RIALFrI

Preghiera anonima

Francesca Magni, "Ici se comanse la proiere au deouz Segnor e a sa mere et au sire sanz Michael". Studio linguistico, traduzione e glossario della preghiera anonima del manoscritto Paris, Bibliothèque de l'Arsenal, 3645, Tesi magistrale in filologia moderna, Corso di laurea magistrale in filologia moderna classe LM-14, relatrice Francesca Gambino, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari, anno accademico 2017-2018, Padova, 2018.


Edizione digitale a cura di Francesca Magni, marcatura digitale a cura di Luigi Tessarolo

 

  TESTO APPARATO TRADUZIONE  

 

Apparato

 

IV doul] dolul la prima l viene espunta

VI piciez] picienz la n viene espunta

1 perir] prperir pr- viene espunto

3 sofrir] fofrir

9 deus] dens

11 me] mer

14 pecheris] peceris la seconda mano aggiunge nell’interlinea la h

22 feit] feir

25 ie aggiunto nell’interlinea dalla seconda mano

26 cella] cel, la sillaba -la è aggiunta nell’interlinea dalla seconda mano

29 nuls] nux esito della correzione della seconda mano

31 veiller] veuler

39 nuls] nux esito della correzione della seconda mano

37 mo[n]te] mote

48 seprendre] semprendre la -m- è espunta due volte per mezzo del punto a pedice e di una barra

52 nascue] nassue la prima mano scrive nascue, la seconda cancella parte della -c- e aggiunge in interlinea una -s-.

53 la] lla la prima l viene espunta

67 pitié] picie

70 ma Dame] mandame la -n- viene cancellata

74 font] fonz

93 vos deveç] nos deveç

95 angel] ãgnel

98 E a toç] E toç a toç

100 enfern] enferm la seconda mano cancella una gamba della -m

101 Pecié] Petie

108 grand] grnd la -a è aggiunta in interlinea dalla seconda mano

117 ai] si        maintes] manites

119 febles] flebes la prima -l è espunta, la seconda è aggiunta in interlinea dalla seconda mano

123 chevaucheures] chevacheres entrambe le -u- sono aggiunte in interlinea dalla seconda mano

136 cor] co la -r è aggiunta dalla seconda mano

147 die] dire la seconda mano cancella la -r-

149 lecherie] lecerie la h è aggiunta dalla seconda mano

150 folie] foli con la -e cancellata

154 prie] proprie pr- è espunto

160 Ka] Ra        Yhesu] yhu

166 pechirise] pecirise la h è aggiunta in interlinea dalla seconda mano

174 Yhesu Cristo] yhu xpo

 


Note al testo
 

IV ne, pronome prolettico della preposizione retta da prie.

VI enfanz, manca la vocale finale -e.

1 perir, la prima mano scrive prperir, poi pr- viene espunto.

7 mantenir, davanti al verbo una lettera è stata cancellata.

11 me, sul manoscritto si legge mer: la prima mano scrivendo me ha ancora in mente il suono -er del precedente garder e aggiunge la vibrante.

13 e, il testo non è qui leggibile a causa di una macchia, ma si presuppone, come già Walberg, la presenza della congiunzione coordinante, come consueto nella preghiera.

14 pecheris, la seconda mano aggiunge nell’interlinea superiore la h per far apparire graficamente il suono palatale.

15 ovrir, la sillaba o la vocale centrale della parola non sono perfettamente leggibili a causa di una correzione sovrapposta al testo di prima mano (forse si tratta di una e). Essendo leggibile ovr e ir e tenendo conto del contesto, si è proposta la congettura ovrir, forma attestata da TL. A partire dal significato più semplice, ‘aprire, aprirsi’, si è proposta la traduzione ‘confidarsi’, la quale è in parte confermata dal FEW (s’ouvrir à qqn: confidare a qualcuno qualcosa). La congettura proposta da Walberg, convertir, ristabilisce la correttezza metrica, ma sembra troppo invasiva.

16 pardorner, il copista duplica erroneamente la seconda r.

19 a mercé venir, nell’AND e nel Dictionnaire Électronique de Chrétien de Troyes è testimoniata l’espressione ‘venir a, en merci’ con il significato di gettarsi nella grazia, benevolenza di qualcuno: nel contesto della preghiera vuol dire essere accolto nella misericordia e nella pietà di Dio.

