Padova, Biblioteca del Seminario Vescovile, cod. 32

Codice unitario: contiene solamente l’Huon d’Auvergne.

Descrizione materiale

Segnatura:

Cod. 32.

Origine:

Manoscritto di produzione veneta.

Data:

Verosimilmente inizio o prima metà del XV sec.

Supporto:

Cartaceo.

Numero di carte:

117.

Formato:

In-quarto.

Fascicolazione:

I8? (1-8), II10 (9-18), III8 (19-26), IV-XI10 (27-106), XII11? (107-117).

Foratura/rigatura:

Sono ben visibili fori di rigatura a secco; in alcuni fogli si conservano anche tracce orizzontali di rigatura ad inchiostro, in particolare negli spazi destinati ad alloggiare il corredo di miniature, e rimasti in bianco.

Mise en page:

Una sola colonna, di regola composta da 26 (talvolta 27) righe dell’altezza di 8-9 mm, salvo nei fogli che avrebbero dovuto ospitare una miniatura. Gli spazi previsti per le miniature hanno un’altezza di 9-14 righe.

Scrittura:

Sempre below top line. Scrittura estremamente regolare ed ordinata, con  uno stile più prossimo al ductus della corsiva italica di età umanistica che a quello delle scritture mercantesche di fine XIV sec.

Mani:

Una sola mano; pochissime correzioni, anch’esse dovute alla mano dello stesso copista.

Foliazione:

Nell’angolo in alto al destra del recto di ciascuna carta è presente una prima numerazione in cifre arabe, in inchiostro marrone chiaro, di tonalità simile a quello utilizzato per vergare il testo; tale cartulazione comincia ad essere leggibile con una certa chiarezza a partire dal f. 6. Sulla prima carta superstite il numero 2 è ripreso al centro del margine superiore; lo stesso avviene alla seconda carta per il numero tre. Questa cartulazione, anteriore all’attuale mutilazione, presenta due errori: il foglio successivo al n. 79 è numerato 90 anziché 80; e quello successivo al 116 porta il numero 118 anziché il 117. Nell’angolo in basso a destra di ciascuna carta c’è poi una seconda cartulazione, moderna, a matita, che parte dal f. 1 e arriva, correttamente, al f. 116 (l’ultima carta è mutila di tutta la parte inferiore, e quindi non porta numerazione).

Decorazione:

Il corredo ornamentale del codice è stato realizzato solo in parte; mancano infatti completamente le miniature, per le quali però sono stati predisposti appositi spazi. Fatta salva la carta caduta all’inizio del codice, il progetto prevedeva un totale di 40 miniature, disposte in posizione variabile sulla pagina. Accanto ai numerosi casi in cui le righe lasciate libere per l’illustrazione si trovano in cima o in fondo alla pagina, infatti, se ne trovano altrettanti in cui lo spazio in bianco è collocato dopo ad un certo numero di righe di scrittura, numero che varia grandemente: nei casi limite si hanno addirittura soltanto uno o due versi prima o dopo l’area che doveva alloggiare la miniatura. È possibile che il copista, trascrivendo, abbia mantenuto il rapporto fra sequenze di versi e illustrazioni del proprio modello, che possedeva forse un formato differente e una collocazione delle miniature più regolare.

Parte dell’ornamentazione è stata comunque realizzata: le grandi iniziali che segnano l’inizio di ciascuna lassa sono colorate alternativamente in rosso e in blu e decorate con filigrane talvolta molto elaborate a contrasto (blu quando l’iniziale è rossa e viceversa; ma in rari casi, ad un’iniziale rossa corrisponde una filigrana dello stesso colore); lo stile rimanda verosimilmente ad una realizzazione veneta pienamente quattrocentesca. Le letterine di inizio verso sono tracciate nell’inchiostro marrone in cui è vergato tutto il testo, e sono arricchite da tratti decorativi nello stesso colore.

