, quant le va pier.
 Braibant le vi, no cura de tençer; ((975))
 Demantenant sença nul entarder
6815El oit pris le arme e li corer. (1325)
 Doncha verisés tota l’oste monter;
 Tanti furent, ne se porent esmer.
 Quando Karleto oldì le graille soner, ((980))
 Da tot part montar le çivaler,*
6820El fi qe sajes quant retornò arer,* (1330)
 E soa çent el fi reparier,
 Preso di Saragoça li trato d’un arçer.
 Mais en la tere el no volse entrer; ((985))
 E quando Braibant fu monta a destrer,
6825Arme oit bone, ne se poroit esmer, (1335)
 E tel osbergo e tel elmo d’açer,
 Ne se poroit por diner esloger.*
 Durendarda oit, qe trença volunter; ((990))
 Plu val la spea, qe l’onor de Baiver.
6830Helmont dapois un tenpo darer (1340)
 Si l’avoit par un so çubler,*
 Qe la furò si cun traitor lainer.
 Dapois l’avè Rolando l’avoer, ((995))
 En Ronçival quant fu morto li doce per.
6835Da lor avanti ne se oldì plu parler,* (1345)
 Mais non fu homo qi la olsase bailer.
 Braibant civalçe, qe in le oit gran sper;
 Par celle spee se fa si fort e fer, ((1000))
 Qe sir estoit d’oltra l’aigua de·l mer.
6840Par tot tere, e davant e darer, (1350)
 Davant les autres li trato d’un arçer,
 Vait a ferir un de qui çivaler.
 Morto l’abate, sença nosa e tençer;* ((1005))
 Ne le valse arme valisant un diner.
6845Pois abatì Morando de River; (1355)
 De l’auferant le fe ços devaler;
 Vii. n’abate Braibant li Escler.
 Karleto le voit, n’ait en lu qe irer; ((1010))
 Feru l’averoit con li brant d’açer,
6850Quant son çival si le fe stratorner. (1360)
 E li rois Braibant fu retornez arer;
 Ad alta vos començoit uçer:
 “Ferez ben, me baron çivaler, ((1015))
 Qe qui non posa ni fuir ni aler.”
6855Doncha verisés li stormeno començer, (1365)
 Tanti scu fendre, ta(n)ti osberg desmajer,
 Tan pe, tan pugni, tant teste couper,
 A voide selle foir tant destrer,* ((1020))
 Qi le veroit s’en poroit merveler.
6860Li rois Braibant cun li ses çivaler* (1370)
 Fe qui de Saragoça si forte spaventer
 O voja o no, conven li canpo laser.
 Ver Saragoça prendent li senter; ((1025))
 Galafrio le vi arer torner,
6865Or vede·l ben, secorso li oit mester. (1375)
 Fe ses graile e bosine soner,
 Arme prendent, quant ne poit bailer;*
 Ne remis en Saragoçe peon ne çivaler, ((1030))
 N’en esise defors a tornojer.*
6870Quando Galafrio fo monté a destrer, (1380)
 Ben .XXX. mille i se poent esmer.
 La porta font avrir e li pont abaser,
 Fora ensirent sença nesun tençer. ((1035))
 Ça olderì bataila començer;
6875Mais de major non oldisi parler.* (1385)
 
 Rubric 197
 Coment s’en vait Karleto.
 Laisse 198
 
 Quella bataille fu grant e aduré,
 Tot quel çorno qe l’alba fu duré;
 De anbes part si durò la meslé. ((1040))
 Karleto l’infant non tornò mie aré;
6880Avant civalçe cun tuta nua sa spe; (1390)
 Trapase l’oste plus d’una le.
 Rois Malatras, un grant amiré,
 Par lui oncire si le vait daré. ((1045))
 Karleto çivalçe, qe fiançe oit en Dé;
6885Entro doe montagne, grant e desmesuré, (1395)
 L’oit son çival e conduto e mené.
 Ne savoit pais o el soja arivé;*
 De anbes part estoit enseré, ((1050))
 De dos montagne avoit da çascun le.
6890“Deo,” dist Karleto, “bel sir Damenedé,* (1400)
 Cun in malora eo fu ençendré!
 Mon çival m’à trai e ingané,
 Ne so aler avanti ne tornar aré. ((1055))
 Deo me consoli, qe mal sont hostalé.”
6895Si cun il s’oit a Deo comandé, (1405)
 Davant s’è guardé for por la caré;*
 Vi Malatras, qe le venoit daré;
 Non ert cun lui homo qe soit né.* ((1060))
 Quando le vi, no l’oit pais redoté.
6900Quant Malatras fo a lu aprosmé, (1410)
 Cortoisment el oit derasné.
 “Çivaler, sire, estoit vos le bateçé,*
 Parcoi nos sumes pené e travalé? ((1065))
 Por vos avoir avon la mer pasé,
6905Con tant çent, nen po eser esmé. (1415)
 Doncha cuités eser e foi e scanpé;*
 Men esiant, li penser v’è fallé,
 Parçoqe estes de pitet eté. ((1070))
 Ne vos ofenderoie par li olz de mun çe;
6910Eo ne seroie da la çent blasmé; (1420)
 Si me·l tiroit li baron a vilté.
 Par cortesia, me dona quella spe*
 E quel aubergo, a la maja seré; ((1075))
 Aleç avant, davant moi aroté,
6915Trosqu’a Braibant vu serì amené;* (1425)
 De vu farà la soa volunté.
 Se quello Deo qe vui aoré,
 Por Macometo renegar le voré, ((1080))
 Ancor porez viver en eté.
6920Colsa como no si serez encloé, (1430)
 Con fo çelu qe fo crocifié.”
 Karleto l’olde si le à regardé;
 Un poco sorist, si n’oit un riso çité. ((1085))
 Adoncha parole cun omo ensené:
6925“Sarasin, sire, vu avì li seno cançé, (1435)
 Ne so s’avés cun vu plu amené
 Mais a vu solo non daria mia spe,
 Ne mes armes un sol pelo pelé. ((1090))
 E dirò plus, ne so se le creé,
6930Ne le daria, se fustes trenta sé.”* (1440)
 
 Rubric 198
 Coment Maradras li parole.
 Laisse 199
 
 Maradas parole quant oldì li guarçon:
 “Damisel, sire, tu parli cun bricon;
 Cuiti tu contra moi mantenir en arçon? ((1095))
 No te vorave oncir, par nesune cason,
6935Blasemo n’averoie en moja region. (1445)
 Por cortesia, descendì a·l sablon;
 Ven a Braibant e aora Macon.”
 Dist Karleto, “Vu parlez a perdon, ((1100))
 Ç’a Deo non plaça e son santisimo non,
6940Qe per un homo descenda a sablon. (1450)
 Or laseron ester questa tençon;
 Nen poez aler par nesuna cason*
 Sença bataile o venir en preson.”* ((1110 [sic]))
 Dist le pain, “Malvasio garçon,
6945Cuiti tu avoir contra moi guarison?” (1455)
 Dist Karleto, “Quando a ço nu seron,
 Lor parerà qi serà canpion.
 Ma je da vos, e vojo aver un don.* ((1115))
 Se demo conbatre sença nul conpagnon,*
6950Qe entro nos no sia traison.” (1460)
 Dist le pain, “E nu le otrion.”*
 
 Laisse 200*
 
 “Damisel, sire,” ço dist li Escler,
 “Por tel convento nu averon çostrer: ((1120))
 Qe da mo a vos no se parçoner.”
6955Dist Karleto, “E·l vojo volunter.” (1465)
 De·l canpo se donent le trato d’un arçer;*
 A ferir se venent anbes le çivaler.
 Por si gran força (in)porta li destrer,* ((1125))
 La tera treme e davant e darer.
6960Si gran colpi i se vont a doner,* (1470)
 Le scu se speçe tros li auber dopler;
 E qui son bon, non po maja falser.*
 Por gran força inporta li destrer,* ((1130))
 Qe anbidos se conven ençenocler.
6965A·l relevar, fa le aste briser; (1475)
 Ne l’un ne l’autro no s(e) plega en strever.*
 Tosto se volçent, si tra li brant d’açer;
 Gran colpi se done sor li elmi verçer, ((1135))
 Qe i ne fait flama e fois voler.
6970E de le scu trencent li quarter,* (1480)
 E d·i aubers fa le maje coler.
 Deo pensi de Karleto li baçaler;
 Gran pena averà a·l pain conquister. ((1140))
 Or laseron de lor un petit parler;
6975En petit d’ore, nu li averon torner.* (1485)
 De le rois Galafrio e vos vojo conter;*
 Quando el vene a li stor por çostrer,
 De Karleto demandò Morando de River, ((1145))
 E Falsiron et anbidos ses frer.
6980Dist Balugant, “Da nu s’avè sevrer;* (1490)
 No saven de lui ne vi ne senter;
 Tant se fa fer a ferir et a çostrer,
 Nesun a lu po en canpo durer. ((1150))
 Avanti çivalçe quant nu se tremo arer.”*
6985Dist Galafrio, “Malvasii liçer, (1495)
 Por Macometo qe je do aorer,
 Se demanes no le poés trover,
 Si <li dir>és q’el me vegna a parler,* ((1155))
 E se vos no l’aça reçater,
6990Tuti vos fa<rò> por la gorça apiçer.”* (1500)
 Quant cili intendent li rois cosi parler,
 Molto durament se prende a spaventer.
 Da li rois se partent, no li olsent plu ester; ((1160))
 Ver la bataile comença a çivalçer.
6995Si la pasent por estrança ri(v)er; (1505)
 Pasent li pre, li broili e li verçer;
 Desor li pois i prist a monter.
 Quant fo desus, prendent a regarder; ((1165))
 Vi la bataile d’anbes li çivaler.
7000Quant cil la vi, volent adevaler; (1510)
 Mais le pain se n’acorse en primer.*
 Dist a Karleto, “Vu no sì droiturer;
 Veez vestra jent qe vos ven por aider.” ((1170))
 Dist Karleto, “De ço no aça penser.”
7005Cria a sa jent, “Tosto ve tra arer. (1515)
 Se devalés, mal vos po encontrer;
 Da moi a lui e non vojo parçoner.”
 Quant qui l’intendent, si lasò li tençer, ((1175))
 E guardent la bataile como averà finer.
 
 Rubric 200
 Coment fu grande quella bataille.*
 Laisse 201
 
7010Grande fu la bataile, meravilosa e pesant,* (1520)
 La qual farent anbi li conbatant.*
 Detrençé s’oit le arme e le guarnimant;
 Par li aubers apar la carne blanc. ((1180))
 Karleto ten la spea a li pomo d’or lusant;
7015Desor li eume el ferì le Persant (1525)
 Un si gran colpo si duro e pesant,
 Qe la spea vole in du troncon a·l canp.
 Quando Karleto la vi, si n’oit spavant; ((1185))
 Or vede·l ben qe le va malemant.
7020Morando e les autres reclama Deo e sant, (1530)
 E la Verçen polcele, qe le soja secorant.
 Dist le pain, “Damisel,” a l’infant,
 “Or venerés a le rois Braibant; ((1190))
 Se non aorés Macon e Trevigant,
7025Vu serì arso e apendu a·l vant.”* (1535)
 Dist Karleto, “Ben ne serò dolant.”
 Karleto regarde e darer e davant;*
 No vide lançe ni espée ni brant. ((1195))
 Apreso un broilo, d’una çesa avant,
7030Vi un palon meraviloso e grant, (1540)
 Groso et agu da la ponte davant.
 Quant le vi, celle part va corant,
 Tosto le prist, si le va palmojant.* ((1200))
 Dist le pain, “Cuités qe sia enfant?
7035Tosto murirés a ma spea trençant.” (1545)
 Le Sarasin, le culverto mescreant,
 La spea tent, don si trença li brant.*
 Se ja cil colpo aust conseu l’infant,* ((1205))
 Morto l’aust sença retinemant.
7040Quando Karleto se fa un pe avant, (1550)
 De le palon, qe fu groso e tenant,
 Si como quel pain li vol ferir de li brant,
 Quel le fer de·l palon sor le braço davant. ((1210))
 Si gran fo li colpo qe li dà quel enfant,
7045Li braço le detrençe quant qe il ne prant; (1555)
 La spea li fait voler a li canp.
 Quant le pain fo delivré de·l brant,
 La soa forçe si vait menuant, ((1215))
 Qe plus non valt un diner valisant.*
7050E·l pro Karleto no fo pais mie lant; (1560)
 La spea prent, quant de·l çival desant;*
 Ver le pain vait por maltalant;
 La testa li trençe, si le versò a·l canp. ((1220))
 Quant celi le verent, qe son sor li pendant,
7055En soa vite nen furent si çojant, (1565)
 Quando a lu est venu Morant,
 E Falsiron, Marsilio, e Balugant,
 Si le dient, “Or retornez atant; ((1225))
 Par vu sen menaçé d’eser apis a·l vant.*
7060Li rois Galafrio de vu fo in spavant; (1570)
 S’el no vos ve, no serà mais çojant.”
 Dist Karleto, “Soja a li Deo comant.”
 
 Rubric 201
 Coment Karleto tornò a tere qu’istoit morto le pain.*
 Laisse 202
 
 Quando Karleto fu da le pain delivré, ((1230))
 Qe durament li avoit menaçé,
7065Sa spea fraite, quella oit lasé;* (1575)
 E quella de·l pain se çinse a li costé.
 Con ses conpagni fu retorna aré,
 Ver la bataille o est l’amiré.* ((1235))
 Tant alirent e por vie e por stre,*
7070Qe li rois Galafrio i ont atrové. (1580)
 Quando le rois le vi, ne fo çojant e lé;
 E cil li ont la ventura conté:*
 Ço qe li ert venu et incontré, ((1240))
 Como sa spea fu frata e brisé,
7075E com o un palon qe il oit trové* (1585)
 Da quel pain el se fu delivré.
 Galafrio l’olde, molto l’oit lodé;
 Par lui n’oi Macometo aoré.* ((1245))
 Alor se començent le cri e la ué,
7080Espesament venent a la meslé.* (1590)
 Li rois Braibant no à l’ovra oblié;
 A gran mervile fu pro e doté.
 Durendart oit, dont si trença la spe; ((1250))
 A le non val arme una poma poré.
7085Grande fu la bataile, si fort et aduré (1595)
 Par nesun homo non fu tel esguardé.
 Qi doncha veist Karleto li alosé,
 Por me li pre, e davant e daré, ((1255))
 Ferir e capler a soa volunté.
7090Un rois à morto, nevo de l’amiré, (1600)
 E un altro rois el oit si amaté,
 Roverso l’oit çiteo a li pre.*
 Danabrun quan le vi, molto l’oit loé; ((1260))
 Enfra de soi oit dito e parlé,*
7095“Questo damisel si è pro e doté;* (1605)
 S’el oit vite longament en eté,
 Hector de Troie, qe sor tot fu prisé,
 Nen valse a lui una poma poré. ((1265))
 Macon volist par soa pieté,*
7100Qe (l)e fose amigo e privé.” (1610)
 Volez oir de·l pain sa bonté?
 En Paganie, oltra la mer salé,
 Meltre de lui non seroit trové; ((1270))
 Tel spea avoit çinta a son baudré,*
7105Qe ben valoit l’onor d’una çité. (1615)
 Çojosa fu cella spea apellé;
 For Durendarda meltre non fu proé.*
 Quello pain si fo de gran berné: ((1275))
 O vi Karleto, cella part est alé,*
7110Karleto le vi, cella part est alé (1620)
 Feru l’averoit quant cil li oit scrié:
 “No me tocer, qe me son porpensé*
 Qe tu è li meltre homo qe soit e·l mondo né. ((1280))
 A ti me rendo de bona volunté,
7115Si te donarò Çojosa mia spe, (1625)
 Si vojo eser ves dru e ves privé;
 Jamais da moi non serez engonbré.”
 Dist Karleto, “Quest’ò ben a graé; ((1285))
 Ço qe vos plais a moi comandé.”
 
