Anseïs de Carthage

  • Titoli: La Chanson d’Anseïs de Carthage.
  • Datazione: 1230-1250.
  • Incipit: «Seignor, oies (ke diex vous beneie, li glorieus, li fiex sainte Marie!) canchon mout bone et de grant seignorie!».
  • Explicit: «No canchons fine; de deu de paradis soit beneois, ki les vers a escris, et vous ausi, ki les aves oïs!».
  • Forma del testo: romanzo eroico-cavalleresco di provenienza francese, composto da circa 11600 décasyllabes, suddivisi in lasse monorima dalla lunghezza variabile.
  • Lingua: langue d’oïl (su cui si innesta la lingua del copista, l’italiano settentrionale, nel caso del codice C).
  • Argomento: la storia si svolge dopo i fatti di Roncisvalle e narra dei conflitti tra il regno cristiano di Spagna governato da Anseïs, nipote di Carlo Magno, ed il regno pagano d’Africa dominato da Marsilio.
  • Tipologia di testo: versione franco-italiana di una chanson de geste tarda che trae origine dalla leggenda arabo-spagnola di Rodrigo e Florinde, risalente nel suo nucleo originario al IX secolo.

Testo

L’Anseïs de Carthage è un romanzo eroico-cavalleresco anonimo di provenienza francese, composto da circa 11600 décasyllabes. Prendendo spunto dai fatti di Roncisvalle narrati dallo pseudo-Turpino, si inserisce all’interno del ciclo carolingio: l’azione raccontata infatti è incorniciata da due interventi di Carlo Magno, all’inizio ed alla fine della vicenda. Il grande imperatore dei Franchi, dopo aver vendicato Rolando e i dodici pari, consegna la Spagna sottomessa al nuovo re, il nipote Anseïs; tornerà poi in scena solamente per porre fine ad un conflitto rinato a causa dell’inesperienza e dell’irresponsabilità di Anseïs stesso. La trama che si frappone entro questi due momenti è la storia di un atto di legerie, commesso da un giovane ed ancora sprovveduto sovrano, che con lo scorrere dei versi giungerà infine alla piena maturazione.

L’Anseïs de Carthage narra insomma di un passaggio generazionale di testimone, collocandosi tra gli ultimi episodi dell’epopea di Carlo Magno, qui descritto già con una sorta di aura leggendaria. E l’opera stessa appartiene all’epoca tarda delle chansons de geste, benché recuperi il nucleo centrale dell’azione in un antico racconto arabo-spagnolo, sconosciuto all’area romanza cristiana.

Considerata, fino ad ora, un’opera minore, in realtà l’Anseïs de Carthage offre spunti di ricerca interessanti, complessi e singolari riguardo la genesi del testo, la capacità di mediare origini narrative differenti e la modalità di inserimento all’interno di una tradizione letteraria ben consolidata.

Contenuto

Una volta sconfitti definitivamente i Saraceni e vendicati i caduti di Roncisvalle, Carlo Magno nomina il giovane nipote Anseïs nuovo re di Spagna e lascia a suo fianco il fidato consigliere e mentore Ysoré. Su consiglio della sua assemblea di baroni, Anseïs decide di prendere in moglie Gaudisse, figlia del re pagano Marsilio, perciò manda in ambasciata in Africa Ysoré e Raimondo, conte di Navarra.

Intanto, approfittando dell’assenza del padre Ysoré, Letisse, che brucia di passione per Anseïs, riesce con l’inganno a giacere con il giovane re, il quale a propria insaputa rompe così la promessa fatta al barone di rispettare e difendere l’onore della figlia.

Nel frattempo, oltremare l’ambasciata ha trovato il consenso di Gaudisse, che però non può concedersi ad Anseïs, perché già promessa in sposa al re saraceno Agoulans; la sorte della bella principessa viene allora decisa con un duello tra Agoulans e Raimondo. Quest’ultimo ha la meglio, quindi Marsilio accoglie la richiesta di Anseïs ed affida la figlia agli ambasciatori franchi.

