Didascalie negli affreschi di Ywain di Castel Rodengo (Bressanone)

  • Titoli: Didascalie negli affreschi di Ywain di Castel Rodengo (Bressanone).
  • Datazione: 1210-1216.
  • Forma del testo: Didascalie.
  • Lingua: Tedesco.

Contenuto

Il castello di Rodengo, che sorge all’imbocco della Val Pusteria, vicino a Bressanone, fu costruito intorno al 1140 dai Rodank, una famiglia di ministeriales del vescovo di Bressanone, e deve il suo aspetto attuale ai Wolkenstein che lo ottennero nel 1491 dall’imperatore Massimiliano. In un vano del castello originariamente indicato come cappella si conservano i frammenti di uno straordinario ciclo di affreschi che ha per protagonista Ywein, il celebre cavaliere del romanzo francese in versi di Chrétien de Troyes Yvain ou Le Chevalier ou Lion, scritto intorno al 1173, e noto nelle aree di lingua germanica attraverso la traduzione-rifacimento che ne diede Hartmann von Aue verso il 1205. Gli affreschi della saletta del castello di Rodengo si focalizzano sui primi 2500 versi del romanzo che raccontano di Yvain che nella foresta di Brocelandia uccide Ascalon (Escalot le Roux), il cavaliere custode della Fontana magica, e ne sposa poi la vedova Laudine. Ma partito nuovamente alla ricerca di avventure, l’eroe scorderà di tornare dalla sposa nel giorno stabilito e ne perderà così l’amore e per riconquistarlo dovrà affrontare nuove prove e imprese.

Opera di un artista rimasto ignoto, gli affreschi del ‘Ciclo di Ywain’ di Rodengo si datano a breve distanza di tempo dalla stesura del romanzo, ossia tra il 1210 e il 1216, e rappresentano per questo la più antica testimonianza iconografica parietale di soggetto profano in ambito cortese europeo.

Il ciclo di affreschi, riportato alla luce e restaurato nel 1972-73, sotto la direzione dell’allora soprintendente alle Belle Arti di Trento e Bolzano Nicolò Rasmo, si presenta come una sequenza narrativa a fregio continuo composta di undici scene che occupano tre pareti: sulla porta d’ingresso, la partenza di Iwain che si congeda dal padrone di un castello dove era stato ospite e da sua figlia e muove alla ricerca di nuove avventure, l’incontro nella foresta con l’uomo dei boschi (l’uomo selvatico, il villano-bestia, ovvero il mostruoso guardiano delle fiere che indica a Iwain la via che conduce alla fontana meravigliosa), l’incantesimo della fonte che trasforma il cavaliere in uno sciamano in grado di dominare gli elementi e la natura per breve tempo, e il duello che per questo ne consegue proprio con il guardiano della fonte, il re Aschelon, il suo ferimento mortale da parte di Iwain e l’inseguimento nel castello del sovrano. Seguono a questo punto le scene che si svolgono all’interno del castello: qui troviamo Iwain prigioniero che si salva grazie all’intervento della damigella Luneta che gli consegna un anello magico che lo rende invisibile, le esequie di Aschelon che l’eroe spia da una finestra, mentre Luneta con una mano sulla fronte gli trattiene il volto perché non guardi, il pianto della bella Laudina per il marito defunto e l’innamoramento per lei di Iwain, la scena della ricerca dell’eroe da parte degli uomini di Aschelon che fendono inutilmente l’aria con le spade perché l’eroe è protetto dall’invisibilità. L’ultima scena conservatasi nella sala picta di Rodengo mostra l’eroe che inginocchiato e pentito viene presentato da Luneta alla sua signora Laudina. Nella quarta parete della piccola sala che doveva essere occupata dal caminetto, ora scomparso, pare verosimile ipotizzare che fosse rappresentata la riconciliazione del cavaliere con la vedova di Aschelon. Così scrive in proposito Maria Luisa Meneghetti: «Si può anzi immaginare che sulla cappa del camino, posta accanto all’ultima scena conservata dell’affresco e attualmente crollata, trovasse posto il vero e proprio happy ending di questa prima parte, costituito dalle nozze della vedova Laudina con Ywain» (1999, p. 81).

Negli affreschi del ciclo di Rodengo si è proceduto ad esplicitare l’identità dei personaggi principali del romanzo a beneficio dei fruitori delle immagini mediante una scrittura in lettere capitali: YWAIN, ASCHELON, LAUDINA, LUNETA, secondo una modalità che si ritroverà nella pittura di corte alto-atesina verso la fine del XIV secolo negli affreschi incentrati sulle vicende d’amore e d’avventura di Tristano e Isotta della Casa d’Estate di Castel Roncolo (Runkelstein), non lontano da Bolzano, e successivamente in Lombardia nell’imponente affresco, il cui soggetto proviene dal Lancelot du Lac, che il Pisanello realizzerà per la signoria dei Gonzaga tra il 1439 e il 1444-1447 nella Corte Vecchia del Palazzo ducale di Mantova.

Bibliografia

Barbieri, Alvaro – Brusegan, Rosanna

2002        Iwein a Castel Rodengo, in «L’immagine riflessa», XI (2002), pp. 189-216.

 

Demattè, Claudia- Josè Manuel Lucía Megías

2010       Immagini di dame e cavalieri: Affreschi cavallereschi ed arturiani in Trentino Alto Adige (Presentazione di un progetto internazionale), in Il modello cavalleresco tra immagine e testo, a cura di Claudia Demattè, Trento, Tipografia Alcione, 2010, pp. 13-43.

 

Megias, Lucia – Manuel, Jose

2009        Frescos caballerescos y artúricos en el norte de Italia. 1. Tres castillos en los alrededores de Trento, in «Letras», 59-60 (2009), pp. 209-230.

 

Meneghetti, Maria Luisa

1999        Figure dipinte e prose di romanzi. Prime indagini su soggetto e fonti del ciclo arturiano di Frugarolo, in Le stanze di Artù. Gli affreschi di Frugarolo e l’immaginario cavalleresco nell’autunno del Medioevo, a cura di Enrico Castelnuovo, Milano, Electa, 1999, pp. 75-84.

 

Schupp, Volker – Szklenar, Hans

1996 Ywain auf Schloss Rodenegg: eine Bildergeschichte nach dem “Iwein” Hartmanns von Aue, Sigmaringen, J. Thorbecke, 1996.

Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2020.