Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1919

Unico testimone delle Estoires de Venise di Martin da Canal.

Descrizione materiale

Segnatura: 1919.

 Origine: manoscritto allestito senz’altro a Venezia, dove sembra essere rimasto a lungo.

 Data: primi decenni del XIV sec., o forse negli ultimi del XII.

 Supporto: pergamenaceo.

 Numero di carte: 134 cc., suddivise in 17 quaderni, che constano di 4 ff. ciascuno, eccetto il secondo, il terzo e l’ultimo. Il secondo è privo del suo secondo foglio: nelle odierne carte 9-10 e 13-14 vengono così a trovarsi a contatto, a differenza di quanto previsto dalla struttura del ms., parte carnosa e parte pelosa della pergamena; nel testo la scomparsa del foglio provoca due lacune, una all’interno del lungo cap. 1 XVII, l’altra fra 1 XXVIII (che è tronco) e 1 XXIX (mutilo dell’inizio), e per questa seconda si tratta di vari capitoli perduti, pertanto non numerabili: del foglio caduto non resta traccia nemmeno come usura di quelli vicini, per cui si può pensare anche a dimenticanza di un rilegatore, in un’occasione in cui l’insieme si trovava sciolto. Il terzo quaderno è arricchito da una c. aggiunta, e consta così di 9 cc. Nell’ultimo, che è di 3 ff., vi è pure una carta aggiunta, e quindi si compone di 7 cc.  

 Formato: 268 x 190 mm. circa.

 Rilegatura: in pergamena e cartone. Eseguita in occasione dell’VIII Congresso Internazionale di Studi Romanzi (Firenze, 3-8 aprile 1956), quando l’intero codice fu oggetto di un’attenta sistemazione. Il manoscritto presenta due carte di guardia moderne, diverse fra loro: la prima fu apposta con l’ultima legatura; la seconda, anteriore, reca scritto sul recto, in alto a destra, in rosso, 1919 (la segnatura del ms.). A tali due carte ne corrispondono in ordine inverso, alla fine del manoscritto, due rispettivamente consimili; all’inizio, invece, ne segue una terza, pergamenacea, non numerata, forse tratta da un codice del XV sec., contenente un elenco alfabetico di verbi latini, indi una quarta, uguale alla seconda, che reca scritto sul v.: Quel Renier di cui si parla da Martino della [?] sua opera [?] è / probabilmente Giovanni Renier creato Doge ai 15 / Gennaio 1251. Ma Giovanni è scritto forse su Antonio e Gennaio su Ottobre; il 1251 è pure riscritto, ma in modo da non lasciar scorgere le cifre vergate in precedenza (questa annotazione – tuttavia erronea sia nel nome del doge che nella data – può risalire al tempo di Francesco Fontani, bibliotecario della Riccardiana dal 1789; † 1818).  

 Mise en page: Il testo è distribuito su due colonne per facciata, ciascuna di 26 righe. La trascrizione fu vergata entro spazi tracciati in precedenza (forse con una punta a secco, sulla parte carnosa delle carte), sia per le colonne che per le righe. Fori che si riscontrano lungo i margini sembrano testimoniare che per la rigatura le carte venivano legate e fissate.

 Mani: Alla trascrizione attesero quattro amanuensi e due rubricatori.

I tre copisti (e con essi il primo rubricatore) hanno operato fino alla c. 127 inclusa, e costituiscono un gruppo così omogeneo che Filippo Luigi Polidori e Paulette Catel credettero che si trattasse di una sola mano. Tuttavia Erminia Bongioannini ha dimostrato che si tratta di tre mani così distinte:

A) cc. 1-21 v. a (circa alla metà della col.) = 1 I – 1 LVI; c. 23 = 1 LXIV (fine) – 1 LXVIII 2; cc. 32-52 r. a  = 1 XCIV 2 – 2 I 5.  

 B) cc. 21 v. a (dalla metà della col. circa) – 22 = 1 LVII – 1 LXIV; cc. 24-31 = 1 LXVIII 3 – 1 XCIV 2.

 C) cc. 52r. b – 127 = 2 I 5 – 2 CLXXIX 8.

