Didascalie della Loggia dei cavalieri (Logia militum) di Treviso

  • Titoli: Didascalie della Loggia dei cavalieri (Logia militum) di Treviso
  • Datazione: 1313-1314.
  • Lingua: Non specificabile con esattezza, in quanto le scritte in questione sono degli antroponimi che potrebbero essere riconducibili tanto al francese, quanto al latino che al volgare.
  • Tipologia di testo: Antroponimi leggibili nelle riproduzioni ad acquerello eseguite da Antonio Carlini alla fine dell’Ottocento.

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La Loggia dei cavalieri (Logia militum) di Treviso, che sorge nel cuore della città, viene ricordata negli Statuti del 1314 come «maxima pars pulchritudinis civitatis Tervisii». Fu costruita molto probabilmente nel 1276 o 1277 come spazio della città riservato ai nobili ed ai cavalieri, quale «luogo di ritrovo per convegni, conversazioni ed il gioco degli scacchi» contrapposto alla Logia populi cui accedeva invece il popolo minuto. Verso la fine del 1388, quando su Treviso si estese il governo della Serenissima, tuttavia la Loggia dei cavalieri cominciò a cadere in rovina. Nel 1550 vi fu costruita all’interno una casa e nei secoli successivi divenne deposito di legname e rivendita di casse da morto. Nel 1889 fu finalmente acquistata dal Comune di Treviso che nel primo decennio del Novecento procedette ad un suo profondo restauro. L’estesa decorazione ad affresco, che la rivestiva interamente e che per il cambio di destinazione che subì l’edificio nei secoli scorsi è oggi quasi del tutto perduta, fu realizzata in due momenti successivi. Il primo strato decorativo fu apposto in concomitanza della costruzione stessa dell’edificio, mentre il secondo è databile al 1313-1314, ovvero agli anni immediatamente successivi alla congiura dei nobili guelfi trevisani contro Rizzardo da Camino, che nel 1306, succedendo al padre Gherardo come capitano generale della città, aveva rinnegato l’appoggio paterno ai guelfi ed era passato dalla parte dei ghibellini, comprando persino dall’imperatore Enrico VII (1311) il titolo di vicario imperiale. Il suo passaggio in campo ghibellino non gli fu perdonato dai trevigiani che nell’aprile del 1312 lo fecero assassinare e gli sostituirono il fratello Guecellone, che aveva sempre parteggiato per i guelfi.

Nel corso della realizzazione del secondo strato decorativo l’esterno della loggia fu abbellito da un fregio con scene di cavalieri, mentre all’interno, nella parte superiore dell’edificio, sono state dipinte «su tre fasce sovrapposte» scene tratte dal Roman de Troie, che sono leggibili soprattutto attraverso le riproduzioni ad acquerello fatte da Antonio Carlini su incarico dell’abate Luigi Bailo alla fine dell’Ottocento e conservate ora al Museo Civico di Treviso, come la scena con lo sbarco dei Greci a Troia preceduta dalla conquista della fortezza di Tenedo posta nella fascia più alta. Si tratta di scene che dovevano essere corredate da scritte, forse vere e proprie didascalie o più semplicemente tituli identificativi di singoli personaggi, come documentano gli antroponimi «Polibetes» e «Neotolomus», sulla cui natura linguistica (francese, latino o volgare) non è possibile formulare ipotesi certe a causa dell’esiguità dei lacerti leggibili nelle riproduzioni ottocentesche.

Un ciclo di affreschi di soggetto troiano era presente infine anche nell’antica Loggia comunale di Udine.

Bibliografia

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena.
Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2019.