Didascalie negli affreschi della Cappella Reale di Pyrga a Cipro

  • Titoli: Didascalie negli affreschi della Cappella Reale di Pyrga a Cipro
  • Datazione: Sulla base di una didascalia oggi perduta, la costruzione della cappella è stata tradizionalmente datata al 1421. Tuttavia, secondo Wollesen 2010 e Lucey 2016 e 2018, la sua edificazione e decorazione sarebbe da anticipare di circa un secolo: rispettivamente tra il 1310 e il 1320 e tra il 1357 e il 1367.
  • Lingua: Francese d’Oltremare.
  • Tipologia di testo: Tituli in francese posti a commento di un pregevole ciclo di affreschi a carattere sacro commissionato dalla dinastia cattolica dei Lusignano che dal 1197 assunse il controllo dell’isola e rese la propria lingua l’idioma ufficiale del regno di Cipro sino al 1489.

Contenuto

La Cappella Reale, o Cappella della Passione, nota anche come Cappella di Santa Caterina, di Pyrga a Cipro è una modesta chiesetta di architettura gotica che doveva essere un tempo la cappella privata di un palazzo o di un maniero nobiliare di cui non resta però alcuna documentazione. L’origine della dedica a Santa Caterina potrebbe ricollegarsi ad una delle tre immagini di sante ritratte nella parete ovest dell’edificio, mentre la dedica alla Passione è testimoniata dall’affresco che sovrasta l’altare e da una didascalia frammentaria in lettere bianche su fondo verde, descritta da Camille Enlart nel 1896, ma oggi perduta, che oltre ad attestare il fatto che la cappella fosse stata intitolata all’onore di Dio e alla Passione di Cristo Salvatore riportava la data 1421.

Quanto segue è ciò che Camille Enlart poté decifrare della didascalia commemorativa tracciata in una bella maiuscola gotica, seppur fortemente danneggiata dalle infiltrazioni di acqua piovana, durante il suo sopralluogo a Pyrga nel 1896 (II, pp. 431-432): “…ai / l’an de Nostre-Sei- / gneur M.CCCC et XXI / s.[a] III. [jour]s de / s[e]ncoumēsée / ceste chappele / [en] ‘onor de Dieu et de / l[a P]a[ssi]on de nostre [Seigneur] / …..Mar…….. en sui / e / ……………….ere.”

Nella piccola cappella rurale legata al patrocinio della corte regale e di un membro dell’alto clero si conservano notevoli frammenti di quello che doveva essere l’esempio più completo di un programma di affreschi dello stato crociato di Cipro riguardanti L’ultima cena, La resurrezione di Lazzaro, L’ingresso a Gerusalemme, La lavanda dei piedi e L’Ascensione.

Sulla base della didascalia suddetta il ciclo pittorico del piccolo santuario fu tradizionalmente datato al 1421 e si concordò nel riconoscere nella coppia reale ritratta in ginocchio ai piedi del pannello della frammentaria Crocifissione, sulla parete est, il re latino Janus (Giano) di Lusignano (1398-1432), re di Cipro, Armenia e Gerusalemme dal 1389 fino alla morte avvenuta nel 1432, e la sua seconda moglie Charlotte di Bourbon, nipote di Carlo VI di Valois, che Janus sposò il 25 agosto 1411 e sarebbe morta nel 1422 (cfr. Enlart 331; Stylianou 1960: 107; Emmanuel 1999: 243; Vaivre 2006: 300). L’ipotesi generale fu dunque quella di considerare l’edificio come una cappella funeraria per la famiglia reale.

Athanasios Papageorghiou, tuttavia, e, più di recente, Jens Wollesen hanno proposto di anticipare la datazione del ciclo pittorico alla prima metà del XIV secolo. Wollesen (2010, pp. 90-91), in particolare, ha evidenziato l’assenza negli affreschi della cappella di Pyrga di caratteristiche stilistiche comuni a quelli conservati in altre chiese cipriote sicuramente risalenti al XV secolo, soprattutto quelli datati al 1428, e dunque teoricamente coevi, della chiesa di Pantanassa a Mistrà, e la presenza, al contrario, di elementi affini a quelli osservabili negli affreschi e nelle icone prodotte fuori dall’isola di Cipro durante il cosiddetto «Rinascimento paleologo» (così definito dal nome della famiglia dinastica dell’imperatore) tra il 1295 e il 1315/1320.