22 feit, per un errore paleografico causato dal cambio di t con r il copista scrive feir.

23 puest, la forma a testo può virtualmente essere corretta in peust, poiché il contesto richiederebbe un congiuntivo, e, dunque, potrebbe trattarsi di un errore del copista che inverte l’ordine di successione di e e u. Dal momento che il verbo così coniugato non ricorre altre volte nel testo, si è conservata la veste originaria, senza intervenire.

24-25, tra i due versi si registra una lacuna dovuta al passaggio alla carta successiva.

25 ie, il pronome personale è aggiunto nell’interlinea superiore dalla seconda mano.

26 cella, la sillaba -la è aggiunta nell’interlinea superiore dalla seconda mano, che interviene a favore della correttezza sia metrica che morfosintattica (l’aggettivo dimostrativo, infatti, deve concordare con il sostantivo femminile glorie).

29 e, nell’interpretazione del verso si accoglie la proposta di Walberg secondo il quale è corretto leggere faire a plaisir.

30 qe, la forma del pronome soggetto corretta dovrebbe essere qi. Walberg corregge e pone a testo qi.

31 veiller, qui probabilmente si è verificato un errore paleografico a partire da una lezione veiler o veiller.

38 e enfern, manca la preposizione en, omissione dovuta all’uguaglianza di questa e della prima sillaba della parola successiva (enfern).

48 seprendre, il duplice intervento sul testo può essere ricondotto l’uno alla prima mano, l’altro alla seconda.

50 servies, la -s è marca del plurale come fosse concordato con dames; in realtà, costituisce il verbo passivo (es servie et onorée) il cui soggetto è qi, ossia Dame Sante Marie. Molto probabilmente, il copista è stato tratto in errore dal precedente dames.

51 bien, dopo questa parola una lettera è stata cancellata. Forse si trattava di una s, ma dalla riproduzione digitale non è chiaro.

51 eureee, il copista di seconda mano ha aggiunto qui e nei due versi successivi una terza -e, forse non accorgendosi delle due già presenti e cedendo all’ipercorrettismo.

52 encor, è stata erasa una lettera finale (forse una x) e la r sembra essere la correzione di una s; neee, come nella nota precedente; nascue, la seconda mano interviene cancellando parte della -c- e aggiungendo in interlinea una -s-, proponendo la forma nassue. È sembrato più corretto conservare la lezione di prima mano. Inoltre, si attestano due diverse forme del participio passato: nascue e néee.

53 la, la prima mano scrive lla, ma poi viene espunta la prima l; donéee, come nella nota precedente.

55 qe, si legge come una congiunzione causale inserita qui piuttosto che nel verso precedente, poiché introduce quanto anticipato dal por çe del vv. 53, dunque si potrebbe leggere: por çe…qe, qand tu es a besoing progée e reclamée, tu sogers…; soges è grafia errata per soyes, dovuta a un errore paleografico per cui le due aste della y, allografo della i, si chiudono a formare la parte superiore della g. Il copista copia senza interrogarsi sul significato di quella forma. Tuttavia, anche soyes è forma ricorrente per soies solo in Tommaso di Saluzzo e nel poema Bataille d’Aliscans.

57 arme, qui e ai versi 69, 91, 144, 154 arme è grafia alternativa di anime/anima, dovuta a una dissimilazione.

58 q’, si ripropone la medesima ipotesi della congiunzione del vv. 55: qui la congiunzione si lega al ce del verso 56.

59 malle, la forma dell’aggettivo è errata perché declinata al genere femminile, piuttosto che maschile. L’errore può essere dovuto alla somiglianza con il precedente maligne espirite al vv. 49 ed è un ipercorrettismo.

62 geuné, la parola appare nel manoscritto di corpo leggermente più piccolo rispetto al resto del testo e, dunque, sembra essere interpolazione della seconda mano.

66 la parte centrale di questo verso è difficilmente decifrabile: alcune lettere sono in formato normale, altre di formato più minuto sono meno visibili.

67 pitié, per un errore paleografico causato dal cambio di t con c il copista scrive picié.

68 anche questo verso è parzialmente illeggibile nella porzione centrale.

