Brunetto Latini

   I primi documenti in cui compare Brunetto Latini risalgono al 1254: il 31 marzo e il 6 aprile è testimone della vendita a Firenze della quarta parte di  Montevarchi e di Montemurlo. Il 20 aprile scrive lo strumento con cui il comune di Firenze designa Iacopo Rusticucci e Ugo di Spina a trattare la pace con altre città «de Tuscia vel aliunde»; l’11 giugno è presente alla ratifica della pace con Siena, il 12 e il 14 agosto è presente come teste in documenti rogati a Firenze e Volterra, e il 25 agosto redige il documento che attesta gli accordi fra Firenze e la parte guelfa di Arezzo.

   Negli anni successivi è documentato in numerosi altri atti che ci restituiscono l’immagine di una figura di primo piano nella Firenze del cosiddetto «decennio del primo popolo» (1250-1260), ossia il periodo di governo guelfo della città successivo alla morte dell’imperatore Federico II di Svevia. Per quanto incerto, è significativo il coinvolgimento di Brunetto nella vicenda della decapitazione dell’abate di Vallombrosa, il pavese Tesauro Beccaria, accusato di tradimento in favore della parte ghibellina: a Brunetto è stata attribuita l’elaborata lettera ufficiale del comune di Firenze in risposta alla reazione di Pavia. È invece documentato il suo ruolo come Scriba degli Anziani del comune di Firenze nel 1259 e come sindaco (ossia consulente) del comune e degli uomini di Montevarchi alla fine di  luglio del 1260, secondo la testimonianza del Libro di Montaperti.

   Probabilmente nell’agosto 1260, Brunetto venne inviato in Spagna per cercare presso Alfonso X di Castiglia un sostegno nella lotta contro Manfredi: non conosciamo l’esito dell’ambasceria, ma lo stesso Brunetto racconta nel Tesoretto (una rielaborazione del Tresor in distici di settenari a rima baciata redatta con ogni probabilità tra il 1268 e il 1274) come la notizia della battaglia di Montaperti, in cui Manfredi sconfisse i fiorentini il 4 settembre 1260, gli giunse mentre stava rientrando in città:

             feci l’ambasciata / che mi fue ordinata; / e poi sanza soggiorno / ripresi mio ritorno, / tanto che nel paese / di terra navarrese, / venendo per la calle / del pian di Runcisvalle, / incontrai uno scolaio / su ’n muletto vaio / che venia da Bologna / […] / mi disse immantenente / che guelfi di Firenza / per mala provedenza / e per forza di guerra / eran fuor de la terra / e ’l dannaggio era forte / di pregioni e di morte.

 (Tesoretto, vv. 137-147, 156-162)

    Dal «pian di Runcisvalle» Brunetto sarebbe quindi andato direttamente in Francia. Si è discusso sull’esattezza fattuale di questi versi: Giovanni Villani menziona la missione nella Nuova cronica, sostenendo però che «innanzi che fosse fornita l’ambasciata, i Fiorentini furono sconfitti a Monte Aperti» (VII, 73), e che «ser Brunetto Latini e’ suoi» erano tra guelfi che «uscirono di Firenze» il 13 settembre (VII, 79). Si conserva inoltre una lettera latina in cui Bonaccorso Latini comunica al figlio la sconfitta, su cui sono stati sollevati però dubbi di autenticità. Comunque sia, il viaggio in Spagna di Brunetto sarà durato non più di un mese, e data l’assenza di qualsiasi allusione nelle sue opere a un soggiorno alla corte alfonsina (anche dove cita Alfonso X el Sabio: Tesoretto, vv. 129-134), va considerata l’ipotesi che l’ambasciata sia stata brevissima. Certamente, mancando una base documentaria restano pure illazioni le ipotesi di chi attribuisce a Brunetto un ruolo di mediatore fra la cultura araba e alfonsina e l’Italia.

