Rendiconto della gestione dei possedimenti ciprioti del duca d’Atene Gautier VI di Brienne-Lecce

  • Titoli: Rendiconto della gestione dei possedimenti ciprioti del duca d’Atene Gautier VI di Brienne-Lecce
  • Datazione: 1354.
  • Incipit: Chi après deviseront particulierement toutes monnoies et toutes choses et [esclaus que Cosma] d’Athaines dit Yatro laissa ès mains de Raouche de Monteron quant il ala ou Roiaume de Cipre […]
  • Explicit: Ensi montent les 2 summes de la monnoie demorée nettement en la main du dit Raouche, tous despens mis et aquellis selonc son dit et conte […].
  • Lingua: Francese d’Oltremare.
  • Tipologia di testo: Rendiconto delle spese effettuate da Cosma d’Atene detto Yatro, il primo balivo che si occupò della gestione dei possedimenti ciprioti del duca d’Atene Gautier VI di Brienne-Lecce redatto al momento del passaggio di consegne al nuovo funzionario Raoul de Monteron.

Contenuto

Gautier VI, conte di Brienne, Coversano, Lecce e duca d’Atene, dopo la perdita del ducato nel 1311 visse presso gli Angioini di Napoli. Nel settembre 1342 divenne anche signore di Firenze, ma il 26 luglio dell’anno seguente fu cacciato dalla città da un’insurrezione popolare. Gautier VI di Brienne-Lecce possedeva considerevoli feudi nella regione francese della Champagne, in Italia, in Grecia e a Cipro. I suoi possedimenti terrieri nel Regno di Cipro comprendevano tre villaggi o “casali”: Morfittes, Conodora e Dischoria e un fienile a Methokelepsi. Non essendosi mai stabilito sull’isola e recandovisi solo raramente, Gautier di Brienne aveva affidato la gestione delle sue terre e dei suoi domini sull’isola in un primo tempo al funzionario greco di Atene Cosma, detto Yatro, e successivamente, dal febbraio 1354, all’italiano Raoul de Monteron, che se ne occupò fino alla morte del suo signore, che sopraggiunse il 19 settembre 1356 nella battaglia di Poitiers, nel contesto della Guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra. Di questo passaggio di consegne da parte di Cosma d’Atene al nuovo balivo italiano ci resta un documento in francese che rendiconta tutti beni mobili ed immobili di cui si componeva il patrimonio del duca d’Atene sull’isola cipriota, nonché le spese effettuate dal primo funzionario per i viaggi, per il pagamento delle decime alla chiesa di Nicosia per il casale di Morfittes e alla chiesa di Famagosta per il casale di Conodora, per i regali al re di Cipro ed al suo entourage, oltre che per l’acquisto di buoi e di schiavi. Il conto, che si conserva presso gli archivi della biblioteca del castello dei nobili Mérode ad Ham-sur-Heure in Belgio, si rivela essere anche una fonte storica importante perché fotografa lo sviluppo e l’espansione di centri come Nicosia e soprattutto Famagosta, che divenne una delle città portuali più ricche e cosmopolite del Mediterraneo, che aveva saputo dare asilo alle migliaia di rifugiati in fuga dalla perduta San Giovanni d’Acri ed era assurta a principale crocevia del commercio marittimo, ad esempio nell’ambito del mercato dello zucchero, tra il Levante e l’Occidente.

Il rendiconto è scritto in un francese influenzato dal greco e dall’italiano – si notino gli italianismi terra nel paragrafo introduttivo («de la terra que le dit monseigneur le duc dessusdit avoit») e il che anaforico presente in numerose occorrenze ad apertura di frase –, secondo un’interferenza linguistica franco-italiana, specialmente franco-veneta, che si può riscontrare con differenti gradi di pregnanza in molti altri documenti redatti in area cipriota. Si pensi ad esempio al testamento del mercante veneziano Obertin de Saint Antonin redatto nell’isola di Cipro, presumibilmente a Famagosta, il 21 gennaio 1294, in una corsiva cancelleresca accurata da un certo «Pandoufle l’escrivain» (forse un pisano), in un francese lievemente italianizzato, alla mescidanza di francese e italiano ben più marcata che caratterizza l’inventario dei beni di Guy d’Ibelin, vescovo di Limassol, redatto alla sua morte nel 1367, nonché al conto del francese Bernard Anselme, sempre del 1367, che contiene un gran numero di italianismi (venetismi) e per finire al conto privato anonimo del 1423, scritto sull’isola da un anonimo scrivano di lingua madre greca forse per un nobile franco, in cui il redattore passa inconsapevolmente dall’uso dell’italiano a quello del francese.

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2019.