69, 70 sembra più corretto per una migliore correttezza sintattica invertire i due versi, come proposto da Walberg: al vv. 69 appaiono due pronomi riferiti ad arme. Tale ordine è stato seguito nella traduzione.

70 ma Dame, la prima mano scrive mandame, poi la -n- viene cancellata.

74 font, la forma errata fonz è dovuta al seguente savez e, generalmente, alle desinenze di II plurale caratterizzanti la rima della lassa. Al verso successivo si trova il corretto font: le ripetizioni sono abbastanza frequenti nella preghiera.

78 qes, esito della congettura della seconda mano che espunge due lettere tra q ed es. Walberg legge qi les e mette a testo qes. El feu d’enfern, manca una preposizione en che introduca il complemento di luogo feu d’enfern: si tratta di un’omissione (ma se così fosse il verso risulterebbe ipermetro) oppure il pronome el è grafia errata per en.

82 biene eurée, sul manoscritto si legge bien eeuree, esito di un’errata separazione tra le due parole. La forma biene è frutto di un’influenza italiana, anche se non vi sono altre attestazioni nel testo.

82 arme, il copista scioglie l’abbreviazione della r, ma riporta anche il segno indicante l’abbreviazione.

84 rendez, Walberg propone la correzione rendrez, ma si può lasciare a testo quanto scritto dal copista.

86 sum, aggettivo poco attestato in questa forma e derivato da SUMMUS, viene espunto da Walberg (a sum> as). In realtà, se ne registra la presenza in Antéchrist 138 e in Santa Caterina 1310.

90 veniç, la desinenza morfologica della II plurale in piuttosto che eç, sembra essere frutto dell’influenza italiana, ossia della vocale tematica di terza coniugazione (venite).

92 o si, Walberg propone la congettura ausi, ma o < AUT.

93 cumme, il copista è qui intervenuto sovrapponendo la correzione alla lettera scritta dalla prima mano tra m ed e (forse una a), rendendolo incomprensibile.

95 angel, il copista scioglie l’abbreviazione in gn, piuttosto che in ng e ne riporta anche il segno indicante l’abbreviazione.

98 e a toç, nel manoscritto si ha una dittografia (e toç a toç), qui corretta con l’espunzione del primo toç; aies, questa forma è il risultato dell’espunzione di una lettera tra a e ies.

100 o en la grand paor, Walberg propone la correzione o est la grand paor, con cui si concorda.

101 pecié, per un errore paleografico causato dal cambio di c con t il copista scrive petie.

102 A’, il verbo dovrebbe essere coniugato alla prima persona singolare, dunque si legge ai.

112 omipotent, il copista ha omesso la n.

116 q’en, si è intervenuti nel testo per migliorare la correttezza sintattica della proposizione, in modo tale che dotrine e amistriment siano complemento di luogo piuttosto che oggetto.

117 maintes, per un’inversione di i e n il copista scrive manites.

119 freis, termine di origine germanica ha il primo significato di fresco e per estensione quello di giovane, dunque ingenuo, sprovveduto, privo di esperienza.

122 ai eu a, a è dittografia di ai e infatti il verso è ipermetro.

127 mes, è ripetizione impropria dovuta alla medesima congiunzione avversativa del verso seguente e infatti il verso è ipermetro.

133, 134 Walberg inverte i due versi, trovandosi nel 134 il pronome relativo a Sire; tuttavia, il vv. 133 è un inciso, dunque può essere conservato l’ordine originale.

133 vux, il pronome corretto dovrebbe essere nos; ma anche la forma vux per vos non è attestata (potrebbe essere allografo di vous).

135 li, l’articolo corretto dovrebbe essere la.

139, dal momento che il verso è ipometro ed è comune l’uso della dittologia si propone l’inserzione della congiunzione coordinante tra de cuer e saviament.

146 royne, aggiunto dalla seconda mano, la r è sovrapposta a una precedente lettera. Dalla riproduzione digitale non è visibile la presenza di una parola soggiacente all’interpolazione: essa o è stata erasa del tutto oppure la seconda mano ha riempito uno spazio vuoto.

149 lecherie, la h è aggiunta dalla seconda mano per rappresentare graficamente il suono palatale.

160 ka, nel manoscritto sembra leggersi ra, anche se la R e la K incipitarie si somigliano.

166 pechirise, la h è aggiunta in interlinea dalla seconda mano per rappresentare graficamente la palatale.

