Motti in francese di Valentina Visconti

  • Titoli: Motti in francese di Valentina Visconti.
  • Datazione: Dal 1389.
  • Lingua: Francese.

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Valentina Visconti, figlia primogenita del signore di Milano Gian Galeazzo Visconti e di Isabella di Valois, andò in sposa a Luigi duca di Turenna e di Orléans e fratello del re di Francia Carlo VI. Il contratto di matrimonio fu concluso per procura il 27 gennaio 1387, ma le nozze si celebrarono solo due anni dopo, il 17 agosto 1389, per avere il tempo di mettere insieme l’enorme dote promessa al duca.

Lo storico milanese Bernardino Corio nella sua Patria Historia (I, 903-908) fornisce una dettagliata descrizione del prezioso corredo dotale di Valentina Visconti. Il suo inventario ricalca l’analogo documento che venne stilato a Parigi il 15 dicembre 1389 per volontà del duca d’Orléans come ricevuta e prova giustificativa della consegna della dote, che è ora pubblicato nella compilazione nota come Annales Mediolanenses ab anno 1230 usque ad annum 1402 (cfr. Meschini 2009: 34). Tale corredo comprendeva un cospicuo numero di accessori di abbigliamento e di gioielli su alcuni dei quali si potevano ammirare i motti in francese che la principessa aveva fatto propri ed amava sfoggiare, Loyauté passe tout, Plus hault e A bon Droit, facendosi in qualche modo precorritrice di una moda che avrebbe avuto molta fortuna anche in altre corti dell’Italia settentrionale, si pensi ad esempio alla raffinatezza di stile che contraddistingueva le figlie del marchese Niccolò III d’Este, Isotta, Beatrice, Bianca Maria, Violante, che alla corte di Ferrara indossavano abiti con motti in lingua oitanica ricamati sulle vesti.

Il primo dei motti di Valentina Visconti, Loyauté passe tout, che potrebbe anche leggersi come Loy antepasse tout, adornava una cintura, il secondo era inciso su un fermaglio gemmato recante un daino «album cum uno breve ad literas dicente Plus hault» ed il terzo, che era già del padre e che tradizione vuole sia stato ideato da Francesco Petrarca, era inciso su una collana «facta ad brevia cum literis A bon droit» con diciotto tortorelle «auri albis» e una diciannovesima, verosimilmente più grande, «in uno radio auri», che ne costituiva il pendente.

Il motto dinastico visconteo A bon droit che Valentina Visconti condivise con il padre fu anche ricordato da Eustache Deschamps nei versi che compose in sua difesa nel virelai Joieux de cuer quando, nel 1396, accusata di stregoneria e di aver fatto impazzire il sovrano Carlo VI per favorire il destino politico del marito e del ducato di Milano, venne allontanata dalla corte e fu costretta a vivere in esilio nei domini d’Orléans.

Un ultimo motto in lingua francese che si è soliti attribuire a Valentina Visconti, seppur in maniera non unanime (cfr. Coville 1914: 25), è quello inserito nell’impresa del cosiddetto “chantepleure”, un annaffiatoio d’oro con avvolto intorno un cartiglio recante il motto Rien ne m’est plus, plus ne m’est riens, che ella adottò in seguito alla perdita del marito, assassinato per ordine di Giovanni Senza Paura duca di Borgogna il 23 novembre 1407. Questa divisa fu poi trasmessa da Valentina al figlio Carlo I d’Orléans.

Bibliografia

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Venturelli, Paola

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2019.