Legatura/annotazioni:

Nessun foglio di guardia; legatura è di restauro, con reimpiego delle assi originarie. Coperta in cuoio marrone usurato sui bordi e con larghe abrasioni; sul dorso sono ben visibili tre nervi. Il secondo contropiatto è rivestito da spessa carta marrone, una striscia orizzontale della quale è strappata a rivelare un’annotazione scritta direttamente sul legno:

damado malo damado mado damado

malo danado mado damado

Presenti anche tracce di un’ulteriore rivestitura, in spessa carta bianca, del secondo contropiatto. Il legno del primo contropiatto è invece lasciato a vista, e porta alcune annotazioni; in alto (la prima in colore scuro, la seconda in un inchiostro blu sbiadito)

Cod. 32              b. 3.

Più sotto, forse nella stessa scrittura dell’altro contropiatto, diverse parole sono leggibili con difficoltà: si discerne con chiarezza una B iniziale (secondo il catalogo della biblioteca, la prima parte di tale annotazione leggerebbe Bartolomeus Bon…) . Ancora più in basso (qui la scrittura è certamente uguale a quella del secondo contropiatto), un’ulteriore annotazione:

                        dma

 

Altre informazioni:

Il codice è acefalo e l’ultima carta è parzialmente mutila, cosicché non possediamo più né l’incipit originario e degli ultimi versi (f. 117r) sono attualmente leggibili solamente le prime lettere.

Incipit (1r): E perço era ugo daluernia seurie / E pluy de tre ani stete in la çitie

Explicit (117r): P(er) san .G. che li fuo in guarant / Un monestier fe far in… / O .f. monessi era als… / Cheli aueua intou… / De Ugo lasere… / De s(er)uir d… / E puo sa… / E dio n…

Antiche segnature:

 

Possessori:

Della storia del codice si sa molto poco. La segnatura (così come, forse, le caratteristiche della legatura) suggerirebbe che il manoscritto sia entrato a far parte del patrimonio del Seminario Vescovile in tempi precoci, forse con il fondo appartenuto al conte Alfonso Speroni-Alvarotti, acquisito nel 1720, che ne costituisce il nucleo primitivo.

Notizie storiche:

Del codice esiste una trascrizione di mano di Pio Rajna, conservata fra le Carte Rajna alla Biblioteca Marucelliana di Firenze con la segnatura XII.M.101.

Contenuto

Codice unitario: contiene solamente l’Huon d’Auvergne.

Bibliografia

 

Bibliografia

Coi, A. 

1810-1839      Catalogus codicum manuscriptorum Bibliothecae Seminarii Patavini, Padova, 1810-1839.

 

Donello, Andrea

1998                I manoscritti della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova, Venezia, 1998.

 

Giacon, Carla

1960                La redazione padovana dell’Huon d’Auvergne. Studio, edizione, glossario, Padova, Università degli Studi, Facoltà di Lettere (Tesi di laurea in filologia romanza), 1960.

 

Holtus, Günther – Wunderli, Peter

2005                Grundriss der romanischen Literaturen des Mittelalters (GRLMA) III.1/2.10: Franco-italien et épopée franco-italienne, Heidelberg, Winter, 2005.

 

Mariani Canova, Giordana

2008                La biblioteca di Alfonso Alvarotti, in L. Armstrong, «Gli incunaboli della Biblioteca del Seminario vescovile di Padova», Padova, 2008, pp. IX-XXIX.

 

Möhren, F.

1977                Huon d’Auvergne / Ugo d’Alvernia: objet de la lexicographie française ou italienne?, «Medioevo Romanzo», 4 (1977), pp. 312-325.

 

Morgan, Leslie

2006                Una lettera inedita di Pio Rajna, seguita da una breve nota di Gaston Paris, «Zeitschrift für romanische Philologie», 122/2 (2006), pp. 184-189.

 

Valentinelli, Giuseppe

1849                Della biblioteca del Seminario di Padova, Venezia, 1849.

 

Crediti

Scheda a cura di Michela Scattolini

Ultimo aggiornamento: 14 novembre 2012