171 Logins, per un errore di lettura dalla somiglianza del primo emistichio, il copista ha scritto qui il nome del soldato romano presente nel verso successivo.

173 Yhesu Cristo, nel manoscritto si trova la forma abbreviata yhu xpo. Questa è l’unica attestata nel codice, quindi sia nella preghiera che nelle altre opere, nelle quali Crist viene scritto per esteso. Dal momento che non sono state trovate delle lezioni che sciolgano l’abbreviazione in Crist, si è conservata la forma italianeggiante Cristo.

175 a’, il verbo dovrebbe essere coniugato alla prima persona singolare, dunque si legge ai.

178 nel margine interno la seconda mano aggiunge il pronome personale tu, il quale, tuttavia, per questa posizione, non è stato messo a testo.
 

 


 Qui comincia la preghiera
 A Dio Signore e a sua Madre
 E al signore san Michele,
 Che preghi Nostro Signore del cielo
VChe ci induca a pentirci
 Dei peccati che noi abbiamo fatto nell’infanzia.
 
 
 I
 
 Re di misericordia, non mi lasciare morire.
 Così come tu ti sei degnato di incarnarti nella Vergine
 E scendere sulla terra e sopportare la morte per noi,
 e come tu ti sei lasciato ferire dalla lancia
5il ventre attraverso il corpo e tradire da Giuda
 e subire la passione e morire sulla croce,
 e soccorrere e sostenere solo per i peccatori,
 così come io lo credo e come io lo desidero
 a te devo ora e in avanti onorare e servire
10e guardare e conservare la tua dottrina
 E proteggermi dal male e obbedire a te,
 così degnati, se ti piace, di comprendermi e di ascoltarmi.
 E voi lo farete bene senza sbagliare nulla,
 perché quando il peccatore vede i suoi mali guariti
15e vuole di buon cuore tornare e confidarsi,
 tu lo devi perdonare, quando lo vedi pentirsi.
 Signore, tu mi conosci, io non mi posso nascondere;
 non c’è nessuno così saggio che ti possa fuggire.
 So bene che è necessario che io sia accolto nella tua pietà,
20se un altro non mi può aiutare né sostenere.
 Ma se tu, quando io dovrò morire, mi dovessi
 Accusare dei grandi mali che io ho fatto nella mia vita,
 Non c’è nessuno in questo mondo che lo potrebbe sopportare.
 E, prima che io finisca la vita, fare e completare
 […]
25Per la quale io possa giungere a una buona fine
 Ed essere in quella gloria che non potrà venire meno,
 Dalla quale colui che vi entra non potrà mai uscire.
 Signore, donami questa che io amo tanto e desidero;
 Nulla mi può dare più piacere.
30Ma chi la vuole avere non deve dormire,
 bensì digiunare e vegliare e giacere duramente
 e disprezzare e odiare i piaceri del mondo.
 
 
 II
 
 Re di misericordia, degnati ancora di ascoltarmi,
 così come tu ti sei degnato di discendere qui nella Vergine
35e venire in questo mondo e prendere la forma umana,
 e come tu ti sei lasciato per noi tradire e vendere
 e porre sul Monte Calvario con i due ladroni
 e morire in croce e discendere nell’inferno
 e poi sei resuscitato, nessuno può rimproverartelo,
40e sei venuto a insegnare e a istruire i tuoi amici.
 Ora noi tutti ti dobbiamo attendere al giudizio,
 così come noi possiamo capire dalle Scritture,
 e verrai a rendere a ciascuno secondo le sue opere.
 Mai nessuno oserà criticare né contestare,
45né nessuno sarà così saggio che ti sappia incolpare.
 Così come io lo credo, Signore, degnati di ascoltarmi
 E di mettere e di discendere la tua benedizione su di me,
 affinché lo spirito maligno non mi possa sorprendere.
 