Tornato in patria, Ysoré viene a conoscenza dell’oltraggio subito da Letisse: dopo una violenta lite con Anseïs, finge di perdonare il re, ma in realtà riparte subito per l’Africa con l’intenzione di rinnegare la fede cristiana e di allearsi con Marsilio per portare guerra contro il regno di Spagna. Si scatena in tal modo un conflitto lunghissimo, che vede Anseïs perdere progressivamente le città che Carlo Magno aveva con tanti sforzi espugnato; solo l’intervento dell’imperatore, al quale Dio concede per l’ultima volta la forza ed il vigore di un tempo, riuscirà a porre fine a questa guerra. Ysoré muore da prigioniero e da infedele; Anseïs sposa Gaudisse, previamente battezzata; Marsilio viene giustiziato in Francia.

Edizioni

Johann Alton pubblicò un’edizione dell’Anseïs de Carthage nel 1892 e tale edizione resta a tutt’oggi quella di riferimento. L’editore nelle sue considerazioni finali spiega di aver scelto come manoscritto principale sul quale basarsi A, essendo il testimone più antico tra quelli conosciuti, e di averne corretto gli errori evidenti grazie al confronto con gli altri codici, soprattutto con B (il manoscritto B infatti è quello che per datazione e patina dialettale si avvicina di più ad A). Per quanto riguarda l’ortografia, scopo di Alton non è quello di ottenere l’uniformità ortografica, operazione da lui ritenuta non fattibile ed anche poco utile, dato che si tratta di varianti formali e non sostanziali nella maggioranza dei casi; tuttavia egli cerca comunque di regolarizzare l’ortografia di A, adottando come metro di paragone ciò che avviene in sede di rima.

Alton decide di mettere a testo le lasse ed i versi presenti solo in A, invece di classificarli quali interpolazioni in sede di apparato, per mantenere la coerenza nella scelta del manoscritto di base.

Le differenti lezioni degli altri testimoni vengono prese in considerazione solo se apportano variazioni di senso all’interno del testo; un trattamento a parte l’editore lo riserva a C, dedicando nelle considerazioni finali un capitolo intero alla sua particolare lingua.

 Nel 1995 compare A critical edition of Anseïs de Cartage, la tesi con la quale Alexander Kerr consegue il dottorato presso l’Università di Reading. Attualmente le uniche copie esistenti di questo lavoro (ancora inedito) sono in possesso dell’Università di Reading e della British Library.

Fonti

Già nel 1865 Gaston Paris riconobbe che il tema centrale dell’Anseïs de Carthage presenta una notevole aderenza alla leggenda di Rodrigo e Florinde, che collega la conquista araba della Spagna a inizio VIII secolo ad una vicenda amorosa. Circa trent’anni dopo Gaston Paris riprese questa tesi, che nel frattempo cominciò a venire considerata e riconosciuta anche da altri studiosi: nell’Anseïs de Carthage, così come nella novella araba, uno dei principali signori di Spagna, il conte Julien/Ysoré, viene inviato in qualità di ambasciatore in Africa; durante la sua assenza però sua figlia Florinde/Letisse viene disonorata dal re Rodrigo/Anseïs. Tornato in patria, egli apprende l’oltraggio subito, dissimula col re il suo risentimento, e torna subito in Africa per stringere un’alleanza con i saraceni al fine di distruggere e conquistare il regno di Spagna ed ottenere così vendetta.

