Udine, Archivio Capitolare, Fondo Nuovi Manoscritti 736.28

Ringraziamo vivamente il direttore dell’archivio storico diocesano di Udine, don Sandro Piussi, e la bibliotecaria, Katja Piazza, per le riproduzioni del frammento del Bovo di Antona e l’autorizzazione alla loro pubblicazione nel sito.

Frammenti della vicenda epica di Bovo d’Antona, narrazione in versi di origine francese che venne rielaborata in area padana nel XIV sec.

Descrizione materiale

 

Segnatura:

 

Fondo Nuovi Manoscritti 736.28.

Origine: Manoscritto copiato in Italia, probabilmente in area veneta.
Data: Fine XIV sec.
Supporto: Cartaceo.
Numero di carte: 8 fogli originariamente disposti nell’ordine 2,5,7,8,6,3,1,4; vennero poi riordinati da Pio Rajna.
Formato:
Fascicolazione: un unico fascicolo.
Foratura: visibile nel margine destro per il recto di ogni foglio e nel margine sinistro per il verso.
Rigatura:
Mise en page: Il testo è scritto in un’unica colonna, le iniziali di serie sono collocate a sinistra, separate dal testo da circa sei spazi. Ogni colonna è composta da 33 versi con alcune eccezioni: f. 2r conta 9 versi e altri 6 dopo uno spazio di 18 righe in cui è raffigurata una figurina di 9 righe di altezza; f. 4r è di 21 versi; f. 4v. una riga bianca separa l’ultimo verso del foglio, che inizia una nuova lassa; f. 6r dopo uno spazio di 17 righe  seguono 16 righe; f. 7r dopo 9 versi segue uno spazio di 17 righe e il foglio prosegue con altri 7 versi (un ottavo non si legge più perché il foglio è strappato); f. 7v ha 35 righe; f. 8r dopo 6 versi segue uno spazio di 18 righe e il foglio è completato da altri 9 versi.
Scrittura: Littera textualis trecentesca.
Mani: Il testo sembra appartenere ad un’unica mano; a partire da c. 5v il modulo di scrittura diventa più piccolo, a da c. 8r si rimpicciolisce ulteriormente.
Foliazione:
Presenza di correzioni: In alcuni punti le lettere sono state cancellate e sostituite o aggiunte.
Decorazione: Nello spazio centrale di 18 righe del f. 2r è disegnata a penna una figura di 9 righe di altezza con le braccia aperte e due mani con gli indici puntati che indicano i margini del foglio. Nei ff. 6r, 7r, e 8r sono presenti degli spazi bianchi destinati a raffigurazioni che non vennero mai realizzate; alcune iniziali di serie non sono state ripassate ad inchiostro.
Legatura: I fogli furono inseriti in una cartella costituita dalla copertina di un quaderno o forse di un opuscolo della prima metà dell’Ottocento da mons. Guglielmo Biasutti.
Altre informazioni: Da un vicino progenitore di questo manoscritto deriva il ms. Laurenziano Palatino 93, che tuttavia presenta differenze di lunghezza e di contenuto: in esso prevale infatti il veneto sul francese.
Stato di conservazione: In alcuni punti il testo è difficilmente leggibile perché l’inchiostro è svanito (f. 1r, riga 1; f. 5r e 5v vi è una macchia di umidità in alto a destra; f. 6v vi è una macchia di umidità in alto a sinistra; gli ultimi versi dei ff. 7r e 7v si leggono solo parzialmente a causa di uno strappo).
Antiche segnature: Fondo Vale 559.
Possessori: Di proprietà dell’arciprete di Gemona mons. Giuseppe Bini.
Notizie storiche: Lascito dell’arciprete di Gemona mons. Giuseppe Bini (1689-1773); mons.  Guglielmo Biasutti nel 1955 lo spostò nel Fondo Vale

Un frammento del Bovo d’Antona è conservato nel Fondo Nuovi manoscritti dell’Archivio Capitolare di Udine con segnatura 736.28. Si tratta di un unico fascicolo cartaceo che all’origine faceva parte del Fondo Bini[1]. Nel 1955 il bibliotecario arcivescovile Guglielmo Biasutti inserì il fascicolo con il numero 559 nel Fondo Vale, poi divenuto l’attuale Fondo Nuovi manoscritti[2].

Il fascicolo è stato inserito da monsignor Biasutti in una cartella costituita dalla copertina di un quaderno risalente alla prima metà dell’Ottocento. All’esterno della cartella il bibliotecario ha scritto a biro in un’etichetta bianca rettangolare: «Frammento del cantare franco – veneto “Buovo d’Antona” (XIV – cc. 8)»; nel verso della copertina ha annotato in centro: «Brano del poema romanzesco I Reali di Francia, scritto in lingua italo-francese nel secolo XIII. Ritengo sia un cantare francoveneto “Buovo d’Antona” (forse con infiltrazioni friulane?) e la grafia mi sembra più tarda (forse sec. XIV cadente o XV). Don Biasutti 4 marzo 1955»; poi ha aggiunto nel retro di un foglio di color avorio incollato nella parte superiore e che parzialmente si sovrappone alla scritta precedente: «Frammenti del “Buovo d’Antona”, romanzo o poema cavalleresco, del sec. XIV inoltrato con prevalenza del francese sul veneto. Editi dal prof. Pio Rajna in “Zeitschrift für romanische Philologie”, vol. XI. Completano (in parte) l’edizione fatta dal Rajna nel 1872 su un codice laurenziano. La lezione del codice udinese sembra più antica»[3].

