Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio B 3489 [Frammento Barbieri]

Frammento dell’Huon d’Auvergne.

Descrizione materiale

Segnatura:

B 3489.

Origine:

Le filigrane indicano l’area nord-italiana.

Data:

XIV sec., probabilmente exeunte.

Supporto:

Cartaceo.

Numero di carte:

14.

Formato:

In-folio, mm 300 x 210.

Fascicolazione:

I14 (132-145).

Foratura/rigatura:

Non sono visibili tracce di rigatura a secco né a inchiostro, tutte le carte però presentano 4 fori disposti a due a due lungo il margine superiore e lungo quello esterno; in alcuni fogli non si ha un vero e proprio foro, ma piuttosto una traccia leggera che lascia presumere che siano stati realizzati dopo la legatura con uno strumento a pressione. La funzione non è chiara: presumibilmente dovevano aiutare a delimitare un’area nei margini superiore ed esterno, forse per una rifilatura poi non realizzata.

Mise en page:

Un’unica colonna di scrittura, composta da un numero di righe variabile fra 40 e 50. La scrittura si presenta più o meno serrata a seconda dei casi, sia in senso verticale che in orizzontale aumentando o diminuendo significativamente lo spazio fra una riga e l’altra.

Scrittura:

Corsiva databile al XIV sec. Scrittura piccola e serrata con frequenti cancellazioni e correzioni; le righe hanno spesso un andamento irregolare, e la colonnina delle iniziali tende in molti casi a deviare dalla linea retta. Unico fra i testimoni dell’Huon d’Auvergne, il frammento presenta rubriche in inchiostro rosso che riassumono il contenuto della lassa seguente.

Mani:

Una sola mano, alla quale vanno attribuite anche le rubriche, i capilettera e le molte correzioni, apportate verosimilmente in più fasi dopo un’operazione di rilettura e verifica.

Foliazione:

Tre ordini di numerazione:

1. Numerazione apposta alle carte quando il codice era ancora integro. Tale cartulazione, in cifre arabe tracciate in inchiostro marrone e circondate da un semicerchio, si trova nell’angolo in alto a destra del recto di ciascun foglio; la numerazione va dal f. 132 al f. 145.

2. Cartulazione più recente, posteriore alla mutilazione del codice e anch’essa in inchiostro marrone. Si trova nel margine inferiore al recto delle carte e si arresta al f. 138, numerando a partire dalla prima carta da 01 a 07 (fermandosi quindi al centro del fascicolo; è presumibile che sia stata tracciata sui bifolii sciolti, prima del restauro e della ricucitura).

3. Numerazione tracciata a matita a sinistra della cartulazione più antica: manca nella prima carta, e comincia quindi dalla successiva (133) con il numero 2, arrivando all’ultima (145) con il numero 14.

Decorazione:

Quasi completamente assente. Non ci sono illustrazioni; i capilettera, di un’altezza corrispondente a 2-3 righe di scrittura, sono tracciati in inchiostro rosso e quasi privi di elementi decorativi, all’infuori di qualche ricciolo accennato all’estremità delle aste e di sporadiche linee verticali nel corpo delle lettere. Solo alle carte 134v e 135r il copista-rubricatore ha decorato una O e due D maiuscole con piccoli volti umani dall’espressione corrucciata, sempre con l’inchiostro rosso utilizzato per le rubriche. Le lettrines ad inizio verso, così come le maiuscole nel corpo del testo, sono in genere segnalate da sbarrette rosse oblique.

Legatura:

Ovviamente moderna, posteriore al 1918. Il manoscritto, conservato in una scatola di cartone rivestita in tela, è stato rilegato in una cartellina pergamenacea color panna chiusa da due coppie di lacci di cuoio.

Altre informazioni:

Nelle prime sette carte è visibile una filigrana; si tratta di un cerchio attraversato da un lungo tratto lungo il quale sono poste due croci di Sant’Andrea affiancate. Filigrane di forma simile presentano un’area di diffusione piuttosto compatta nel nord Italia e sono attestate a partire dalla metà del XIV secolo.

Il frammento è in buone condizioni, salvo per il danno da umidità che ha investito la parte superiore di tutte le carte per un’altezza di 3-4 cm: la lettura dei versi iniziali (solitamente i primi due) di ciascun foglio risulta gravemente compromessa, rendendo necessario il ricorso alla lampada di Wood.

 

Incipit (132r): Come li filç vait [au pere secors qe]rire / N[i’l carel]  qant de l’arch ensire / Non cort si fort por son camin fornire

 

Explicit (145v): Il moy senbla entendre le latiner guaschon / Amis çe dit Guliame on entend mon selmon / Çel fu Argentine file au roy Yuon

Antiche segnature:

 

Possessori:

Il codice, ancora integro, appartenne all’erudito cinquecentesco Giovanni Maria Barbieri e in seguito al figlio Ludovico. Dopo la dispersione della biblioteca di Barbieri il manoscritto dovette subire vicissitudini tali da ridursi al frammento che possediamo oggi, e già in tale forma entrò a far parte del patrimonio dei conti Savioli. Fu Vincenzo De Bartholomaeis a riconoscere nel fondo Savioli-Fontana, che nel 1917 divenne proprietà dell’Archiginnasio di Bologna, le carte di Barbieri e fra queste il testimone frammentario dell’Huon d’Auvergne.

Notizie storiche:

 

Contenuto

Frammento dell’Huon d’Auvergne.

Bibliografia

 

Bibliografia

De Bartholomaeis, Vincenzo

1926-29          La discesa di Ugo d’Alvernia all’inferno secondo il frammento di Giovanni Maria Barbieri, «Memorie della Reale Accademia delle Scienze dell’ Istituto di Bologna. Classe di Scienze Morali», serie II, tomo 10 (1925-26) – serie III, tomi 1-3 (1926-29),  1-54.

1927                Le carte di Giovanni Maria Barbieri nell’Archiginnasio di Bologna, Bologna, 1927.

 

Debenedetti, Santorre

1924                Notizie e documenti per la storia degli studi romanzi nei secoli XVI-XVIII: I. Intorno all’Arte del rimare e ai mss. provenzali del Barbieri, «Archivum romanicum», VIII (1924),  425-435

1925-26          Notizie e documenti per la storia degli studi romanzi nei secoli XVI-XVIII. II. Le ricerche francesi del Barbieri, «Archivium romanicum», IX (1925-26),  198-206.

 

Fanti, Mario – Sighinolfi, Lino

1982                Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia. Vol. 101: Bologna. Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, Serie B, Firenze, Olschki, 1982

 

Tiraboschi, Girolamo

1790                Dell’origine della poesia rimata, opera di Giammaria Barbieri modenese, pubblicata per la prima volta e con annotazioni illustrata dal Cav. Ab. Girolamo Tiraboschi, Modena 1790.

 

Crediti

Scheda a cura di Michela Scattolini

Ultimo aggiornamento: 14 novembre 2012