Martin da Canal

S|Autore

La figura storica del cronista Martin da Canal, non diversamente da quanto avviene per tanti scrittori medievali, è nota esclusivamente dalla sua opera, Les Estoires de Venise, in cui peraltro l’autore si nomina due volte (rispettivamente nel prologo alla prima e in quello alla seconda parte dell’opera), perché nessun documento ci ha trasmesso notizie che lo riguardino o ci conserva il suo nome negli anni in cui si può approssimativamente collocarne l’esistenza.

Lo stesso geonomastico da Canal risulta scarsamente indicativo al fine di rintracciare un personaggio che risponda a quel nome, perché esso risulta diffusissimo nella Venezia duecentesca, come peraltro prima e dopo (ma lo si trova anche a Chioggia), e proprio di famiglie di vario livello sociale. Negli Elenchi degli eletti del Maggior Consiglio negli anni che interessano, come nelle altre raccolte di documenti di vario genere appartenenti a quest’epoca, si annoverano decine di da Canal, e vari personaggi con lo stesso cognome dello scrittore – uomini a volte importanti nella vita pubblica veneziana – compaiono del resto con frequenza nella cronaca stessa senza che egli mostri di considerarli in maniera particolare, accompagnandone cioè la menzione con un avvenimento che li mostri in un rapporto con lui diverso da quello che intercorre con i tanti altri Veneziani ricordati nella narrazione. Quanto invece al nome Martino, esso risulta pressoché completamente escluso dalle scelte del ceto dirigente, e confermerebbe gli indizi che escono da vari luoghi della cronaca circa l’appartenenza dell’autore a un milieu cittadino e borghese.

Nel secondo prologo alla cronaca, e poi verso la fine della stessa – là dove l’autore discorre di una sua intenzione, provvisoriamente rientrata, di por termine al lavoro (2 CLXXX 3) – è Martin stesso a far precedere il suo nome dal titolo di maistre. Si tratta di un titolo che altrove nell’opera è usato per i «maestri» delle corporazioni artigiane, ma che poteva essere riferito anche a notai o a insegnanti, o anche a mansioni culturali e amministrative più umili. Ed è verso una funzione di tipo cancelleresco che orientano altri indizi uscenti dalla cronaca, in particolare una familiarità con atti giuridici (quali il privilegio concesso ai Veneziani nel regno di Gerusalemme nel 1125 e la cosiddetta Partitio Romanie, nonché l’inserimento delle procedure e dei resoconti delle elezioni doganali del 1268 e del 1275), sebbene la conoscenza alquanto imperfetta del latino, che sembra manifestarsi in alcuni passi dell’opera, farebbe preferire quel ruolo di scrivano che lascia ipotizzare il passo a carattere più segnatamente autobiografico di tutto il testo, laddove l’autore dice di aver ricevuto di persona alla Table de la mer, «Tavola del mare» (sorta di dogana marittima, sulla cui istruzione e sulla cui più antica attività si sa molto poco), da uno dei Visdomini preposti ad essa, la procedura per l’elezione dogale del 1274.

Come ha fatto osservare Gina Fasoli, il fatto che a Venezia l’attività storiografica fosse soggetta a uno stretto controllo da parte dell’autorità governativa, e che a documenti di rilevanza politica potesse accedere solo chi godesse di piena fiducia, conferisce un elemento in più all’ipotesi che Martin fosse un pubblico impiegato, come, prima e poi, altri storiografi veneziani. Ma trattandosi sempre di ipotesi, non è lecito giungere a conclusioni precise.

Nulla può essere detto circa la data di nascita o le esperienze compiute dal Martin da Canal prima del 1267, la data d’inizio della composizione della cronaca.

Pare certo che Martin da Canal fosse veneziano, perché anche in assenza di documenti, l’analisi linguistica non lascia dubbi su questo dato fondamentale, che deve comunque costituire la prima ipotesi. Ma tutto nella cronaca depone in tale senso; se il cronista, nel suo atteggiamento di obiettività storiografica, parla dei Veneziani e di Venezia come di entità distinte da lui individualmente, alla fine, sia pure in un contesto particolare come quello della preghiera di san Marco, una volta gli sfugge un nos, pronome collettivo. Inoltre, ogniqualvolta gli vien fatto di ricordare i Chioggiotti, egli li investe della stessa luce affettiva di cui circonda costantemente i Veneziani.

Di sicuro, però, la cronaca è stata composta a Venezia, come risulta da molti passi della stessa, in alcuni dei quali la presenza del cronista nell’amatissima città è esplicitamente affermata.

Non sembra che di Martin da Canal sia lecito dire altro, se non che egli morì dopo il settembre 1275, data in cui la cronaca rimase interrotta.

Opere

Estoires de Venise

La sola opera conosciuta di Martin da Canal è una cronaca di Venezia, in lingua francese, dalle origini al 1275, che il primo editore, Luigi Filippo Polidori, intitolò arbitrariamente Cronique des Veniciens e che meglio, è stata poi intitolata da Alberto Limentani, a cui si devono fra i più importanti studi sul testo, nonché una nuova edizione critica di esso, Les estoires de Venise.

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Crediti

Scheda a cura di Serena Modena

Ultimo aggiornamento: 19 novembre 2012