 Rubric 202
 Coment Danabron donò sa spee a Ka(r)leto, e pois li am(o)nisoit con fare devoit en bataille.*
 Laisse 203
 
7120Rois Danabrun fu orgolos e fer; (1603)
 Dist a Karleto, “E no ve·l vojo çeler;
 En vu ò meso tuta quanta ma sper.
 De una ren e vos vojo en projer; ((1290))
 Qe da Braibant vu ne deça guarder.*
7125Tel spea oit ne se poroit lojer, (1635)
 Qi le deust un riame doner,
 Plus trençaroit e fero e açer,
 Qe nul falçe herbe por seger.* ((1295))
 Durendarda oit nome, si la fait nomer;
7130E ò una spea qi trença volunter; (1640)
 Por druerie e vos la vojo doner.”
 Dist Karleto, “Ço me venent a graer.”
 La spea prent de grez e volunter, ((1300))
 E a·l pain dè la soa por cançer.
7135Dist le pain, “Entendés, çivaler, (1645)
 Non creés mie qe fose mençoner;
 Blasemo averoie se venise a çostrer
 Por mon segnor qe in mi avea sa sper. ((1305))
 De la bataile eo me farò arer,
7140E si verò como l’averà finer. (1650)
 Se da Braibant ve poisi delivrer,
 Vinto seroit li canpo tot enter.”
 Dist Karleto, “Vu parla como ber; ((1310))
 De quella colse non serés da blasmer.”*
7145Adoncha Danabrun si se retra arer, (1655)
 E Karleto vait en le stor a capler,
 E ten Çojosa, si la vol asaçer;
 S’el è si bona con le dist li Ascler, ((1315))
 A un pain la voit a presenter.
7150Desor li eume si gran colpo li fer, (1660)
 L’eumo li trençe cun tot li capler.
 Avantqe li brant pout arester,
 Tros a li dent elo l’à fait aler, ((1320))
 Versa li colpo, morto li fa verser.*
7155Dist Karleto, “Ben dise voir li Escler; (1665)
 Jamais ne vos vojo par nul autre cançer.”
 
 Rubric 203
 Coment Braibant ferì li rois Galafrio, / e si le abatì a tere de·l çival.
 Laisse 204
 
 Quando pain oit Karleto veu,
 Qe quel pain oit tel colpo feru, ((1325))
 Li plus valant oit gran paura eu.
7160Davant lui fuçent li grant e li menu; (1670)
 E Karleto le encalçe a·l brant d’acer molu.
 Qui Sarasin sont en fua metu;
 Quando Braibant le voit si li à secoru, ((1330))
 Ten Durendarda quel q’el à conseu;
7165Jamais por lui non fo colpo feru. (1675)
 E quel Braibant fo de si gran vertu,
 Tanti non fer non aça confondu.
 Tot li plus meltre fo si fort esperdu, ((1335))
 Li canpo li lasent tot nu.
7170Li rois Braibant ten li brant molu; (1680)
 O vi Galafrio, cella part è venu,
 Desor li eume li oit aconseu.
 Quanto ne prent, n’oit a tera abatu;* ((1340))
 Se un petit l’aust plu prendu,*
7175Morto l’aust tros li dent fendu. (1685)
 A·l çival trençe li çevo davant li bu,
 E Galafrio fu a la tera cau.
 Karleto le vi, tuto fo esperdu; ((1345))
 Vencer li vole, se li consent Jesu.
7180E ten Çojosa qe li dè Danabru, (1690)
 Dever Braibant ven a salti menu.
 
 Rubric 204
 Coment Braibant ferì Galafrie gran colpo / De D(ur)endarde, e ancise le çival e l’in abatì a·l / campo e Karleto aloit par lui vençer.*
 Laisse 205
 
 Quando Karleto vi Galafrio a li canp,
 En soa vite el non fo si dolant. ((1350))
 A Braibant vi Durendarda li brant,
7185Cum le non fer ni petit ni grant, (1695)
 Qe el non çeti o morto o sanglant;
 Non è mervile se de lui oit spavant.
 Çascun le guichist como fust un serpant, ((1355))
 Lasa·l aler et arer et avant.
7190Karleto le vi, no s’apresia niant; (1700)
 Ver lui s’en vait por ire e maltalant.
 Feru l’averoit, nen fust un mescreant,
 Quel fo Baldi(n), qe se mis en avant.* ((1360))
 E Karleto le fer un colpo si pesant,
7195Tot li trençe trois en le feutremant. (1705)
 Quando le voit li fort rois Braibant,
 Saçés par voir, de rire no à talant.
 El se percoit a·l trençer de li brant,* ((1365))
 Et a·l senblant de le son guarnimant,
7200Q’elo estoit ni Turcho ni Persant. (1710)
 A lu resenble quel damisel enfant,
 A cui Galafrio oit doné Belisant;
 Voluntera le ferist de Durendarda li brant. ((1370))
 Quant Karleto l’aloit guischisant,
7205Segondo cun Danabru le dise en avant, (1715)
 Quando de lui li aloit muniscant,
 Q’el se guardase da Durendarda li brant,
 Qe meltre spee no è a·l mondo vivant; ((1375))
 Plu val la spea qe oro ni arçant.
 
 Rubric 205
 Coment Karleto oncis le pain e vent / a Ga(la)frio, si le donò le cival.*
 Laisse 206
 
7210Grant fu la bataile e fo ben manten(u)e; (1720)
 Karleto l’infant qe forment san(gu)e,*
 Le çival de Baldin oit por la rena prendue,*
 E si ven a Galafrio si le oit rendue; ((1380))
 E cil le monte, qe paure oit eue.*
7215Li pros Karleto nen fu pais esperdue; (1725)
 Un rois oit morto e un altro ferue.
 Pain no·l ve, ni veilart ni canue,
 Qe non maldist li jor q’el fo nasue, ((1385))
 Si le guienchist cun sparver fa la grue;*
7220Mal aça quel qi li oit atendue. (1730)
 Ve·le Braibant, tot li sangue li remue;
 S’el no le po ferir, no s’apresia una latue.
 
 Rubric 206
 Coment Braibant fu forte e fer, e coment / Abatì Morando de Rivere, et apreso lui dos / Autres çivaler; e de ço Karleto oit gran dol.
 Laisse 207
 
 Li rois Braibant oit cor de lion; ((1390))
 Meltre çivaler atrover non poron,
7225Qi ben cerchase entorno et inviron. (1735)
 Dorindarda tent dont a or è li pon;
 Cu il consegue, no g’à redencion,
 Qe morto no·l çeti lui o l’aragon. ((1395))
 Morando de River abatì a·l sablon;
7230Ancis son destrer, lu ferì a·l menton, (1740)
 Siqe le sangue li alò a·l talon.
 E pois oncis un nevo Clarion,
 Qe de Galafrio era, de sa mason. ((1400))
 Et in apreso ferì un altro Sclavon,
7235Siqe l’oncis sença redencion. (1745)
 “Deo,” dist Karleto, “qe sofrì passion
 Desor la cros par nos rendençion,
 Se d’este pain delivrer ne se poson, ((1405))
 Jamais de·l canpo victoria no averon.”
7240O vi Galafrio, si l’oit mis por rason; (1750)
 “O çentil rois, dites, con la faron?
 Questo pain se ne ten por bricon;*
 Tot nostra jent mete a destrucion.” ((1410))
 Atant Danabrun si le vene a esperon;
7245“Damisel,” fait il, “e vos digo e semon, (1755)
 No v’aprosmés a Braibant par nesuna cason.
 Si vos dirò e porqe e comon:*
 Durindarda oit qe fu rois Faraon, ((1415))
 Meltre espée no è in tot li mon.
7250A chi un colpo el ne dà de randon, (1760)
 Arma no li val la monta d’un boton.
 Tel arme avoit, uberg e çapiron,*
 No teme spea valisant un speron; ((1420))
 Por quelle arme el se fa un lion.”*
 
 Rubric 207
 Coment Danabrum (conseille) Karleto çe / qe faire devoit, se conquister vol Brai/bant; si li conte la fature de ses arme(s).*
 Laisse 208
 
7255“Karleto,” dist Danabrun, “eo te vojo conseler; (1765)
 Se a mon conseil vos volez ovrer,
 Da·l rois Braibant el vos estoit guarder.
 E quando venisi sego a çostrer, ((1425))
 No·l ferir mie desor l’elmo d’açer;
7260Qe non porisi detrençer un diner, (1770)
 Qe cento fois e l’ò fato proer.
 Ni de l’aubergo non porisi endaner;*
 Dentro l’elmo e le spale tu le poisi saçer; ((1430))
 A celle colpo no le seroit nule sper.”
7265Dist Karleto, “Vu sì e pro e ber; (1775)
 Ormai so e ben como e do aovrer;*
 Vu me savés ben a droit conseler.
 Se in eta poso longo durer, ((1435))
 Ben vos averò de ço gujerdoner.”
7270Danabrun lase, e Galafrio ester;* (1780)
 En le gran stor el se vait a fiçer.
 Qe plus de .XXX. ne fa deçivalçer:
 Falsiron e Marsilio, e Balugant son frer, ((1440))
 Apreso lui se vont a ’roter.
7275Çascun redote Braibant por li brant d’açer; (1785)
 Meesmo Karleto ne fu en gran penser.
 Grande fu la bataile, e li stormen capler;*
 Adoncha verisi pe, pugni coper, ((1445))
 Çival foir, e le rene rainer,*
7280Qi por rason ne volese deviser* (1790)
 De quella bataille como fo dura e fer,
 Vu creeresi q’el fose mençoner.
 
 Rubric 208
 Coment quella bataille fu grant e fort / de anbes part de li baron.
 Laisse 209
 
 Grant fu la bataile d’anbes part comunelment; ((1450))
 Li rois Braibant ne fu pais mie lent.
7285A gran mervile oit de bone jent, (1795)
 Bon çivaler, saçi e conosent.
 E li rois Galafrio n’oit asi ensement;
 Una colsa oit, qe lui plus defent: ((1455))
 Con lui oit Karleto, qi est en Deo cre(e)nt.*
7290Jesu e Macometo el ten por son guarent;* (1800)
 Quant Macometo li fala, Jesu si le defent;
 Doncha poit il çostrer segurament.
 Li rois Braibant, a chi Egito apent, ((1460))
 Tanti quello çorno oncise de quella jent,
7295Qe plus de cento el ne lasa sanglent, (1805)
 Qe mais non vi amigo ni parent.
 Aconter vos l’ò fato brevement;
 Meltre çivaler no è a·l mondo vivent: ((1465))
 Aprisier le fa le arme e li guarniment;
7300Por Durendarda no dota homo vivent. (1810)
 Por celle spee plu le teme la jent,
 Q’i no faroit dragon ni serpent.
 Nen fust Danabrun, qe dè munisiment, ((1470))
 E li conseil a Karleto l’infent,
7305De lu ferir e por qual convent, (1815)
 Morto fust Galafrio, e livré a torment,
 Qe contra lui non aust defendiment;
 Morto en fust con tuta soa jent. ((1475))
 
 Rubric 209
 Coment (Braibant) se incontra cun Karleto, / e si le parloit e·nn’oit lui a vilté; e molto (42ra) / li menaçoit avantq’i s’alast a ferir.*
 Laisse 210
 
 Karleto l’infant, qe a merville fo ardis,
7310Molto fo amé da Deo de·l Paradis. (1820)
 En lui se fie, e·l baron san Donis,*
 Lui e Morando, e Guarner li marchis
 E Balugant, q’el no l’ama a envis, ((1480))
 Falsiron e Marsilio, li ardis:
7315I verent Braibant cun li brant forbis, (1825)
 Qe un de lor oit morto e conquis,
 Qe de Saragoçe estoit li plu altis.*
 Quando le vi Karleto le petis, ((1485))
 Ses conpagnon el oit requis:
7320“Segnur,” fait il, “par poi non raço tot vis. (1830)
 Par un sol ome tot sumes smaris;
 Non è (u)n de vos non soja spaventis.
 E vos voi ben a·l senblant el m’est vis; ((1490))
 E non staroie por eser oncis,
7325Qe de bataile par moi non sia requis. (1835)
 Tanto me fio en Deo de·l Paradis,
 Qe l’onçirò a·l brando forbis.”
 Dist Morando, “Bel frer e dolçe amis, ((1495))
 Lasés·l aler, da Deo soja maleis;
7330A son talant fora por le loris,* (1840)
 E nu staron en sto preo floris.”
 Dist Karleto, “Mal m’avez servis;
 Questo non faroie par hon qe soja vis.* ((1500))
 E vos pre, se estes me amis,
7335E(n) questo lois vu serez asis; (1845)
 Ne vos movés se je ne vos requis.”
 