Evidentemente questo tema fu importato dalla Spagna stessa, dove circolava nella tradizione popolare almeno dall’inizio del XII secolo, poiché un certo monaco di Silos risulta essere il più antico storico cristiano a farne menzione (gli storici arabi invece conoscevano la vicenda già dal IX secolo, grazie ad Abdelakem, morto nell’870). Giunto in Francia, per poter fornire da materia di una chanson, ebbe bisogno di subire un adattamento ed un inserimento adeguati all’interno del ciclo carolingio. In tal modo il dissoluto re Rodrigo spagnolo si trasforma nel lodevole Anseïs francese, protagonista dell’episodio che conclude la lunga lotta tra pagani e cristiani alla conquista della Spagna, ma soprattutto vengono modificati il ruolo ed il carattere di Florinde/Letisse, che passa dall’essere sedotta al divenire seduttrice. Nella leggenda originaria la fanciulla viene violentata, mentre nell’Anseïs è la ragazza ad innamorarsi del re, a dichiarargli la propria passione e ad escogitare l’inganno per entrare nel suo letto. Ovviamente anche (e soprattutto) il finale del racconto viene modificato: Anseïs sfugge alla sorte infausta di Rodrigo grazie al soccorso di Carlo Magno. L’autore di tale arrangiamento contenutistico provvide a legare ancor più strettamente questa vicenda ai fatti seguiti a Roncisvalle, facendo ricoprire il ruolo del re saraceno d’Africa allo stesso Marsilio, autore del patto fatale con Ganelon nella Chanson de Roland, ed inserendo l’episodio dei mille prigionieri franchi che Gaudisse libera e porta con sé in Spagna.

Confrontando i due testi e ricavando il canovaccio originario del racconto, si arrivano ad isolare i numerosi episodi (alcuni ispirati dalla cronaca di Turpino) che l’autore dell’Anseïs de Carthage ha introdotto nell’opera: la tenzone in Africa tra Agoulans e Raimondo; la vicenda d’amore tra Brandimonde e Raimondo; la missione in Francia delle spie di Marsilio ed il loro incontro-scontro con i messaggeri di Anseïs; l’attraversamento miracoloso della Gironda; l’atto coraggioso attraverso il quale il figlio di Anseïs consegna Conimbres ai Franchi; la caduta di Luiserne in seguito alla preghiera di Carlo Magno; lo scandalo che Marsilio prova alla corte dell’imperatore franco nel vedere il modo cristiano di trattare i poveri. L’inserimento di tali episodi ha permesso all’autore di ampliare il volume del romanzo e di movimentare, in parte, le lunghe sequenze dedicate agli scontri tra cristiani e saraceni.

Manoscritti

La tradizione conta sei manoscritti che conservano l’intero testo dell’Anseïs de Carthage:

 A: Paris, Bibliothèque Nationale de France, fr. 793.

 Bel codice pergamenaceo (305 x 220 mm) curato e in buone condizioni, composto da 196 ff., databile 1280-1300; i fogli 1r – 72v ospitano il testo dell’Anseïs de Carthage in langue d’oïl (il dialetto del copista è piccardo-vallone), disposto su due colonne.

 B: Paris, Bibliothèque Nationale de France, fr. 12548.

 Codice pergamenaceo molto bello e curato (288 × 222 mm), composto da 212 ff., databile al XIII sec.; i fogli 1r – 78v ospitano il testo dell’Anseïs de Carthage in langue d’oïl, disposto su due colonne.

 C: Paris, Bibliothèque Nationale de France, fr. 1598 (cfr. sotto).

 Codice cartaceo di modesta decorazione, composto da 112 ff., databile XIII-XIV sec.; i fogli 53r – 107v ospitano il testo dell’Anseïs de Carthage, trascritto da un copista dell’Italia settentrionale (nel testo infatti sono presenti italianismi) e disposto su due colonne.

 D: Lyon, Bibliothèque de la Ville, PA 59.

 Bel codice pergamenaceo (243 × 165 mm), composto da 91 ff., databile al XIII secolo; al suo interno ospita solamente il testo dell’Anseïs de Carthage in langue d’oïl (con molti errori di tascrizione), disposto su due colonne.

