Didascalia negli affreschi della loggetta dell’abbazia di Sesto al Reghena (Pordenone)

  • Titoli: Didascalia negli affreschi della loggetta dell’abbazia di Sesto al Reghena.
  • Datazione: Tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento.
  • Lingua: Francese.
  • Tipologia di testo: Didascalia contenente il nome della figlia di Carlomagno, Belissant, vergata nel lacerto di un affresco ispirato probabilmente ad una perduta versione franco-italiana della Chanson d'Otinel, il poema epico incentrato sulle gesta dell’omonimo eroe saraceno al quale la giovane fu concessa in sposa dopo che egli fu battezzato.

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Nell’abbazia fortificata di Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena, che sorge nella pianura friulana occidentale quasi al limite con la provincia di Venezia, nel corso di alcuni lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza nel 1954 sono venuti alla luce degli affreschi raffiguranti due scene cavalleresche che una ventina di anni dopo Erica Cozzi ha riconosciuto essere di soggetto rolandiano, e più precisamente ispirati alla Chanson d’Otinel.

Gli affreschi in questione, riferibili alla fine del XIII secolo e agli inizi del XIV, sono stati realizzati, all’interno del porticato, nella loggetta che si trova a sinistra della porta d’ingresso. In una di queste scene è rappresentata Belissant, la bella figlia di Carlo Magno, che sta seduta in trono a fianco del padre e un gruppo di armati in attesa del duello tra Otinel e Orlando. Nell’altra scena, particolarmente rovinata, è raffigurato un duello tra cavalieri, con coppie di cavalli affrontati, che suggeriscono scontri tra Cristiani e Saraceni.

La presenza della didascalia Belixant sopra la testa del personaggio femminile ha reso possibile collegare le immagini alla Chanson d’Otinel, che narra dell’assedio posto dal saraceno Otinel alla città di Atilie, in Lombardia, e, fra le altre cose, della sua conversione al cristianesimo proprio per amore della pretesa figlia di Carlo Magno.

I lacerti pittorici di Sesto al Reghena, che con il loro soggetto profano, sebbene strettamente connesso alla difesa della fede cristiana, trovano sorprendentemente posto all’interno di una chiesa, non sono tuttavia l’unica testimonianza iconografica della notorietà di questa chanson de geste nell’area veneto-friulana durante il Trecento. Un’altra attestazione importante della circolazione delle storie di Otinel nell’Italia del nord-est è fornita infatti da un affresco trevigiano che decorava originariamente le pareti delle stanze superiori di Palazzo Collalto, dal nome della famiglia che lo possedeva. Da lì rimosso nel 1902 da parte del fondatore della collezione museale della città, Luigi Bailo, l’affresco fu successivamente custodito nei locali del Museo Civico ‘L. Bailo’ di Treviso fino al 2014. Grazie alla dislocazione del 1902 l’affresco poté sfuggire ai bombardamenti del 1944 che distrussero Palazzo Collalto. Il grande affresco, che rappresenta la sola testimonianza iconografica di Orlando ancora esistente in Europa, è stato recentemente rimosso dal muro in cui era esposto nel 1902 per essere restaurato e si trova attualmente, inaccessibile al pubblico, all’interno del Museo Civico Santa Caterina a Treviso.

Queste tracce iconografiche, unite alla popolarità di cui godette il nome dell’eroe saraceno nell’onomastica e nella toponomastica di area veneta, hanno indotto Erica Cozzi ad ipotizzare la possibilità dell’esistenza e della circolazione di un Otinel franco-veneto, oggi perduto, presumibilmente miniato.

Bibliografia

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2015   Storie al muro. Temi e personaggi della letteratura profana nell’arte medievale, Torino, Einaudi, 2015.

 

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2019.