 Rubric 210
 Coment Karleto se p(a)rte da sa conpagne / e si vait enverso Braibant.*
 Laisse 211
 
 Quando Karleto se partì da çestor,
 Qe de paure remis de·l mal color, ((1505))
 Gran paura oit de lor li plusor,
7340Ma sor tot Morando si fu en gran tremor. (1850)
 Ma li damisel, qe pois fu enperaor,
 Por maltalant lasa le milsoldor.
 La spea en pugno, cum hon de gran vigor, ((1510))
 Ver Braibant s’en vait sença nulle paor;
7345Braibant le vi si·l ten por un pastor. (1855)
 Enver de lui elo fait clamor:*
 “No venir plu avanti, dolent peçaor,
 Qe por Macon, qe tegno por segnor, ((1515))
 De toi oncire n’averoie desenor;
7350A moi resenbli qe es petit ancor. (1860)
 Se vo venir eser me coreor,
 Eo te farò e presio e onor;
 Tanto nen oit unqua tes antesor.” ((1520))
 Dist Karleto, “No me conosi ancor.
7355Ne son pais mie de vilan da labor; (1865)
 Fis fu d’un rois de Françe li pastor,
 Da moi conbatre non averà desenor.”
 Dist Braibant, “È tu quel liçeor, ((1525))
 Qi cri en Deo, li ma(i)no Criator,*
7360Qe in ste mondo si fo un (b)oseor?”* (1870)
 Dist Karleto, “De ço sì mentior;
 Pa(r) lui vos oncirò a li brant de color.”*
 Dist li pain, “Tu n’averà li pejor.” ((1530))
 
 Rubric 211
 Coment Karleto e Braibant se conbatent / ensenbre e Karleto li onçis e conquist la spee, / e l’eume, e l’uberg, e pain furent s(c)onfiti / e morti; e Karleto conquis tot li ca(n)po et tot li (nave).
 Laisse 212
 
 Quando Karleto oit Braibant derasnés,
7365Avec lui non oit plu tençés; (1875)
 Enver Deo oit sa colpa clamés,
 De ses peçé el se clama confés.
 Çojosa trait a li pomo dorés, ((1535))
 E Durendarda tent Braibant l’amirés.
7370L’un ven ver l’altro, li fren abandonés; (1880)
 Le Sarasin, qe fu maltalentés,
 Promerament oit Karleto asoltés.
 De Durendarda tel colpo li à donés, ((1540))
 De l’elmo trençe quant n’oit piés.
7375Nen fust Deo e soa santa bontés, (1885)
 A celle colpo morto l’aust çités.
 Quando la spea fo en le pugno tornés,
 De(·l) scu li oit un quarter trençés, ((1545))
 E de l’auberg trençò da un d·i les;
7380Trosqua in tera fo la spea avalés. (1890)
 Se Karlo oit paure, or no m’en domandés;
 En soa vite, non fu si spaventés.
 “Deo,” reclama, “la vo(ir)a majestés;* ((1550))
 Santa Maria, or me secorés
7385Qe je non soja morto ni afolés.” (1895)
 
 Rubric 212
 Coment Braibant ferì Karleto gram colpo de la / Spee; e Ka(r)leto pois ferì lui de Çoi(o)se, mes / avanti se parlarent e(n)senbre.*
 Laisse 213
 
 Quando Karleto sent le colpo de Braibant,
 S’el oit paure ne vos çi mervilant.
 Elo reclame Damenedé e sant: ((1555))
 “Sante Marie, roine roimant,*
7390Ancois me siés da la mort en guarant,* (1900)
 Questo gran colpo no resenbla d’infant.”
 El ten Çojose a·l pomo d’or lusant;
 Non po trençer un diner valisant. ((1560))
 La spea salte quan ren ella non prant;
7395Desor l’auber ella va glatisant, (1905)
 N’en po trençer de·l noir ni de·l blanc.*
 Dist Braibant, “El vos va malemant,
 Se non aorés Macon e Trevigant ((1565))
 E ne daria en vestra vite un besant.*
7400Ma quando tu vo, po aver bon convant, (1910)
 Se tu no renojer Damenedé e sant.
 Plu te donarò or coito et arçant;
 Tant non oit unqua vestri parant. ((1570))
 Lasez ester Galafrio e Belisant;
7405Muiler vos donarò plu bela doa tant.”* (1915)
 Dist Karleto, “Le penser vos semant;*
 No la poria laser ne no l’ò por talant;
 Por moi amor preso oit bateçamant.” ((1575))
 Dist Braibant, “Eo t’en farò dolant;
7410Morir conven a Durendarda li brant.” (1920)
 
 Rubric 213
 Coment Braibant ferì <Karleto> co(n) la spee, / e si ancis son çival.*
 Laisse 214
 
 “Sarasin, sire, ja ne vos çelaron;
 Nos Cristian tel usança tenon,
 Dapoisc’ont pris muler e oit benecion, ((1580))
 Mais en sa vie, tant cun vivo son,
7415Par nul autre cançer ne la poron.” (1925)
 Dist le pain, “Vu parlés cun bricon.
 Tu moriras, e Belisant averon;
 A li rois Galafrio la pase nos i faron.” ((1585))
 Dist Karleto, “A Deo benecion!
7420Poisqe eo serò trapasé d’este mon, (1930)
 De le non averò blasmo ne reprension.
 Mes ancor non sui e morto ni abatu d’arçon.”
 Dist le pain, “Tosto vos conquiron!” ((1590))
 Ten Durendarda a l’indoreo pon,
7425Ferir le vait, mais cil non fu bricon; (1935)
 Quant se stratorne davanti a l’aragon,
 Siqe Braibant no le consegue, se no de dre l’arçon,
 Dos mité oit fato cel auferant Guascon.* ((1595))
 E Karleto fo cau a li sablon;*
7430Ben le vi Morando, lui e li conpagnon; (1940)
 S’i ont paure, ne s’en merveli l’on.
 E Karleto se leve en estant contremon;
 Reclama Deo e son santissimo non. ((1600))
 Dist le pain, “Vo tu orar Macon?
7435Ben po veoir, se tu no è bricon, (1945)
 Qe li ton Deo non val un boton;
 Per peço te tegno qe no faço un molton.”
 
 Rubric 214
 Coment Karleto, dapoisqe fu morto son çival / Se leva sus; e le pain li contrarie, et il aloit / A(·llue), si le ferì coment Danabron li avoit / Conselé, e si le ocise a cil co(l)p.*
 Laisse 215
 
 Quando Karleto vi morto son destrer, ((1605))
 Sentì li colpo qe li donò l’Ascler;
7440S’el oit paure, non è da merviler; (1950)
 Deo reclame, e·l baron san Riçer.
 “Santa Marie,” dist Karleto a·l vis fer,
 “Ancoi me guardés da mortel engonbrer. ((1610))
 Ben me dist voir Danabrun d’oltra mer,
7445Qe de le arme de Braibant ne poria endaner. (1955)
 Li consejo de lui no vojo trapaser;
 Plu è·l lojal d’altro çivaler.”
 El ten Çojosa a li pomo dorer, ((1615))
 Ben l’avisò o el dovoit doner.
7450Ne se soit Braibant tant covrir ni guarder; (1960)
 Entro l’elmo e le spale li vait li brant fiçer.
 Çojosa fo de un dolçe tailer,
 Si reondament li fait la testa trençer, ((1620))
 Qe in le canpo je la fe voler;*
7455Morto li fait de·l çival trabuçer. (1965)
 Quando le vi Morando de River,
 Et avec lui li altri çivaler,
 Qe a Braibant no se olsava aprosmer, ((1625))
 I le loent sor autri çivaler.
 
 Rubric 215
 Coment Karleto oncist Braibant / A la spee, donda li canpo fo deli(v)ré.
 Laisse 216
 
7460Quando Karleto oit Braibant delivré (1970)
 A gran mervile ne fu çojant e lé,
 Ven a Braibant, si l’oit desarmé;
 Tot primament elo li tole la spe; ((1630))
 A Morando l’oit en sa guarda doné.
7465L’elmo li oste, qe avit en çevo laçé, (1975)
 E pois li trase li aubergo safré.
 Avantqe de ilec fust Karleto alé,
 S’oit de l’aubergo vesti e coroé, ((1635))
 Qe mais ne le cançò en sa viveté.
7470Nean li elmo el no à oblié; (1980)
 Qe da nul arma mais no fu endané.
 Pois prende le çival, fo en sela monté,*
 Quant a Galafrio fu la novella nonçé, ((1640))
 Qe Balugant ge l’avoit aporté,
7475Qe Karleto cun li brant amolé (1985)
 Oit a Braibant li çevo da·l bug sevré,
 A grant mervile ne fu çojant e lé;
 Macometo n’oit aoré e projé. ((1645))
 Dist a sa jent, “E vojo qe vu saçé:
7480Saçés porquoi li ò mia fia doné? (1990)
 Qe custu doit estre enperaor clamé,
 De Crestentés, de la jent bateçé.
 Desovra tot el serà coroné; ((1650))
 Par lu seron temu e redoté,
7485Cun lui averon pax e bona volunté.” (1995)
 Qui le dient, “Nu avon ben ovré.”
 Li rois Galafrio ne fu pais demoré;
 Cum cilla jent qe il avoit asenblé, ((1655))
 Tanto aloit pungando por li pre
7490Qe a Karleto se fu aprosemé (2000)
 O il estoit sor Braibant aresté.
 Quando le vi, si le oit enbraçé,
 “Bel filz,” fait il, “ben sì li plu alosé ((1660))
 Qe se trovase en tot li mondo né.
7495Braibant estoit uno d·i plu doté, (2005)
 Qe en Paganie fust reçaté.”
 Dist Karleto, “Nu avon sa spe,
 E li son eume, e l’aubergo safré.” ((1665))
 Dist Galafrio, “Vu (sì) molt ben armé.
7500Tel arme avés, saça por verité, (2010)
 Qe non po eser ni dané ni falsé,
 Ne quella spea por mior cançé.”
 
 Rubric 216
 Coment Karleto oncis Braibant / donde li canpo fo sconfito.
 Laisse 217
 
 Quando pain ont son segnor veuz, ((1670))
 Qe Karleto li oit li çevo da·l bu toluz,
7505Tot li plus meutre en fo fort esperduz. (2015)
 Mal aça quel, ni çoven ni canuz,
 Qe in le canpo aça colpo feruz;
 Qe tot sont en gran fue metuz. ((1675))
 E qui l’incalçe, con li brandi moluz; (2020)
7510E si le trençe, por test e por buz.
 Via s’en vait fuçando li mescreuz,
 Por le laris e por li po aguz.
 
 Rubric 217
 Coment pain s’en vait fujant.
 Laisse 218
 
 Pain se vont, li culverti mescreant, ((1680))
 Dist l’un a l’autre, “Mort è nos amirant;
7515Plus no valen la monte d’un besant.” (2025)
 Dist li plusor, “Macon e Trevigant,”
 Ver li son deo, “Nun estes regreant;*
 A lui non valés un diner valisant.” ((1685))
 En fua torne tot li plu valant;*
7520Colu darer vorave eser davant. (2030)
 E Karleto li encalçe, et avec lui Morant,
 E li rois Galafrio e ses filz ensemant.
 En celle jor i oit ben fato tant, ((1690))
 Qe de lor se dirà tros a li çuçemant.
7525Tant li alont Karleto encalçant,* (2035)
 Trosqu’a la mer elo li mena batant;
 Si le tolent le nef e le chalant.
 Qui Sarasin qi s’en aloit fujant,* ((1695))
 Se a(ll)oir ne poit molto ne fu çojant;*
7530E qui qe perirent, en fu grami e dolant; (2040)
 Oncis furent, e a dol e·n tormant.*
 L’onor avoit Karleto de li canp,
 E si conquis Durendarda li brant, ((1700))
 E l’elmo e l’aubers de li rois Braibant.
7535Pois si avè Çojose, donde ne fu çojant; (2045)
 E quella non cançò en tuto son vivant.*
 
 Rubric 218
 Coment li canpo fo delivré, et li baron / tornent arere, et pain s’en fuit.
 Laisse 219
 
 Arer torne li valant çivaler;
 Conquis avoit li canpo, e morti son li Escler;*
 Por mal Braibant en pasò oltra mer.
7540<Karleto> l’oncis a·l brant forbi d’açer,* (2050)
 <Si cun> Danabrun li doit li maistrer.
 <Ben> le doit il amer e tenir çer;
 En <so>a vita ne le doit oblier.
 <La> proja reculent sarçant e scuer;
7545Çascun n’oit plus qe non poent porter. (2055)
 Quando venent en Saragoça entrer,
 I vont menant si gran nosa e treper,*
 Ne vos poria ne dir ne conter.
 E la raine va Karleto acoler;
7550Ne Belisant non fu mie darer; (2060)
 Gran çoja mena peon e çivaler.
 Se li rois Galafrio li amoit en primer,
 Or oit en lu metu tuta sa sper;
 No è ren a·l mondo qe se poust porcaçer,
7555Se Karleto la volea querir ni demander, (2065)
 Qe li rois Galafrio no li fese bailer.
 Da qui avanti se comença li çanter;
 Mais de milor non oisés conter.
 Je vos dirò, se vorés ascolter,
7560Coment Falsiron e Marsilio, son frer, (2070)
 E Balugant s’aloit a conseler
 De Karleto oncir e detrençer,
 Porq’i veent qe son per li avoit tanto çer.
 Non pooit ni boir ni mançer,*
7565Se avec lui non era en primer; (2075)
 Et ensement li fasoit sa mer,
 E soa sor qe il oit a muler,*
 En una çanbre se me(te)nt a·l çeler;
 Dist Falsiron, “Or m’entendés, me frer;
7570De una ren ben me poso merviler. (2080)
 Cun le poés sofrir e indurer,
 Qe un Cristian ne diça segnor eçer?*
 Plu è ama da per e da mer
 Qe nu no sen; e plus l’oit a graer.*
7575Por Macometo, el è bon de trençer, (2085)
 Siqe de lui s’açamo delivrer.”
 Dist Balugant, “Tropo serì da blasmer,
 Por nostra sor qe il oit a muler;
 E po por armes el est si pro e ber,
7580Qe da Braibant el n’à fato delivrer. (2090)
 Se l’oncion, qe porà dir nos per?
 El ne farà de tot desariter,
 E for de Spagne caçer e sbanojer.”
 Dist Marsilio, “Ne le daria un diner;
7585Qe non poria pasar li anno enter, (2095)
 Qe nu s’averon cun nos per acorder.*
 O voja o no, Balugant, li conven otrier,
 De Karleto a mala mort finer.”
 Adoncha se sevrent, e lasa li parler;
7590Mes avantqe se volust sevrer, (2100)
 I ordenent d’aler a caçer,
 E a la caçe onçir e detrençer.
 
 Rubric 219
 Coment orde(n)ent d’oncir Karleto.*
 Laisse 220
 
 De le conseil quant furent parti,*
 La mort de Karleto avont stabeli,
7595E Balugant no mis l’ovra en obli; (2105)
 Ven a sa mer e sa sor ausi.
 “Mer,” fait il, “nen poso star nen vos di;
 Mon frer ont malement ordi.
 De oncir Karleto avoient stabeli;
7600Secretament sonto da lor parti; (2110)
 Oncir le doit a li brandi forbi.”
 La raina l’olde, tuta vene enteri;
 Cosi amoit Karleto como fust son fi,
 Por soa file qe l’oit a mari.
7605“A, Balugant,” el(a) dist, “gran merci.”* (2115)
 Da Balugant mantenant se partì;*
 Un damisel qe illec ella vi,
 Por Karleto ela li trametì.
 E quel si vene a le, qe no le contradì.
 