 Elementi della scrittura (come per esempio la foggia del segno tironiano) mostrano che il modello cui i copisti si attengono è di tipo francese. L’omogeneità di questi caratteri e del lavoro indica che questa équipe si compone di professionisti e orienta la ricerca della genesi del ms. verso un ambiente ufficiale.

Il quarto amanuense subentra a partire dalla c. 128, completando il verbo fu/siés lasciato alla prima sillaba, dal predecessore, alla fine della c. 127, e proseguendo fino al termine.

Il mutamento di mano è immediatamente percepibile. 

 Rubriche: Tranne che nell’ultimo quaderno, dove è usato alternativamente l’azzurro, è stato usato solo il rosso. L’iniziale della seconda parte, alla c. 52, è più grande e adorna delle altre, ma in seguito se ne incontrano di simili per semplici capitoli.  

 Scrittura: La scrittura dell’équipe che verga le cc. 1-127 è una scrittura libraria, in cui non si nota ancora nessun influsso del corsivo. La scrittura dell’ultimo copista è tipica dell’Italia settentrionale, certamente trecentesca.

L’intero tratto cc. 1-127 è in condizioni di correttezza pressoché assoluta ed anche gli spazi bianchi in corrispondenza di nomi o dati sembrano rispettare le condizioni originarie del lavoro (appaiono, cioè, il portato di una necessità di maggiore documentazione avvertita dal Canal, che forse si era ripromesso di colmare in un secondo tempo quei vuoti, ma poi, probabilmente per la ragione stessa che causò l’interruzione della cronaca, non poté provvedere a tale completamento).

In tali condizioni, un’ipotesi calibrata sembra quella che indica nel Riccardiano 1919 l’attenta trascrizione di un autografo, almeno fino a tutta la c. 127.

Foliazione: di mano antica è la numerazione dei quaderni, effettuata in basso, con parole di richiamo, ma non ne resta che una parte, in conseguenza dei tagli del rilegatore. Le cc. sono state numerate, forse alla fine dell’Ottocento, a timbro, sul r., in alto a destra, senza che si tenesse conto delle lacune. Sul verso dell’ultima carta un bibliotecario ha poi annotato: Carte 134 nuov. num. più una di guardia in principio innum.

Notizie storiche: È verosimile che l’ingresso del ms. nella biblioteca Riccardi sia avvenuto tra il 1756, data del catalogo del Lami, in cui il codice non è presente, e il 1759, anno in cui Lorenzo Mehus stampò un volume  (le Epistole latine di A. Traversari, Firenze, 1759), in cui, alle pp. CLIV-V, mostrava conoscenza del manoscritto come riccardiano. Quasi cent’anni più tardi, in questa biblioteca, il codice fu studiato e trascritto dal Polidori.

Contenuto

Estoires de Venise

La sola opera conosciuta di Martin da Canal è una cronaca di Venezia, in lingua francese, dalle origini al 1275, che il primo editore, Luigi Filippo Polidori, intitolò arbitrariamente Cronique des Veniciens e che meglio, è stata poi intitolata da Alberto Limentani, a cui si devono fra i più importanti studi sul testo, nonché una nuova edizione critica di esso, Les estoires de Venise.

Bibliografia

 

Bongioannini, Erminia

1897    Sulla cronaca dei Veneziani di Martino da Canal, Torino, Tipografia Roux Frassati e C., 1897.

Catel, Paulette

1937-38 e 1939-1940             Studi sulla lingua della “Cronique des Veniciens”, «Rendiconti [di Lettere] dell’Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti», s. 3, II (1937-38), 305-348; IV (1939-1940), 39-63.

 Lami, Giovanni

1756    Catalogus codicum manuscriptorum qui in Bibliotheca Riccardiana asserventur, Livorno, 1756.

Limentani, Alberto

1972    Martin da Canal, Les estoires de Venise, cronaca veneziana in lingua francese dalle origini al 1275, a cura di Alberto Limentani, Firenze, L.S. Olschki («Civiltà veneziana. Fonti e testi». Serie 3a, 3), 1972, pp. LXVII-LXXVI.

Polidori, Filippo Luigi

1845    La “Cronique des Veniciens” de Maistre Martin da Canal, «Archivio Storico Italiano», VIII, 1845, 168-706.

Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2013.