 
 III
 
 Signora Santa Maria, regina incoronata,
50che sei sopra tutte le donne servita e onorata,
 [una donna] così piena di grazia e così benedetta
 Non è ancora nata né mai ne nascerà;
 e per questo la gloria e la grazia ti sono donate,
 perché, quando tu al bisogno sei pregata e invocata,
55tu sia pronta ad ascoltare e a intendere.
 E di questo ti ho molte volte domandato,
 Che, non appena la mia anima sarà uscita dal corpo,
 sia difesa da te e così protetta,
 affinché non possa essere ostacolata dallo spirito maligno.
60Io ti ho già molto servito, mia Signora, e molto amato
 E di giorno e di notte pregato e adorato
 E ho digiunato per te e donato l’elemosina.
 La fede che io ho avuto e che io ti ho portato
 Mi deve essere al bisogno finale ricompensata.
65Perché, dunque, saresti tu così celebrata
 E chiamata regina del cielo e della terra
 E madre della pietà e onorata da tutti,
 Se tu non dovessi ascoltare, quando sei chiamata?
 A te, mia Signora, sia affidata la mia anima;
70Accoglila nella tua protezione, perché è molto perduta.
 
 
 IV
 
 Signore San Michele, che proteggete le anime
 E penate per proteggerle perfettamente
 E di giorno e di notte non pensate ad altro,
 voi conoscete e sapete i mali che esse fanno.
75Di quelle che si comportano male e che voi non potete
 Reindirizzare a fare bene, non vi intromettete,
 ma le lasciate e donate a colui che loro servono,
 Che mette nel fuoco dell’inferno, che è loro preparato.
 Voi aiutate e sostenete le altre che hanno fede in voi,
80le soccorrete dalle grandi tentazioni che esse hanno.
 La potenza, Signore, che voi avete è molto grande
 Ed è benedetta l’anima che voi amate;
 e voi le amate tutte quelle che voi vedete
85Ora conoscete la mia, Signore, e la ricevete:
 non guardate mai alle opere che ho fatto,
 ma pregate e sollecitate colui che mi fece
 affinché mi debba perdonare, e voi perdonatemi.
 Quando io dovrò morire, ricordatevi di me.
90Non inviate altri, venite lì voi stesso;
 Così come l’anima uscirà dal corpo, ricevetela
 Tra le vostre nobili braccia, o così come voi sapete,
 come voi lo solete fare e come voi dovete,
 rendetela a colui che la creò.
 
 
 V
 
95Signore, San Michele, l’angelo, ora soccorretemi in nome di Dio,
 Così come tu sei pieno di pietà e d’amore,
 e come a te si avvicinano i giusti e i peccatori
 E aiuti tutti sia di notte che di giorno.
 A te mi voglio rivolgere così come a un buon signore;
100proteggimi dal fuoco dell’inferno, dove c’è la grande paura.
 Dei peccati che io ho fatto davanti al Creatore
 Ho così grande pentimento e un tale dolore nel cuore,
 Io non penso che san Pietro lo ebbe mai più grande
 Di quando egli rinnegò tre volte Dio in un giorno.
105Ancora ti chiedo pietà e ricorro a te,
 perché io non ho altro difensore all’infuori di te.
 Prendimi nella tua protezione, Signore, in nome della tua gentilezza,
 certamente, per te saranno una grande gloria e un grande onore
 proteggermi dall’inferno, di cui ho una così grande paura,
110e mettimi nella gloria e nello splendore,
 là dove i santi saranno davanti al Signore.
 
 
 VI
 
 Ahi, Signore Gesù Cristo, re, Dio onnipotente,
 per la tua misericordia ora ascoltami e intendimi.
 Nella mia vita mi sono comportato troppo immoralmente
115E sono stato a lungo peccatore e malvagio;
 perché nella tua dottrina e nell tuo insegnamento
 ho molte volte peccato, ma ora me ne pento,
 quando io non ho seguito il tuo comandamento,
 anzi sono stato così debole e ingenuo e negligente
120Perché ciò che mi è venuto in cuore e in desiderio
 ho fatto tutta la mia vita e faccio ora sovente.
 Io ho avuto una grande abbondanza di oro e di argento
 E di cavalcature e di grandi abiti;
 e le delizie del mondo ho usato allo stesso modo,
125e di mangiare e di bere ogni giorno allo stesso modo
 e di altre cattive azioni, di cui ora mi pento.
 Ma tutti i giorni ho consacrato per questo il cuore triste e afflitto.
 Ma così io ti prego, caro Signore, di buon cuore umilmente,
 e di giorno e di notte in nome di un grande pentimento,
130che, così come tu soccorri gli altri gentilmente,
 tu faccia così a me: io non chiedo altrimenti.
 Signore, io ti domando pietà con certezza
 - le sante scritture le cui parole non ci mentono -
 Perché tu sei venuto in terra per la nostra salvezza,
135tu hai sofferto in croce per noi un tormento mortale;
 e se uno ti prega di buon cuore puramente
 devi ascoltare prontamente le sue parole e la sua preghiera.
 Tu mi devi insegnare in quale modo e come
 Io ti possa servire di cuore e saggiamente,
140e io ti servirò di certo allegramente,
 se io avrò la tua grazia e il tuo insegnamento.
 