 Rubric 220
 Coment li conte la raine.
 Laisse 221
 
7610Quant la raine oit veçu l’infant,* (2120)
 Ela li parla e ben e dolçemant:
 “Bel filz,” fait ella, “el nos va malemant,
 Quando mun fil oit fato parlamant
 De vu oncire a dol e a tormant.
7615No so porpensé qe le avì servi tant.”* (2125)
 “Cun savi questo?” dist Karleto en ojant;
 “Ne·l poria croir par nul ren vivant.”
 Dist la raine, “A moi le dist Balugant,
 Qe avec lor el fo a·l parlamant.”
7620Dist Karleto, “Doncha è·l ben verisant?” (2130)
 “Si è, bel filz, por Macon (e) Trevigant.*
 Conseler vos vojo e ben e lojalmant,
 Qe non demorés par nul ren vivant.
 Daqe mon filz ont quel maltalant,
7625Con lor contendre non seroit siant. (2135)
 Morir porisi, dont ne seria dolant;
 En cesta noit farà desevramant,
 Et avec toi si mena Belisant.”
 Dist Karleto, “E l’ò ben en talant.”
7630Da la raine se partì mantenant, (2140)
 Et oit demandé Bernard e Morant.
 La novela li conte, dont fo in gran spavant.*
 Conseilo li done de fair le desevremant,
 E non demorer plu cun quel jant.
7635Quant vene la soir, qe l’alba fu colçant, (2145)
 I vene a la raine, qe in la çanbra li atant;
 La raina le vi, si·n plura tendramant;
 Plu amava Karleto d’omo qe fust vivant.
 “Bel filz,” fait il(a), “a cil Deo te comant
7640In le quale tu è voire creant; (2150)
 Recomandé te soja ma fila, Belisant.
 Tu t’en anderà durando pene e tormant;
 Me ancor por tenpo serà rico e manant.
 De toa loi serà sor tot jant,
7645E questo (s)i s’è trova par nos ençantamant.” (2155)
 Dist Karleto, “Soja a li Deo comant.”
 Adoncha Karleto fait çercher (l)i brant,
 Qe il conquis quant il oncis Braibant.
 No trovò Durendarde, donde ne fo dolant;*
7650Çojosa prist, q’el trovò a un pendant. (2160)
 Demantenant el se la çinse a·l flanc,
 Si fo ben guarni de arme de Braibant.
 Et in apreso tole son auferant;
 Belisant leve sor un palafroi anblant;
7655Conçé demande da la raine in plurant.* (2165)
 “Bel filz,” fait ila, “cil Deo te comant,
 Qe de la Verçene naque en Beniant.”
 Çama nul dame nen demenò dol si grant,
 Como ela fi de sa fila Belisant.
7660E cil s’en voit cun Bernard e Morant; (2170)
 De Saragoçe ensì planetemant.
 Ne le soit pais Galafrio l’amirant,
 Nian son filz, s’el non fu Balugant,
 Qe a la raine le dist secretamant.
7665E Karleto s’en vait por le çamin erant; (2175)
 Deo le condue, qe formò Moisant,*
 Qe por son freri durò pena e tormant.
 
 Rubric 221
 Coment s’en vait Karleto.
 Laisse 222
 
 Quando de Saragoçe fu Karleto desevré,
 En la noit s’en voit cojament a çelé.
7670Dever de Rome el fu açaminé; (2180)
 Q’el le condue, qe de la Verçene fu né.*
 Quando Galafrio (soit) de lui la verité,*
 Qe la raine li oit dito e conté,
 De·l tradimento, como estoit ordené,
7675De lui oncire, s’el non s’en fust alé, (2185)
 Cun Balugant li oit dito e conté.
 Quant li roi le soit, gran dol n’à demené;
 Son filz el n’oit de Spagna sbanojé;
 Ne le tornent si fo l’ano pasé.
7680Ça estoit Karleto de França coroné, (2190)
 E son freri estoit delivré;
 L’un fu morto, e l’altro fu apiçé,
 Cun oirés quant seroit finé
 Cest romans, qe est d’antiquité.
7685E Karleto s’en vait, qe non fu seçorné; (2195)
 Avec lui Morando de Rivé.
 A l’ensir de Spagne oit una tor trové
 E un palés cun una rocha da le.
 Cento rainons l’oit fata e fondé;*
7690No po paser nul homo por la contré, (2200)
 Q’elo non sia morto e derobé.
 Tota la tor è tota d’or gobré;*
 Çascun de ceus ont dama pié,
 S’el non fo l’un qe ancor n’en oit trové.
7695Quant quella dama vi qe Karleto oit mené, (2205)
 De (c)ella dame ont gran çoja mené.
 Dist l’un a l’altro, “Nu avon ben ovré;
 Qe li nostro conpagno seroit marié.”
 Dever Karleto i se sont adriçé;
7700La dama volse prender oltra volunté, (2210)
 E de l’avoir i fosen derobé,
 Quando Karleto si oit trato la spe.
 Tot le primer qe il oit encontré,
 Tel colpo li donè qe le çevo li oit colpé;*
7705E pois apreso nen oit sparmié,* (2215)
 Qe un altro oit morto çité.*
 Quant li altri le virent, sont in la mason entré,
 Si prendent arme e lançe et spe.
 Sovra Karleto corent de randoné,
7710Si le ferirent e davant e daré; (2220)
 Ne le nosì una poma poré,
 Qe de bone arme estoit ben armé.
 Or le secora la voira majesté;
 Quando (Bernardo) e (Morando) de Rivé
7715Ont veçu l’ovra si atorné, (2225)
 Demantinent çascun trait la spe;
 Entro lor fer a força e a duré.
 E Karleto tent Çojosa soa spe;
 Tel colpo dona a uno sor li çe,
7720Qe tros en tera lo fende in do mité. (2230)
 Quando li altri le vi cosi versé,
 En fua torne, ont la tor lasé,
 Cun tot le dame e l’avoir amasé.
 Mais noportant diando la verité,
7725Plus de .XXX. de lor le remis detrençé. (2235)
 
 Rubric 222
 Coment Karleto vençì la tor.
 Laisse 223
 
 Quant Karleto voit çelor via scanper,
 Deo e li santi prist a regracier.
 Qi donc (oldist) quelle dame plurer;*
 Ben cuitoit qe Karleto le deust atuer.
7730Dist Karleto, “Ne vos estoit doter. (2240)
 Ne vos farò onta ni engonbrer.”
 Adonc vait en la tor entrer,
 E ses conpagni, e sa çentil muler;
 Du çorni ilec s’estoit a seçorner.
7735De quel avoi(r) qe le pote trover, (2245)
 Elo ne fait .V. somer carçer,
 Siq’el posa ben avoir da spenser.
 Quant à ço fato, se mist ad herer,
 E lasoit la tor e le dame ester.
7740Por çamin se mis a çaminer; (2250)
 Por le çités por burs e por docler.
 Asa durò pena et inojer;
 Trosque a Rome nen volse demorer,
 E si desis en un molto bon oster.
7745Molt richament se fait hostaler, (2255)
 Qe asa avoit da spender e da doner.
 E quel oster avoit una çentil muler,
 E un son fil qe era pro e ber
 Qe retrasoit a fil de çivaler,*
7750E cun Karleto se vait si aconter, (2260)
 Qe avec lui aloit et avant et arer.
 Or lason de Karleto qe estoit a bon oster;
 De l’Apostoile e vos vojo conter,*
 Qe de qui de Magançe si fo lu e son per.
7755Par tot Rome fe banir e crier: (2265)
 “Çascun qe le poust Karleto presenter,
 Qe mil marche li faroit doner*
 De·l milor or qe se poust trover.”
 
 Rubric 223
 Coment Karleto albrega.
 Laisse 224
 
 Cel Apostoile fu de male rason,
7760Si fo de·l parenté de qui de Gainelon. (2270)
 Mesaçer mande entorno et inviron,
 A principi e a dux, a marchisi et a con,
 Et a li rois e altri baron,
 Qe a Rome vegna sença demorason,
7765Qe de l’inperer vol fair la lecion.* (2275)
 Ben cuita faire un de soa mason;*
 Ma ço q’el pense, li penser li semon,*
 Qe li rois Brunor, qe d’Ongaria son,
 Qe per estoit de Berte, et avo de Karlon,
7770Venoit a Rome por fair quela lecion; (2280)
 En sa conpagne, .X. mil conpagnon,
 A bone arme et a destrer Guascun.*
 Si s’ostalent en un gran mason;
 Plu fu onorés qe nul altro baron.
7775A lu atendoit François e Bergognon, (2285)
 E Loerens, Manselés e Berton.*
 Se l’Apostoile non fust de si male mason,*
 Çeste Brunor aust eu la lecion.
 Ma Damenedé e son sa(n)tisimo non
7780Tel l’invoirà dont gran çoja en seron; (2290)
 Cun oldirés a la fin de·l sermon.
 Karleto stoit a son oster, ne dist ne si ne non;
 De quela corore non fa nul mencion.*
 Da spenser e da doner n’oit a gran foson,
7785E por avoir non lasa venason. (2295)
 Le çentil homes qe son preso sa mason,
 L’oro convoie, e pois li fa li don;*
 E a li povres qe sonto da viron,*
 Boir e mançer li dona a foson.
7790De lu parole çivaler e peon; (2300)
 Avec lui avoit Bernardo de Clermon,
 Qe de quel ovre li castiga e semon.
 
 Rubric 224
 Coment li hoster parole (c)u(n) sa (m)uiler.*
 Laisse 225
 
 Quant cel oster oit veçu cel infant,
 Qe a lu resenble a çivaler valant,*
7795Ne no resenble a filz de merçadant, (2305)
 A çentil ome el par a li senblant:
 A·l donojer, et a le cortesie grant;
 De sa nature non po savoir niant.
 Savés qe fist ste malvés seduant?
7800El vent a sa mule(r)s si le dist planamant:* (2310)
 “Dama,” fait il, “e vos pre e comant,
 Se vu ren m’amez de niant,
 Quant vu serés cun cele dame a parlamant,
 Qe muler estoit de cele nostre enfant,
7805Qe de donojer è si largo e manant, (2315)
 Vu la domandarés e ben e dolçemant,
 Dont est li son segnor, e de qual pertinimant.”
 Dist la dame, “Non parlé plu niant;*
 Ben li saverò tuto certanamant.”
7810E quela dame, qe oit mal entant, (2320)
 Se departì da celle parlamant.
 Ven in la çanbre o trova Belisant;
 Por man la prist, si le fe bel senblant.
 Anbedos s’asist sor un banc;
7815De plesor colse se dient en ojant, (2325)
 E quela ostera la quer e la demant,
 “Çentil madames, qe ajés cortesie tant,
 Avì vu mer ni per qe soja vivant?
 E cest vestre segnor è de grande esiant;
7820Plus est il largo qe non fu Alexant. (2330)
 De cortesia el pasa tota jant;
 È·l çentil homo o est me(r)çaant?”*
 Dist Belisant, qe non à mal entant,
 “Dama,” fait ela, “li penser vos somant.*
7825E vos dirò de moi primemant: (2335)
 Filla sui d’un roi de la paine jant,
 Li rois Galafrio qe la Spagna destranç*
 Est mun per, se ma mer no me mant.
 Si ò tros frere qe sonto molto valant;
7830Ço est Falsiron, Marsilio e Balugant. (2340)
 E questo mon segnor, qe par si avenant,
 Mon per l’avoit nori de petit mis en grant;
 Caçé fo de sa tere quant era petit enfant.”
 
 Rubric 225
 Coment Belisant parole a cella dame.*
 Laisse 226
 
 “Dama,” dist Belisant, “ne vos serà çelé;
7835Ces mon segnor, c’oit tant bonté, (2345)
 Meltre çivaler non è a·l mondo né.
 E si fo filz d’un rois de la Cristeneté,
 Qe de França estoit rois coroné,
 De un Pepin, qe tant fu alosé,*
7840Qe da dos ses filz el fo atosegé. (2350)
 E questo mon segnor en fo via mené,
 Da cest dos qe vu con lu (v)eé.*
 Mon per li oit nori et alevé;*
 Karleto oit nome e fi si apelé;*
7845Meltre çivaler nen seroit trové. (2355)
 Braibant oncis a·l trençar de sa spe;
 Por sa proeze mon per me li donè.
 Mais li mon frere ne l’avoit ren amé;
 Anci(r) le volse quant semo sevré.
7850Avoir avremo a molto gran planté,* (2360)
 Qe a una tor l’avoit guaagné.”
 Quant Belisant li avoit dito e conté,
 Qe de cella dame non avoit mal pensé,
 S’ela aust sau con la colsa fose alé,
7855Ne l’averoit quela novela nonçé (2365)
 Por grant avoir qe li aust doné.
 E quella ostera, como fo dotriné,
 Plutosto q’ela poit da le sevré,*
 E ven a son segnor, si le oit nonçé
7860Cun custu è Karleto li qual è sbanojé. (2370)
 
 Rubric 226
 Coment li hoster parole a l’Apostoille.
 Laisse 227
 
 Quant li oster olde soa dama parler,
 S’el oit çoja, non è da demander;
 Ben croit da lo papa grant avoir guaagner.
 Demantenent se prist a erer,
7865Ne no demanda sarçante ni scuer. (2375)
 Por la malvés de cela sa muler,
 Qe a Belisant se fe tot nonçer
 Li tradimento de li ses malvasii frer.
 A l’Apostolio elo ven a parler;
7870Con un Cardinal li trovò conseler, (2380)
 Le qual estoit parent d·i segnor de Baiver.
 Li oster l’apele si·l prist a derasner:
 “Sire,” fait il, “se me volés doner
 Quel avoir qe faisi banojer,
7875E vos farò Karleto delivrer, (2385)
 Qe in mon oster è venu alberçer.
 Avec lui el oit una sa muler,
 Qe fila estoit d’un Sarasin Escler.”
 Dist l’Apostolio, “Ne se vol demorer;
7880Prendés l’avoir, e tornez arer, (2390)
 Q’elo no poust ni foir ni scanper.”
 Son canbarlengo elo fe demander
 Tot l’avoir elo fe nonbrer;
 En soa ga(r)da le mist, si le ne vol porter;*
7885Via s’en vait, qe a poina li po porter. (2395)
 Maleta l’ora q’el naque de mer;
 De·l tradimento el n’averà son loer.
 Si como volse arer reparier,*
 Desor la plaça apreso son oster,
7890Karleto e son filz estoit a deporter; (2400)
 Da l’altra part estoit Bernardo e Rainer.
 Quando l’infant vide venir son per,
 Cuitoit qe fose fruite q’el venist da conprer.*
 Contra li vait, lasa Karleto ester;
7895Quando se le aprosme, si·l prist a derasner: (2405)
 “Pere,” fait il, “qe fruite averés porter?”
 E cil le dist, “I son toti diner
 Qe l’Apostolio me li à da por loer.
 E quisti e altri si nos averà mester,
7900Qe eo li vegno e dire e nonçer (2410)
 Qe questo damisel, c’avemo fato ostaler,
 Estoit quel Karleto q’è fato sbanojer.”
 L’infant l’olde, cuita li sen cançer;
 “Pere,” fait il, “murirì de tal mester;*
7905De tradimento me farì repro(ç)er? * (2415)
 Si m’ai Deo, li voir jus(t)isier,*
 Da mo avanti no ve n’averés vanter.”
 De un co(l)tel el ferì si le per,*
 Qe elo lo fi illec morto verser;
7910E pois por la plaça el çitò li diner. (2420)
 Voi·le Karleto, si le parse nojer;
 A lui s’en vait, si·l prist a derasner,
 Por qual cason el oit morto li per.
 Dist l’infant, “Nu averon destorber.
7915Mon per vos ven cun traitor losençer (2425)
 Da l’Apostolie, da vos acuser,
 Dir qe estes Karleto q’è fato sbanojer,
 E porço oit il aporta sti diner.”
 Karleto l’olde, nen oit qe airer;
7920Plutosto qe il poit, entra en le oster, (2430)
 El e (Bernardo) e (Morando) de River,
 E si prendent ses arme e ses corer,
 Si s’aparele de soi ben defenser.
 