 Dh: Durham, University Library, Cosin V.II.17.

 Codice cartaceo composto da 142 ff., databile al XIII secolo; i fogli 134-141 ospitano il testo dell’Anseïs de Carthage in langue d’oïl, disposto su due colonne.

 

Ad essi si aggiungono altri frammenti dell’opera, conservati in manoscritti o trascrizioni di studiosi:

 E: Paris, Bibliothèque Nationale de France, fr. 368.

 Modesto codice cartaceo composto da 280 ff., databile al XIV secolo; i fogli 275r – 280r conservano i versi 2790-4451 (secondo l’edizione Alton 1892) dell’Anseïs de Carthage in langue d’oïl, disposti su tre colonne.

 F: Lyon, 1552.4 (trascrizione in Mone 1835, pp. 77-80).

 Frammento dell’Anseïs de Carthage, corrispondente ai vv. 6147-6267 dell’edizione Alton 1892 e distribuito ordinatamente su due colonne, contenuto nella parte interna della copertina del volume De medicamentorum facultatibus di un certo G. Puteanus, accompagnato dall’indicazione Lyon, 1552. Si tratta di due pezzi di pergamena che, riuniti, formano un intero foglio dell’antico codice, databile alla metà del XIII secolo.

 Bl: (trascrizione in De Bartholomaeis, 1932, pp. 5-37).

 Due frammenti dell’Anseïs de Carthage, corrispondenti rispettivamente ai vv. 411-840 e 1315-1373 dell’edizione Alton 1892, rinvenuti da Vincenzo De Bartholomaeis nell’Archivio Notarile di Bologna (al tempo il manoscritto in questione si trovava conservato nel gabinetto del direttore dell’Archivio Notarile, le cui collezioni furono trasferite nel 1957 presso l’Archivio di Stato di Bologna; da quel momento non si ha più traccia del codice.). Questi 787 versi, disposti su due colonne, servivano da copertina ad un protocollo del 1613-1614 del notaio Giampaolo Fracassati di Budrio: si tratta di due fogli (300 × 230 mm) di un medesimo codice membranaceo della seconda metà del XIII secolo o del principio del XIV, appartenenti allo stesso fascicolo, entrambi molto danneggiati dall’uso. Il linguaggio del copista è pieno di italianismi, ma si capisce che si avvalse di una versione piccarda come modello.

 Im: Imola, Biblioteca Comunale 134.

 Nella Biblioteca Comunale di Imola il ms. 134, catalogato come codice pergamenaceo di fine XIII-inizio XIV secolo contenente un frammento della Chanson de Roland, ha rivelato di custodire nella pergamena che fungeva da coperta anche un frammento dell’Anseïs de Carthage. Probabilmente questa pergamena subì il processo di riuso toccato in sorte ad altri frammenti della stessa opera, che rimandano ad un notaio di Budrio e ad un suo protocollo del 1613-1614. Il frammento in questione ospita la porzione di testo corrispondente ai vv. 7078-7464 dell’edizione Alton 1892; si tratta di un bifolio di dimensioni 305 × 465 mm, in cui il testo è disposto su due colonne. Il testo, ricco di italianismi (che provocano errori grammaticali e scompensi metrici), si è ben conservato nei risvolti della pergamena, ma nell’area centrale purtroppo appare gravemente rovinato.

 Se: Sées, sede arcivescovile, MS 19.

 Frammento dell’Anseïs de Carthage, corrispondente ai vv. 885-1076 dell’edizione Alton 1892, disposto su due colonne e contenuto in un foglio in-ottavo di dimensioni 205 × 120 mm. La grafia, minuta e accurata, e la perizia del copista autorizzano a credere che il codice sia stato prodotto in un atelier scrittorio.