 
 
 VII
 
 Mi rivolgo ancora a te, signora santa Maria.
 Io so bene che, se io avrò il tuo soccorso e il tuo aiuto,
 da quando la mia anima sarà dal corpo partita,
145tu la riceverai in tua compagnia.
 Regina di pietà, non mi abbandonare mica.
 Se tu non mi soccorri, non so che cosa io possa dire
 Dei peccati che ho fatto tutti i giorni della mia vita,
 di mangiare e di bere e delle altre leccornie,
150di dire e di pensare e di fare follie.
 Signora, prega il Signore che non si dimentichi dei suoi,
 quando la vita sarà partita dal povero corpo,
 che mi protegga l’anima, che è così confusa,
 affinché lo spirito maligno non l’abbia in sua balìa.
155Ricordati di questo povero che ti invoca pietà:
 io sono così pentito, senza alcuna ipocrisia,
 che non ho altro desiderio, se non di servire Dio,
 Se tu mi vuoi aiutare, tu ne hai la possibilità
 e hai bene la virtù e tutta l’autorità,
160perché Gesù Cristo, tuo figlio, non ti rifiuterà mica.
 Se tu, Maria, lo vuoi pregare e lo desideri,
 non temere in alcun modo che egli ti rifiuti.
 Non resuscitò forse Lazzaro in Betania,
 che da quattro giorni aveva la carne putrefatta?
165E poi perdonò sua sorella Maria,
 che era così peccatrice che per tutta la Siria
 Era diffusa la fama della sua vita immorale.
 
 
 VIII
 
 Signora santa Maria, in te ho grande fiducia;
 tu hai la forza e la potenza per aiutarmi.
170Io ho peccato sempre, da quando sono uscito dall’infanzia
 non ho mai fatto una vera penitenza.
 Mai e poi mai Longino ebbe una così grande pentimento
 Per aver ferito Gesù Cristo con la lancia,
 Come io ho dei peccati che ho fatto in gioventù.
175Ma, mia Signora, se io ho avuto la buona abitudine
 Di avere tutti i giorni in te una salda fede,
 Soccorrimi senza alcun timore.
 Se non mi soccorri, io sono senza dubbio morto.
 
 
 
 Ici se comanse la proiere
 Au deouz Segnor e a sa Mere
 Et au sire sanz Michael,
 Chen prie Notre Sire doul cel
VChe nos condue a penitançe
 Des piciez ke nos faiz enfanz.
 
 
 I
 
 Rois de misericorde, ne me leiser perir.
 Si cumme tu dignas en la Vergene venir
 E en terre descendre e por nos mort sofrir,
 E cumme tu te laissis de lançe ferir
5Parmi lo cors el ventre e a Iudax trair
 E sofrir passion e en la crouz e morir,
 E sol por pecheor socorre e mantenir,
 Ausi cum ie li croi e cum ie li dixir
 Toi deus or en avant honorer e servir
10E la toe dotrine garder e retenir
 E garder me de mal e a toy obedir,
 Ausi me deigne entendre, se toy plest, e oir.
 E vox le farez bien san aucum falir,
 Car cant li pecheris veunt ses maus regarir
15E se veut de bon cuer torner e ovrir,
 Tu li dois pardorner, qand le vois repentir.
 Sire, tu me conois, ie ne me pois covrir;
 Il n’est nux hom si saies k’a ti poisse fuir.
 Bien say q’il me convient or a mercé venir,
20Se autres ne me puet aidier ne sostenir.
 Mais se tu me deuses, qand ie devray morir,
 Des grans maus qe ie ai feit en ma vie asailir,
 Il n’est hom en cest mundo qi ele puest sofrir.
 E faire, ainz qe ie passe de la vie, e conplir
 [...]
25Par la qele ie puisse a bone fin venir
 E estre en cella glorie qi ne poira failir,
 Dunt celui qi là entre ne pora mais insir.
 Sire, cele me done qe ie am tant e desir:
 D’autre ne me puet nuls faire mais e plaisir.
30Mais qe la veut avoir ne convient pas dormir
 Mais ieuner e veiller e durement iesir
 E les deliz del mund desprisier e hair.
 