 Rubric 227
 Coment l’Apostoille fi pariler sa jent.*
 Laisse 228
 
 Quant l’Apostolie olde la contenançe,*
7925Le Cardinal apele sença nul demorançe. (2435)
 “Tosto,” fait il, “et a scu et a lançe,
 X. mil omes prendés de ma posançe,
 Alez a l’albergo, ne non farez senblançe,
 E prendés Karleto, qe fo neo de Françe,
7930Si me·l menez, sença nul fiançe.” (2440)
 “Volunter, sire,” ço dist le Cardinal Blançe.
 
 Rubric 228
 Coment li (C)arde(n)al mandoit a li rois.*
 Laisse 229
 
 Quant li Cardinal oit la parole oie,
 Saçes homo fu, de ren no li contralie;
 Plu amava Karleto de nula ren qe sie.
7935Un mesaçer apelle, en cui forment se fie; (2445)
 “Va·t’en,” fait il, “ne non demorar mie,
 E si me dì a li rois d’Ongarie,*
 Qe l’Apostolio oit saçu por spie,
 Qe Karleto, le filz de sa fie,
7940Est in Roma preso santa Sofie. (2450)
 Li Apostolio li oit tant en aie,
 Qe da tot parte li oit sbanie.*
 Se tosto no·l secoré, el perderà la vie,
 Qe .X. mil omes, toti de sa masnie,
7945Con tot armes sont a çival salie. (2455)
 S’el no·l secoré, e le cuita sa vie.”*
 Dist li mesaço, qe fu de bona vie,*
 “Molto vontera farò questa anbasie.”*
 Le mesaçer nen demorò pas mie;
7950Ven a li rois Brunor, qe rois est d’Ongarie; (2460)
 A mançer estoit asis con soa baronie,
 De questa colsa ne savoit ne mie.
 
 Rubric 229
 Coment li rois d’Ongrie s’aparele.
 Laisse 230
 
 Le mesaçer si fo saço e valent;
 Ven a li rois, por davanti se rent.
7955“Bon rois,” fait il, “el vos va malement; (2465)
 Li Cardenal Blanco, q’è tan pro e valent,
 A vos m’envoie secretement
 Qe Karleto è in Rome, venu çeleement.
 Un malvasio oster o el si desent
7960L’à palenté por oro e por arçent, (2470)
 Et è apreso santa Sofie, li trato d’un arpent.
 X. mil çivaler ont pris guarniment,
 Par lui oncire s’el no è qe le defent.”
 Li rois l’oì, si ne fo en gran spavent;
7965Tosto se leve, nen fe demorament (2475)
 Ne le fo aporté plu ni vino ni plument;*
 El fa soner ses graile et arer et avent,
 X. mil çivaler monta en auferent.
 Li rois meesme si aloit davent,
7970E la çent de l’Apostoile çivalçò a·l present, (2480)
 A li oster o Karleto li atent.
 
 Rubric 230
 Coment fu grant la bataielle.*
 Laisse 231
 
 Quant Karleto fu armé e monta en destrer,
 Avec lui Bernardo e Morando de River,
 E le filz de l’osto, qe fo e pro e ber,
7975Qe por Karleto avoit morto son per. (2485)
 Atant ecote vos qui malvas çivaler,
 Qe l’Apostoile li oit fato envojer;
 Li Cardinal li oit a guider.
 Quant il s’aprosma apreso li oster,
7980Elo reguarde, vide qui çivaler (2490)
 Qe de foir non fait nul penser.
 Li Cardinal fu saçes, qe se retrase arer;
 E quela jent lasa avant aler.
 E prega Deo, li vor justisier,
7985Qe guardi Karleto da mortel engonbrer. (2495)
 Quando Karleto li voit a ’prosmer,
 Davanti se fait, si le va contraster;
 Le primer fer davanti a l’incontrer,
 Li scu li speçe, l’aubergo li fa falser.
7990Ple(g)a sa lançe, morto li fait trabuçer;* (2500)
 E un altro ferì Morando de River.
 Çascun de ceus fe li so deroçer;
 Valent fu li fiol de l’oster,
 Mais li pro Karleto si fo plu pro e ber;
7995En tot le mondo non è milor çivaler. (2505)
 Quant l’asta fu fraita, el tra li brant d’açer;
 Qi le veist por la presia aler,
 E qui gran colpi donar e inplojer,
 Contra Çojosa ne valea arma un diner.
8000Ma qui le corent sovre, a cento e a miler; (2510)
 Morto en fust sença nul recovrer.
 Contre cotanti no li averoit durer;
 A gran mervile fose esté l’ingonbrer.
 Quando de·l rois d’Ongarie vene li çivaler,
8005Por Karleto secorer et aider, (2515)
 Ne le fo parole dite ne nul tençer;*
 Entro lor fer de grez e volunter.
 Gran fu la nose quant vene a·l començer;
 Doncha veisés mante selle voider,
8010E manti çivaler cair e trabuçer. (2520)
 Qui de l’Apostolie ne le porent durer;*
 En fua torne por via e senter,
 Non atendoit le fiolo li per.
 
 Rubric 231
 Coment fu grant la bataille quant / Li rois Brunor entra en le stor, e celle
 Gent de l’Apostoielle s’en fuit.*
 Laisse 232
 
 Quando li rois Brunor fu en le stor entré,
8015A gram mervile fu grant la meslé; (2525)
 Testes trençé e spales decopé,*
 Tant çival foir por me li pre.*
 Qui de l’Apostolio avoient malovré;
 Tot s’en fuçent e por vie e por stre,
8020La major part fo morti e detrençé. (2530)
 Le Cardenal, quant vi l’ovra atorné,
 A gram mervile el fo ben dotriné;
 Nen est pais ne foi ne scanpé.
 O vi Karleto, cella part est alé,
8025E li rois Brunor si le fu aprosmé, (2535)
 Quant vi Karleto si l’oit asiguré
 A la guardaure q’el oit de sa mulé.
 A lui s’aprosme si l’oit acolé:
 “Bel filz,” fait il, “perche tan demoré,
8030Qe da moi tu è ste çelé? (2540)
 Ben sapi qe tu estoie e foi e scanpé*
 Quando ton per si fo atosegé,
 E toa mer qe tanto avoit bonté.”
 Dist Karleto, “De ço ne vos mervilé;
8035Quando me frer m’avoit sbanojé, (2545)
 Ne ause alberçer en la Cristeneté;*
 En Paganie e sonto alevé,
 Cun li rois Galafrio qe tant m’à honoré
 Qe soa fila m’oit per moler doné.
8040Da lor e son parti cojament a çelé, (2550)
 E ma muler avec moi mené.”
 (Dist) li Cardenal, “Vu avì ben ovré;*
 Mo no è tenpo de querir parenté,*
 Se a mon conseil croir voré,
8045Vu serés rois et enperer clamé. (2555)
 Ma non farés tropo longa demoré;
 Alez a l’Apostolio tuti si coroé,
 Avantiqe il soja ne foi ne scanpé;
 Morto el soja, a martirio livré,
8050Qe il estoit de quel mal parenté (2560)
 Qe vos oit caçé e sbanojé.”
 (Dist) li rois, “Vu avì ben parlé;
 Se Deo ne dona, por soa santité,
 Qe da lui siamo delivré,
8055Vu ne serì Apostolio clamé.” (2565)
 Dist li Cardenal, “Mil marçé n’açé.”
 Adonc Karleto nen fu pais demoré;
 Por li conseil qe cil li oit doné,
 Si çivalçent li fren abandoné.
8060Ça oldirés coment averont ovré; (2570)
 Qe l’Apostolie estoit ben adoté,
 Qe de sa jent e de son parenté,
 Plus de .X. mil lì furent asenblé;
 Nen poit aler ne le sia gran meslé.
 
 Rubric 232
 Coment asallirent l’Apostoille.
 Laisse 233
 
8065Va s’en Karleto, li pros e li valant; (2575)
 E li rois d’Ongarie avec lor ensemant.
 E aprés lor, e Bernardo e Morant,
 Tantqe a l’Apostoile se vait aprosmant,
 Davant le palés en la plaça q’è grant,
8070Furent armé .X. mil conbatant. (2580)
 Çascun avoit lançe e spea trençant,
 E bon çival isnele e remuant.
 Karleto fu avant, sor un çival ferant;
 Una grosa lançe li bailì un sarçant,
8075E cil la tent, si la va palmojant; (2585)
 Fer le primer q’el voit encontrant.
 Morto l’abate entro lor plus de çant;
 E pois escrie, “Ferés, me conbatant.”
 E cil le foit, qe nesun li contant;
8080Li rois d’Ongarie, quando vi son enfant, (2590)
 Si pro e fer e de tant ardimant,
 Se il oit çoie, nesun no m’en demant;
 De lui secorere non fait arestamant.
 Qi donc le veist ferir en le canp,
8085Cun ses çivaler ardi e conbatant. (2595)
 Grant fu la nose, meravilosa e gran;*
 Qi donc veist Karleto li enfant,
 Cum Çojose, sa bona spea trençant,
 Menar colpi et arer et avant.
8090A lu non val arme un diner valisant! (2600)
 El non fer tanti q’el non faça sanglant;
 Çascun li fai rue, si le fuçe davant;*
 Davant lui fuçì le petit e li grant;
 E·l Cardenal se stava en estant;
8095Prega Deo, li pere onipotant, (2605)
 Qe guardi Karleto da mort e da tormant,
 Qe vos doie li plais plus çir avant?
 Da la terçe trosqu’a li sol colçant
 Durò quella bataila meravilosa e grant.
 
 Rubric 233
 Coment fu grant la bataille.
 Laisse 234
 
8100Grant fu la bataile e mervilos li stor; (2610)
 Qui de li rois fo bon çostreor;
 Desor tuti fu Karleto le milor.
 Çojosa tent, dont recoit honor;
 Tanti non fer q’el non çeti a l’arbor.*
8105Qui de l’Apostolio ne fo en gran paor; (2615)
 Qe tanti ne vi cair morti de lor.
 Non è mervile, se i n’avoit paor;
 Deo reclame, e li soe pastor.
 E Karleto li fer a força et a vigor;
8110O voient o no, s’en fuçent a estor; (2620)
 Non atendoit li grande li menor.*
 E l’Apostolie montò sor une tor,
 Por guarder la bataile, qe seroit vençeor.
 Quando la vi, mais non oit tel paor;
8115El vide ben qe il estoit perdeor. (2625)
 Elo reguarde environ et entor;
 Par s(e) foir, mais no le vi retor,
 Qe davant e darer son la jent Francor.
 
 Rubric 234
 De li rois d’Ongarie.
 Laisse 235
 
 Li rois d’Ongarie, li pros e lo lojal,
8120Entro li altri rois el est natural; (2630)
 Plus ama Karleto de nesun omo carnal.*
 Par lu defendre e da mort e da mal,
 Contre les autres el se mis comunal.
 De l’Apostolie ferì li maraschal*
8125(So nevo ert e so parent carnal). (2635)
 Morto l’abate, no le fi altro mal;
 E li ses çivaler tuti ferirent por ogual.
 Qui de l’Apostolio metent a dol et a mal;
 O voja o no, s’en fuçent por un val.
8130E qui le encalçe cun le spee pugnal,* (2640)
 Qe plus de mil ne mis en un canal.
 
 Rubric 235
 Coment cil furent vençu.*
 Laisse 236
 
 Quant Karleto oit çelor vençu,
 Qe tot furent morti e confondu,
 Li Apostoile fo preso e retenu;
8135Demantenent despolé tot nu. (2645)
 E li Cardenal si fo a lor venu;*
 “Segnur,” fait il, “qe avez atendu
 Por ste malvés traito e recreu,*
 Si sta banojé, è de ves reame ensu,*
8140Li conseil dona qe fustes deçeu; (2650)
 Quella meesme farez de lu.”
 Quant qui l’intent li grant e li menu,
 Por maltalant li son sovracoru,
 Cun dardi e cun brandi e cun spee agu,
8145Si le donent por teste e por bu. (2655)
 Quel fo plu çojant qi l’oit mejo feru;*
 E de sa çarne n’avoit plu prendu.
 A mala mort i l’ont confondu,
 E tot sa jent vinta e recreu.
 