In base alle caratteristiche linguistiche del frammento, si deduce che Se presenta un colorito sicuramente molto meno piccardo rispetto agli altri manoscritti dell’Anseïs de Carthage, e ciò potrebbe indicare l’appartenenza ad una fase di allentamento della pressione esercitata dal piccardo sugli altri dialetti. Ne conseguirebbe che la stesura del manoscritto di Sées potrebbe essere leggermente successiva a quella degli altri testimoni, databili nella seconda metà del XIII secolo, ipotesi avvalorata anche da una certa trascuratezza nell’osservanza della declinazione bicasuale.

 

Due inventari, risalenti al XV secolo e contenenti l’elenco dei libri posseduti dagli Estensi, citano un’opera che in base agli studi di Pio Rajna del 1873 si deve identificare con l’Anseïs de Carthage. Il più antico di questi inventari, conservato ora a Modena presso l’Archivio di Stato, fu redatto nel 1437 e al punto 15 ospita la descrizione: «Libro uno chiamado romano Ancixe re de Spagna, in francexe, in membrana, coverto de chore roso». L’altro inventario invece, redatto nel 1488, ospita quest’altra descrizione al punto 32: «Liber Romani regis Hispanie, in membranis», con a fianco la dicitura N. 32, Cart. 50.

 

Infine, ci è pervenuto anche un testimone della versione in prosa dell’Anseïs de Carthage, e cioè della Cronique associee de Charlemaine et d’Anseis de Cartage, databile XV secolo. Il codice (375 × 273), pergamenaceo e cartaceo, composto da 144 ff., a due colonne, è conservato presso la Biblioteca dell’Arsenale di Parigi, siglato ms. 3324: incipit «[A] l’honneur suppreme des haulz et excellens corages, nobles et chevalereux…»; explicit «…a laquelle paix tant loée nous inspire le Saint Esperit. Amen».

Lingua

In fase di elaborazione a cura di Floriana Ceresato.

Bibliografia

 Edizioni

  • Alton, Johann

1892     Anseïs von Karthago, herausgegeben von Johann Alton, Tübingen, gedruckt für den litterarischen verein in Stuttgart, 1892 (“Bibliothek des litterarischen Vereins in Stuttgart, CXCIV).

 Recensioni: Dietrich Behrens, “Zeitschrift für Französische Sprache und Litteratur”, XV (1893), pp. 191-201.

Adolf Mussafia, “Zeitschrift für die Österreichischen Gymnasien”, XLIV (1893), pp.138-144.

 

Studi

  • Barroux, Robert – Labie-Leurquin, Anne-Françoise

1992     voce Anséïs de Carthage, in Dictionnaire des lettres françaises. Le Moyen Âge, édition entièrement revue et mise à jour sous la direction de Geneviève Hasenohr et Michel Zink, Paris, Fayard, 1992, p. 69.

 

  • Bédier, Joseph

1913     Un personnage de chanson de geste non identifié jusqu’ici, in Mélanges offerts à M. Émile Picot, membre de l’institut, par ses amis et ses élèves, t. 2, Paris, Morgand, 1913, pp. 221-226.

 1921     Les légendes épiques. Recherches sur la formation des chansons de geste, t. 3, Paris, Champion, 1921, pp. 140-152.

 

  • Catalogue des manuscrits français

1868     Bibliothèque impériale – Dèpartement des manuscrits, Catalogue des manuscrits français. Ancien fonds, t. 1, publié par ordre de l’empereur, Paris, Didot, 1868, p. 271.

 

  • Brettschneider, Helmut

1937     Der Anseïs de Cartage und die Seconda Spagna, Halle, Niemeyer, 1937.

 

  • Careri, Maria

2001     Album de manuscrits français du XIIIe siècle. Mise en page et mise en texte, Roma, Viella, 2001, pp. 67-70.

 

  • Ceruti, Antonio

1871     La Seconda Spagna e l’Acquisto di Ponente ai tempi di Carlo Magno, Bologna, Romagnoli, 1871.

 

  • De Bartholomaeis, Vincenzo

1915     Avanzi di un canzoniere provenzale del secolo tredicesimo, “Studj Romanzi”, XII (1915), pp. 139-186.

 1932     Nuovi frammenti dell’Anseïs de Carthage, in Atti dell’Accademia degli Arcadi, voll. 7-8, Roma, Tipografia poliglotta vaticana, 1932, pp. 5-37.

