Nicolò da Verona

Scarse, e ricavabili dalle sue sole opere, sono le notizie che possediamo su Nicolò da Verona.

Tutto ciò che sappiamo infatti per certo su questo poeta è che si chiamava Nicolò, era di Verona e si trovava alla corte di Nicola I d’Este, marchese di Ferrara, nel 1343.

Varie ipotesi sono state tuttavia avanzate dalla critica nel tentativo di dare un’identità storica al poeta, ma nessuna può dirsi davvero soddisfacente.

Alla fine del XIX secolo, Vincenzo Crescini ha ritenuto di poter identificare il Nostro in un «D. Nicolaus de Verona legum doctor» che chiude una matricola del collegio dei giuristi di Padova per gli anni 1335-1349.

Verso la metà degli anni ’20, Giulio Bertoni ha fatto conoscere un atto notarile datato 28 febbraio 1348 e firmato da un Nicolò da Verona: «Ego Nicolaus imperali auctoritate notarius quondam magistri Petri de Sancto Salvario de Verona».

Per Enrico Carrara invece il poeta potrebbe essere identificato con un altro Nicolò da Verona che appare quale insegnante di latino a Ragusa nel Liber reformationum alla data 6 marzo 1333.

Pur appoggiandosi su documenti storici incontestabili, queste tre ipotesi rimangono tuttavia delle mere congetture, e dagli anni ’80 la più grande prudenza si è imposta fra i critici. Alberto Limentani, René Specht, Franca di Ninni e, più di recente, Chloé Lelong ritengono infatti che nelle opere di Nicolò da Verona non ci siano elementi tali che ci facciano optare per l’una o per l’altra professione: né forte accentuazione didattica né norma giuridica costituiscono i caratteri dominanti della sua produzione, e pertanto l’unico dato certo della vita di Nicolò da Verona rimane a tutti gli effetti soltanto la sua presenza a Ferrara nel 1343 alla corte di Nicolò I d’Este, al quale dedica la Pharsale.

Comunque sia, al di là dall’identità storica del personaggio: giurista, notaio, uomo di legge o di lettere, quel che importa è che Nicolò da Verona fu certamente un intellettuale e un uomo colto che non solo conosceva diverse lingue – al punto da vantarsi di scrivere il francese migliore («Qa çe ne say nuls hom en Paris ne en Valois / Qe non die qe ces vers sont feit par buen françois, / Fors qe faus escritors ne li facent sordois»: Pharsale, vv. 1946-1948) –, ma che ha avuto familiarità con diverse tradizioni letterarie e filosofiche, e ha tratto ispirazione da fonti molteplici, sia dall’epica francese, che dalla storia antica e da quella sacra.

Vero poeta di corte, Nicolò da Verona è anche il primo autore in franco-italiano che, firmando le sue opere e rivendicandone la paternità, mostra una piena coscienza della propria produzione letteraria.

A Nicolò da Verona  sono attribuite tre opere, uguali nella forma metrica ma differenti nel contenuto: una Pharsale, libero adattamento in versi dei capitoli XIII e XIV del terzo libro de Li Fet des romans, ovvero della più autorevole compilazione medievale in prosa di storia romana; una Prise de Pampelune, continuazione dell’Entrée d’Espagne, lungo elenco delle conquiste di Carlomagno in Spagna sulla via del cammino di Santiago; una Passion.

Opere

Prise de Pampelune

La chanson, composta nell’Italia settentrionale verso la metà del XIV sec. (la sola notizia certa riguardante l’autore rimane la sua presenza a Ferrara all’inizio degli anni quaranta del Trecento), è un lungo elenco delle conquiste franche in Spagna sulla via del cammino di san Giacomo.

Passion di Niccolò da Verona

La Passion è l’ultima opera di Niccolò da Verona ed è un adattamento in versi della passione e morte di Cristo, secondo il testo tramandato dai quattro Evangelisti (dal miracolo della resurrezione di Lazzaro all’affidamento della sorveglianza del sepolcro, dopo la deposizione dalla croce).

Bibliografia

Bertoni, Giulio

1925                Intorno a Niccolò da Verona, «Archivium romanicum», 9, 1925, 217.

Carrara, Enrico

1931                Nicolò da Verona a Ragusa, Zbornik iz dubrovačke prošlosti Milanu Rešetaru, Dubrovnik, Jadran, 1931, 229-232.

Crescini, Vincenzo

1895/96                      Di una data importante nella storia dell’epopea franco-veneta, «Atti del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti», serie 7, vol. 7 (1895/96), 1150-1174; poi in Id., Romanica fragmenta, Torino, 1932, 328-350.

1896/97                      Di Nicolò da Verona, «Atti del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti», serie 7, vol. 8 (1896/97), 1290-1306; poi in Id., Romanica fragmenta, Torino, 1932, 351-366.

Di Ninni, Franca

1992                Niccolò da Verona, Opere. Pharsale, Continuazione dell’Entrée d’Espagne, Passion, Venezia, Marsilio Editori, 1992.

Lelong, Chloé

2011                L’œuvre de Nicolas de Vérone. Intertextualité et création dans la littérature épique franco-italienne du XIVe siècle, Paris, Champion, 2011 (Nouvelle bibliothèque du Moyen Âge, 105).

Limentani, Alberto

1976               L’epica in ‘Lengue de France’: L’«Entrée d’Espagne» e Niccolò da Verona, in Storia della Cultura Veneta, Il Trecento,Vol. 2, a cura di Gianfranco Folena, Vicenza, Neri Pozza, 338-368; poi in ID., L’«Entrée d’Espagne» e i signori d’Italia, a cura di Marco Infurna e Francesco Zambon, Padova, Antenore, 1992, 3-46.

Specht, René

1982                Recherches sur Nicolas de Vérone: contribution à l’étude de la littérature franco-italienne du quatorzième siècle, Bern et Frankfurt am Main, Lang, 1982 (Europäische Hochschulschriften, Reihe XIII: Französische Sprache und Literatur, 78).

Crediti

Scheda a cura di Serena Modena

Contributi di Francesca Gambino

Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2014