 Rubric 236
 Co qe fi Karleto en Rome.
 Laisse 237
 
8150A gran mervile fu Karleto valent, (2660)
 Fort et ardi e ben reconosent.
 Quel Apostoile non amò de nient,
 Ne non amò ses amis e parent.
 O vi li Cardinal, por me la mans li prent;*
8155“Fa vos avant, vu sì de nostra jent; (2665)
 Vu serì Apostolio da ste ora en avent;
 Morto serà qi de ren vos content.”
 Dist li rois d’Ongarie, “Vu parlé saçement;*
 Par vos scanper da mort e da torment,
8160Un mesaçer el me mandò erent, (2670)
 Qe a moi conta tot li convenent.
 Qi fa tel ovre, bon gujerdon atent.”
 Dist Karleto, “Et eo si le guarent;
 Ço qe vos plais, e fo lo sumient.”*
8165Ne le fo Cardinal qe de ren guischisent;* (2675)
 Çascu de ço en fu legro e çojent;
 E l’Apostoilo por me la man li prent.
 “Karleto,” fait il, “de una ren ne vos ment;
 En Roma son venu baron jusqua d’Orient,
8170Por clamer enper qe sia pro e valent.* (2680)
 Non è milor de vos en le segle vivent;
 Vu serì enperé fato novelament.”*
 Dist Karleto, “Non refu li present;
 Mais d’una ren e vos digo en guarent.
8175Nen prenderò corone qe sia d’or lusent, (2685)
 Se França no conquer tot en primement,
 E qui mon freri q’è traiti seduent,
 Qe son per oncis a mortel tradiment,
 E la ma mer dont a·l cor sui dolent,
8180Se no la venço e no averò nient.”* (2690)
 Dist li rois d’Ongarie, “Vu parlé saçement;
 XX. mil omes vos donarò de ma jent,
 Et eo meesme lì serò a·l present,
 Por mia file ma pase no li rent.”*
 
 Rubric 237
 Coment l’Apostolie parole.
 Laisse 238
 
8185Li Apostoile si fo saço e valant; (2695)
 Elo parole altement en ojant:
 “Karleto,” fait il, “vu parlé saçemant;*
 Nen cuitoie mie qe austes seno tant.
 Per vos amor e vos farò tant;
8190Avec vos virò, chi pluri ne chi cant. (2700)
 Le perdon li darò, a petit e a grant,
 Qe a çest ponto vos serà secorant.”
 Karleto l’olde, mil marçé li rant;
 Grant fu la çoja por Karleto l’infant,
8195Qe livré est da cil malvasio tirant, (2705)
 Qe parent estoit d·i traitor de Maganç.
 Li rois d’Ongarie si vent a Belisant,
 Si la demande, “Cun vos ert li convant?”
 “Pur ben, bel sire, e son legra e çojant,
8200Quant mon segnor vos ait a pertinant.” (2710)
 E cil le dist, “Non virà longo tanp,
 Corona en çevo averés d’or lusant;
 Raina serés desor tot la jant.”
 La dama l’olde, si le fa bel senblant;
8205Ela·l mercie e ben e dolçemant. (2715)
 
 Rubric 238
 Coment li rois d’Ongarie parole a (Karleto).*
 Laisse 239
 
 Li rois d’Ongarie, qe tant è pro e ber,
 Karleto apele, si·l prist a derasner:
 “Bel filz,” fait il, “eo te vojo conseler,
 Qe tu te dici guarnir e pariler,
8210E par tot part mandar li mesaçer, (2720)
 A qui qe estoit amisi de ton per,*
 Qe i te vegna secorer et aider,
 Qe ton reame tu posi conquister.”
 Dist Karleto, “E l’ò ben en penser.”
8215Adonc apella Morando de River; (2725)
 “Sire,” fait il, “el vos convent aler
 Trosqua a Baiver, Aquilon a parler,
 E da ma part e dir e nonçer
 Qe li remenbri de la mort de mon per,
8220E de ma mer q(e) avoit li cor fer.”* (2730)
 E cil le dist, “Ne vos estoit doter;
 Ben li ò dir e tot l’afar conter.”*
 El se part si se mis ad erer;
 Or vos vojo d’un çivaler conter,
8225Rainero d’Aviçon el se fait anomer. (2735)
 Lanfroi e Landris l’oit fato sbanojer,
 Dapoisqe Pepin fu morto, ne li olsò demorer;
 De tot ses tere i le fe deschaçer,
 E cil s’en alò, si pasò oltra mer.
8230Meltre çivaler ne se poroit trover; (2740)
 Çercando vait Karleto de là e de ça da mer.
 En Paganie tant se fi anomer,
 Mant cità prist a·l brant forbi d’açer,
 Encontra lui nul homo poit durer.
8235En Babilo(in)e conquis un çivaler,* (2745)
 Qe meltre de lu ne se poroit trover;
 Par son amor, el se fe bateçer.
 Cil oit nome Sansoneto; filz fu d’un amirer.*
 Tant estoit et ardio e fer,
8240A·l brant d’açer trova pochi çivaler (2750)
 Qe in canpo posa ver lu durer.
 
 Rubric 239
 Coment a Karleto venoit gram jent.
 Laisse 240
 
 Or entendés, segnur, por Deo de majesté,
 Milor cançon jamés non oiré.
 Questo civaler si fo pro e doté;
8245Por amor de Karleto tant pene oit duré, (2755)
 Ne ve poroit eser ne dite ni conté;
 De Crestentés elo fo sbanojé.
 Landris e Lanfroi, qe estoit rois clamé,
 De tota França li avoit sbanojé,
8250Prese son tere e arse e brusé,* (2760)
 Et il s’en alò oltra la mer salé,
 Çerchando Karleto et avant et aré.
 E Damenedé por la soa bonté,
 Tant l’avoit (l)oué et prisé,*
8255Preso avoit plu de .vii. cité; (2765)
 È questo Sansoneto, qe era un rois clamé.*
 Rainer d’Aviçon costu est anomé;
 Novel oldì ançiq’el fust trapasé,
 Qe l’Apostoile avoit convojé
8260Tot li baron de la Cristeneté, (2770)
 Enperer vo levar de·l son parenté.*
 Quando Rainer oit la novela ascolté,
 Sansoneto apele, si le oit arasné,
 Qe venir voloie a Rome la çité
8265Por contraster a cil q’el non sia levé. (2775)
 A Sansoneto li vene molto a gre;
 Cun lui el vene, si con vos oldiré,
 Cento mil pain oit cun lu mené.
 A Roma vent e ben fu ostalé,
8270Si le estoit venu quela çorné, (2780)
 Quando l’Apostoile fu morto e livré,
 E le papa Milon en seça repolsé.
 Quando Karleto oit qilo trové,
 Se il oit çoie, or ne me demandé;
8275A lui s’en vait, si le fu aconté. (2785)
 Quant se conoit tel çoja oit demené,
 Major non fu veua ni guardé.
 “Mon segnor,” dist il, “or vos ai trové,*
 Qe tant por vos son pené e travalé,
8280Par tot li mondo e davant e daré; (2790)
 Ne ve dotés qe ben sui parelé,
 De civalçer guarni e coroé.
 Cento mil omes e vos ò amené,
 E de l’avoir e ò a gran planté.”
8285Karleto l’olde, si l’oit abraçé; (2795)
 De ço q’el dist molt l’oit agraé,*
 De la parole si l’oit amercié;
 Gran fu la çoja en Roma la cité
 Por Rainer d’Aviçon q’è reparié,
8290E por l’Apostoile le qual si fu clamé. (2800)
 Li bon Milon, qe fu saço e doté,
 Qe par tot part oit bani e crié:*
 Çascun de ceus qe le virà daré,*
 Tut ses peçé li serà perdoné.
8295E qi no le virà, si serà condané (2805)
 Cun pataroi, eretego clamé.*
 Grande fu l’oste in Roma asenblé;
 Li rois d’Ongaria no à l’ovra oblié;
 Son guarniment avoit aparilé.
8300A çamin se metent quant fu ordené; (2810)
 Por Lonbardie i sont acaminé,
 E la Toscane i ont trapasé.
 
 Rubric 240
 Coment la novelle aloit par tot part.
 Laisse 241
 
 Quant la novele porta li coreor,
 Par tot part environ et entor,
8305Por le çité a conti et a valvasor, (2815)
 Et a Paris a quelli dos traitor,
 Qe son per e sa mer oncient a dolor,
 Saçés por voir q’i fo en gran paor.
 Por celle jent tant qe li ven a tor,*
8310Nen voloit pais fare longo sejor. (2820)
 Por qui çivaler avoit fato onor;
 Per lor mandò, qe le vegna en secor,*
 E si fa convojer tuto so(n) parentor.*
 Gran çent asenblent, e princes e contor,
8315E si le fu de valant pugneor, (2825)
 Dont gran bataile fu e gran stor,
 De le major qe ausés ancor.
 
 Rubric 241
 Coment aloit li mesacer a Girard Aufraite.*
 Laisse 242
 
 Lanfroi e Landris ne volsen demorer;
 A Girardo Aufraite i mandent mesaçer,*
8320Qe i le vegna a secorer et aider. (2830)
 Li mesaçer qe le vont a nonçer,
 A Viene le poront trover.*
 Quant li mesaçer li vait li brevi bailer,
 Girardo e Milo, li qual estoit son frer,
8325I le trovent anbidos conseler. (2835)
 Davant Girardo s’en vait a çenoler,
 “Mon sir,” fait il, “nu semo mesaçer
 De Landris e de Lanfroi, qe anbidos son frer,
 Rois son de Françe, si manten li terer.
8330I ont novelle por li ses spioner, (2840)
 E por ses mesi e por li ses corer,
 Qe quel Karleto q’i farent sbanojer
 Sovra li vent cun oste de çivaler.
 I le vos mande qe le venez aider,*
8335Si come celu in chi ont gran sper.” (2845)
 Dist Girardo, “Farò·lo volunter.”
 Millon apelle, si·l prist a derasner:
 “Frere,” fait il, “alez vos coroer.
 X. mil omes vu averés mener,
8340A bone arme et a corant destrer.” (2850)
 “Frer,” fait il, “qe vos ò oldu parler?
 Donc me volés a qui traiti envojer,
 Qe a tradiment oncient son per,
 E quella dame, q’i tenoit por mer?
8345I son strepon, e malvasii e lainer* (2855)
 E quel Karleto, qe est droiturer,
 Si deveroit la corona mantenir e guarder,
 Qi vait contra rason si doit mal ariver.”*
 Girardo l’olde, cuita li seno cançer;
8350El oit çuré li voir justisier, (2860)
 O voja o no, li conven aler.
 Quando Milon l’oldì si parler,
 Ben le conoit, no le olsa contraster;
 O voja o no, li convent otrier.*
8355E·l dux Girardo si dist a·l mesaçer: (2865)
 “Ami,” fait il, “or vos tornez arer;
 A Lanfroi e Landrix si li avrì nonçer,
 De nula ren se diça smajer;
 Secorso li darò de .X. mil çivaler;
8360Milon mon frer li farò envojer. (2870)
 Segurament ben porà guerojer.”
 Le mesaçer le prist a mercier;
 Arer tornent a son segnor conter
 Questa novela (qe ben fo d’agraer);
8365S’i ont çoja non è da demander. (2875)
 E Milon fait sa çent apariler;
 X. mil furent a coranti destrer.
 El no sa mie ço qe le doit encontrer,*
 Qe de la bataile mais el no tornò arer.
8370Sansoneto l’oncis a·l brant forbi d’açer,* (2880)
 Como vu porés oldir et asculter.*
 E quel Milon non fu pais da blasmer,
 Qe a Paris vait mal volunter.
 Le voloir de son frer non olsò contraster;
8375Monta a çival, briga de çivalçer; (2885)
 Ven a Paris, ben se fe ostaler;
 Grant onor le fait anbidos li frer.
 
 Rubric 242
 Coment çivalça Karleto.
 Laisse 243
 
 Karleto çivalçe, c’oit cor de lion;
 E li rois d’Ongarie a .XX. mil conpagnon,
8380E si le fu Rainero d’Aviçon, (2890)
 Et avec lui li riant Sanson.
 Cento mil ont de la loi de Macon,
 E l’Apostoile c’oit nome Milon.
 En sa conpagne fo manti clereçon,
8385E tanto altro povolo per la benecion, (2895)
 Qe le miler conter n’en poroit l’on.*
 Donqua verisés tanti be confalon,
 E tant ensegne e indoré penon,
 Qe tot n’en flonboie e li po e li mon.*
8390I civalçent a cuite de speron;* (2900)
 Pasent Lonbardie e Proença enson.*
 Dever Paris çivalçe qui baron;
 Da l’altra part si venia Aquilon,
 E mena son fil c’oit nome Naymon;*
8395E si le fu Bernardo de Clermon. (2905)
 Quant a Paris ili si s’aprosmon,
 Davant li Roine metent li confalon,
 Si le tendent tende e pavilon.
 Da l’altra part de·l Roine si estoit Milon,
8400Qe frer estoit Girard li Bergognon;* (2910)
 Si le fu qui de Magançe, tot quant par non;
 Lanfroi e Landrix, cun conti e baron,
 Qe furent de Françe e de la legion,
 Qe le obedisent, o volist o non,
8405Cun qui de Paris a tende e a pavilon. (2915)
 
 Rubric 243
 Coment fu grande l’oste.
 Laisse 244
 
 Grande fu le oste, mervelos e grant;
 D’anbedos part furent çivaler tant,
 Ne vos poroit conter nesun hon vivant.
 Aquilon de Baiver si fo bon conbatant,
8410A gran mervile el fo pro e valant.* (2920)
 L’aigue pasò une deman por tanp,*
 Cun .X. mil de çivaler valant.
 L’oste asalì qi estoit d·i Franc;
 Avantqe celle jent montase en auferant,
8415Tende e pavilon ne trençò plu de çant, (2925)
 E plus de mil omes oncis a·l fer trençant.
 Grant fu la nose qe levarent qi Franc;
 A çival monte, a miler et a çant;
 E Aquilon s’en torne legro e çojant.
8420Quant Karleto le soit, si le voit a graant; (2930)
 El voit ben qe le ama dolçemant.
 Dist Aquilon a Karleto en ojant,
 “Bel filz,” fait il, “ben saçì ad esiant,
 Se volés vinçer li malvasi seduant,
8425Ne vos reçés a li seno d’infant.* (2935)
 Seno e proeçe li volt, et ardimant,
 Quel vos farà quant querì e demant.”
 
 Rubric 244
 Coment Aquilon pasò l’aigue.
 Laisse 245
 
 Quant Aquilon fu arer torné,
 Karleto l’oit gran çoja demené.
8430L’altra deman, quant l’aube fu levé, (2940)
 E Lanfroi fu a çival monté
 Da quella part o Aquilon avoit pasé,
 Pasoit Lanfroi molto ben coroé.
 L’eve pasent por gran nobilité;
8435L’oste asalì o plus estoit seré; (2945)
 Grande fu la nose e li remor levé,
 Qe Aquilon fo a çival monté,
 E Sansoneto, qe tant fu alosé,
 Proer el volt ver lor soa ferté.
8440Lora verisés començar gran meslé; (2950)
 Testes trençer, e spales e costé,
 Tanti çival foir gole baé,
 Dont le segnor en son deçivalçé.
 E cil Lanfroi fo pro e dotriné,
8445E de bataile molto ben adoté. (2955)
 Le primer colpo qe il oit doné
 Un çivaler oit morto versé,
 Et in apreso un altro atué.
 Si grant fu la nosa e la meslé,
8450Qe par nul omo poroit eser conté. (2960)
 Celle Lanfroi fu fort et aduré;
 La spea tent a li pomo d’or entalé.
 En me la voie oit Aquilon encontré;
 Gran colpo li done desor l’eume çemé*
8455O son le pere, c’oit gran clarité. (2965)
 Nen poit trençer valant una deré;*
 La spea torne davant li costé,
 La tarça trençe e l’aubergo safré.
 Por me li cors el li mis la spe;
8460Cor e coraies li trençò por mité. (2970)
 A celle colpo, l’oit morto çité.
 Quant à ço fato, si s’en retorna aré.
 