 

  • Duval, Amaury

1838     Anseis de Carthage par Pierre du Riès, “Histoire littéraire de la Fance”, XIX (1838), pp. 648-654.

 

  • Gautier, Léon

1880     Les épopées françaises. Étude sur les origines et l’histoire de la littérature nationale, t. 3, Paris, Société Générale de librairie catholique, 1880, pp. 637-647.

 

  • Gröber, Gustav

1902     Grundriss der Romanischen Philologie, II band, 1 abteilung, Strassburg, Trübner, 1902, p. 545.

 

  • Horrent, Jacques

1980     Anséis de Carthage et Rodrigo, le dernier roi goth d’Espagne, in Études de Philologie Romane et d’Histoire Littéraire offertes à Jules Horrent à l’occasion de son soixantième anniversaire, éditées par Jean Marie D’Heur et Nicoletta Cherubini, Liège, 1980, pp. 183-191.

 1982     La péninsule ibérique et le chemin de Saint-Jacques dans la chanson d’«Anseïs de Carthage», in La chanson de geste et le mythe carolingien. Mélanges René Louis publiés par ses collègues, ses amis et ses élèves à l’occasion de son 75e anniversaire, t. 2, Saint-Père-Sous-Vézelay, 1982, pp. 1133-1150.

 

  • Horrent, Jules

1978     L’histoire poétique de Charlemagne dans la littérature française du moyen âge, in Charlemagne et l’épopée romane. Actes du VIIe Congrès International de la Société Rencesvals, Liège, 28 août – 4 septembre 1976, t. 1, Paris, Société d’Edition «Les Belles Lettres», 1978, pp. 27-57.

 

  • Jordan, Leo

1907     Zur Komposition des Anseïs de Carthage, “Archiv für das studium der neueren sprachen und literaturen”, LXI (1907), pp. 372-382.

 

  • Kerr, Alexander

1983     Les Laisses assonancées dans Anseïs de Cartage, “Studia neophilologica”, LV (1983), pp. 77-87.

 1998     The Sées fragments of Gui de Bourgogne and Anseïs de Cartage, in Reading around the Epic: a festschrift in honour of Professor Wolfgang van Emden, edited by Marianne Ailes, Philip E. Bennett and Karen Pratt, London, King’s College Centre for Late Antique & Medieval Studies, 1998, pp. 193-232.

 

  • La Roussarie, Claudius

1938     Anseïs de Cartage. Chanson de geste du XIIIe siècle renouvelée, Paris, Société Française d’Éditions Littéraires et Techniques, 1938.

 

  • Lefort, Philippe

1984     De l’Anseis épique à l’Anseis en prose: les avatars d’une scene de seduction, in Actes du colloque des 24, 25, 26 et 27 mars 1983. Amour, mariage et transgressions au Moyen Âge, publiés par les soins de Danielle Buschinger et André Crépin, Göppingen, Kümmerle, 1984, pp. 271-281.

 

  • Longobardi, Monica

1986     Frammenti di codici in antico francese dalla Biblioteca Comunale di Imola, “Cultura neolatina”, XLVI (1986), pp. 223-255.

 

  • Martin, Henry

1887     Catalogue des manuscrits de la Bibliothèque de l’Arsenal, t. 3, Parigi, Plon, 1887, p. 324.

 

  • Meyer, Paul

1867     Deuxième rapport sur une mission littéraire en Angleterre et en Écosse, “Archives des missions scientifiques et littéraires”, deuxième série, t. 4 (1867), pp. 115-117.