 
 II
 
 Rois de misericorde, encor me deigne entandre,
 Si como tu i dignas en la Vergene desandre
35E venir en cest mund e forme humane prendre,
 E cum tu te laisas por nos trair e vendre
 en Mo[n]te Cavair o les dos larons pendre
 E morir en la croiz e [en] enfern descendre,
 E pois resusitas, nuls ne te poit reprendre,
40E venis tes amis enseigner e aprendre.
 Or te devons nos tuit al iugimento atendre,
 Si come nos poons par l’escriture intendre;
 E vendras a chascuns segont ses ovres rendre.
 Ia n’osera nus escrier ni contendre,
45Ne ni sera si saies qi te saçe reprendre.
 Ausi cum ie le croi, Syre, me deigne entendre
 E ta benicion en moy metre e destendre,
 Qe maligne espirite ne me puisse seprendre.
 
 
 III
 
 Dame sante Marie, royne coronée,
50Qi es sor totes dames servies e onorée,
 Ne si pleine de grace e si bien euréee
 Ne fu encor nascue ne ni sera mais néee;
 E por çe t’è la glorie e la grace donéee,
 Qand tu es a besoing progée e reclamée,
55Qe tu soges d’oir e d’entendre aprestée.
 De ce t’ay ge mainte fois demandée,
 Si tost cum la moie arme sera deu cors passée
 Q’ela soit defendue par toy e si gardée,
 Qe de malle espirite ne poisse estre enconbrée.
60Ie t’ai ia molt servie, ma Dame, e molt amée
 E de ior e de noit progée e adorée
 E geuné por toy e almosne donée.
 La foy ke i’ay eue e qe ie t’ay portée
 Me doit estre au besoig finaus gerendonée.
65Por quoy seroies tu adonc si celebrée
 E roine deo ciel e de tere clamée
 E mere de pitié e de toz honorée,
 Se tu ne dois oir, qan tu es apellée?
 Recoi lla en ta garde, ke molt est esgrarée.
70A toy soit la moie arme, ma Dame, comandée.
 
 
 IV
 
 Sire sainz Michael, qe les armes gardez
 E qi de garder les netement vos penez
 E de ior e de noit a autres ne atendez,
 Vos conoiseç les mauz q’eles font e savez.
75De celes qi mal font e qe vos ne poez
 Redricier a bien faire, ne vos intremetez,
 Mais a celui cui servent les lesiez e donez,
 Qes met el feu d’enfern, qi lor est aprestez;
 Les autres qi vos croient aidiez e sostenez,
80Des grant temptations, q’il ont, les secorez.
 Mult est grand la poisanze, Sire, qe vos avez
 E est biene eurée l’arme qe vos amez;
 E vos les amez totes celez qe vos veez
 Servir au criator, a cui vos rendez.
85Or conoisieç la moie, Sire, e la receveç:
 A sum ovres qe i’ai faites onqes ne regardeç,
 Mais celui qi me fist proies e requereç
 Q’il me doist pordoner, e vos me pardoneç.
 Quand ge devray morir, de moy vos recordeç.
90Ni envoiés autrui, vos meisme i veniç;
 Si cumme l’arma istra deu co[r]s, la receveç
 Entre li vos brace demaine, o si cum vos saveç,
 Cum vos le soleç faire e cumme vos deveç,
 A celui qi la fist e cria la rendeç.
 