 Rubric 245
 Coment fu gran dol d’Aquilon.
 Laisse 246
 
 Gran dol fo por Aquilon demenés;
 Li rois l’oit planto e regretés,
8465Ma desor tot Naimon, soa rités. (2975)
 E Lanfroi oit oltra l’aigua pasés;
 Quando fo oltre si fo çojant e lés.
 O vi son frer si li avoit contés,
 “Frer,” fait il, “e vos ò delivrés
8470De celu qe n’oit tanto pené e travalés, (2980)
 Cil Aquilon, qe in Baiver fu nés.”
 Dist Landrix, “Deo ne soja aorés;
 Oimai da lui seremo delivrés.”
 E Rainer d’Aviçon fu a Karleto alés:*
8475“Mon sir,” fait il, “mal avon esploités; (2985)
 Perdu avon li meltre de nos masnés,
 Colu qe estoit plu saçe e dotés
 De nesun homo de la Cristenetés;
 Por Deo vos pre q’elo soja vençés.”
8480Dist Karleto, “E l’ò ben en pensés; (2990)
 La deman quan l’aube ert levés,
 Tot mon graile en seroit sonés.
 L’aigua pasaron a força et a durés,
 De ça no remarà hon qe soja nés;
8485Preso de Paris seremo a la meslés.” (2995)
 Dist Sansoneto, qe fu ilec pres,
 “Questa novella si m’est molto a graés.”
 E li rois d’Ongarie li oit acreentés,
 E Naimes l’infant par poi ne des(vi)és,*
8490Quando son per lasa morto a·l pres. (3000)
 
 Rubric 246
 Coment fu morto Aquilon.
 Laisse 247
 
 Por Aquilon çascun si fo dolent,
 Qe asa avoit amisi e parent.
 Seveli l’oit e ben e çentilment;
 La noit repolse trois l’aube aparisent.
8495A la jornée i le fe altrement; (3005)
 De graile fait soner plus de çent.
 Çascun s’adobe e prende guarniment;
 Karleto l’infant nen fait arestament.
 Le arme prent, e ben e lialment;
8500E Rainer d’Aviçon e Sansoneto l’infent, (3010)
 E li rois d’Ongarie con tot soa jent,
 A çival montent tost et isnelament;
 L’aigue pasent a grant enforçament.
 Quant Lanfroi e Landrix le vide ad esient,*
8505De lor veoir ont gran spavent, (3015)
 Ma noportant i son pro e valent,
 Ne de foir non fait nul senblent;
 Mais por conbatere prendent guarniment.
 Ça oldirés començer tel tençonent,*
8510Dont manti çivaler en remaneroit sanglent. (3020)
 
 Rubric 247
 Coment Karleto pasò l’aigue.
 Laisse 248
 
 Quando Karleto fo oltra l’aigua pasé,*
 Avec lui, ses çivaler prisé,
 Adoncha començent una grande meslé.
 (Lanfroi) e Landrix, quant furent armé,
8515E·l dux Milon, qe tant fu redoté, (3025)
 Cun quili de Bergogne s’alirent a·l pre;*
 Grande fu la meslée quant fu començé.
 Adonc ont levé la grant orié;*
 Celu fo fole, qe non trait la spe.
8520Quando Karleto fo en le stor entré, (3030)
 E ten Çojosa sa trencant espé,
 A qi un colpo el n’oit doné,
 Morto o navrés, li çeta a li pre.
 E Sansoneto no à l’ovra oblié;
8525Meltre çivaler nen seroit trové. (3035)
 Qi ben çercase tros a la mer bité.*
 E Rainer d’Aviçon si fo pro e doté;
 Entro lor ferirent si fort et aduré,
 Qe de çival n’ont mil ateré.
8530Landrix e Lanfroi con qui de la cité (3040)
 Si ferirent e menu e soé.
 
 Rubric 248
 Coment asa(l)irent l’oste.
 Laisse 249
 
 D’anbes parties fu grande li remor;*
 Unqua bataila non oisés major.
 De cele spee ferirent de tel vigor,
8535Qi non fo pro si n’oit gran dolor. (3045)
 Manti prodomes en caent a l’albor,*
 Qe mais no le vi ne fio ne uxor.
 Qi de le canpo averoit l’onor;
 Laudar porà Deo le Creator,*
8540Qe mais de tel non avè tel paor. (3050)
 Par me li canp ven pugnando un contor
 (Milon l’apelle celle jent Francor).
 Por grande esforço punçe le milsoldor,
 E va a ferir Guarner da Monteflor.
8545Tel colpo li done, q’elo l’abate a l’arbor; (3055)
 Voit·le Sansoneto, si n’avoit gran paor,
 Qe morto non fust ilec ad estor;
 Ne vos mervelés s’el oit dolor.
 
 Rubric 249
 Coment Sansoneto oncis Milon.*
 Laisse 250
 
 Quando Sansoneto oit Milon veu,*
8550Qe Guarner oit a la tera abatu, (3060)
 Molto fo pro e de molt gran vertu.
 S’el no le vençe, no s’apresia un festu;
 Por grande esforço li è sovrasalu.
 Gran colpo li done desor l’eumes agu;
8555Nian por cil el no fo defendu. (3065)
 Trença li eume e la cofia por menu;
 Trosqu’a li denti li oit la spea metu,
 E versa li colpo si l’oit morto abatu.*
 Quant celi veent, ma si dolent nen fu.
8560E Sansoneto fo arer revenu; (3070)
 Karleto le vi, cela part fo venu,
 Si le apela por amigo e dru.
 
 Rubric 250
 Coment Karleto pasò l’aigue.
 Laisse 251
 
 Quando Karleto oit l’aigua pasé,*
 E li rois d’Ongarie li saçes e li doté,
8565Li stormeno fo grant e desmesuré; (3075)
 Major non fo veçu ni esguardé;
 De le spee donent gran colé.
 Qi donc veist qui çivaler prisé,
 Qe Karleto avoit aconvojé.
8570Karleto reguarda for por me la stre, (3080)
 E vide Lanfroi venir por me un pre.
 Entro son pugno tent nua la spe.
 Ben le conoit, si l’oit derasné:
 “Çivaler, sire, a cele arme doré,
8575Come estes vos clamé et apelé?” (3085)
 E cil le dist: “Ne vos serà çelé
 Rois son de Françe, e de Paris la cité;
 E si fu filz Pepin, li maine coroné
 Qe se trovast trosqu’a la mer bité.
8580E vos, qi estes, qe m’avés demandé? (3090)
 A gran mervile en estes ben armé;
 Le vestre arme en çeta gran clarté.
 Como avés nome en la vestra contré?”
 Responde Karleto, “Ben vos seria conté;
8585Se m’avesés de vu dito la verité, (3095)
 Vos si me dites qe estes rois clamé,
 E fusi fil Pepin li maine encoroné,
 Nen desdi mie nen soja verité.
 Ma filz non fustes de sa muler sposé;*
8590Da una meltrix vos fustes ençendré, (3100)
 Unde est bastardo e peço apelé.*
 E la rason l’oit dito e comandé
 Qe non poez avoir nula dignité;
 Et in apreso vu avì major peçé
8595Qe ma posa eser ne dito ni pensé. (3105)
 Ancir li per ni la mer si estoit comandé
 Por la Scritura q’elo soja dané.
 Malvasio traites, fole e renojé
 E son colu qi li averò vençé!
8600E fu filz Pepin, le vestro sbanojé (3110)
 Qe par tot li mondo vu m’avez caçé.
 Ora sui e a ma mason retorné.”
 Quant cil l’intent, ferament l’oit reguardé;
 S’el oit paure, or ne m’en demandé,
8605Qe in soa man elo vide la spe (3115)
 Tuta sanglent de colpi c’oit doné.
 “Frer,” dist Karleto, “ora ne vos doté;
 Nen vojo qe par moi en seez destorbé.”
 Da lu se part e si l’oit lasé
8610En le gran stor elo fo afiçé, (3120)
 E va a ferir et avant et aré.
 
 Rubric 251
 Coment fo pris La(n)froi.
 Laisse 252
 
 Grant fu quela bataile, mervelos e pesant;
 Ben le ferì Karleto l’infant,
 E Guarner d’Aviçon avec lui ensemant,
8615E Morando de River, li ardi conbatant. (3125)
 Bernardo de Clermo(n)t a la çere riant,
 E Sansoneto li pro e li valant,
 E li rois d’Ongarie cun tota soa çant.
 Si le fu Naimes, le petit enfant,
8620Qe de son pere estoit molto dolant. (3130)
 Da l’altra part estoit tot qui de Maganç,
 E qui de Paris a spee et a lanç,
 E la jent de Girardo Aufrate li posant;
 Son segnor estoit morto, dont fo li dol grant.
8625Quela aja durò de ilec a longo tanp;* (3135)
 Qe no s’en fe pais ni acordamant.
 Por me li canpo vait Sansoneto pongant;
 Tent una lançe a li fer trençant.
 En me la voie vait Lanfroi encontrant,
8630Qe frer estoit de Karleto l’infant. (3140)
 Ne le parole ne le fe bel senblant,
 Ferir le vait por si fer maltalant.
 Le scu le speçe e la pene davant;*
 Fort fu l’auberg, qe maja non destant;
8635E l’asta fu grosa e ben tenant; (3145)
 E cil la pinse por si fer maltalant,
 Q’elo l’abate roverso a li canp.
 Lever se volse, quant cil no li consant;
 Avec lui s’arotent ses çivaler valant,
8640Guarner d’Aviçon e li cont Morant. (3150)
 Preso li oit, oltra son maltalant;
 Por maltalento li oit tolto li brant.
 Aprés lor vent Naimes li enfant;
 Morto l’aust a la spea trençant,
8645Quant Karleto li vent esperonant. (3155)
 Si no li à consentu de nojant,
 Qe il fust morto ilec a·l presant.
 
 Rubric 252
 Quanto durò quella bataille.
 Laisse 253
 
 Tuto quel çorno durò quela meslé;
 Tera delivré ne le seroit trové*
8650O non fust hon mort o armes o espé. (3160)
 Lanfroi fo pris et arere mené;
 Karleto li oit doné a li ses plu privé,
 Qe ben li oit tenu e guardé.
 Ancora fo li stor si grant e aduré,
8655D’anbesdos part qe major ne·l veré.* (3165)
 Quant Landrix vi qe son frer n’est amené,
 Gran dol n’oit, por poi ne des(v)é.
 La spea tent a·l pomo d’or entailé;
 O vi Morando, cela part est alé;
8660Gran colpo li done desor l’eume çemé. (3170)
 Quant el ne prent, el çitò a·l pre;
 Deo le guardi, q’el ne l’oit pase pié.*
 La spea torne sor la tarça roé;
 La guinche con le scu el çitò a·l pre.
8665E de l’aubers, cento maile trençè; (3175)
 De l’auberg çetò a·l pre la ghironé.
 Et a·l çival oit li çevo copé;
 Cil caì morto e quel fo roversé,
 Siqe li eume ficò en la pon dre.*
8670Gran fo li colpo qe cil li oit doné; (3180)
 Preso l’aust oltra sa volunté,
 E in Paris conduto e mené,
 Quando Sansoneto li ven de randoné;
 E Guarner d’Aviçon, qe no l’à oblié,
8675O voja o no, el l’oit lasé, (3185)
 Dever Paris el fo açaminé
 (Q)e sa qe çivaler, s’el aust lialté,*
 Quant son per oncis, el no fo plu prisé;
 Da tota jent el fo avilé.
8680Si grant fu la bataile, nen fo major guardé, (3190)
 D’anbesdos part e de lançe e de spe.
 Tant çivaler çase, gola baé,
 Qe de·l veoir en seroit peçé,
 Porqe i son Cristian batezé.
8685Trosqua a li vespro durò quela meslé; (3195)
 Sor totes autres fo Sansoneto doté.
 
 Rubric 253
 Coment Karleto çivalçe a li stor.
 Laisse 254
 
 Karleto çivalçe, li ardi e li fer,
 For por li stor, irés como un çengler,
 E ten Çojose, so bon brando d’açer
8690Qi li donò Danabrun li Escler. (3200)
 A qi ne dà un colpo, ne li à plu mester;
 Morir li convent sença nul demorer.
 Qui de Paris se vide mal bailer;
 Oncis se vide a cento et a miler,
8695Si s’en fuçent par poi e por river. (3205)
 Qui qi poent en Paris entrer,
 Devent ben Damenedé orer.
 Si grant fu la bataile no se poroit conter;*
 Landrix s’en vait por davant un senter.
8700Ben se cuitoit a salvament aler, (3210)
 Quando le çivalçe Morando de River,
 Quel d’Aviçon, li valant Guarner,
 E Sansoneto, li ardi e li fer.
 Quando vi Landrix, q’el no s’en po aler,
8705E qe de foir el no li fa mester, (3215)
 La spea tent, e volse li destrer.
 A gran mervile el fo bon çivaler;*
 Ça nul milor no se poroit trover.
 Sansoneto fer davanti a l’incontrer;
8710Tel colpo li done desor l’eume verçer, (3220)
 De quel non trençe, ma si le foit enbronçer.
 Desor l’arçon de·l corant destrer
 Par un petit ne le fe trabuçer.
 Quant Sansoneto se vi si mal bailer,
8715S’el oit dol, non è da merveler. (3225)
 La spea tent par soi defenser,
 E fer Landrix si gran colpo plener,
 Qe cil no li poit sofrir ni endurer.
 Par soi guarir, se lasò trabuçer
8720En celle pre, e si fo peoner. (3230)
 La spea tent, ne la volse oblier;
 Si se defende a loi de çivaler.
 Qi la veist mener e inplojer,
 E menar colpi et avant et arer,*
8725Si durament fa celo spaventer. (3235)
 O voja o no, i se traent arer;
 Plus d’un arpant le foit reculer.
 Mais no li valt la monta d’un diner,
 Qe in tal fuga fo li ses çivaler,
8730Qe nesun no li vent secorer ni aider. (3240)
 Quando elo vi no li à nula sper,
 Monta a çival, ben se cuitoit aler*
 Dedens Paris, a salvamento torner.
 Ma ço q’il croit, si le fala li penser, (3245)
8735Qe quili son e davent e darer,
 E tota l’oste si le pris a ’roter.
 Dardi e lançe si le prendent a lançer,
 Deso lui oncis son destrer.
 Quando vi ben defendre, ni oit mester,
8740Qe in fua vi tuti ses çivaler, (3250)
 Elo se rende e si fo presoner.
 E qui lo prent, si le fe desarmer,
 E si le tole li brant forbi d’açer.
 Pois le menent apreso de son frer,
8745E ben le foit e tenir e guarder, (3255)
 Qe i no posa ni foir ni scanper;
 Quant à ço fato, ritorna a li torner.
 