 1867     Recherches sur l’épopée française, “Bibliothèque de l’École des Chartes”, XXVIII (1867), pp. 28-63.

 

  • Meyer, Wilhelm

1885     Franko-italienische Studien I, “Zeitschrift für Romanische Philologie”, IX (1885), pp. 597-640.

 

  • Michel, Francisque

1839     Manuscrit de la bibliothèque de l’évêque Cosin (à Durham), marqué V.II.17, in Collection de documents inédits sur l’histoire de France. Rapports au ministre de l’Instruction publique, Paris, Imprimerie royale, 1839, pp. 238-242.

 

  • Mone, Franz Joseph

1835     Anzeiger für kunde der teutschen Vorzeit, Bierter  Fahrgang, Karlsruhe, 1835, pp. 77-80.

 

  • Mori, Roberta

1998     L’Anseïs de Carthage nel frammento di Sées, in Filologia romanza e cultura medievale. Studi in onore di Elio Melli, vol. 2, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1998, pp. 543-551.

 

  • Musset, Lucien

1963-1964     Quelques épaves d’une riche bibliothèque médiévale extraites de reliures au Grand Séminaire de Sées (Orne) et Un manuscrit de chansons de geste à l’évêché de Sées, “Bulletin de la Société des antiquaires de Normandie”, LVII (1963-1964), pp. 570-574.

 1966     Bulletin codicologique n° 892, “Scriptorium”, XX (1966), pp. 329-330.

 

  • Paris, Gaston

1865     Histoire poétique de Charlemagne, Paris, A. Franck, 1865, appendice IX, p. 494.

1893     Anseïs de Carthage et la Seconda Spagna, “Rassegna bibliografica della letteratura italiana”, I (1893), pp. 174-183.

 

  • Rajna, Pio

1873     Ricordi di codici francesi posseduti dagli Estensi nel sec. XV, “Romania”, II (1873), pp. 49-58.

 

  • Simpson, James

1998     All’s fair in love and war: conflicts and continuities in Anseïs de Carthage, in Reading around the Epic: a festschrift in honour of Professor Wolfgang van Emden, edited by Marianne Ailes, Philip E. Bennett and Karen Pratt, London, King’s College Centre for Late Antique & Medieval Studies, 1998, pp. 129-148.

 

  • Subrenat, Jean

1973     De la date d’Anseis de Carthage, in Mélanges de langue et de littérature médiévales offerts à Pierre Le Gentil, Professeur à la Sorbonne, par ses collègues, ses élèves et ses amis, Paris, Société d’édition d’enseignement supérieur et Centre de documentation universitarie, 1973, pp. 821-825.

 

  • Vallecalle, Jean-Claude

1987     Un emprunt d’Anseis de Carthage (ms. A) à la Chanson des Narbonnais, in Xe Congrès International de la Société Rencesvals pour l’étude des épopées romanes. Strasbourg 1985. Au carrefour des routes d’Europe: la chanson de geste, t. 2, Aix-en-Provence, Publications du CUER MA Université de Provence, 1987, pp. 1057-1073.

 2006     Messages et ambassades dans l’épopée française médiévale. L’illusion du dialogue, Paris, Champion, 2006.

 

  • Voretzsch, Carl

1896     Sur Anseis de Cartage. Supplément à l’édition de M. Alton, “Romania”, XXV (1896), pp. 562-584.

 1898     Sur Anseïs de Cartage. Supplément à l’édition de M. Alton (suite), “Romania”, XXVII (1898), pp. 241-269.

 

  • Wunderli, Peter

2004     Das Karlsbild in der altfranzösischen Epik, in Karl der Große in den europäischen Literaturen des Mittelalters. Konstruktion eines Mythos, Tübingen, Max Niemeyer, 2004, pp. 17-37.