Quanto alla giovane coppia reale ritratta nella scena della Crocifissione, l’opinione di Wollesen è che si tratti di Enrico II di Lusignano (1285-1324) e di sua moglie Costanza d’Aragona. In seguito alla morte dell’usurpatore Almarico di Tiro, Enrico II poté riprendere le redini del potere e inaugurare, dopo sei anni di discordie intestine, un periodo di relativa stabilità che fu scandito da una forte ripresa economica. L’ideazione e la realizzazione della cappella di Pyrga sarebbero avvenute dunque appena dopo la sua nuova ascesa al trono nel 1310 (Wollesen 2010: 109; Bacci 2000: 355).

L’epoca di costruzione e di decorazione della cappella viene invece posticipata alla seconda metà del XIV secolo da Stephen Lucey 2016 e 2018, che sulla base dello studio delle tracce araldiche ancora leggibili all’interno del ciclo pittorico individua quali patroni originari del monumento il re Pietro I di Lusignano (che regnò dal 1358 al 1369) e la sua consorte Eleonora d’Aragona-Gandia.

Nella decorazione di Pyrga, oltre alla coppia reale, troviamo anche un altro personaggio ritratto in ginocchio. Si tratta di una figura che porta la mitria vescovile e abbraccia i piedi del Cristo nella scena della Lamentazione per la Sepoltura di Cristo, realizzata proprio al di sotto della Crocefissione, e che si ritrova con dimensioni molto ridotte rispetto a quelle degli altri personaggi anche nella scena della Dormizione di Maria. Questo ecclesiastico è stato identificato solitamente con Ugo di Lusignano, il fratello minore di re Janus, nominato arcivescovo di Nicosia da papa Martino V nel 1424 (cfr. Vaivre 2006: 300-301, Bacci 2012: 302) e reggente di Cipro per undici mesi, tra il 1426 ed il 1427, durante la prigionia del sovrano in Egitto. Tuttavia la conservazione, nella scena della Dormizione di Maria, di un frammento di una didascalia in gotica onciale che secondo Lucey 2016: 32 e 2018: 89 sarebbe da leggersi GUI e non GNI, come proposto invece da Wollesen 2010: 71 e 107-108, permetterebbe di riconoscere nel personaggio ritratto Guy d’Ibelin, che fu nominato vescovo di Limassol nel 1357, durante gli anni conclusivi del regno di Ugo IV di Lusignano, e che il 24 novembre 1359 incoronò Pietro I di Lusignano re di Cipro nella cattedrale di Santa Sofia in Nicosia. Di questo vescovo che morì il 29 marzo 1367 ci resta un inventario dei suoi beni mobili, conservato presso l’Archivio Segreto Vaticano (Instrumenta Miscellanea, n° 2467), che fu redatto in un francese fortemente italianizzato da un vicario capitolare della chiesa di Limassol e da un procuratore del regno per procedere alla loro vendita ed effettuare in tal modo il pagamento dei servitori e dei familiari del vescovo.

Tenendo conto di questi dati cronologici riferiti a Guy d’Ibelin, Lucey 2016 e 2018 ritiene che la costruzione della cappella di Pyrga si possa collocare verosimilmente tra gli anni 1357-1367.

Secondo lo studioso, inoltre, questa cappella non sarebbe stata costruita e decorata allo scopo di fungere da cappella funeraria per la famiglia reale (o specificatamente per Charlotte di Bourbon), ma, dato il modo di ritrarre i sovrani ed il vescovo in preghiera ai piedi del Cristo Crocifisso sul monte Calvario come se fossero dei pellegrini che cercano in Terra Santa protezione per lo spirito e per il corpo dalla minaccia della morte, e data la posizione di rilievo che nell’iconografia della cappella assumono le immagini dei SS. Cosma e Damiano, i due fratelli santi e dottori convenzionalmente invocati contro le malattie e le infezioni, essa avrebbe assunto una precisa funzione apotropaica tesa a scongiurare l’epidemia di peste che nel 1361 e 1362 falcidiò la popolazione dell’isola.