 Rubric 254
 Coment Karleto parole a Sanso(ne)to.*
 Laisse 255
 
 Dont oit Karleto Sansoneto apelés,
 Morando li pros, e d·i altri asés;
8750“Segnur,” fait il, “ben avon esploités, (3260)
 Quant cest canpo avon desbaratés.
 Veez cun s’en vait fuçando por li pres?
 Çama por loro no seremo engonbrés.
 Prisi son coloro qe tenia li regnés,
8755E qe de tot m’avoit desarités. (3265)
 Avantqe da moi i soja desevrés,
 De le servisio ben serà merités.
 Nesun de vos ne sia alentés;
 Ardiament ançemo a la çités,
8760Qe de la tera so ben la verités, (3270)
 Qe tanti li averò amisi e parentés.
 Daqe çesti dos avemo enpresonés,
 Qe da lor non serà ren dotés;
 Qe voluntera me darà la çités.”
8765Çeli li dient, “Vu avì ben parlés.” (3275)
 Comunelment i sont arotés.
 E qui s’en fuit, li fren abandonés;
 En Paris entrent, si ont le porte serés,
 E le gran ponti ont amont levés;
8770E tot li canpo en fu desbaratés. (3280)
 
 Rubric 255
 Coment fo pris li do frer.*
 Laisse 256
 
 Or oit Karleto preso li dos felon,
 Lanfroi e Landris, c’oit benecion,*
 Qe son per oncis a mortel traison.
 De quel ovre n’averà gujerdon;
8775Apisi serà como incresun felon. (3285)
 E·l bon Karleto, e li valant Sanson,
 E l’Apostoile, c’oit nome Milon,
 Davant la porte fe tendre li pavilon.
 Prendent la plaçe entorno et inviron,
8780Qi dedens se tenent por bricon. (3290)
 Quant vi guaster ses broili e ses mason,
 Dist l’un ver l’altro, “Ora qe demandon?
 Nostri segnor son metu en preson,
 Siqe da lor no averon plu reençon.
8785Nu semo foli quant tant demoron, (3295)
 Quant a Karleto no demo sa mason,
 Qe ben è soa par droita nasion.
 El fo lojal, e quisti era strepon;
 Son per oncis a mortel traison.”
8790Or entendés coment la fe Karlon; (3300)
 A si apele li damisel Naimon,
 Li rois d’Ongarie, e li prode Sanson,
 E Morant de River, qe le fu conpagnon,
 E l’Apostoile c’oit nome Milon.
8795“Segnur,” fait il, “Coment la faron?” (3305)
 Dist Naimes, “Porqe vos çelaron?
 Nu la faron a seno de saço hon.
 Ora prendés l’Apostoile Milon,
 En Paris l’invojés par (u)n tel cason,
8800Qe la pax façe si li die li perdon.” (3310)
 E cili dient, “Ben parla ces Naimon;
 El no resenble q’elo sia garçon.”
 
 Rubric 256
 Coment Naimes parole a Karleto.
 Laisse 257
 
 Quant Naimes oit li conseil doné,
 E l’Apostoile si fo aparilé,
8805De prist oit avec lui asé.* (3315)
 Ven a la porte de la bone cité,
 E altament li oit escrié:
 “Avrés la porte e li pont avalé!
 Parler vos vojo da la part de Dé;
8810E son li Apostoilo qe da Deo fui sagré, (3320)
 Si vegno por pax, se aver la voré;
 E li perdon vos darò d·i peçé.”
 Quant cil l’intent, gran çoja n’à mené;
 Porqe la pax li venoit ben a gre.
8815La porta li ont mantenant desfermé, (3325)
 E si le ont li pont devalé.
 E l’Apostoile entrò en la cité;
 Quant fu dedens q’i l’ont a(s)iguré,*
 E bon e re se arotent aré,
8820Qe tot ont quella pax crié: (3330)
 “Vegna nostro segnor, qe avon desiré.”
 Dist l’Apostoile, “Deo sia aoré;
 De ço qe dites, farez gran bonté.”
 Tros a la plaçe elo li oit amené;
8825Quant fo ilec, si li oit prediché; (3335)
 Le voir le dist, ne no pais falsité.
 “Segnur,” fait il, “ben avez esploité;*
 Vestre segnor vos est aprosmé,
 Qe tant pene avoit par vu duré.
8830Por strançe tere durè de gran ferté; (3340)
 Ora l’oit Deo a vos envojé.
 Par moi vos mande, qe vos le recevé,
 Por segnor le tenés con tenir le devé.”
 Quant cil l’intendent, tuti ont escrié
8835Qe segurament entri en la cité.* (3345)
 Ne le fo nul, ne çoven ni barbé,
 Qe cel consel avoient contrasté.
 Mais li traitor avoient malovré;
 Qe estoient de li so parenté,
8840Via s’en fuçent fora de la cité (3350)
 Par soi guarir, si s’en son via alé.
 E l’Apostoile no à l’ovra oblié;
 Con tot li pople el fo defor alé.
 Ven a Karleto, si le oit apresenté:
8845“Mon segnor,” fait il, “e vo qe vu saçé: (3355)
 Veez li pople de la bona cité,
 Veez le clave q’i v’ont aporté.
 Tota la tere i v’ont abandoné; (3360)
 Or la prendés, se prender la volé,
8850Qe i vos la dà volunter e de gre.”
 Dist li rois, “Deo ne sia adoré.”
 
 Rubric 257
 Coment l’Apostoi(le) parole a Karleto.
 Laisse 258
 
 Li Apostoile si oit pris a parler;
 “Karleto,” fait il, “e no vos quer nojer;
 Questo pople qe veez qui erer,
8855Quant en Paris eo entra in primer, (3365)
 E bon e re, me venerent arer.
 Tuti vos clame por segnor droiturer;*
 Ne le vi un qe le volese contraster.
 Çascun le otriò, de grez e volunter.
8860Or le poés segurament entrer; (3370)
 Sor ves palés v’averés ostaler.
 E po farés ves baron asenbler,
 Si vos faron de l’inper coroner.”
 E dist Karleto, “Vu parlés como ber.
8865Ço qe vos plas, nen vojo contraster.” (3375)
 Adonc fait tronbe e tanbur soner;
 E tote ses baron elo fa pariler,
 E li traites anbidos amener.
 En Paris entrent peon e çivaler;
8870Quant a·l palés vene a desmonter, (3380)
 Sa sor li (v)ene incontre, si li corse enbraçer.
 “Frer,” fait il(a), “or ai mon desier;
 Ne vos cuitoie mais veoir ni guarder.”
 Dist Karleto, “Deo ne poso gracier,
8875Qe son venu a vençer mon per, (3385)
 Qe vestre frer en fi atoseger.”
 La dama l’olde, si se trase arer;
 Ni ben ni mal plu no li volse parler;
 Sor li palés montò, si se vait ostaler.
8880Gran çoja mena peon e çivaler; (3390)
 Atant eco vos Naimon de Baiver:
 “Sire,” fait il, “non devez oblier
 La mort qe fist Pepin, li ves per.
 De Aquilon ne vos vojo remenbrer,
8885Qe in ves servisio menò tant çivaler? (3395)
 Or me l’à morto, li malvas losenger.
 Se eo de loro e no me voi vençer*
 Par vos servire mais non prenderò corer.”
 Li rois l’intent, pris le viso enbronçer;
8890Ni ben ni mal no li responde arer; (3400)
 Mal voluntera onceja ses frer.
 
 Rubric 258
 Coment parole Naimes de Baiver.
 Laisse 259
 
 Naimes l’infant, qe fu filz Aquilon,
 E avec lui fo Guarner d’Aviçon,
 E l’Apostoile, c’oit nome Milon,
8895E Morant e Bernardo de Clermon, (3405)
 E si le fu li valent Sanson,
 Davant Karleto dient une rason.
 “Çentil sire rois, parqe vos çelaron?
 Doné nos li conçé, qe aler s’en volon;
8900Ne ma da (v)os no volun reençon, (3410)
 Se no çuçés anbidos qui felon,
 Qe ancis ton per a mortel traison.”
 Dist l’Apostoile, “Non prenderés coron;*
 Nian por moi non averés benecion,
8905Se no le voi anbidos li felon, (3415)
 Como traites apendu a·l stacon.”
 Karleto li oldì, nen dist ne si ne non;
 O li otrie, o il volist o non.
 Mal volunter le fi la delivreson,
8910M’a gran mervile estoit qui baron,* (3420)
 Qe comunalment li demandent in don,
 Por vençer Pepin e li dux Aquilon
 Qe morto fo a mortel traison.
 Ma i fo saçes par non far turbason,
8915I volse far encoroner Karlon, (3425)
 Par lui traire de la sospicion.
 Doncha l’Apostoile nen fe demorason;
 Quant li traites fo delivré a li baron,
 A san Donis i amenent Karlon;
8920Ilec li ont doné benecion, (3430)
 De tota França li donò la coron,
 E de l’inperio, entorno et inviron,
 E l’inperes si se clamò a mon.
 Quant l’Apostoile li dè benecion,
8925Elo s’encline par droita devocion; (3435)
 Elo mercie çivaler e peon.
 
 Rubric 259
 Coment Karleto fu encoronés.
 Laisse 260
 
 Quando Karleto fo encoronés,
 De tot li mondo el fo sire clamés.
 Tot li baron li oit amerciés,
8930Dapoisqe i ont toto ço adovrés, (3440)
 A le palés i le ont amenés.
 Gran çoja fo par tota la çités;
 Ma li baron no à l’ovra obliés.
 De dos traites qe furent çuçés,
8935D’eser apendu con traitor renojés, (3445)
 Davant Karleto li avont amenés.
 Li rois li vi, si le avoit plurés;
 “Freri,” fait il, “mal avì aovrés;
 Vestre per onceist a grande falsités,
8940E moi avì caçé por le strançe contrés. (3450)
 Asa ò dura pena e gran fertés;
 La mercé de Deo e de soa bontés,
 Retorné sui ilec o e fu nés;
 Conquisté ai mon regno e ma cités.
8945Se eo vos çuço, non do eser blasmés, (3455)
 Q’eo li faço contra ma voluntés;
 Unde vos pre, qe vu me perdonés.”
 Dist Lanfroi, “Deo vos saçé malgrés,
 Mais d’una ren ne vos serà çelés;
8950Qe se fose de quiloga sevrés, (3460)
 E vos tenisse en la mia poestés,
 Ça par moi non serisi tant aderasnés;
 Tosto en sirisi a dos fors apiçés,
 Ne no le seront nesun termen piés.”
8955Dist Karleto, “Mal fusi conselés; (3465)
 Quando mon per austes atosegés,
 E mo qe vos veés qiloga çuçés,
 Nen estes pais de ren umiliés,
 Ne no me querì merçé ni pietés;
8960E tota fois vu m’avì menaçés. (3470)
 E cre qe estes diables encantés;
 Men esiant vos estes desvés.”
 
 Rubric 260
 Coment Karleto çuçò li frer.*
 Laisse 261
 
 “Frer,” dist Karleto, “e no vos poso aider,*
 Q’elo vos çuça peon e çivaler.
8965Ora pensez de ves arme salver, (3475)
 Qe questo mondo si è falso e lainer.
 Se questa morte poez en pax durer,
 Davant a Deo vue averés aler,
 Là o porés con li santi converser.”
8970Dist Lanfroi, “Ben savés predicher; (3480)
 Bon mastro avisi a inparer.
 S’eo fose desligé, qe me poust aider,
 Tel oferta vos averia doner,
 Qe tel non oit prest de monester.”
8975Dist Karleto, “El vos fala li penser.” (3485)
 Atanto Berta venoit por li soler,
 O vi son frer si le vait a ’braçer.
 Qi donc veist quela dame plurer,
 Ses man debatre, e ses çavi tirer,
8980Molti baron ela fa si larmoger. (3490)
 “Sore,” dist Karleto, “ne vos estoit doter;
 Ne vos averò delenquir ni laser.
 Questi traites, lasés·le via mener;
 I son çuçé q’i oncis li per,
8985Et in apreso i ancise ma mer.” (3495)
 Dist li rois d’Ongarie, “Quant me poso remenbrer
 De·l tradimento li qual fe sa mer ­-
 Quele mandò a li bois a tuer -*
 Mais Deo no·l volse quela ovra endurer.
8990Se mantenant ne le faites apiçer, (3500)
 Çamai in moi non averés nul sper.”
 Adoncha fait la dama via aler,
 E li dos frer el fa via amener.
 A Naimes li oit dà a bailer,*
8995E a quel d’Aviçon, c’oit nome Guarner,* (3505)
 E cil le menerent, qe le font stroit liger.*
 Davant les oile le font inbinder,
 Con se fait a cil qe font tel mester.
 Çama traites non dè asormonter:
9000Çascun le doit ancir e detrencer;* (3510)
 Qe vos doie li plais plus alonçer?
 Ad un stacon i le f(o)nt amener,
 E a le fors i le font apiçer;
 Ne li ostò ne arme ni corer;
9005Apiçé fu a lo de çivaler. (3515)
 Adonqua Karleto petit li lasa ester,
 Qe de le fors o le fa devaler,
 E ben le fi vestir e adorner,
 De riche robes de palio e de cender.
9010E a li major baron de tot li terer, (3520)
 Elo li fait a·l monister porter,
 E altament li oficio çanter.
 En un sarcoil le font enterer,
 E pois tornent arer, lasent li dol ester.
9015Dolent en fu de lor Karleto a le vis fer; (3525)
 Or se començe li çanter enforçer,
 Coment Karleto tenoit corte plener.
 A la corte fu Morando de River,
 Guarner d’Aviçon, qi tant fo pro e ber,
9020Qe tant pene durò por Karleto son ser, (3530)
 Ne vos poria dir ni conter.
 Tel cose oldirés da qui avant parler,
 Qe vu meesme v’en avrì merviler;
 Li rois d’Ongarie si s’en tornò arer,
9025Et avec lui menò ses çivaler; (3530)
 E lasa Karleto a Paris ester.*