 
 V
 
95Sire sainç Michael l’angel, por Deo or me secor,
 Si come tu es pleinç de piité e d’amor,
 E cumme a toi se traient e iuste e peceor
 E a toç don aies e de noit e de ior.
 A toy me voil torner si cumme a bon seygnor;
100Del feu d’enfern me garde, o en la grand paor.
 Des pecié qe i’ai fat devant lo creator
 A’ si grand repentançe au cuer e tel dolor,
 Ie ne cuit qe saint Peires l’eust anques grignor
 De ço q’il renoia troi fois Deu en un ior.
105Ancor te clam mercé e a toy me recor,
 Car ge n’ai apreis toy autre defendeor.
 Recoys moy en ta garde, Sire, par ta dolçor,
 Certes, mult te sera grand gloire e grand honor
 Ke tu d’enfer me gardes, dont ai si grant paur,
110E me met en la gloria e en la resplendor,
 La o’ li saint devant seront le Salveor.
 
 
 VI
 
 Hai, Sire Iesu Crist, rois, Deus omipotent,
 Par ta misericorde or m’oies e m’entent.
 Trop me suy en ma vie portez mauvesement
115E ay esté pecheires e mauveis loniement;
 Q’e[n] la toe dotrine e ton amaistriment
 Ai maintes fois peciés, mes ores m’en repent,
 Quant ie onques ne fist lo toen comandement,
 Ainz ai esté si febles e freis e negligent
120Qe çe qe m’est venu en cuer e en talent
 Ai fait tote ma vie, e faç incor sovent.
 Ie ai eu a grant planté de l’or e de l’arçent
 E les chevaucheures e de grand vestiment;
 E les deliz dehu mond ai usée ensement,
125De mançier e de boivre çasçuns ior ensement
 E d’autres mauvesitez, dunt ore me repent.
 Toz ior mes en ai vuée le cuer gram e dolent.
 Mes si te pri, biau Sire, de bon cuer humelment,
 E de ior e de noit par grant repetement,
130Qe si cum tu sucors as autres doucement,
 Qe si faces a moy: ie ne qier autrement.
 Sire, ie te demant merci seürement
 - E le sainte escriture qi les dit ne vux ment -
 Qe tu venis en terre par nostre sauvament,
135Tu sofris en li croiz por nos mortel torment;
 E qi unqes te prie de boen cor purement
 Son dit e sa proiere dois oir prestement.
 Tu me dois enseigner en qel guise e coment
 Ie te puisse servir de cuer [e] saviament,
140E ie te servirai certes alegrament,
 Se ie ai la toe grace e ton ensegnament.
 
 
 VII
 
 Ancor me torne a toy, dame sainte Marie.
 Ie say bien, se ie avray ton secors e ta aie,
 Qe des qe la moie arme sera deu cors partie,
145Ke tu la recevray en toe compagnie.
 Royne de pitié, ne m’abandoner mie.
 Se tu ne me secors, ne say qe ie die
 De picies qe ie ai fait toz les ior de ma vie,
 De manier e de boire e d’aotre lecherie,
150De dire e de penser e de faire foli[e].
 Dame, prie au Signor qi nul de sues n’oblie,
 Quant la vie sera dou çaitif corp partie,
 Q’ il me garde l’arme, qe si est esbaie,
 Qe maligne espirit ne l’ait in bailie.
155Regarde cest çaitif qi tel merci te prie:
 Ie sui si repentiz, sanz nulle ypocrezie,
 Fors de servir a Deu qe ie n’ai d’autre envie.
 Se tu me veus aydier, tu n’es bien garnie
 E bien as la posança e tote la segnorie,
160Ka Jesu Crist tes fils ne t’escondira mie.
 Se tu li veus prier e ’l te plaist, Marie,
 N’aies nulle paor qe il ia t’escondie.
 Doint ne suscita il Laçare en Betanie,
 Qui de quart ior avoit tote la char porie?
165E pois pardona il a sa seror Marie,
 Qui ert si pechirise qe par tote Surie
 Estoit la renomée de sa mauvese vie.
 
 
 VIII
 
 Dame sante Marie, en toy ay grand fiançe;
 Tu as de moy aidier la forçe e la posançe.
170Ge ay toç ior pechié, des qe ie issi d’enfançe,
 Ne onques mais Logins ne fis veraie penitançe.
 Mais onques mais Logins n’ot si grand repentançe
 De ço qe el feri Yhesu Cristo de la lançe,
 Cumme ge ai des pechiés qe je fis en enfançe.
175Mais si a’ ge, ma Dame, bien eu en usançe
 Qe toz ior ai eu en toy firme creançe
 Qe tu me secoras sanz nulle demorançe.
 Se ne me secors, ie sui mort sanz douptançe.