Di questo tragico evento resta testimonianza nella biografia di Pietro Tommaso scritta da Philippe de Mézières, il cancelliere grande di re Pietro I. Procuratore papale in Oriente e vescovo di Patti e di Lipari, Pietro Tommaso giunse a Cipro l’8 dicembre 1359 e il 5 aprile 1360 incoronò Pietro I re di Gerusalemme nella cattedrale di Famagosta. Sin da subito Pietro Tommaso divenne un fidato confidente del sovrano e quando scoppiò l’epidemia di peste, aiutato da Philippe de Mézières, organizzò riti di penitenza di massa per debellare i focolai della malattia che coinvolsero anche la coppia reale, la quale, oltre a digiunare a pane e acqua, accettò di raggiungere in processione a piedi nudi la capitale Nicosia. Dato l’esito proficuo di queste iniziative che allontanarono almeno temporaneamente l’epidemia dall’isola, si potrebbe anche riconoscere, secondo Lucey, nell’immagine del vescovo latino realizzata direttamente al di sotto di quella dei reali nella Cappella di Pyrga la figura stessa di Pietro Tommaso.

Quanto alla didascalia indicante il 1421, sempre ammesso che tale data sia effettivamente esistita così come l’ha trascritta Enlart, essa potrebbe benissimo spiegarsi con l’esigenza all’inizio del XV secolo di ridedicare la cappella per fronteggiare la nuova epidemia di peste che si abbatté sull’isola negli anni 1419 e 1420.

Alcuni degli affreschi che si conservano all’interno della chiesetta di Pyrga, spesso in pessime condizioni, presentano didascalie non in greco ma in francese, ovvero nella lingua ufficiale del regno di Cipro sin dal 1197, epoca in cui la dinastia cattolica francese dei Lusignano assunse il controllo dell’isola e fece del regno di Cipro, unito a quello di Gerusalemme, il regno crociato che sarebbe sopravvissuto più a lungo, fino al 1489.

Si tratta dell’unico caso noto di tituli in francese documentati in affreschi monumentali a quest’epoca sull’isola di Cipro, dei quali ha fornito la lettura che segue Jens T. Wollesen 2010: 85-89.

Del testo inserito nella scena dell’Ascensione rimane solamente: A:SENS

La scena della Pentecoste è descritta come: LA:PENTE COUSTE:

Il testo di un affresco illeggibile nella parete sud permette di leggere unicamente le lettere: DEA . :RA…

L’Ultima cena presenta invece ben leggibile: LA:SENE:DOU:IEUSDI:SAINT

La scena della Lavanda dei piedi riporta il titulus più lungo, di cui si leggono le lettere seguenti: … M (lacuna) BE LAVE LE PIE(ds) …(Apos)TLE

Altri lacerti di didascalie si rinvengono infine nella gigantesca figura dell’arcangelo Michele, dove restano le lettere :GELE…. (cfr. Wollesen 2010: 22); al di sopra del ritratto di san Damiano: S. DAMIEN (cfr. Ibidem: 27) e accanto alla mitra del minuscolo arcivescovo nella scena della Dormizione di Maria, che Wollesen 2010: 27 legge …GNI, mentre Lucey 2016: 32 e 2018: 89 interpreta come GUI.

Lo studio calligrafico delle lettere gotiche maiuscole di Pyrga ha indotto Wollesen a ipotizzare la presenza sull’isola di un atelier occidentale, probabilmente francese (p. 89). Sappiamo del resto che molti pittori, miniatori e scultori francofoni cercarono rifugio a Cipro dopo la caduta di Acri del 1291, dove poterono godere di ampie opportunità di proseguire la loro attività artistica attraverso patroni potenti e dalla grande ambizione politica (ibidem 110). Colpisce comunque la didascalia in francese LA:SENE:DOU:IEUSDI:SAINT, in cui la parola sene è resa in trascrizione fonetica e potrebbe indicare un probabile apprendimento orale della lingua da parte di un pittore non francofono, forse greco o di altra lingua madre, verosimilmente anche italiana. Va ricordato infatti che prima dell’occupazione veneziana i Genovesi e gli stessi Veneziani non solo vivevano e commerciavano in gran numero nel regno di Cipro (gli importanti stabilimenti in cui risiedevano a Famagosta e a Limassol non cessarono di prosperare dal XIII secolo), ma favorirono anche un’influenza quasi assoluta dell’arte pittorica italiana su quella cipriota, al punto che gli affreschi del XIV, XV e XVI secolo in tutte le chiese di Famagosta presentano non di rado tracce più giottesche che bizantine (cfr. Enlart 1899: I, p. 63).

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2019.