   A Montaperti seguì il bando imposto ai guelfi, e Brunetto subì circa sei anni di esilio in Francia, durante i quali il notaio frequentò la comunità mercantile fiorentina. È nel corso dell’esilio che Brunetto elaborò le sue prime opere letterarie, la Rettorica (il volgarizzamento commentato dei primi 17 capitoli del De inventione di Cicerone) e il Tresor. Entrambe le opere sono espressamente dedicate a un «amico» fiorentino, «molto ricco d’avere, ben costumato e pieno di grande senno» (Rettorica, p. 7), un facoltoso mercante guelfo probabilmente anch’egli esule in Francia, menzionato come «biau douz amis» nel primo capitolo del Tresor (e poi ancora come «son ami» in 3.73.1 e 6), sulla cui identità nulla sappiamo.

   La vittoria di Carlo d’Angiò su Manfredi a Benevento (26 febbraio 1266), segnò una forte ripresa del guelfismo in tutta Italia, e in particolare a Firenze. E così Brunetto potè rientrare nella sua città, dove riprese un ruolo di primo piano nella vita cittadina, come dimostra una serie cospicua di documenti.

   Dai suoi numerosi interventi registrati negli atti del Consiglio del capitano (l’ultimo è del 22 luglio 1292) emerge come Brunetto Latini si occupò dei principali eventi politici e militari dell’epoca, tra i quali la battaglia di Campaldino vinta sugli aretini nel giugno del 1289, alla quale prese parte anche Dante Alighieri: un rapporto, quello con Dante, decisivo per la fama di Brunetto in epoca moderna e per una valutazione piena del suo profilo biografico.

Di quel rapporto è fonte unica il canto XV dell’Inferno: non ne fa menzione Giovanni Villani né nel celebre passo della Nuova cronica dedicato a Dante (X, 136), né nel benevolo ritratto offerto a Brunetto in occasione della sua morte:

             fu gran filosafo, e fue sommo maestro in rettorica, tanto in bene sapere dire come in bene dittare. E fu quegli che spuose la Rettorica di Tulio, e fece il buono e utile libro detto Tesoro, e il Tesoretto, e la Chiave del Tesoro, e più altri libri in filosofia, e de’ vizi e di virtù, e fu dittatore del nostro Comune. Fu mondano uomo, ma di lui avemo fatta menzione però ch’egli fue cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini, e farli scorti in bene parlare, e in sapere guidare e reggere la nostra repubblica secondo la Politica.

(Nuova cronica, IX, 10)

    Oltre a Tesoro, al Tesoretto e alla Rettorica, Villani menziona una «Chiave del Tesoro» di cui nulla si sa (Inglese 2005, p. 7 ipotizza che possa trattarsi di «uno schema dell’opera maggiore») e del libro «de’ vizi e di virtù» (forse una circolazione autonoma dell’Etica del Tresor); non menziona invece altre opere brunettiane: i volgarizzamenti delle tre orazioni cesariane di Cicerone, la Pro Marcello, Pro Ligario e la Pro rege Deiotaro, forse da assegnare al periodo dell’esilio; il Favolello, che si presenta come una lettera in distici di settenari sul tema dei veri e falsi amici, rielaborazione dell’Amicitia di Boncompagno da Signa; l’unica canzone conservata (S’eo son distretto inamoratamente), forse relitto di una produzione più ampia se è vero che Dante nel De vulgari eloquentia (I, xiii, 1) include Brunetto fra i rimatori toscani «qui propter amentiam suam infroniti titulum sibi vulgaris illustris arrogare videtur» [i quali, rimbambiti per la loro follia, hanno l’aria di rivendicare a sé l’onore del volgare illustre].

   La data della morte riportata da Villani («Nel detto anno MCCLXXXXIIII morì in Firenze uno valente cittadino il quale ebbe nome ser Brunetto Latini») non è precisa, se è vero in un documento del 26 dicembre 1293 Brunetto risulta già morto: la figlia Cresta (Brunetto ebbe anche altri tre figli: Biancia, Perso, Bechis o Bonaccorso), viene infatti menzionata come «quondam Bruniti Latini de populo Sanctae Mariae de Florentia». E nella chiesa di Santa Maria Maggiore venne poi sepolto.