Il fascicolo consta di 8 fogli cartacei (c. 1: mm. 210×292), originariamente disposti nell’ordine 2, 5, 7, 8, 6, 3, 1, 4, e poi riordinati da Pio Rajna. La foratura è visibile nel margine esterno di ogni foglio. La rigatura è eseguita a matita.

La scrittura del manoscritto, una littera textualis estremamente semplificata, con un tracciato in qualche passaggio corsiveggiante, evanescente in alcuni punti, sembra appartenere ad un’unica mano (nonostante le lettere siano talvolta tracciate con modulo più piccolo a partire da c. 5v, modulo ridotto ulteriormente da c. 8r) e permette di datare la trascrizione tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Della scrittura si fanno notare le numerose L iniziali di verso in forma di Z, che derivano dall’esasperazione con un andamento orizzontale di quello che in origine era solo un trattino di attacco dell’asta verticale della lettera.

I versi sono incolonnati uno per rigo, la fine di ogni verso è segnalata da un punto fermo e le iniziali di verso sono rilevate a sinistra, separate dal resto del testo da circa sei spazi.

Una sola volta compare una riga vuota che sembra indicare la volontà di segnalare l’inizio di una nuova lassa, anche se la rima non cambia, e la letterina di inizio verso è in questo caso di modulo più grande, ripassata con inchiostro nero (cfr. c. 4v e il verso 233, l’ultimo della pagina; anche la letterina posta all’inizio di c. 5r è evidenziata per errore allo stesso modo, come segnalo nell’apparato alla fine dell’edizione del Bovo udinese).

Il testo è scritto in un’unica colonna. Alcuni spazi bianchi erano destinati a contenere delle immagini, che non sono però state completate, come anche le iniziali di serie, talvolta ripassate con inchiostro, talvolta no. Ogni colonna è composta da 33 versi con alcune eccezioni: la c. 2r conta 9 versi e altri 6 dopo uno spazio di 18 righe occupate da una figura di 9 righe di altezza, ritta in piedi, con le braccia aperte indicanti i due lati speculari del foglio; la c. 4r è di 21 versi; nella c. 4v una riga bianca separa l’ultimo verso del foglio, che inizia una nuova lassa; nella c. 6r dopo uno spazio di 17 righe  seguono altre 16 righe; nella c. 7r dopo 9 versi segue uno spazio di 17 righe e il foglio prosegue con altri 7 versi via via frammentari perché il foglio è strappato nell’angolo (un ottavo non si legge più); la c. 7v ha 35 righe; nella c. 8r dopo 6 versi segue uno spazio di 18 righe e il foglio è completato da altri 9 versi.

[1] Il Fondo Bini è costituito dall’epistolario di monsignor Giuseppe Bini (1689-1773) e da altri documenti antichi in originale o in copia raccolti in 170 tomi dall’erudito friulano e acquisiti dall’Archivio Capitolare nel 1794. La riproduzione del frammento può essere consultata nel sito del RIALFrI, all’indirizzo http://www.rialfri.eu/rialfriWP/manoscritti/udine-archivio-capitolare-nuovi-736-28.

[2] Il Fondo Vale era costituito inizialmente dagli appunti di monsignor Giuseppe Vale (1877-1950), ma è divenuto nel tempo un fondo miscellaneo nel quale è stata raccolta documentazione di varie epoche e provenienze. La direzione dell’Archivio Capitolare conta con il tempo di ricollocare il Bovo nel Fondo Bini, ma quest’ultimo è ancora privo di un’inventariazione completa.

[3] Da Viscardi 1941: 105 si apprende che le carte del Bovo udinese furono scoperte da Vincenzo Zoppa, che le mandò in esame all’Ascoli, il quale a sua volta le passò a Pio Rajna.

Contenuto

Bovo d’Antona udinese

Quest’opera narrativa in versi, che rielabora una vicenda epica che ebbe larga fortuna in Francia, venne composta in area padana verso la fine del XIV sec. e riporta frammenti delle vicende caratterizzanti la vita di Bovo d’Antona.

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Bibliografia

Delcorno Branca, Daniela

1989                            Fortuna e trasformazioni del “Buovo d’Antona”, in Testi, cotesti e contesti del franco-italiano, Atti del 1° simposio franco-italiano (Bad Homburg, 13-16 aprile 1987), a cura di Günter Holtus, Henning Krauss and Peter Wunderli, Tübingen, Niemeyer, 1989, 285-306.

2006                Sulla tradizione italiana del “Buovo d’Antona” e sui rapporti con la tradizione francese, «Quaderni di Filologia romanza della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna», 18 (2006), 103-116.

2008                Buovo d’Antona. Cantari in ottava rima (1480), Roma, Carocci, 2008.

 

Rajna, Pio

1887                Frammenti di redazioni italiane del Buovo d’Antona. Nuovi frammenti franco-italiani-, «Zeitschrift für romanische Philologie» (1887), 11, 162-184.

1888                Frammenti di redazioni italiane del Buovo d’Antona. Avanzi di una versione toscana in prosa, «Zeitschrift für romanische Philologie», 12 (1888), 463-510.

1891                Frammenti di redazioni italiane del Buovo d’Antona. Avanzi di una versione toscana in prosa II-, «Zeitschrift für romanische Philologie», 15 (1891), 47-87.

 

Crediti

Scheda a cura di Francesca Gambino

Contributi: Katja Piazza, Giulia Di Francisca

Data di creazione della scheda: 1 agosto 2013. Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2016