 

Continuazioni

Se consideriamo i versi dell’explicit del testimone D, in Francia dovette esistere una continuazione dell’Anseïs de Carthage:

Or vient chançon qui bien doit estre en pris,

Tele n’oïstes par homme qui soit vis,

Coment morut li bons rois Anseïs,

De ses trois fiz qui tant furent hardis;

Cil jogleor si vos en ont servis,

Mes il ne(n) sevent l’estoire dont el vint:

El fu trovee el mostier saint Martin,

Coment li rois Anseïs fu traïz

Après la mort le filz au roi Pepin,

Dont mainte dame fu veve sanz mari.

Purtroppo non ci è pervenuta nessuna continuazione francese, ma grazie all’edizione del 1871 di Antonio Ceruti, sono stati resi disponibili i testi di due opere italiane in prosa del XIII-XIV secolo, la Seconda Spagna e l’Acquisto di Ponente, che lo studioso descrisse così: «Appartengono esse, come tante altre di quel tempo, al ciclo di Carlo Magno, l’eroe popolare del medio evo […] Ambedue sono una parodia della storia dell’occupazione della Spagna fatta dagli Arabi, non troppo dissimili da quella tradizione forse d’origine araba, conservata poi nelle romanze, per la quale Rodrigo duca di Cordova, prevalso agli emuli dopo il crudele Vitiza, e venuto poi in possesso del trono, innamoratosi di Caba figlia di Giuliano, le fece violenza, con che provocò il conte a ribellione. La Spagna, nei tempi in cui accadono i fatti descritti dai due Romanzi, che si completano a vicenda, sede di un regno arabo indipendente, fu teatro d’una lotta generosa, che non finì se non col Medio Evo».

I due romanzi sono tràditi da un grosso codice miscellaneo cartaceo in ottavo della Biblioteca Ambrosiana di Milano, redatto intorno al 1470 da Giovanni di Antonio d’Iscarlatto, un cittadino fiorentino; il manoscritto, che consta complessivamente di 400 fogli, ospita i testi in questione dal f. 246 al f. 311.

La Seconda Spagna ripropone la medesima vicenda contenuta nell’Anseïs de Carthage, aggiungendo però nell’epilogo che a re Anseïs, morto a causa di una caduta da cavallo, succede il primogenito Ioans. L’Acquisto di Ponente è una sorta di continuazione dell’altro romanzo in prosa: racconta infatti del tentativo di Tibaldo d’Arabia, supportato dai Maganzesi, di togliere il trono di Spagna ai due figli di Anseïs. Si tratta di un’opera nata verosimilmente con lo scopo di collegare la Seconda Spagna alle Storie Nerbonesi. Stando a ciò che riportano i testi ed il manoscritto, la Seconda Spagna sarebbe stata scritta da Ugonetto, conte di Pietrafitta, che prese parte ai fatti descritti in qualità di scudiero del re di Francia; invece l’Acquisto di Ponente sarebbe stato scritto da Aldolieri d’Ascalona, compagno e commilitone di Tibaldo d’Arabia. In seguito a diverse vicissitudini poi, entrambe le opere sarebbero giunte in Italia, dove furono tradotte e messe in prosa.

Ovviamente si tratta di dati da considerare con un certo spirito critico, ma che tuttavia svelano un iter plausibile: la scarna trama di una novella araba popolare si diffonde in territorio spagnolo ed entra così in contatto con gli ambienti cristiani e di conseguenza anche francesi; progressivamente viene manipolata ed ampliata, per poi giungere fino alla penisola italiana e subire ulteriori trasformazioni. Un dettaglio che potrebbe supportare tale tesi è la menzione nei testi delle armi da fuoco: certamente un anacronismo evidente rispetto ai fatti narrati, che si riferiscono al IX secolo, ma non rispetto all’epoca del rimaneggiatore.

Crediti

Scheda a cura di Floriana Ceresato.
Ultimo aggiornamento: 24 marzo 2013.