    Per altri dati sulla figura e le opere (comprese quelle falsamente attribuite) si rinvia all’introduzione a Beltrami et al. 2007; si vedano inoltre Ciccuto 1992, Davis 1967, Ribémont 1993, Ventura 1997 e 2004.

Opere

Tresor

La materia enciclopedica del Tresor è in larghissima parte derivata da opere latine, con una modalità che si potrebbe definire di ‘traduzione compendiosa’: il confronto con le fonti mostra come Brunetto alterni, senza soluzione di continuità e senza l’indicazione se non occasionale dell’autore utilizzato, brani ricavati da opere diverse o brani non contigui dalla stessa fonte.

Bibliografia

Beltrami 1988

Pietro G. Beltrami, Per il testo del Tresor: appunti sull’edizione di F. J. Carmody, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», s. III, XVIII, 3 (1988), pp. 961-1009.

 

Beltrami 1993

Pietro G. Beltrami, Tre schede sul Tresor, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», s. III, XXIV, 1 (1993), pp. 115-190.

 

Beltrami et al. 2007

Brunetto Latini, Tresor, a cura di Pietro G. Beltrami, Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni, Torino, Einaudi, 2007.

 

Beltrami 2008

Pietro G. Beltrami, Per una nuova edizione del Tresor, in Maffia Scariati (ed.) 2008, pp. 565-580.

 

Bolton Holloway 1993

Julia Bolton Holloway, Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri, New York, Lang, 1993.

 

Carmody 1936

Francis J. Carmody, Brunetto Latini’s Tresor. A Genealogy of 43 Manuscripts, «Zeitschrift für romanische Philologie», LVI (1936), pp. 93-99.

 

Carmody 1940

Francis J. Carmody, Genealogy of the MSS of the Trésor, «Zeitschrift für romanische Philologie», LX (1940), pp. 78-81.

 

Ciccuto 1992

Marcello Ciccuto, Tresor di Brunetto Latini, in Letteratura italiana. Le opere, direttore: Alberto Asor Rosa, vol. I, Torino, Einaudi, 1992, pp. 45-59.

 

Dahmen (ed.) et al. 2000

Schreiben in einer anderen Sprache. Zur Internationalität romanischer Sprache und Literaturen, Romanistisches Kolloquium XIII, Herausgegeben von Wolfgang Dahmen, Günter Holtus, Johannes Kramer, Michael Metzeltin, Wolfgang Schweickard, Otto Winkelmann, Tübingen, Gunter Narr Verlag, 2000.

 

Davis 1967

Charles T. Davis, Brunetto Latini and Dante, «Studi Medievali», VIII (1967), pp. 421-450; trad. it. in Id., L’Italia di Dante, Bologna, il Mulino, 1988, pp. 167-200.

 

Divizia 2008

Paolo Divizia, Aggiunte (e una sottrazione) al censimento dei codici delle versioni italiane del Tresor di Brunetto Latini, «Medioevo romanzo», XXXIII, 2 (2008), pp. 377-394.

 

Giannini 2008

Gabriele Giannini, Un estratto inedito del  Tresor, «Romania», CXXVI (2008), pp. 121-144.

 

Giola 2010

Marco Giola, La tradizione dei volgarizzamenti toscani del «Tresor» di Brunetto Latini. Con un’edizione critica della redazione α (I.1-129), Verona, QuiEdit, 2010.

 

Heinimann 1968

Siefried Heinimann, Zum Wortschatz von Brunetto Latinis Tresor, «Vox Romanica», XXVII, 1 (1968), pp. 96-105; poi in Id., poi in Romanische Literatur- und Fachsprachen in Mittelalter und Renaissance. Beitrage zur Fruhgeschichte des Provenzalischen, Franzosischen, Italienischen und Ratoromanischen, Wiesbaden, Reichert, 1987, pp. 60-69.

 

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Giorgio Inglese, Latini, Brunetto, in Dizionario biografico degli italiani, vol. LXIV, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2005, pp. 4-12.

 

Maffia Scariati 2008

A scuola con Ser Brunetto. Indagini sulla ricezione di Brunetto Latini dal Medioevo al Rinascimento, Atti del convegno internazionale di studi (Università di Basilea, 8-10 giugno 2006), a cura di Irene Maffia Scariati, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2008.

 

Messelaar 1963

Petrus Adrianus Messelaar, Le vocabulaire des idées dans le ‘Tresor’ de Brunet Latin, Assen, Van Gorcum, 1963.

 

Meier 1988

Christel Meier, Cosmos politicus. Der Funktionswandel der Enzyklopädie bei Brunetto Latini, «Frühmittelalterliche Studien», XXII (1988), pp. 315-56.

 

Perugi 2008

Maurizio Perugi, “La parleüre plus delitable”. Osservazioni sulla lingua del Tresor, in Maffia Scariati (ed.) 2008, pp. 493-513.

 

Pfister 2000

Max Pfister, Brunetto Latinis Livre dou Tresor, in Dahmen (ed.) et al. 2000, pp. 53-63.

 

Pfister 2009

Max Pfister, Le bilinguisme de Brunet Latin: le Livre du Trésor, in Le plurilinguisme au Moyen Âge. Orient-Occident de Babel à la langue une, textes édités par Claire Kappler et Suzanne Thiolier-Méjean, Paris, L’Harmattan, 2009, pp. 203-216.

 

Ribémont 1993

Bernard Ribémont, Brunetto Latini, encyclopédiste florentin. Une vision de la France et de l’Europe, in Die kulturellen Beziehungen zwischen Italien und den anderen Ländern Europas im Mittelalter, IV. Jahrestagung der Reinecke-Gesellschaft (Florenz, 28.-31. Mai 1993), Greifswald, Reineke, 1993, pp. 157-164.

 

Squillacioti 2008

Paolo Squillacioti, La pecora smarrita. Ricerche sulla tradizione del «Tesoro» toscano, in Maffia Scariati (ed.) 2008, pp. 547-563.

 

Swiggers 2000

Pierre Swiggers, Le Tresor de Brunetto Latini et l’usage du français, in Dahmen (ed.) et al. 2000, pp. 65-84.

 

Torri 1994

Plinio Torri, Edizione critica del volgarizzamento di Brunetto Latini della «Doctrina de arte loquendi et tacendi» di Albertano da Brescia. Uno scavo nella tradizione del «Tresor», Tesi per il Dottorato di ricerca in Filologia romanza e linguistica generale dell’Università degli Studi di Perugia, 1994, 2 voll.

 

Vanvolsem 2003

Serge Vanvolsem, Brunetto Latini, lingua di cultura e lingua dell’emigrazione, in De Marco Polo à Savinio. Écrivains italiens en langue française, Paris, Presses de l’Université Paris-Sorbonne, 2003, pp. 21-33.

 

Ventura 1997

Iolanda Ventura, L’iconografia letteraria di Brunetto Latini, «Studi medievali», s. III,  XXXVIII, 1997, pp. 499-528.

 

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Iolanda Ventura, Enciclopedie per una società civile: il Tresor di Brunetto Latini e l’enciclopedismo laico del Duecento italiano, in Lo scadere della tensione ideale nella cultura e nell’arte. Atti del Simposio Bucarest; Istituto Italiano di Cultura, 17-18 Novembre 2003, a cura di Henry Mavrodin, Bucuresti, 2004, pp. 223-235.

 

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Françoise Vielliard, La tradition manuscrite du Livre dou Tresor de Brunet Latin. Mise au point», «Romania», 111 (1990), pp. 141-152.

 

Zinelli 2007

Fabio Zinelli, Sur les traces de l’atelier des chansonniers occitans IK: le manuscrit de Vérone, Biblioteca Capitolare, DVIII et la tradition méditerranéenne du Livres dou Tresor, «Medioevo romanzo», XXXI, 1 (2007), pp. 7-69.

 

Zinelli 2008

Fabio Zinelli, Tradizione ‘mediterranea’ e tradizione italiana del «Livre dou Tresor», in Maffia Scariati (ed.) 2008, pp. 35-89.

 

Crediti

Scheda a cura di Paolo Squillacioti

Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2012